|
Diario
9 aprile 2009
I vaticanisti vaticani
“Il giornalista in Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell’ospitalità: può scrivere la verità con garbo, usando l’espediente di far intendere invece che dire”. La frase è piena di garbo anch’essa, e sta a far intendere, invece che dirlo, che tra gli ipocriti è meglio essere ipocriti: la cosa conviene. In questo caso si tratta di Paolo Rodari, ma è la regola cui ogni professionista del ramo si attiene scrupolosamente, almeno qui in Italia, sicché è difficile trovare un vaticanista italiano che non sia tanto garbato da sembrare un vaticanista vaticano.
Vale solo per i vaticanisti italiani, perché all’estero non è difficile trovarne di quelli che si pigliano la libertà di trattare il Vaticano come un sinologo può pigliarsi la libertà di trattare la Cina. Cagare nella Sala del Trono della Città Proibita, quello no, ma a un sinologo è lecito scrivere che in Cina c’è una schifosissima dittatura? Se è un sinologo cinese, la cosa non conviene. Bene, direi che i vaticanisti italiani sono sempre stati ospiti così garbati da diventare prima o poi tutti di casa, e della casa hanno pigliato le abitudini, perfino l’aspetto che hanno i servi dei padroni di casa, però dei servi di livello superiore, gente dalle unghie ben curate e dai polpastrelli mollicci. Come dire: sinologi cinesissimi, assai garbati verso la schifosisima dittatura cinese.
A me – al lettore – non è che nascondano la verità, questo no, ma me la rifilano con un espediente, talvolta l’eufemismo, talvolta la reticenza, talvolta l’attenuazione, talvolta la metonimia, tutta roba che s’adatta a meraviglia a quei vaporosi sofismi che mi riportano in virgolettato. Se colgo l’allusione nella figura retorica, entro in vibrazione sincrona col vaticanista e allora riesco a coglierne il messaggio. Sennò vuol dire che son zotico, la verità mi sfuggirà e di un Paolo Rodari mi farò l’idea sbagliata, quella di un ipocrita qualunque, cui conviene esserlo.
| inviato da malvino il 9/4/2009 alle 17:35 | |
|