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Diario
19 dicembre 2008
Statolatria
“La religione non è il mistero dell’incarnazione, ma il segreto dell’ordine sociale”
Napoleone Bonaparte
Non è la prima volta che un termine esce paurosamente rimasticato dalla bocca di un chierico, con tutte le sue accezioni lavorate di incisivo, di molare e soprattutto di canino. Stavolta è la volta di statolatria.
In un ameno dizionarietto laico, la definiremmo “situazione nella quale gli organi e gli apparati di uno Stato laico respingono ogni ingerenza delle gerarchie vaticane”, ovverosia (fig.) “condizione in cui la Santa Sede lo piglia in culo, e le duole, e si dimena, ma non riesce a sfilarselo”; se non fosse che statolatria non è un neologismo partorito da monsignor Angelo Amato (“In Spagna c’è statolatria”), ma un termine usato per la prima volta da Giovanni Gentile, nel 1931; e a tambur battente – anzi, a sgranocchiar di dentiera – rimasticato subito da Pio XI in una sua enciclica di quello stesso anno (Non abbiamo bisogno, 29.6.1931).
Piccolo inciso: che un documento ufficiale della Chiesa cattolica, il più avido parassita mai esistito sulla faccia della terra, sia intitolato Non abbiamo bisogno, be’, non è una sfiziosiossima bizzarria?
Ma dicevamo? Sì, ecco: in quell’enciclica, Pio XI faceva finta di indignarsi e addolorarsi perché il regime fascista gli aveva sciolto l’Associazione cattolica, che raccoglieva qualche residuo del Partito popolare, il partito di cui il suo Venerabile Predecessore aveva detto: “Io non l’ho riconosciuto come partito e non desidero riconoscerlo per esser libero di sconfessarlo quando mi pare e piace”. Stringendo: nell’enciclica Pio XI si lamentava di non poter disporre a proprio piacimento sullo scacchiere politico italiano quei cittadini italiani che fossero contestualmente cattolici. Insomma: la ecclesiolatria di Pio XI faceva attrito con la statolatria di Mussolini.
Or eccoci in presenza di Pio XI che scrive: “Or eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici, che mettono fuori di ogni dubbio il proposito — già in tanta parte eseguito — di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa”.
Bene, ora chiedetevi: a differenza della statolatria pagana, cosa pretende la ecclesiolatria pontificia? Esattamente questo: “monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio” della Chiesa. Scontro tra titani, vero? Muso contro muso stanno due totalitarismi che schifano entrambi la democrazia e l’autodeterminazione dell’individuo, e si contendono individui, omogeneizzati in masse. Che spettacolo.
Sicché oggi, anzi ieri, monsignor Angelo Amato se ne viene cacchio cacchio, e dice che la Spagna di Zapatero è affetta da statolatria. Perché i gay hanno pari di diritti. Se in Spagna la omosessualità era reato, andava tutto bene: zero statolatria. Non vuoi ricacciarglielo in bocca, il termine, a Sua Eccellenza?
| inviato da malvino il 19/12/2008 alle 12:7 | |
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