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Diario
12 novembre 2009
Funes (José)
Al momento ci è negata la possibilità di accertare la reale esistenza di una vita intelligente extraterrestre, ma le conoscenze in nostro possesso la fanno ritenere assai probabile. Non si può escludere, infatti, che su pianeti più o meno simili alla Terra si siano realizzate condizioni adatte allo sviluppo di esseri più o meno simili agli umani, ma il fatto è che quello più vicino a noi ci è lontanissimo, al momento irraggiungibile, e dobbiamo rimanere nel campo delle ipotesi. Nel campo delle ipotesi, una vita intelligente è creazione di Dio, che peraltro è il creatore di ogni cosa. Così ipotizzando, un uomo è fatto a sua immagine e somiglianza, e le diversità tra uomo e uomo, in questa ipotesi, non pongono alcun problema. L’ipotesi ci conduce a un assunto: una vita intelligente non può essere che creata di Dio, da lui prediletta nell’iscrizione all’ordine della vita eterna. Il disegno della salvezza non può escludere l’extraterrestre, cui Dio non può offrire altro che vita, libero arbitrio e misericordia. Qui, abbiamo due sole possibilità: che l’extraterrestre preso in considerazione non si sia macchiato del peccato originale o che l’abbia fatto. Non c’è da ritenere molto alta la probabilità che l’extraterrestre se ne sia macchiato? La carne – diceva quello – è debole, sicché è legittimo ritenere che su milioni di pianeti più o meno simili alla Terra, alcuni dei quali popolati da esseri più o meno simili agli umani, possa essere stato commesso almeno un altro peccato originale. L’ipotesi che avevamo imboccato ci porta ineluttabilmente a credere, così, che il figlio di Dio – si badi bene, sarebbe unigenito – debba essersi incarnato, morto e resuscitato almeno due volte: qui sulla Terra e su ogni pianeta dove il peccato originale abbia costretto Dio al misericordioso invio di suo figlio, il salvatore. Ma dove ci ha portato questa ipotesi? All’eresia, senza scampo. Se infatti Cristo si incarnato, è morto ed è resuscitato più di una volta, dev’essere disceso agli inferi altrettante volte, e questa è eresia, perché “la discesa agli inferi è il pieno compimento dell’annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell’opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi” (Catechismo, 634). “Fase condensata nel tempo”, e dunque unica, non reiterabile. Paradossalmente, Cristo si può incarnare, morire e resuscitare quante volte vuole (quante volte vuole il Padre suo), ma può discendere agli inferi una volta sola, perché il compimento della salvezza è uno, e in esso stanno le creature predilette da Dio “di tutti i tempi e di tutti i luoghi”. Cristo si incarnato, è morto ed è resuscitato solo per gli umani, dunque, se solo dopo la sua morte qui sulla Terra è potuto scendere agli inferi. Se esistono gli extraterrestri, non possono essere “miei fratelli”, come afferma padre José Funes, direttore della Specola Vaticana, o bisogna riscrivere tutta la teologia, mettendo mano innanzitutto a due o tre dogmi e a quattro o cinque capi del Credo. D’intanto, visto che la cosa non si annuncia prossima, si potrebbe far tacere padre Funes, il quale, forse, sarà un grande astronomo, e fa senza dubbio tanta tenerezza quando parla dell’eventualità di vita intelligente su altri pianeti, ma che evidentemente non ha inquadrato bene il problema. “Nonostante l’astrobiologia sia un campo nuovo e un argomento in via di sviluppo, le domande sulle origini della vita e sulla presenza di vita fuori dalla Terra, nell’universo, sono legittime e meritano seria considerazione”, benissimo, ma in quanto chierico gli converrebbe consultarsi con la Congregazione per la Dottrina della Fede.
| inviato da malvino il 12/11/2009 alle 13:30 | |
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