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Diario
15 giugno 2009
Varie

1. A Napoli sono in vendita t-shirt con la scritta «I love Papi» e al Gay Pride si vedono t-shirt con la scritta «My name is Noemi». Siamo plebe splendida, noi italiani.
2. Sono stato rimproverato per aver fatto un parallelo tra le accuse che Ahamdinejad muove a Moussavi e quelle che Berlusconi muove a oscuri “progetti eversivi”, senza tener conto che in Iran ci sono dei morti e qui da noi no. A pensarci bene, sarebbe stato meglio fare un parallelo tra il Moussavi che oggi denuncia brogli e il Berlusconi che nel 2006 voleva ricontare tutte le schede.
3. “Ahmadinejad non è mai stato amato dagli intellettuali – dice Farian Sabahi, giornalista e studiosa italo-iraniana – ma ho avuto modo di verificare in questi anni l’evoluzione della situazione nei villaggi e nelle zone rurali e ci sono persone che più che dei diritti umani e della libertà di parola si preoccupano del benessere quotidiano. Anche se i dati mostrano un’economia in difficoltà, bisogna ammettere che Ahmadinejad ha cercato di portare la ricchezza petrolifera sulle tavole degli iraniani, […] ha dato contributi ai contadini vittime della siccità, […] ha fatto distribuire patate ai poveri, ha dato una moneta d’oro alle coppie che si sono unite nei matrimoni di massa, ha pagato le bollette alle famiglie senza reddito, […] e ha aumentato del 50 per cento le pensioni ai pensionati”. Dio, mi scappa un parallelo.
4. C’è un animale che, quando non riesce a far boccone di una preda troppo grossa, estroflette lo stomaco, glielo appiccica addosso come può, la digerisce e tira dentro il tutto. Dopo aver tentato in più occasioni – sempre invano – di addentare Gianfranco Fini e papparselo, ora, per renderselo finalmente digeribile, Giuliano Ferrara adotta un’analoga tattica predatoria. Non può dargli del cinico carrierista (sarebbe come se la vacca dicesse al mulo: “Ti puzza il culo”), e allora dà fuori di viscere: ne elogia il cinismo e gli augura una luminosa carriera. Non può dargli dello sporco traditore (idem, come sopra), e allora scrive: “A un momento dato, che magari non è così ravvicinato come Fini potrebbe sperare, la stella del presidente della Camera brillerà in una costellazione in cui a pochi astri sarà dato di emettere luce in proprio. Fini potrà dire: sono stato un leader democratico, ho praticato la democrazia del dibattito interno con i suoi costi, mi sono emancipato da un delfinato dinastico senza gloria e senza smalto, dunque garantisco tutti per il futuro. Potrà aggiungere: le accuse di tradimento sono solo servite a sottolineare il mio comportamento indipendente ma leale, fedele nell’amicizia politica ma non servile. E potrà concludere: io da presidente della Camera ho fatto quel che dovevo, integrare la nostra squinternata alleanza di eccentrici in un sistema di establishment chiuso a tutti noi per oltre mezzo secolo, e il mio accreditamento è ora la porta stretta che evangelicamente ci può guadagnare la salvezza” (Il Foglio, 15.6.2009). La preda viene fatta bolo senza doverla masticare, evitando così di spezzarsi i denti, è ammorbidita con l’acido di stomaco, e da un anti-Berlusconi diventa un dopo-Berlusconi: “Perché non dovrebbe riuscire, a un leader di destra europea post fascista, con un lungo lavoro sistematico di ricostruzione culturale e civile, il compito di dare un assetto stabile e credibile a un partito e a un’alleanza costruite negli anni con il genio capriccioso di un grande outsider come il Cav.?”. Così ridotto, chi altri troverà mai appetibile Gianfranco Fini?
5. Ho pagato l’Ici, da buon laico.
| inviato da malvino il 15/6/2009 alle 12:10 | |
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