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Diario
3 dicembre 2009
Grazie al cazzo, garçon
Due spruzzi d’acqua di colonia – riprendo la metafora che ho usato nel post qui sotto – possono ingannare il naso per qualche ora, un giorno al massimo. Tuttavia, quando uno puzza, puzza. L’Aifa ribadisce che la Ru486 è un farmaco sicuro? Voilà, Il Foglio ha una notizia da manipolare per dimostrare che l’Aifa ha torto:
“Due giorni fa, nel popolare quartiere romano di San Basilio, una donna romena di quarant’anni è morta per aver tentato di abortire in casa con le prostaglandine, farmaci in vendita come comunissimi antiulcera ma capaci di provocare violente contrazioni uterine che inducono l’aborto. […] Le prostaglandine che hanno ucciso quella donna sono proprio le stesse, identiche prostaglandine che bisogna assumere nella seconda fase della procedura con la Ru486, a tre giorni di distanza dalla somministrazione della prima pillola. […] Abortire con la Ru486 significa abortire a domicilio con le prostaglandine, così come ha fatto quella sfortunata donna romena, e l’aborto farmacologico che si reclama a gran voce perché sarebbe «meno invasivo» è l’aborto con le prostaglandine” (Il Foglio, 3.12.2009).
Come è stato correttamente riportato da Il Messaggero e da la Repubblica, la donna ha ingerito “una dose eccessiva del farmaco”, “una quantità eccessiva di pasticche”, ma cosa importa? Si può morire anche per il sovradosaggio di un comune lassativo, ma è importante suggestionare, mica informare: pretendere a tutti i costi di cagare, sappiatelo, uccide. Si può morire anche per il sovradosaggio di uno dei farmaci che il sor Giuliano del Testaccio piglia di routine per tenere a bada diabete, ipertensione, fibrillazione atriale e ricorrenti uretroprostatiti, però ai suoi garzoni di bottega la notizia pare buona per poter titolare: “In Italia l’aborto chimico già uccide”. E grazie al cazzo, garçon, pure quello col decotto di prezzemolo è aborto chimico e pure quello, quando si esagera col prezzemolo, uccide: la madre, prima dell’embrione. Aborto, sì, ma per avvelenamento della madre, e per dosaggio errato.
Dosaggio errato: è la notizia di una morte per dosaggio errato di un farmaco, e diventa la notizia che un altro farmaco ha ucciso com’è nelle sue indicazioni, sicché si può arrivare a scrivere che la donna “ha abortito con la «fase due» della Ru486”, ma con la coscienza a posto? Bisogna proprio puzzare forte.
| inviato da malvino il 3/12/2009 alle 5:33 | |
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