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il blog di Luigi Castaldi


Diario


5 luglio 2004

Allusioni

"Un leader politico se ne andava a passeggio in un bel giorno di sole, quando s'avvide che la sua ombra lo stava abbandonando, allontanandosi da lui piuttosto in fretta. 'Ritorna qui, canaglia!' le gridò dietro. 'Se io fossi una canaglia - replicò l'ombra aumentando il passo - mica ti abbandonerei!'. "

Ambrose Bierce, "Fables fantasques", 1873 




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5 luglio 2004


"Du kannst nur einmal sein, / Ergib dich willig drein" ("Puoi esistere una sola volta, / rassegnati docilmente")

L. Feuerbach, "Reimverse auf den Tod"




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5 luglio 2004

Chi l'ha detto? / 11

"E' necessario che le entrate e le uscite dell'amministrazione pubblica si adeguino. Ma se il livello adeguativo incide sulla produttività e sui rendimenti, gli effetti saranno dannosi e per i costi eccessivi e per la contrazione della produttività. (...) Non solo non ritengo indispensabile che siano affidati a tecnici specializzati i posti di ministro in qualsiasi dicastero; al contrario lo reputo pregiudizievole alla buona amministrazione governativa".

1) Luigi Sturzo

2) Federico Caffè

3) Giulio Tremonti

4) Silvio Berlusconi

5) Vincenzo Visco




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5 luglio 2004

Cose così

Monti dopo Tremonti. Come mentina dopo trementina.




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5 luglio 2004

E' fallito il maggioritario: subito l'inciucio.

