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il blog di Luigi Castaldi


Diario


1 marzo 2005

Autogoal a metà del primo tempo

E' imbarazzante, senza dubbio, si deve ammettere. Quel terzino sinistro doveva essere uno dei punti di forza della squadra, agile, ma roccioso, e con una grinta da assassino. Sartori, sopra il numero 3 della maglia c'è scritto Sartori. Be', ha malamente svirgolato una palla facile facile - di rimessa, manco un dribbling - insomma, un autogoal da favola. Certo, sono cose che càpitano, ci mancherebbe, la palla non è quadrata. Però, quello che brucia ora è vedere l'ala destra della squadra avversaria che si produce in un tripudio bestiale, linguacce al portiere, gestacci al terzino, poi farsi il giro sotto la curva dell'avversa tifoseria alternando capriole col noto gesto della mano all'orecchio come a dire "più forte, non vi sento". Ferrara, sopra il numero 7 della maglia c'è scritto Ferrara, l'omonimo di Ciro, tutt'altro ruolo, tutt'altra squadra. Abbonamento fisso al cartellino giallo, spesso al rosso, perché è scorretto fino a dentro l'anima, gran simulatore in area di rigore, dopato, dopatissimo, e opportunista, sempre in sovrappeso, due o tre volte irriverente e rozzo perfino con allenatore e presidente. Fatto così, il Ferrara, ottimo a prendersi il merito degli autogoal, sempre fatto, e ad abbellire il tutto con le sue gran gamme del dileggio, essendo deboluccio di collo piede, di elevazione neancha a parlarne. D'altronde, come si dice?, il calcio non è roba da signorine: si prendono, si dànno, fairplay soltanto quando si è inquadrati dalle telecamere, l'importante è vincere, c'è il premio partita, cazzo. Ok, è andata, vogliamo farci il sangue amaro? Sartori ha pisciato la palla - Dio che palla! - e Ferrara se n'è preso il merito, stop. Facciamolo sfogare ora, mentre saltella sui suoi prosciutti a bordo campo, con la maglietta alzata per mostrare a tutti la sua canotta con su scritto "Dio non esiste, ma fa il tifo per noi" - poi palla a centro. Sennò che vorresti fare? Impalare Sartori sulla bandierina del corner? Via, calma, la partita è ancora lunga. E' vero, l'arbitro è un cornuto, ma quante se n'è vinte, noi della Diritti Civili, contro quelli della Clericofascista Football Club, pur avendo sempre contro un arbitro cornuto? Vai, ché anche stavolta li mandiamo a raccogliere margheritine in retrocessione. Mister, per piacere, Sartori di un dieci metri indietro. Alé-o-o, alé-o-o.

