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il blog di Luigi Castaldi


Diario


6 settembre 2009

La vittima perfetta

Ricapitoliamo, tanto per fare un po’ di ordine. Per alcuni mesi, dall’agosto 2001 al gennaio 2002, una ragazza di Terni è fatta oggetto di molestie e ingiurie telefoniche. C’è da supporre che non sapesse chi fosse il molestatore perché sporge denuncia contro ignoti ma quando le indagini disposte dalla magistratura portano al direttore di Avvenire – è suo il cellulare dal quale sono partite le telefonate – la denuncia per ingiurie è ritirata. Non così quella per molestie, che procede d’ufficio, fino ad un decreto penale del gip di Terni, che condanna Dino Boffo, nel 2004, al massimo della pena pecuniaria prevista dall’art. 660 del codice penale (€ 516,00). Nessun patteggiamento, si tratta del massimo della pena.
Nel casellario giudiziale rimane documento del decreto penale: Dino Boffo “recava molestia per biasimevoli motivi”, è scritto. Non viene ritenuto credibile quando afferma che il telefono potrebbe essere stato usato da altra persona (nel frattempo deceduta) – le registrazioni di quelle telefonate fanno ritenere che la voce del molestatore fosse proprio la sua – ma ancora oggi sostiene questa tesi, pur negando di esibire copia degli atti giudiziali che la respingono. Non sappiamo cosa possa aver spinto a quelle molestie, né in quale contesto relazionale possano esserne maturate le precondizioni. Ma, in realtà, molti punti sono oscuri.

La ragazza aveva conosciuto Dino Boffo poco tempo prima dell’inizio di quelle telefonate, ma al telefono non aveva riconosciuto la sua voce, come dovrebbe spiegare la denuncia contro ignoti. O l’aveva riconosciuta, ma non voleva rischiare a sua volta una denuncia per calunnia, nel caso non si fossero raccolte prove certe a carico di chi accusava. Le è stato offerto del denaro perché ritirasse la denuncia per ingiurie, o può aver preso la decisione dietro altra forma di pressione? Di che genere è stato il ripensamento?
Anche i genitori della ragazza conoscono Dino Boffo. Sono attivissimi militanti dell’associazionismo cattolico ternano, e sono molto legati a monsignor Vincenzo Paglia, che ha invitato il direttore di Avvenire a tenere una conferenza nella cittadina umbra, poco prima che le molestie telefoniche avessero inizio. Se non è stato offerto del denaro per il ritiro della denuncia – e Dino Boffo lo nega – chi o cosa può aver convinto la ragazza a ridimensionare per quanto possibile il danno che, con una denuncia ed un’eventuale condanna, sarebbe venuto a una figura di primo piano nel mondo cattolico italiano? Non ha importanza, e peraltro è assai verosimile che si sia trattato di fattori che si sono articolati in modo complesso, ma efficace.

Il prestigio e il potere di Dino Boffo possono aver scoraggiato ogni legittima istanza della ragazza, in difesa di un interesse che ella abbia realizzato, infine, come superiore, anche senza alcuna pressione diretta da parte di monsignor Paglia o dei suoi genitori. Anche la ragazza è cattolicissima, come i suoi genitori, e questo spiegherebbe perché, a tutt’oggi, sulla vicenda tacciano la ragazza (che però non esclude di poter parlare in futuro), i suoi genitori (che si negano ad ogni intervista, sminuendo il peso della vicenda, ma senza produrre alcuna ragione), monsignor Paglia (che sappiamo esser stato a conoscenza di tutto, fin da subito) e il fidanzato dalla ragazza (del quale Dino Boffo si sarebbe invaghito, secondo le maliziose insinuazioni di chi ha portato in prima pagina il caso). Tacciono come se dalla verità possa venire solo un danno: a loro dal mondo cattolico o al mondo cattolico da loro.
Depositari di una verità che, se rivelata, potrebbe torna di danno al mondo cattolico, e dunque anche a se stessi, se intenzionati a continuare a farne parte. Tacciono come se dalla verità possa venire solo un ulteriore danno a Dino Boffo, cui il mondo cattolico conferma prestigio e potere, almeno formalmente, per averlo fra i suoi martiri piuttosto che fra i suoi tanti imbarazzanti campioni di ipocrisia.

Una pietà omertosa protegge Dino Boffo e allo stesso lo espone a ogni sospetto. Di certo c’è solo che per mesi una ragazza neanche ventenne è stata fatta oggetto del suo stalking: converrebbe attenersi a questo, lasciando da parte la presunta omosessualità dello stalker. Questo elemento è solo ipotizzabile e, certo, può farsi ipotesi appetibile a chi voglia dimostrare che la pietà omertosa copra anche questo, ma, tutto sommato, è un elemento secondario, che tornerebbe utile, se confermato, solo a fini meramente polemici, e in chiave ritorsiva. Questo non ci interessa, ma pare chiaro che la posizione del mondo cattolico, espressa ufficialmente dai pastori e subito fatta propria dal gregge solidale, sia nel negare che il decreto penale abbia giustamente condannato Dino Boffo per molestie, ma senza riuscire a produrre argomenti convincenti e risolutivi al riguardo, puntando tutto sul vittimismo.
L’intento è quello di mettere sullo stesso piano l’insinuazione che Dino Bosso sia omosessuale con la certezza che abbia subito una condanna per molestie, come se su questa dovessero essere poste le stesse riserve poste a quella, per il solo fatto di essere state sollevate insieme, a fini meramente polemici, e in chiave ritorsiva.

