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Diario
25 agosto 2009
La verità chiede di essere conosciuta [*]
Alessandra Borghese intervista Carlo Caffarra e ne vien fuori un volume di 250 pagine, di cui Avvenire, oggi, ci regala un assaggio assai invitante. Non potremo fare a meno di comprarlo, va da sé, anche perché il libro ha un titolo che in qualche modo ce lo impone: La verità chiede di essere conosciuta. Non è difficile immaginare di quale verità si tratti, ma questo non ci esime, perché si tratta di una verità che mira – dice Sua Eminenza – alla “docile obbedienza”: è la verità della Chiesa di Roma, che senza “docile obbedienza” va subito in sofferenza, sicché il “principio liberale” – aggiunge Sua Eminenza – è per essa “il vero pericolo mortale”. È un libro da far leggere ai cosiddetti cattolici liberali, insomma. Anche se questa verità è ben nota, il libro è senza dubbio da comprare, perché con meno di 20 euro ci è offerto l’affarone di sentircela ripetere da un principe della Chiesa, ancora fresco di concistoro, e dalla discendente di una nobile famiglia – anch’ella principessa, infatti – che alla Chiesa di Roma ha dato un papa e quattro cardinali: come se, mi si consenta la similitudine, dovendo acquistare un trombone, si scegliesse la premiata ditta «Rampone & Cazzani», di antica e nobile tradizione in fatto di ottoni.
La verità (aggiungere “della Chiesa di Roma” è superfluo, perché le altre non sono verità) chiede di essere conosciuta. Come se non la conoscessimo già. Il fatto è che a questa verità fra tante verità non basta essere conosciuta, semmai per essere rigettata in favore di un’altra verità: il principe dice che si tratta di una verità che “non si discute, si venera”, e la principessa, a seguire, che “l’alternativa è tra il cristianesimo e il niente”. È un libro da far leggere ai cosiddetti cattolici democratici, insomma. “La Chiesa è generata dall’attitudine della fede obbediente alla divina Rivelazione”, dice il Caffarra, e aggiunge che “la comunità cristiana non ha futuro” se si cede alla tentazione “di vedere la storicità del fatto cristiano come l’occasione per introdurre temi politicamente corretti”: se il gregge non è obbediente al pastore, la verità va a puttane. È un libro, insomma, da regalare a chi sostiene che l’islam è violento e intollerante per sua stessa natura, mentre la mitezza e la tolleranza delle società liberaldemocratiche occidentali trovano radice nel messaggio di Cristo, quello di “chi non è con me, è contro di me” (Mt 12, 20), che sta a saldo fondamento del rispetto del prossimo. Anzi, del cosiddetto amore.
Un libro che non può mancare sui nostri scaffali, insomma, anche perché gli stralci riportati da Avvenire lasciano intuire che, oltre ad essere assai istruttivo, non manchi di un brioso umorismo. Esempio: a un certo punto, la Borghese fa presente che “ci sono luoghi in cui la Chiesa è quasi scomparsa, come in Belgio e in certe regioni della Francia”, e accenna al “crollo della cultura cristiana in Spagna”; e quel buontempone del Caffarra risponde: “Non riesco a capire cosa sia accaduto in quella nazione”. Delizioso.
[*] Ma chissà se le conviene.
| inviato da malvino il 25/8/2009 alle 18:40 | |
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