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il blog di Luigi Castaldi


Diario


23 settembre 2009

Eroica iniziativa


Venti deputati del Pdl firmano una lettera a Silvio Berlusconi. “Ci rivolgiamo a Lei come leader politico – è la chiusa – per affidarle una richiesta di cui comprenderà l’urgenza politica e il significato istituzionale”: cercano dissuaderlo dal blindare alla Camera il testo del ddl Calabrò così come approvato al Senato.
Benedetto Della Vedova, Antonio Martino, Peppino Calderisi… Nello scorrere le firme, l’ingenuo pensa che i sedicenti liberali del Pdl (per intenderci: quelli che si dicono prima liberali e poi berlusconiani) abbiano trovato finalmente il coraggio di aprire bocca. Meglio tardi che mai, pensa l’ingenuo. E poi c’è Adolfo Urso. L’ingenuo pensa che nel Pdl stia davvero prendendo vita un embrione di destra liberale (per intenderci: non solo mercatista). Bene, pensa l’ingenuo, il Pdl non è soltanto un verminaio di ex-piduisti, ex-craxiani e ciellini: ci sono pure i liberali, poffarbacco, quelli che “su se stesso l’individuo è sovrano”. E spiace dare una delusione all’ingenuo, ma non è così.

I venti cercano di dissuadere Silvio Berlusconi a non tradurre in legge il testo già approvato al Senato, non già in nome della “piena autodeterminazione del paziente”, che ritengono principio estremista, ma per evitare una lacerazione tra i partiti e dentro i partiti”.
È un parlare criptico, o almeno ambiguo, sennò vaghissimo, e probabilmente sta a dire che il paese si spaccherebbe come si è spaccato le volte che si è dovuto votare su divorzio, aborto e fecondazione assistita. Siamo di fronte a liberali, insomma, che sentono “l’urgenza politica” di segnalare il pericolo che sta nella difesa ad oltranza del diritto di “piena autodeterminazione del paziente” (cioè dell’individuo prima e poi del cittadino): pericolosa almeno quanto il tradurre in legge il Catechismo, che sarebbe la posizione estrema in opposto. Non un po’ di più, non un po’ di meno, queste due posizioni sono parimenti deleterie, perché possono spaccare il paese. Parimenti.

Come ne verrebbe spaccato? Di qua chi pensa che “su se stesso l’individuo è sovrano”, di là chi pensa che decidere di se stesso non gli spetti. Una spaccatura poco bella da vedere. Sarà che non sono un liberale che ciuccia mentine all’aroma di lavanda, ma a me questa non sembra affatto una spaccatura: mi sembra chiarezza di posizioni.
Non fosse che Silvio Berlusconi deve rendere conto alla Santa Sede del suo pieno controllo sul Pdl, si potrebbe dare a ciascuno libertà di voto: questi venti perderebbero la loro battaglia, probabilmente, e verrebbero un po’ emarginati nel partito. Ma non si può, il padrone del partito s’è impegnato, e allora perché arrivare a questo?
È preferibile e ancora possibile cambiare strada, non fare una legge che costringa i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide, ma che consenta agli uni e agli altri di accordarsi su ciò che maggiormente li accomuna e umanamente li affratella” – che cosa? I soldi? La figa? Il calcio?

Ma insomma, in gola a chi non vuole, proprio non vuole, si può ficcare o no un sondino nasogastrico? Ecco, chi fa questa domanda è doppiamente ingenuo, perché per Benedetto Della Vedova & c. la domanda è troppo aggressiva: meglio eluderla in un bel soffice vuoto legislativo, dove ciascuno possa continuare a fare i cazzi suoi, secondo quanto gli dà la tasca, sempre a non trovare un parente carogna che si ostina a farti dispetto, in questo o in quel senso.
Sennò, visto che ormai siamo arrivati in Parlamento a discutere di queste faccende bollenti, si vari un testo anodino, che dica e non dica, non vieti ma non consenta, non consenta ma nemmeno vieti.
A proposito: e il sondino?