Dino Boffo non sarà omosessuale. Se lo fosse, fatti suoi, basta che non faccia proprie le contestazioni che gran parte degli omosessuali muovono alla morale cattolica, ampliamente propagandata attraverso le pagine del giornale da lui diretto, e mantenga un rapporto assai conflittuale con la sua eventuale omosessualità, negandola come scelta legittima, in ossequio ad un principio che non è in grado di rispettare. Fatti suoi anche questi, alla fin fine, perché la morale di cui è così autorevole propagandista implica il distinguo tra omosessualità e omosessuale, anzi, tra peccato e peccatore: il peccato è ragione di scandalo quando esibito come scelta legittima, ma si deve renderne conto solo a Dio quando vissuto nascostamente, e si può ben sperare che Dio sia misericordioso con l’omosessuale che sappia coltivare un buon senso di colpa, cioè che pecchi sapendo di peccare, per subito pentirsi e subito peccare ancora.
La morale cattolica consente una passabile sopravvivenza all’omosessuale che riconosca nella sua omosessualità un grave disturbo da celare nel privato, una malattia che deve sforzarsi di curare, un istinto a commettere atti gravissimi da evitare per quanto possibile. Insomma, è l’essere cattolico che darebbe a Dino Boffo il buon diritto di essere un omosessuale ipocrita, cioè libero di peccare ogni volta, se sinceramente pentito subito dopo.
Nemmeno può chiamarsi ipocrisia, per certi versi, perché è tutto il cattolicesimo a reggersi sull’ipocrisia: il singolo ipocrita si muove in esso come in un contesto che lo legittima, a patto di rimettere la sua coscienza ad una superiore autorità morale.

In prima battuta, il presidente della Cei non esita: “L’attacco che è stato fatto al dottor Boffo è un fatto disgustoso e molto grave. Rinnovo al direttore di Avvenire tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle Comunità cristiane”. Disgustose potranno essere, eventualmente, le insinuazioni che il Giornale raccoglie e rielabora dalla “informativa” allegata al certificato del decreto penale di cui è venuto in possesso, ma cosa c’è di disgustoso nella pubblicazione di un atto che reca l’intestazione della Procura della Repubblica? Potrà disgustare il reato di cui all’art. 660 c.p., ma cosa c’è di disgustoso nel chiederne conto al diretto interessato, ancor più se per dargli modo di provare che quanto contenuto in quella “informativa” è falso? Non è chiaro.
Se quella “informativa” mostra – come mostra fin dalla primissima lettura – d’essere un traballante castello di malevoli insinuazioni e evidenti sciocchezze, la condanna subita da Dino Boffo è necessariamente falsa o almeno ingiusta? Secondo quale logica? La gravità dell’attacco che è stato fatto al dottor Boffo potrà consistere nel fatto che su una condanna che egli ha effettivamente subìto si sia costruita l’ipotesi della sua omosessualità, ma questo toglie in qualche misura gravità alle sue molestie?

Il cardinal Bagnasco, in prima battuta, fa quanto ha già fatto mesi prima, insieme ai vescovi che hanno ricevuto la lettera anonima che ora è arrivata a Vittorio Feltri: la cestina ritenendola inattendibile in toto. Se veramente Dino Boffo ha subìto una condanna per aver molestato quella ragazza, le molestie non erano motivate da quanto suggerisce quella “informativa”, e può darsi addirittura che lo stesso certificato sia un falso o che la condanna sia stata ingiustamente inflitta. Se è stato condannato giustamente, si tratta di fatti suoi: la sua figura pubblica non è toccata, non può e non deve esserlo. Molestare una ragazza non sarà più cristiano che scopare col suo fidanzato, ma è comunque una questione che attiene all’economia di confessione, pentimento e assoluzione: di scandaloso c’è solo il diffonderne notizia, mancando rispetto al peccatore e, soprattutto, a ciò che rappresenta nel mondo cattolico.
Ecco perché, in seconda battuta, la Santa Sede chiede “chiarimenti” alla Cei e, appena li ottiene, diventa necessario che il peccatore smetta di rappresentare ciò che fin lì ha rappresentato nel mondo cattolico: la stima e la fiducia gli possono essere rinnovati solo se fa un passo indietro. E Dino Boffo lo fa, si dimette. Come se da molestatore fosse diventato oggetto di una molestia che con le sue dimissioni si vuole non ricada su chi gli assicura stima e fiducia. Voilà, Dino Boffo si fa vittima perfetta.

[...]




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35. Troppo vento a Colonia
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34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
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32. Questo non è altro che quello
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31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
qualcosa
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