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il blog di Luigi Castaldi


Diario


6 febbraio 2009

E nessuno gli tira una scarpa in faccia?


“Sì, stiamo lavorando per intervenire […]
Non dobbiamo disattendere le istanze della Chiesa”

Silvio Berlusconi, 5.2.2009



In coda a questo post troverete la sbobinatura di una parte dell’intervento che Silvio Berlusconi ha tenuto oggi, in conferenza stampa, al termine del Consiglio dei Ministri. È la parte che riguarda il decreto-legge che così recita: “In attesa dell’approvazione di una completa ed organica disciplina legislativa in materia di fine-vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi” (art. 1).

Silvio Berlusconi afferma che il decreto-legge è “ispirato al lavoro di molti costituzionalisti” – non cita quali – “in particolare […] del presidente emerito della Corte Costituzionale, il professor Onida”. Il quale, di lì a poco, rilascia la seguente dichiarazione: “Hanno strumentalizzato le mie parole. Disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto-legge che non ritengo nemmeno di commentare” (intervista di Aldo Torchiaro – Red TV, Sky).

“Una discussione di alto livello morale e di cultura giuridica e costituzionale”, così Silvio Berlusconi definisce quella che s’è avuta nel Consiglio dei Ministri. “Vi dico la mia posizione – dice – quella che ho espresso al finale di tutti gli interventi”.
Tra poco la analizzeremo, ma intanto soffermiamoci a considerare che, in coda all’intervento, la “discussione di alto livello morale, ecc.” è così descritta: “Non c’è stata una vera e propria discussione […] Anche ministri che avevano posizioni – diciamo – difformi da quella che io vi ho espresso adesso, come posizione mia […], trattandosi di materia anche più grande che riguarda la funzionalità del Governo di governare il paese, hanno ritenuto di dare il loro voto, che quindi è stato espresso all’unanimità da tutti i ministri del Governo”.
L’“alto livello morale” dei signori ministri s’è sostanziato nel prendere atto che, a non essere d’accordo col premier e permettersi di esprimersi contro il decreto-legge, si andava tutti a casa. Hanno discusso stando zitti e, mirando a “materia più grande” (la permanenza alla guida del proprio dicastero), “hanno ritenuto di dare il loro voto” al varo del decreto-legge, “all’unanimità”.

Ma veniamo alla “posizione” di Silvio Berlusconi. [Avvertenza: è definita “sul fronte della mia personale coscienza”.]
Tesi: “Io, se non avessimo prodotto ogni sforzo nelle nostre possibilità per evitare la morte di una persona che è in pericolo di vita e che non è in morte cerebrale, ma che è una persona che respira in modo autonomo, una persona viva, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici, una persona che potrebbe anche – in ipotesi – generare un figlio, in uno stato vegetativo che potrebbe variare come diverse volte si è visto”.
Lasciate stare il lessico – quando parla a braccio, rivela il venditore di tappeti semianalfabeta che è – concentratevi sulla sostanza: che cazzo avrà voluto dire? Quante volte si è visto uscire uno da uno stato vegetativo persistente dopo 17 anni? E chi la dovrebbe ingravidare, l’Eluana, in quelle condizioni? Saranno due battute delle sue?

“Io, per esempio, ho letto alcune parti di un libro intitolato «Con gli occhi sbarrati» di Salvatore Crisafulli, che muoveva gli occhi perché capiva tutto ciò che avveniva intorno a lui e questo movimento degli occhi veniva ritenuto dai medici che discutevano appunto sulla sua sopravvivenza veniva ritenuto soltanto un riflesso nervoso”.
Coglione d’un premier, Salvatore Crisafulli non era in stato vegetativo permanente, ma in coma: c’è la stessa differenza fra tua moglie e la Carfagna, giusto per fartelo capire con l’unico esempio che può darti l’idea. [Questo ometto ha la capacità di farti scendere al suo livello.]