E' un paese - risaputamente - in cui è impossibile che un governo duri l'intero quinquennio di una legislatura, senza almeno una verifica, un rimpasto, se non una crisi. D'altronde, se non ricordate un governo durato un'intera legislatura, ricordate una legislatura durata un intero quinquennio? Battuto il record assoluto di durata, l'attuale governo Berlusconi doveva fare i conti con questa legge non scritta, e perciò ferrea. E' un paese - risaputamente - in cui le leggi non scritte sono fattore di omeostasi.
Ricordate un solo governo che abbia potuto contare sulla maggioranza parlamentare di cui dispone l'attuale governo? Evitate l'ovvia risposta, non bastano i numeri. Pare intrinseco al costume politico italiano, da esso ineliminabile - ché forse non è costume, ma destino - che ogni forza di una coalizione di governo si senta in dovere di metterne in pericolo la stabilità per rafforzare, se reputata rafforzabile, la propria posizione su quella degli alleati. E non è raro che a muovere la macchina dell'insidia e del ricatto, della congiura e dell'ultimatum, del bluff e del tradimento, siano fazioni vincenti all'interno di questo o quel partito, cordate trasversali ad essi, gruppi numericamente minoritari ma in qualche modo determinanti nel porre in discussione la tenuta dell'esecutivo, se non possono metterne in discussione la linea. Se il gioco non degenera fino alla crisi che porta alle elezioni anticipate, solitamente a questi maneggi segue un riassetto di ruoli e incarichi, cioè una ridistribuzione delle prerogative, con trascichi di risentimenti e voglie di rivalsa che avvelenano comunque la sopravvivenza del governo. Il metodo è la verifica, la resa dei conti; lo scopo è quello di sostanziare un acquisito incremento di potere di una forza della compagine rispetto ad un'altra, capitalizzandolo in visibilità, prestigio e cariche: il patrimonio da investire alla prima occasione elettorale a venire.
Nulla di immorale in questo, si tratta di politica. Della parte umana che si sottrae alla morale rivelata per edificarne una diversa, nel territorio della amoralità. Qui, dunque, non si stigmatizza l'utensileria del colpo basso, ineludibile nel momento della rottura di un patto per la contrattazione di un patto nuovo. Le cose cambiano sempre con violenza, non riescono a fare altrimenti - e per violenza vorrei qui intendere l'effetto di una forza applicata da un soggetto a detrimento delle pregresse condizioni di un oggetto - le cose ricontrattano continuamente la realtà. I partiti sono puri attori di stipula, interpreti. Quand'anche nelle dinamiche di conflitto intergovernativo fossero intrinseche le ragioni di un cupio dissolvi, le cose considerate nuove ed esigenti la verifica si postulano ragion sufficienti di tutte le possibili riedificazioni. Quand'anche palesemente autolesionistico, l'agire è, in potenza e in effetto, costruttivo. Per quanto amorale, neutro. Giacché della costruzione non è dato intravvedere progetto, se non secondo, mediato, nascosto, differito.
Perché non dovevamo aspettarci questo anche dal governo Berlusconi? Un governo che per oltre un biennio ha evaso gli impegni di programma sui temi di fiscalità, pensioni, giustizia; che ha offerto il fianco all'accusa di limitarsi a tutelare gli interessi privati del suo leader; che ha risolto in sterili compromessi lo scontro interno tra velleità di rivoluzione liberale e federalista, da un lato, e di conservazione - se non di restaurazione - del veterocentrismo, dall'altro; che, al subito di una sconvolgente congiuntura internazionale, ha saputo ben gestire la linea estera, tralasciando però di attutirne le inevitabili ripercussioni interne. Era ovvio che seminare vento, portasse tempesta. La sfiducia ha cominciato a serpeggiare nell'elettorato, sondato alle elezioni europee; i risultati hanno scatenato i malumori che già da tempo covavano nel governo, tutti riassumibili nell'insofferenza di Udc e An a rassegnarsi ad un ruolo subalterno all'asse Tremonti-Bossi. Le anime sociali e popolari dei post missini e degli ex democristiani nel governo Berlusconi hanno fatto sentire la loro voce contro ciò che sembrava cinico, eccessivamente disinvolto e in netta rottura col centralismo, l'assistenzialismo e la tutela etica che nella Prima Repubblica furono il segno distintivo dello Stato. Che si identificò nel partito da cui vengono Buttiglione, Casini e Follini. Che l'Msi dell'ex camerata Fini non aveva mai smesso di volere organico per l'individuo-massa.
Fintanto è stato possibile a Berlusconi - e in buona misura gli è possibile anche ora, pur con un netto riequilibrio delle politiche di governo a favore di ciò che è vecchio rispetto al nuovo promesso, e quindi, ancor più deludendo di qua, dove accontenta di là - fintanto è stato possibile a Berlusconi, come emblema e collante di una coalizione altrimenti destinata a perdere il potere e riprendere la strada del deserto - fintanto sono stati riassumibili nella sua leadership - e in buona misura lo sono ancora - le ragioni che tengono uniti nella Cdl il vecchio e il nuovo, il liberale ed il cristiano-sociale, il liberista e l'assistenzialista, il libertario e il nostalgico fanfanian-almirantiano, il centralista e l'ex secessionista, il garantista e l'ex giustizialista, Biondi e Borghezio, Taradash e Baget-Bozzo, Tremonti e Follini - fintanto tutto ciò è stato possibile (e per quanto in parte ciò lo è ancora), le dimissioni di Tremonti, oggi, come di Scajola o di Ruggieri, ieri, tolgono capitale al patrimonio di consensi della Cdl, ma senza fare deficit. Ciò nonostante, è chiaro che il governo Berlusconi e il presidente del consiglio non ne escono bene.
Fin qui, i guai del governo. Non dissimili da quelli di un'opposizione ringaluzzita da una pur sovrastimata - e strombazzata ad arte - rimonta nelle preferenze dell'elettorato. Inutile dire che gli italiani votano alle europee e alle amministrative in un modo e alle politiche in altro; che i risultati delle ultime elezioni continuano a dare la vittoria al centrodestra allargato alle forze limitrofe sul centrosinistra allargato alle proprie; che la cultura della spallata e del ribaltone è controproducente per lo stesso centrosinistra, sulla lunga distanza; che nel paese è vasto, ed è andatosi rafforzando per quanto rimanendo sotterraneo e poco - come da tradizione - visibile, il sospetto nei confronti dei "comunisti", verso qualsiasi cosa sia "di sinistra".
