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Diario
8 ottobre 2009
Ettogrammi di pettegolezzi
“Quando il sabato da Ferrara andavamo in campagna a Castel San Pietro, nella villona ottocentesca dei nonni dove da piccolo-borghesi di città ci trasformavamo in signorotti di campagna, prendevamo due macchine. Il babbo davanti sulla Millecinque prima e la centoventiquattro poi, noi dietro con la mamma, sulla cinquecento prima e l’A112 poi. Prima della Millecinque c’era stata una Millecento e prima ancora una Topolino, ma io allora non ero nata, e i miei abitavano ancora a Bologna. Io da piccola ero buona, ma lagnosa: Donatella mi chiamava Gu-Gu, dal suono che facevo piangendo, e Melania, nel senso di Melania la lagna. Nei tragitti del sabato da Ferrara a Castello a metà strada minacciavo sempre di vomitare, allora per cercare di distrarmi lei mi faceva cantare e giocare, proprio come faccio io con mia figlia Emilia. A volte vomitavo lo stesso, altre dicevo che stavo per vomitare anche se non era vero, giusto per avere l’attenzione di mia sorella, che a quei tempi mi trattava sbrigativamente”
Daria Bignardi, Non vi lascerò orfani, Mondadori 2009
“Secondo l’opinione corrente, meriterebbe il titolo di romanzo qualsiasi narrazione in prosa che sia comunque legata, nelle sue parti, da un intreccio unitario, e che, nella sua mole cartacea, raggiunga un peso non inferiore a un certo numero di ettogrammi. Di conseguenza, succede che chiunque abbia riempito trecento pagine di pettegolezzi si presume autore di un romanzo”
Elsa Morante, Nuovi Argomenti, n. 38-39 (maggio 1959)
Daria Bignardi vince il Premio «Elsa Morante» per la narrativa.
| inviato da malvino il 8/10/2009 alle 16:46 | |
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