Ma questo è ancora niente, perché il meglio viene quando a Silvio Berlusconi viene lo sfizio di sfoggiare le sue doti di costituzionalista: “La valutazione della necessità e di urgenza di un provvedimento è affidata dall’articolo 77 della Costituzione alla responsabilità del Governo. Il secondo comma dice: «Quando, in casi straordinari e d’urgenza il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, eccetera, eccetera»”.
“Eccetera, eccetera”, un cazzo, mister. Come continua il secondo comma? Leggiamolo per intero: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari e d’urgenza il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.
Qui è racchiusa la garanzia contro il rischio di una legiferazione che, con la scusa del carattere emergenziale, esautori la funzione cardinale del Parlamento, riducendolo ad un bivacco di manipoli.

Per Silvio Berlusconi è esattamente il contrario, infatti dice: “Oggi noi siamo molto limitati: a volte dobbiamo usare il voto di fiducia, che non è una diminuzione della sovranità del Parlamento, ma è – al contrario – l’offerta da parte del Governo al Parlamento di verificare se questo Governo ha ancora la maggioranza in Parlamento, se ancora è ritenuto un Governo responsabile, degno della fiducia del Parlamento. Quindi, l’imposizione della fiducia è un rischio che coscientemente il Governo corre, dando da se stesso al Parlamento la possibilità di sfiduciare il Governo. E aggiungo: il decreto-legge è uno strumento fondamentale per governare”.
Alla maggioranza che è uscita vincente dalla elezioni, e che ne sostiene il Governo, Silvio Berlusconi fa lo stesso discorsetto fatto in Consiglio dei Ministri: o quello che dico io, o tutti a casa.
Si accosti questo grazioso modo di scippare al Parlamento le sue prerogative al fatto che la maggioranza di questo Parlamento è composta da deputati e senatori scelti personalmente da Silvio Berlusconi, nel momento di compilare le liste elettorali: se questa non è una dittatura mascherata da democrazia, cos’è? [Ovviamente, questo vale anche per la minoranza, ma con una piccola differenza: a questo punto la minoranza, in Parlamento, è mero orpello.]

C’è una patata bollente: l’urgenza. Infatti, senza questo decreto-legge ad personam, “la cittadina Eluana sarebbe l’unica vittima di una situazione che non si ripeterebbe più, perché dopo l’approvazione di quella legge tutti i cittadini italiani avrebbero la certezza di non poter vedere essere a loro sottratti – laddove cadessero in condizioni di vita vegetativa – la possibilità di fornitura non di cure, ma degli elementi-base della vita che sono l’acqua e il cibo”.
Come fa a prevedere, Silvio Berlusconi, che una legge ricalcherebbe il decreto-legge riguardo al non considerare cure mediche l’alimentazione e l’idratazione forzate? Ma è ovvio: il Parlamento discute per discutere, ma poi deve fare quello che decide lui (vedi sopra). Ed ecco allora l’espediente per surrogare quella che potremmo definire un by-pass di retroattività: ciò che è stato dichiarato legittimo dalla sentenza di una Corte d’Appello stanti così le cose nell’attuale ordinamento – viene considerato illegittimo con anticipo sulla legge che introduca nell’ordinamento diverso indirizzo.Non si può sospettare che questa sia ignoranza: è esercizio di un arbitrio contro ogni decenza formale e sostanziale del diritto. Questo è un golpe – l’ho già scritto.


Un’ultima cosa, la più infame. Oltre il 70% degli italiani dice: “Sia fatta la volontà di Eluana”, ma Silvio Berlusconi se lo spiega col fatto che sono disinformati: “Molti, pensando alle difficoltà di un padre e di una famiglia che per 17 anni è in questa situazione, pensano – perché questo è venuto fuori da un’indagine veloce che abbiamo effettuato attraverso un istituto di ricerca – che il padre non potesse più sopportare una situazione di 17 anni, perché c’è la disinformazione che sia proprio questo padre o la sua famiglia a dover provvedere a questa figlia. No, il padre non ha avuto nessun gravame in questo senso, perché sono state delle generose suore che hanno provveduto – che vogliono continuare a provvedere – a Eluana, a cui sono ormai legate da un sentimento di profondo attaccamento e di affetto”.
Il 70% degli italiani è solidale al padre perché lo ritiene – ma a torto – oberato dalla figlia. Fosse così, si potrebbe capire. Ma da 17 anni sono le suore misericordine ad essere oberate da Eluana, non il padre. Ed ecco la chiosa: non si dia al padre la possibilità di sbarazzarsi di sua figlia, per lui un impiccio, per le suore misericordine una missione.
Poco ci mancava che il decreto-legge avesse pure un altro articolo:
In attesa dell’approvazione di una completa ed organica disciplina legislativa in materia di fine-vita, i soggetti che non in grado di provvedere a se stessi sono provvisoriamente sottratti ai familiari e affidati in deposito cautelare ad affettuose religiose”.


