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Diario
30 giugno 2009
Porfirio, Contro i cristiani, Bompiani 2009
La Bompiani ha mandato in libreria, a febbraio, una splendida edizione del Contro i cristiani di Porfirio, un testo che risale agli ultimi decenni del III secolo, che fu proscritto da Costantino nel 313 e, per ordine congiunto degli imperatori d’Oriente e d’Occidente, Teodosio II e Valentiniano III, dato alle fiamme in ogni sua copia nel 448. La ricostruzione del testo è assai parziale, basata sui frammenti e sulle testimonianze pescate per lo più in opere di polemisti cristiani coevi e posteriori a Porfirio. Il lavoro fu condotto circa un secolo fa dal teologo tedesco Adolf von Harnack (solo la sua Introduzione vale il prezzo del volume), ma due filologi italiani, Giuseppe Muscolino e Giuseppe Girgenti, hanno curato il materiale con un metodo ed un apparato critico davvero brillanti. Le ragioni di Porfirio sono in qualche modo ridate alla vita e appaiono di un’attualità che può apparire sconvolgente: Porfirio contesta con grande forza argomentativa la natura di quel concetto cristiano di Logos che venne maturandosi tra Atene e Gerusalemme, per cristallizzarsi nel prologo del vangelo di Giovanni, e che di bocca in bocca è arrivato a Joseph Ratzinger, che oggi lo gargarizza assai rumorosamente dal Soglio Pontificio. Porfirio contesta la legittimità filosofica di una ellenizzazione cristiana, e indica le patenti incongruenze tra ciò che il Logos greco è davvero e ciò che i cristiani intendono farne, e come. In qualche modo, Porfirio denuncia la mistificazione che fonderà la pretesa di una corrente religiosa mediorientale sulla civiltà occidentale greco-romana: mistificazione riuscita con la creazione storica del cosiddetto “Occidente cristiano”, che è il prodotto ultimo del saccheggio culturale che i cristiani hanno condotto ai danni del mondo pagano. Il cristianesimo si è appropriato di quanto gli serviva rivendicandolo come proprio anche se gli era palesemente antecedente: l’incarnarsi di Dio in un uomo serviva ai cristiani per rivendicare dall’interno delle cose una pretesa sulle cose così come fossero state, fossero e avessero da essere, dalla creazione alla fine dei tempi; e Cristo diventa pre-cristiano, dunque il miglior greco e il miglior ebreo, l’unico greco e l’unico ebreo possibili in una solo possibile cristiano, romano e dunque imperiale, sicché universale. La lettura del Contro i cristiani è attualissima perché porta al centro esatto della mistificazione compiuta da e attraverso Giovanni, mostrando l’illegittimità della pretesa cristiana sull’occidente nella stessa fondazione della pretesa. Ma qui non intendo entrare nel merito delle ragioni di Porfirio, preferisco rimanerne a margine, per parlare del suo libro. Possiamo e dobbiamo contestualizzare, ma è il cristianesimo che introduce nella storia umana l’abitudine di bruciare i libri per combattere le idee che essi espongono e per cancellare ogni traccia di opinioni diverse dalle proprie che essi argomentano: qualche precedente è rintracciabile, forse, ma è col cristianesimo che prende avvio l’usanza e con quei caratteri di campagna parabellica universale, che poi vedremo nei roghi musulmani dei libri di Averroé e in quelli nazisti dei libri di poeti e scienziati ebrei. Bruciare un libro è più che in metafora bruciare chi l’ha scritto, e indica la volontà di distruggere ogni stessa traccia della sua esistenza come essere pensante. Se non bastava ignorarlo, deriderlo, diffamarlo, i cristiani hanno bruciato chi era Contro i cristiani, almeno fino a quando gliel’hanno lasciato fare. Si tende a dimenticarlo. Viene a von Harnack lo sfizio di raccogliere ciò che è possibile di questo libro di Porfirio, e ci mette dieci anni (1911-1921). Giuseppe Girgenti si chiede: “Come mai […] un teologo protestante che si era già distinto nei decenni precedenti per la tesi della ellenizzazione del cristianesimo - un fenomeno, a suo giudizio, storicamente spiegabile, ma da superare a favore della de-ellenizzazione, già propugnata da Lutero - si interessò a Porfirio, un filosofo neoplatonico del III secolo, fenicio di origine, campione di ellenismo e fieramente anticristiano?” (pag. 7). La risposta è nell’ipotesi di “un’alleanza paradossale tra von Harnack e Porfirio contro un cristianesimo ellenizzato (e quindi dogmatico e rigido) e un ellenismo cristianizzato (e quindi imbarbarito e privato della sua peculiare visione del mondo)” (pagg. 21-22). Un’alleanza tra un ellenista (neoplatonico) del III secolo ed un cristiano (luterano) a cavallo tra il XIX ed il XX secolo per denunciare la più sporca delle operazioni del cristianesimo: la manipolazione del Logos greco allo scopo di impossessarsene per farne lo strumento della rigidità e del dogmatismo. Quello che serve a trovare una ragione buona per bruciare i libri di chi non ci piace.
| inviato da malvino il 30/6/2009 alle 18:23 | |
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