Il testo integrale della lettera

Caro Presidente, la discussione del disegno di legge sul “fine vita” licenziato dal Senato pone la Camera e ciascun deputato di fronte a un’alternativa, che è insieme civile, politica e istituzionale. Da una parte c’è la possibilità di proseguire una discussione che contrapponga, in modo frontale, sempre meno dialogico e sempre più ideologico, due impostazioni speculari: quella di chi vorrebbe riconoscere e disciplinare compiutamente le dichiarazioni anticipate di trattamento, nel senso della piena autodeterminazione del paziente; e quella, che ha prevalso al Senato, di chi ritiene che la materia del “fine vita” vada disciplinata, altrettanto prescrittivamente, in modo uguale e contrario, impedendo che le direttive anticipate dei pazienti possano predeterminare le scelte di cura. Se si proseguisse su questa via, per come stanno oggi le cose, una delle due impostazioni finirebbe con il prevalere con una maggioranza comunque ristretta; e solo a costo di una lacerazione tra i partiti e dentro i partiti. Ma una legge che scaturisse da questo scontro non troverebbe un punto di equilibrio che assicuri a tutto il Paese di riconoscersi in essa. E’ preferibile e ancora possibile cambiare strada, non fare una legge che costringa i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide, ma che consenta agli uni e agli altri di accordarsi su ciò che maggiormente li accomuna e umanamente li affratella: la persuasione che il rapporto con la malattia, con le cure e con la morte (la propria e quella dei propri cari) appartenga a uno spazio personale di cui la legge può prudentemente fissare i confini “esterni”, ma non i contenuti “interni”, che sono interamente affidati alle relazioni morali e professionali che legano il malato al suo medico e ai suoi congiunti. Questo richiamo al “privato” non allude all’istituzione di una sorta di zona franca, un’area eslege in cui medici, familiari e pazienti possano muoversi spregiudicatamente, anche contra-legem. Va inteso nel senso esattamente contrario, come riconoscimento dei limiti del legislatore e della sua incapacità di ordinare la complessità delle relazioni terapeutiche e di stabilire una disciplina più “giusta” di quella già oggi definita, con grande chiarezza e prudenza, anche sulla materia del “fine vita”, dal Codice di deontologia medica. L’iper-regolamentazione giuridica del “fine vita” non contrasta solo con il senso di giustizia, ma con il senso di realtà. L’infinita e drammatica casistica materiale e morale che emerge nelle relazioni di cura non può essere infilata a forza in una legge fatta di norme astratte e generali. L’equilibrio e il senso della misura spingono al contrario verso una soft law, che ribadisca con chiarezza il no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, e che per il resto istituisca una sorta di riserva deontologica sulla materia del “fine vita”, demandando al rapporto tra i pazienti, i loro familiari e fiduciari e i medici – nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale – la decisione in ordine a ogni scelta di cura. Se emergesse questa disponibilità, sarebbe possibile giungere in breve tempo a un testo più semplice, comprensibile e difendibile sul piano giuridico costituzionale rispetto a quello approvato dal Senato. Ci rivolgiamo a Lei come leader politico, per affidarle una richiesta di cui comprenderà l’urgenza politica e il significato istituzionale. Con rinnovata stima,

Benedetto Della Vedova, Adolfo Urso, Antonio Martino, Fiamma Nirenstein, Mario Baccini, Flavia Perina, Peppino Calderisi, Giulia Bongiorno, Mario Pepe, Enzo Raisi, Antonio Buonfiglio, Santo Versace, Silvano Moffa, Roberto Antonione, Fabio Gava, Alessandra Mussolini, Deborah Bergamini, Marcello De Angelis, Giuseppe Moles, Giorgio Stracquadanio




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71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
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46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

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40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
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37. L’aggettivo “clerico-fascista”
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36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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