Ma gustatevelo integralmente:

“Il Consiglio dei Ministri all’unanimità ha adottato il seguente decreto-legge. È un decreto-legge che si è ispirato al lavoro di molti costituzionalisti, e in particolare – per ultimo – siamo stati raggiunti dall’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale, il professor Onida. L’articolo del decreto dice: «In attesa dell’approvazione di una completa ed organica disciplina legislativa in materia di fine-vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi». Il secondo articolo dice naturalmente: «Il presente decreto entra in vigore, eccetera». Quale è stata la discussione dei ministri? Intanto devo dire che sono stato orgoglioso – onorato – di assistere ad una discussione di così alto livello morale e di cultura giuridica e costituzionale. Sono intervenuti praticamente tutti i ministri e tutti hanno espresso una loro posizione, motivata con radici in sapienza giuridica e… tutte posizioni sostenute da una grande moralità. Vi dico la mia posizione, quella che ho espresso al finale di tutti gli interventi, sul fronte della mia personale coscienza. Io, se non avessimo prodotto ogni sforzo nelle nostre possibilità per evitare la morte di una persona che è in pericolo di vita e che non è in morte cerebrale, ma che è una persona che respira in modo autonomo, una persona viva, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici, una persona che potrebbe anche – in ipotesi – generare un figlio, in uno stato vegetativo che potrebbe variare come diverse volte si è visto. Io, per esempio, ho letto alcune parti di un libro intitolato «Con gli occhi sbarrati» di Salvatore Crisafulli, che muoveva gli occhi perché capiva tutto ciò che avveniva intorno a lui e questo movimento degli occhi veniva ritenuto dai medici che discutevano appunto sulla sua sopravvivenza veniva ritenuto soltanto un riflesso nervoso. Consiglio la lettura di questo libro a chi avesse dubbi al riguardo. Io, quindi, dal mio punto personale, rispondendo alla mia coscienza, mi sentirei responsabile di una omissione di soccorso nei confronti di una persona in pericolo di vita. In questo caso, poi, sussistono certamente i presupposti di necessità e di urgenza per un intervento del Governo, perché questa mattina è stata iniziata la non fornitura di cibo e di acqua alla persona. La considerazione – la valutazione – della necessità e di urgenza di un provvedimento è affidata dall’articolo 77 della Costituzione alla responsabilità del Governo. Cita il secondo commo [Sacconi lo corregge bisbigliando] dall’articolo 77 – il secondo comma dice: «Quando, in casi straordinari e d’urgenza il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, eccetera, eccetera». Abbiamo – e riteniamo che sia assolutamente questo il caso, un caso in cui esistono assoluti motivi di necessità e urgenza. Chi ha, secondo la nostra Costituzione, da giudicare la realtà di queste condizioni di necessità e di urgenza? Il Parlamento. Che come primo voto, quando il decreto-legge vi è pervenuto, lo sottopone all’esame della Prima Commissione – la Commissione Costituzionale – che discute e verifica e vota se questi requisiti ci sono o meno. Il Parlamento di fronte al decreto-letto – di fronte alla cosiddetta decretazione di urgenza, che anche da più parti veniamo accusati di utilizzare troppo – ed è invece lo strumento unico, vero di Governo che dentro il nostro ordinamento costituzionale noi abbiamo – di fronte ad un decreto-legge, il Parlamento non ha una settimana di tempo, come si supporrebbe a leggere queste critiche al nostro Governo, ma ben sessanta giorni di tempo per discutere, per cambiare – il Parlamento può cambiare il decreto – il Parlamento può bocciare il decreto e il Governo non lo può reiterare. Cosa che invece era successa per decenni e decenni nella storia della Repubblica, che veniva governata con decreti-legge che reiteravano completamente alla scadenza dei sessanta giorni. Oggi noi siamo molto limitati: a volte dobbiamo usare il voto di fiducia, che non è una diminuzione della sovranità del Parlamento, ma è – al contrario – l’offerta da parte del Governo al Parlamento di verificare se questo Governo ha ancora la maggioranza in Parlamento, se ancora è ritenuto un Governo responsabile, degno della fiducia del Parlamento. Quindi, l’imposizione della fiducia è un rischio