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Diario
8 dicembre 2009
Fozza, Itaia.

I.
“Piano piano stanno tappezzando in questi giorni i muri di tutta Milano. Sono i visi di dieci paffuti bambinoni dall’aria innocente e pacioccona. Ce n’è uno che ha lo sguardo un po’ confuso di chi s’è appena ripreso dalla nanna, mentre un altro, rovesciatosi la scodella di spaghetti sulla testa, sembra voler chiedere perdono per l’infantile marachella. Il loro messaggio? Sintetico: ‘Fozza, Itaia’. L’uso della lingua, come si vede, non è ancora perfezionato a puntino. Le idee, comunque, sono abbastanza chiare, anche se presumibilmente si tratta di soggetti più a contatto con le problematiche del ciuccio e della pappa che con quelle dell’attuale marasma sociopolitico. Sul significato recondito dello slogan s’interrogano invece dubbiosi i passanti. Una curiosa campagna per lanciare l’ultimo prodotto di Chicco o di Prenatal? Oppure l’ultima provocazione di Benetton? Così, suscitando qualche comprensibile incertezza di carattere interpretativo, è partita la nuova campagna pubblicitaria della Fispe, la Federazione italiana sviluppo pubblicità esterna”
Corriere della Sera, 31.3.1993
“«Erano prove tecniche per la formazione di un partito: nessuno aveva capito che cosa propagandassero, un anno fa, quei 10 paffuti ragazzini che da migliaia di cartelloni gridavano ‘Fozza, Itaia’. Ora, siccome sono convinto da altri indizi che Berlusconi aveva in mente da tempo il suo ingresso in politica, tutto mi è più chiaro». Bastò una ‘erre’, dunque, al posto della prima ‘zeta’, più una ‘elle’ e, oplà, l’Italia, anzi ‘Forza Italia’, fu fatta. Berlusconi è andato al potere grazie a uno slogan storpiato dai bambini? Ecco un anno dopo rivelato l’arcano segreto che ha dato la vittoria al Cavaliere. La scoperta, con il beneficio del dubbio, è di Franco Bassanini, 53 anni, milanese (e milanista), deputato pds. «È uno dei segni – prosegue l’onorevole – che dietro questa apparentemente improvvisa e inopinata costruzione di una forza politica c’è una lunga preparazione. Già allora molti si chiesero a che servisse quella costosissima pubblicità, tutti si aspettavano che venisse svelato il prodotto. Mi interesserebbe conoscere l’origine dello slogan...»”
Corriere della Sera, 19.4.1994
“In principio fu solo ‘Fozza Itaia’, cioè lo slogan affidato a mega cartelloni pubblicitari (mesi prima che Berlusconi scendesse in campo) con bimbi sani e belli che dovevano lanciare l’idea. L’agenzia pubblicitaria autrice dell’iniziativa minimizzò: solo un messaggio di ottimismo. In realtà era un test pre elettorale. Poi arrivò l’ondata degli spot «dichiarati» della campagna per le politiche del ‘94”
Corriere della Sera, 4.3.1996
Nel ’93 – racconta Gaspare Spatuzza, venerdì 4 dicembre – ebbe ordine da Giuseppe Graviano di provvedere all’installazione di alcuni cartelloni pubblicitari in località Brancaccio, e che nel ’94 lo stesso Graviano gli ordina di rimuoverli, anzi, di rimuoverne addirittura i basamenti in cemento, come a cancellare ogni traccia della loro pregressa installazione, e cioè di chi li avesse installati, e per conto di chi, e a pubblicizzare cosa. Nel corso dell’udienza nessuno ha chiesto a Spatuzza cosa pubblicizzassero quei cartelloni, ma egli insiste nel collegare l’ordine datogli da Graviano con un favore da fare a Marcello Dell’Utri, apparentemente senza una ragione. Se su quei cartelloni c’erano dei paffuti bambini che gridavano ‘Fozza, Itaia’, sarebbe data questa ragione? Sarebbe data la ragione del farne sparire ogni traccia nel ’94, quando avrebbero potuto collegare Forza Italia in Sicilia (e cioè Dell’Utri) alla cosca dei Graviano? Ma è possibile che a nessuno interessi – intendo dire: né al procuratore generale, Antonino Gatto, né al presidente della Corte d’Appello, Claudio Dell’Acqua – cosa cazzo pubblicizzassero quei cartelloni per i quali si muove in prima persona un capomandamento? Zero, la questione cade, e si passa ad altro.
II.
Silvio Berlusconi ha sempre negato la paternità di quella campagna pubblicitaria del ’93, e l’agenzia pubblicitaria Testa chiarì da subito la cosa in questo modo:
“«Venne da noi Francesco Villa, presidente della Fispe (Federazione italiana sviluppo pubblicità esterna) che intendeva sensibilizzare l’opinione pubblica sulle misure previste dal nuovo Codice della strada che, se approvate, avrebbero eliminato gli spazi destinati a cartelloni e manifesti». Con danni enormi al mercato dell’affissione che vale 640 miliardi e dà lavoro a 25 mila persone. La [agenzia pubblicitaria] Testa, dunque, preparò (gratis) la campagna, che poi si dispiegò con 11.300 poster murali, 11.000 cartelloni su tram e autobus, 3.000 pannelli nelle stazioni di servizio”
Corriere della Sera, 19.4.1994
Gratis? Ma quanto costa una campagna pubblicitaria del genere? E poster, cartelloni e pannelli avevano scritto qualcosa del tipo Pubblitalia ’80 nell’angolo in basso a destra, o ricordiamo male? E chi era il presidente di Pubblitalia ’80 a tutto il 1993?
| inviato da malvino il 8/12/2009 alle 13:10 | |
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