Partiamo da una premessa, ancorché seria ad oggi: la vittoria del centrosinistra (stavolta, come è stato fatto notare, sarebbe centro-sinistra) alle prossime elezioni politiche, sia che esse cadano alla fine naturale di questa legislatura, sia che vengano anticipate per un motivo o l'altro. Tutto ciò che è opposizione al governo Berlusconi non ha programma se non nella pars destruens, né può averlo, quand'anche avesse i numeri. Se possibile, si smentisca questa semplice affermazione: non v'è un solo tema di politica interna o internazionale sul quale sia univoca la posizione delle forze che vanno dalla Margherita a Rifondazione, passando per Italia dei valori e Ap-Udeur. Chiunque voglia esprimere il voto politico a venire per un qualsivoglia partito che oggi desidera (o afferma di desiderare, che è altra cosa) la caduta del governo Berlusconi, sceglie tutto tranne che la stabilità. Se l'Onu decidesse un intervento di ingerenza umanitaria in uno stato canaglia responsabile di documentate violazioni del diritto internazionale - ad esempio: appoggio franco ai terroristi di Al Qaida - cosa farebbe l'Italia "finalmente" liberatasi di Berlusconi? Cosa farebbe il governo appoggiato dai pacifisti "senza se e senza ma" e dai reduci della campagna kosovara? Oppure, sul versante interno: i cattolici della Margherita unirebbero i loro voti a quelli di Rifondazione per leggi come la depenalizzazione delle droghe leggere, il riconoscimento delle coppie gay, ecc.? Quale sarebbe la politica di un tal governo, abborracciato alla meglio per fare il pieno di consensi, sui temi del lavoro e delle pensioni, della bioetica, ecc.? Su eutanasia, welfare, conflitto israelo-palestinese: quale posizione comune tra Rutelli, Intini e Diliberto? Sul federalismo: quale accordo tra Cossutta e Bassanini? Si voti pure un qualsiasi partito di opposizione a questo governo Berlusconi in difficoltà, ma ancora saldamente in piedi a dispetto della richiesta di dimissioni strillata dalla stampa di centro-sinistra, ma lo si faccia con la consapevolezza che in questo modo, con lo scegliere Di Pietro o Pecoraro Scanio, Boselli o D'Alema, non si affida l'Italia alla stabilità. Abbiamo già dimenticato le risse, le congiure, i veleni e le crisi che accompagnarono gli anni dell'Ulivo? Anche qui, insieme, pronti alla rottura del patto, garantisti e giustizialisti (ma con la netta prevalenza dei secondi), riformisti e conservatori (ma con la netta prevalenza dei secondi). E poi comunisti e cattolici, europeisti ed euroscettici, atlantisti ed antiatlantisti, proibizionisti ed antiproibizionisti, ecc. Dopo un eventuale vittoria di questo schieramento su quello del centrodestra, avremmo uno o due anni di agenda sgombra dei temi potenzialmente causa di conflitto intergovernativo, se non intervenissero contingenze ad imporli prima. Con essi, prima o poi, la crisi.
Rivincerebbe il centrodestra? Forse. Quasi certamente. E' sicuro. Ma non un passo avanti sarebbe stato fatto, né sarebbe ipotizzabile, per il delineato scenario di bipolarismo assai imperfetto. Pure, converrebbe ad entrambi gli schieramenti una piattaforma comune, sui temi tristemente noti dell'arretratezza del sistema-Italia in comparti come l'economia, la ricerca, la giustizia, ecc. Ma le cause che generano l'inevitabile conflitto in ciascuno dei due schieramenti sono le stesse che rendono impossibile la discussione su questa piattaforma comune. Il dialogo sarebbe bollato come "inciucio", pasticcio trasversale. Di ciò, nonostante tutto, vi sarebbe bisogno. Ma è un progetto irrealizzabile, ad oggi. Domani, troverebbe sabotatori agguerriti tra chi ha da lungo tempo sposato, di qui e di lì, il velleitarismo opportunistico o quello oltranzista. Sono questi sabotatori che devono essere neutralizzati. A partire da un riformismo che si dica liberale. E che non tema nell'offrirsi tale: forse paradosso storico per l'Italia. Ma sappiamo che paese è questo. E' fallito il maggioritario, non era fatto per noi italiani: subito l'inciucio. Non c'è altro, se non la stanca ripetizione del già visto, ad libitum.




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Gli editoriali per Notizie Radicali


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(9.10.2006)

139.
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(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
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(27.9.2006)

135.
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(26.9.2006)

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(25.9.2006)

133.
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131.
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130.
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(14.9.2006)

129.
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(1.9.2006)

123.
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122.
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(29.8.2006)

121.
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(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
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(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

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(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

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Not negotiable
(4.4.2006)

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L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
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Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

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Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

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Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

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Benedetto figliolo!
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83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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