che coscientemente il Governo corre, dando da se stesso al Parlamento la possibilità di sfiduciare il Governo. E aggiungo: il decreto-legge è uno strumento fondamentale per governare. Pensate in una situazione di crisi come questa: se non ci fosse questo strumento, come il Governo potrebbe intervenire? Un disegno di legge, quando non è stato possibile formularlo attraverso lo strumento del decreto-legge, va in Parlamento e si perde dentro le Commissioni. [Lungo inciso sull’efficacia della decretazione d’urgenza come strumento ordinario nell’intervento del Governo in questioni economiche e finanziarie] Bene, la decretazione d’urgenza è strumento indispensabile per governare. Dico subito che, se non ci fosse la possibilità di usare – sotto la responsabilità e il giudizio del Governo – la decretazione d’urgenza, io ritornerei dal popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione e a chiedere anche un cambiamento del Governo. Andiamo avanti su quello che è stato lo svolgimento del mio intervento di fronte ai miei ministri. Abbiamo avuto dal Capo dello Stato, questa mattina, in corso di Consiglio, una lettera […] E con questa lettera, praticamente, si introduceva una innovazione, quella che cioè il Capo dello Stato, in corso d’opera di un Consiglio dei Ministri, può intervenire anticipando la decisione del Consiglio dei Ministri circa la sussistenza – per un qualsiasi provvedimento – dei requisiti di necessità e di urgenza. Abbiamo quindi deciso all’unanimità di varare questo decreto-legge e di affermare con forza che il giudizio sulla necessità e sull’urgenza è assegnato dalla Costituzione alla responsabilità del Governo. Se il Capo dello Stato, caricandosi di questa responsabilità nei confronti di una vita, dovesse decidere e perseverasse nella sua decisione di non firmare la presentazione al Parlamento di questo decreto-legge, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas e ad approvare in pochissimo tempo – due o tre giorni – una legge che anticipasse quella legge che è già nell’itinerario legislativo, e cioè la legge che contiene questa norma. Se questo non fosse, la cittadina Eluana sarebbe l’unica vittima di una situazione che non si ripeterebbe più, perché dopo l’approvazione di quella legge tutti i cittadini italiani avrebbero la certezza di non poter vedere essere a loro sottratti – laddove cadessero in condizioni di vita vegetativa – la possibilità di fornitura non di cure, ma degli elementi-base della vita che sono l’acqua e il cibo. Credo di interpretare anche – per quanto riguarda il caso personale – il sentimento della maggioranza degli italiani, ma soprattutto – come padre – non mi sentirei mai di adottare una decisione che potrebbe anche portare a sofferenze, della cui esistenza e della cui gravità noi non potremmo assolutamente notizia. Sedazione o non sedazione, poi vai a vedere il grado di sedazione. Molti, pensando alle difficoltà di un padre e di una famiglia che per 17 anni è in questa situazione, pensano – perché questo è venuto fuori da un’indagine veloce che abbiamo effettuato attraverso un istituto di ricerca – che il padre non potesse più sopportare una situazione di 17 anni, perché c’è la disinformazione che sia proprio questo padre o la sua famiglia a dover provvedere a questa figlia. No, il padre non ha avuto nessun gravame in questo senso, perché sono state delle generose suore che hanno provveduto – che vogliono continuare a provvedere – a Eluana, a cui sono ormai legate da un sentimento di profondo attaccamento e di affetto. Ecco, io vi ho raccontato l’esito finale dell’esame – perché non c’è stata una vera e propria discussione, in quanto non ci sono stati elementi… Anche ministri che avevano posizioni – diciamo – difformi da quella che io vi ho espresso adesso come posizione mia circa lo stato vegetativo di Eluana – e ringrazio in questo senso anche il ministro dell’Ambiente che era su questa posizione – però hanno ritenuto – trattandosi di materia anche più grande che riguarda la funzionalità del Governo di governare il paese – hanno ritenuto di dare il loro voto, che quindi è stato espresso all’unanimità da tutti i ministri del Governo”.




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76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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