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Diario
23 luglio 2009
Succedaneo della sapienza che oggi ci manca

Stanislaw Ignacy Witkiewicz era già sbarcato in Italia nel 1969, grazie alla Mondadori, col suo Pozegnanie jesieni (Addio all’autunno), ma io non me n’ero accorto. L’anno dopo, l’editore De Donato pubblicò il suo Nienasycenie (Insaziabilità) che vidi per la prima volta in libreria nell’estate del 1971. In copertina, chissà perché, v’era riprodotto un particolare de La vestizione della sposa di Max Ernst, un quadro orribile, e questo – non so quanto potrà apparire bizzarro – bastò a dissuadermi dall’acquistarlo. Ho perso un po’ di tempo ad analizzare la cosa, perché di Nienasycenie in particolare, e di Witkiewicz in generale, ero destinato un ammiratore devotissimo: quella copertina me ne evocava un’altra altrettanto orribile, quella di un album di Carlos Santana, uscito in quello stesso periodo (Abraxas, 1970), e a me quel genere di musica ha sempre dato l’orticaria, come Max Ernst non me l’ha mai data. Non voglio farla lunga: acquistai il romanzo nel 1975 – due anni prima la Garzanti l’aveva ristampato con una copertina decente – lo lessi la prima volta in meno di due giorni, nonostante le sue 530 pagine, e non so più quante volte successivamente, sempre con grandissimo piacere. Mi correggo subito, perché piacere non è il termine più adeguato: diciamo che Nienasycenie non smetteva di stimolarmi riflessioni sempre più impegnative, nel senso che metteva in discussione ciò il ventenne aveva fin lì dato per indiscutibile. Per farla proprio breve, chiudo dicendo che acquistai ben presto anche l’edizione con la copertina orribile.
Quando nel 2000, dopo più di un quarto di secolo speso a riempire taccuini privati, ho perso il pudore e ho cominciato a scrivere sulla tastiera di un pc, una delle prime cose che mi è capitato di buttare on line è stata una recensione – che recensione non era – del libro di Witkiewicz. Ci ho ripensato in questi giorni, perché sempre più forte, e da parecchi mesi, avverto la tentazione di ritrovare il pudore, che però, una volta perso, si fa fatica a riacciuffare. Chissà che risalendo alle occasioni che me l’hanno fatto perdere… Ho riletto quello che scrivevo nel 2000 di Nienasycenie, che non riprendevo più in mano da allora, ed è stata l’occasione per pormi una questione: dovendo oggi scegliere dei brani significativi dal romanzo di Witkiewicz, sceglierei gli stessi scelti quasi dieci anni fa? In altri termini: quanto è cambiato quel libro dal 2000 o, meglio, dal 1975? “Gli uomini politici di tutti i partiti, persi ormai i loro connotati di un tempo, si abbandonavano nel benessere generale, artificiale, parafascista e au fond privo d’ideali, a una larghezza di vedute mai vista nel paese e a una spensieratezza confinante con una sorta di gaio rimbecillimento”. Non vedo come si possa considerarlo cambiato. Perfino nelle conclusioni, tutto mi pare ancora ineccepibile: “Tutto andava evolvendo verso una situazione che in termini polacchi rimane, ancor oggi, inesprimibile. Chissà, magari qualche sapiente, spiritualmente molto cinese ma capace, al tempo stesso, di vedere le cose da un punto di vista non cinese, potrebbe in futuro descriverle in inglese. Ma anche questo è improbabile”. Ancora un poco di spudoratezza, come succedaneo della sapienza che oggi ci manca.
| inviato da malvino il 23/7/2009 alle 3:48 | |
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