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Diario
24 aprile 2008
Gianni Letta, domestico di due Palazzi
Corre voce dell’apertura di una linea consultiva diretta e riservata tra la Santa Sede e Palazzo Grazioli riguardo i nomi da piazzare ai dicasteri che trattano materie eticamente sensibili, e si dice che l’incaricato per la Presidenza del Consiglio sia Gianni Letta: è a lui che un alto esponente delle gerarchie ecclesiastiche, probabilmente il Segretario di Stato, farà presente chi è gradito o sgradito alla guida di questo o quel Ministero, è lui che proverà a dare garanzie al Vaticano sul rispetto di quella Costituzione materiale che assicura alla Santa Sede, di qualunque colore sia un governo, che sanità, istruzione e famiglia vengano affidate a persona quanto più possibile attenta, se non dichiaratamente obbediente, al magistero morale e sociale della Chiesa. Il fatto dovrebbe far rizzare i capelli in testa ad ogni persona che abbia un minimo di senso della laicità dello Stato, ma è da un pezzo che queste teste scarseggiano o appartengono a calvi.
L’Annuario Pontificio 2008, pubblicato a febbraio, cita Gianni Letta tra i Gentiluomini della Famiglia Pontificia. L’onorificenza gli sarebbe stata concessa la scorsa estate o poco prima e, per sapere di cosa si tratta, è necessario leggere il motu proprio «Pontificalis Domus» (Paolo VI, 28.3.1968): “La Casa Pontificia è composta di persone del clero e del laicato, che formano, da una parte, la Cappella, dall’altra, la Famiglia Pontificia, ecclesiastica e laica” [I, 1, § 1]. “La Famiglia Pontificia laica risulta così costituita: Assistenti al Soglio; Delegato della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano; Consigliere Generale dello Stato della Città del Vaticano; Comandante della Guardia d’Onore del Papa; Comandante della Guardia Svizzera; Comandante della Guardia Palatina d’Onore; Comandante della Gendarmeria Pontificia; Consultori dello Stato della Città del Vaticano; Presidente della Pontificia Accademia delle scienze; Gentiluomini di Sua Santità; Procuratori del Sacro Palazzo Apostolico; Addetti di Anticamera; Familiari del Papa” [III, 7, § 2]. Col termine di Gentiluomo di Sua Santità il motu proprio ridefiniva il ruolo che prima era del cosiddetto Cameriere di spada e cappa (“segreto” o onorario): “Cambiano appellativo: i Camerieri di spada e cappa, sia Segreti che d’Onore, che si chiameranno Gentiluomini di Sua Santità” [III, 7, § 7].
Gianni Letta, in sostanza, è un Cameriere del Papa ma, visto che già nel 1968 il termine Cameriere suonava brutto pure in Vaticano, dobbiamo dire che è un Gentiluomo. Corrispettivamente, è Cameriere pure del prossimo Presidente del Consiglio: “Da ventuno anni è il più stretto collaboratore di Berlusconi, dapprima nella sua impresa privata e poi a Palazzo Chigi. Come lui stesso ama precisare, non si è mai iscritto a Forza Italia né si considera un uomo politico. Ma allora: che parte interpreta nella commedia all’italiana un personaggio di così crescente rilevanza? A costo di risultare prosaico, vorrei sapere: chi lo paga? Dove ha sede il suo ufficio? Rappresenta forse un’istituzione? […] Gianni Letta conosce il potere romano come le sue tasche, da una quarantina d’anni. Sa bene che una democrazia sregolata come la nostra è sempre in cerca di luoghi informali di compensazione” (Gad Lerner, Vanity Fair, 27.2.2008). Domestico di due Palazzi, insomma.
| inviato da malvino il 24/4/2008 alle 13:53 | |
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