Sartori se l'è voluta. Arriva secca, sul Foglio di martedì 1 marzo, la risposta al suo editoriale sul Corriere nel quale aveva svirgolato sulla faccenda dell'embrione. L'embrione non è persona - detto in breve - perché persona è autocoscienza. Tombola! Eccolo lì, Ferrara - quello di prima, mica Ciro. «Essendo spiritoso e pazzotico, il professor Sartori si è infastidito di questo bigotto partito dell’embrione e ha fondato ieri sul Corriere il partito di Erode. Sia soppresso liberamente come un tafano, certo a scopo esclusivo di ricerca e di cura, chiunque non abbia idee chiare e distinte, chiunque non cogitando non è (embrioni, feti, bambini, disabili, scemi, deboli in congiuntivo). Il Papa aveva appena dato a Cartesio la sua mercede, e spiegato nel suo libro che la rinuncia al primato dell’essere può avere alla lunga nefaste conseguenze, ed ecco che il Vanni fa del suo libro la più suggestiva delle recensioni. “Diciamo allora che la vita umana comincia a diventare diversa, radicalmente diversa da quella di ogni altro animale superiore, quando comincia a ‘rendersi conto’. Non certo da quando sta ancora nell’utero della madre” (Sartorius, che considera lo scarto dell’embrione come l’uccisione dell’inconsapevole girino e l’aborto come la bevuta di un uovo di gallina). La vita? Chissenefrega. La vita umana? Vale soltanto se autocosciente. Salviamoci tra di noi, facciamo tutti un party dell’esistente e del pensante, e al diavolo ogni altro scrupolo da beghine. Forza Erode!». Che vuoi farci? Per mezzo editoriale Sartori aveva condotto bene l'argomentazione, sottolineando pure (per quanto solo implicitamente) l'errore logico, prim'ancora che teologico e scientifico, di annettere al genoma una non meglio specificata (perché inspecificabile, se correlata al Dna) "anima". Bastava la rimessa, bastava dire quello che è nei fatti: senza le forme dell'organizzazione neuronale che abbiano capacità di esprimere - di là dal cogito dell'Io - le funzioni complesse allegate all'assunto di coscienza umana, non è uomo; se ve n'è possibilità, in essa la potenza ne è lettura teleologica, epifenomeno culturale dunque (una qualche filosofia della scienza che coniuga ragione e fede in una costruzione di revisione ermeneutica della Scrittura: ergo pre-cristiana, animista), non fenomenologia. 453 battute, ma avendone il triplo, come Sartori aveva, la cosa si sarebbe potuta dire anche in modo meno chiuso, c'entrava perfino qualche buon esempio. Chessò, senza nemmeno esagerare: perché non battezziamo tutte le mestruazioni, visto che in oltre il 38% dei casi contengono un'ovocellula fecondata espulsa dall'utero (aborto ovulare precoce)? Perché condannare al Limbo tante anime? Invece no: il terzino ha esagerato, s'è messo a fare il virtuoso del palleggio a limite dell'area di porta, invece di "coscienza" ha detto "autocoscienza". Plof! Quello è sbruffone, abbiamo già detto, e s'è profuso nelle sue solite smargiassate, mentre avrebbe potuto dire solo: "Sartori afferma che in un coma reversibile la persona è andata via e poi torna". Già, figuriamoci se si conteneva! A volte è peggio di un blogger, quello. Eccoci ora con una palla nella rete, ce la siamo meritata. Mister, per piacere, Sartori di un dieci metri indietro.




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1 marzo 2005


"Se è vero che la verità rende liberi, essa può anche creare un mare di guai. Per quanto il suo nome possa suonare dolce all'orecchio, la verità è sgradevole fin troppo spesso, e imbarazza. Contro di essa scendono in campo le armate dei luoghi comuni. Contro di essa marciano le legioni di quanti traggono profitto da verità utili. E tuttavia, se mai fosse possibile, è necessario dirla"
                                                                                          Salman Rushdie (1998)
Caro direttore, nell’editoriale di lunedì lei scrive: «Siamo un paese con una memoria di elefante, e niente ci interessa di più di ciò che ci è successo». Permetta: di chi è la colpa? Chi è che prende la massa caotica di segni che arrivano dalle agenzie e li separa a mucchi - di qua le cazzatelle sfiziose, di là le pompose e pompate celebrazioni, il resto nella sonnecchiante sezione degli approfondimenti? Pinguini froci ed epica papale; uomo che morde il cane, anzi l’ornitorinco, e indagini sull’anima scritta nel cariotipo; sondaggio sul sesso estremo nel basso Molise... E quello che sta in mezzo? Trattato con sussiego, perfino con una punta di disprezzo. Sarà per questo che in Italia i giornali vendono poco e niente, al punto che la vita v’ha assediato e chiusi nelle redazioni, dove le cose giungono distorte dalle semplificazioni e dalle complicazioni. Se poi la forma intride la sostanza, e questa con quella intrattiene nesso di accidente: che forma - dico - che forma ammette questo vostro giornalismo? Ma non vi rendete conto della lingua che usate? (...) Perifrasi, paralogismi - pardon, spirali e circoli - anacoluti anche quando la frase è chiusa. E allora, caro il mio direttore, perché queste paturnie? La Memoria è confortante, dovrebbe sapere: grande o piccolo che sia l’uzzolo, chi non cura la sua pace? Vuole un esempio? Ricorda, vero, la Giornata del Perdono durante il grande giubileo del 2000? Chi saprebbe dire esattamente di cosa si sia scusato il papa, quel 12 marzo, chiedendo perdono a chi, a nome di chi? Eppure, credenti e non credenti, continuano a credere che la Chiesa abbia chiesto scusa agli eretici bruciati, a Galileo e agli ebrei, a nome del Santo Uffizio. E nella polemica spicciola - toh, quella che inzuppa il cartaceo - quella Giornata passa per Amnistia. Verrebbe voglia di dire: passatevi una mano sulla coscienza. Ma forse è chieder troppo. Fate così, continuate a piangere e a fottere. Con molti rispetti
                                                                                           L.C.




