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Diario
14 gennaio 2009
"Le cose non cambiano"
Ieri, a Teheran, nel corso di una manifestazione di piazza in sostegno di Hamas, alcune immagini di Barack Obama sono state date alle fiamme. Lo apprendo da un post di Christian Rocca (Camillo, 14.1.2009), che a mio modesto avviso merita il severo biasimo che non dovrebbe mai essere risparmiato a chi cerchi di conquistare il lettore alla propria opinione non in forza dei soli argomenti a disposizione, ma servendosi di suggestioni [1]. Sopra una foto della Reuters che documenta il fatto e un brevissimo testo che recita “Obama al rogo, a Teheran. Ieri” [2], Christian Rocca titola “Le cose non cambiano”, che fa un esplicito richiamo a quel “Yes, we can (change)” che è stato lo slogan vincente nella corsa di Barack Obama alla presidenza degli Usa [3].
A ragione o a torto [4], Christian Rocca è da due mesi in affannosa “riparazione del lutto”, come la chiamano gli psicologi: Obama ha vinto, è vero, ma quella parte di vittoria che è di chi tifava per lui qui in Italia vale meno di niente, perché il neo eletto alla presidenza dei Usa è in tutto identico, o quasi, al suo predecessore, assai amato da Christian Rocca e assai odiato dalla sinistra italiana [5]. Dopo una lunga serie di articoli coi quali si è sforzato di dimostrare che, nonostante la vittoria di Obama, “le cose non cambiano” negli Usa, ecco questo post e la sua presuntuosa ed insultante suggestione: il fatto che le merde islamo-fasciste dell’Iran rimangano antiamericane qualunque sia il presidente americano, e dunque “non cambiano”, dovrebbe significare che anche gli Usa “non cambiano” [6]. Per intrinseca correlazione logica.
Che dire? Speriamo che a Christian Rocca passi presto, perché i processi riparativi del suo lutto sono ridicoli, ma anche insultanti.
[1] Servirsi di suggestioni rivela che, di là dall’effettiva forza dei propri argomenti, li si sente deboli. Rivela anche che si ha in poco conto il lettore, considerandolo un cretino facilmente suggestionabile: in forza della propria sopraffina arte di suggestionatore (che spesso risulta essere una presunzione a rischio del ridicolo) o della certa cretinaggine del lettore (che qualche volta risulta essere un insulto). [2] Penso sia evidente la intenzione di sottolineare “ieri” come un “di già”. [3] Slogan che – un po’ pateticamente, devo dire – è stato ripreso da una sinistra italiana che a Christian Rocca sta terribilmente sul cazzo e che alla vittoria dei democratici americani ha legato qualche sua speranza. [4] In forza di segnali che sarebbero nelle cose (e che potrebbero essere colti nella giusta luce solo da chi è un inviato che vive negli Usa) oppure in forza del dispetto per l’aver visto vincere un candidato che non garbava né a lui né al giornale per il quale scrive, Christian Rocca si affanna ad argomentare la sua opinione, spesso smentito da qualche commentatore che non ha mancato di far notare il fine “riparativo” della sua lettura tutta parziale e strumentale: Obama sarà poco differente da Bush. [5] Nello sforzo di farselo piacere o per dimostrare che la sua vittoria non gli ha poi così bruciato il culo, Christian Rocca pubblica ogni giorno una foto di Obama, ma evidentemente non basta. [6] Qualche segnale di mutamento di rotta nella politica estera americana è cosa che non nega neanche Christian Rocca, ma è concessione che deve pur attenuare in qualche modo, sennò soffre.
| inviato da malvino il 14/1/2009 alle 5:16 | |
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