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Diario
23 ottobre 2008
Promemoria (1. e 2.)
1. Al momento, se il motore di ricerca mi dice giusto, dovrei essere il dodicesimo che posta la seguente dichiarazione di Francesco Cossiga, ma io ci aggiungo la preghiera di farla girare.
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”.
Queste parole dovrebbero essere annotate dall’opinione pubblica, anche a matita su un foglietto, però poi mi raccomnado di riporlo in luogo asciutto, per tirarlo fuori quando le agenzie batteranno la notizia della morte di Francesco Cossiga, e tutti a piangerlo, e tutti a dire che sotto sotto non era poi così un uomo di merda. L’è molto anziano e non dovrebbe mancare molto. Ricordarsi dove si è messo il bigliettino. Rileggerlo. Riporlo dov’era. Ripigliarlo quando vorranno intitolargli una strada. Rileggerlo. Riporlo dov’era. E così via.
Quest’uomo morirà nel suo letto, circondato dall’affetto dei cari, se gliene sarà rimasto qualcuno con stomaco così affettuoso; e avrà funerali magnifici e orazioni funebri da far venire i brividi alla schiena a molti invertebrati anelliformi; non sarà ancora tutto marcio nella bara che già si troverà qualcuno a volerlo sugli altari; e probabilmente la sua faccia sarà scolpita nel marmo, così non si vedrà più nemmeno la vitiligine venutagli per aver – parole sue! – ammazzato Aldo Moro. Morirà nel suo letto, perché non è mai stato raggiunto neppure da un millesimo della violenza che egli ha prodotto da uomo dell’oligarchia democristiana, da attore della strategia della tensione.
2. Non c’è mai stato niente di decente nella Seconda Repubblica, se non nell’aver soffocato la Prima. Certo, poi guardo la faccia di Silvio Berlusconi alla conferenza stampa nella quale minacciava mazzate ai figli altrui, e ci medito. Lui che per figli ha dei ridicoli canovacci della commedia all’italiana che probabilmente vorrebbe rifilarci come modelli – lui, dicevo, vorrebbe mettere la mani addosso, chessò, a mia figlia, quest’anno al suo primo anno di università. Silvio, guarda che non tutti hanno il culo di Francesco Cossiga. Fai il moderato, come t’è sempre piaciuto far finta, ché già ci bastano i casalesi.
| inviato da malvino il 23/10/2008 alle 15:54 | |
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