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1 marzo 2005

Da uno scaffale

"Questi fatti sono più numerosi e destano più scalpore in tempo di guerra, quando la gente ha paura; in tempo di pace non ci si bada tanto. Ma, quando v'è insicurezza e paura, non solo ci si crede con più facilità, ma si inventano pure più impunemente". Per il momento consentite che io non dica di chi sia questo brano, né da quale sua opera sia tratta. Per il momento accontentatevi di sapere che parla di statue che piangono, sanguinano e trasudano altri fluidi, statue che raffigurano divinità. Un rozzo anticlericale dell'Ottocento? Un mangiapreti comunista di cinquant'anni fa? Un anarchico spagnolo ai tempi della guerra civile? Acqua, acqua, acqua. Voltaire? Russell? Acqua, acqua. Giuliano l'Apostata? Flavio Giuseppe? Fuochino, anzi no, acqua come prima. Avete pensato alle madonnine che piangono, vero? E' lì l'errore. Si parla di statue di dei pagani, a parlarne è Cicerone, e il brano è dal De Divinatione (II, 58). Io credo che la cosa scandalosa non sia che Cicerone fosse scettico verso l'incursione del soprannaturale nella forma dell'evento portentoso (che qui rispettosamente non chiameremo "miracolo" sennò i fessi si offendono), ma che, di tali eventi così simili a quelli dei nostri tempi pieni di insicurezza e paura, ne accadessero anche prima che nascesse Cristo. Se quelle statue di Venere e Giunone che piangevano sangue o sudavano essenze profumate erano frodi, l'intento sarà stato certamente l'abuso della credulità popolare - questo suppongo vorrà concederlo anche un fesso, se non è uno che crede a Venere e a Giunone. Ma se il fesso cade in ginocchio davanti a una statua della Madonna che si inumidisce allo stesso modo e parla di evento portentoso, anzi di "miracolo", solo perché non s'è potuto dimostrare la frode, gli additeremo i creduli che sono inginocchiati dietro di lui, gli mostreremo a che scopo dei furboni ne abusino, e finiremo col dire che per molte delle statue di Venere e di Giunone che piangevano non fu mai possibile accertare la frode. Certo, quando la frode fu scoperta, i creduli si levarono, spolverarono le ginocchia, ma non smisero di avere fede negli dei. Ma qui si vuole anche fare un'altra considerazione. Il cristianesimo crebbe come un verme grasso nel corpo dell'Impero che imputridiva, si nutrì d'ogni sua parte, legge, cultura, usanza. Digerì ogni cosa della paganità, neutralizzandola ma incorporandola, per poi far piazza pulita dei resti indigeribili, bruciandoli. Quella delle statue che piangevano sangue, evidentemente, era cosa saporita e digeribilissima, il cristianesimo la digerì. I fessi, oggi, la scacazzano. Vai, Cicerone, diglielo: "Noi non siamo così leggeri e sconsiderati che, se i topi hanno rosicchiato qualcosa (e questo è l'unico lavoro al quale si dedicano), lo consideriamo un prodigio" (Op. cit., II, 59).




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Gli editoriali per Notizie Radicali


172. Urbi et orbi, la Marcia di Pasqua è inesistente
(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
La materia oscura
(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

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Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

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Caro Punzi
(28.11.2006)

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Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

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(24.11.2006)

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Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

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(22.11.2006

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(20.11.2006)

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Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

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La Curia di Bologna
(10.11.2006)

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Simpatica carognetta
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Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

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Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

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Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

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Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

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Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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