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Diario
11 dicembre 2009
Segnalazione
Un commento dettagliato di tutte le sciocchezze che Mario Adinolfi riesce a infilare in un solo post esigerebbe un lavoro estenuante, e non solo per il loro numero, davvero impressionante, ma per la loro natura: si tratta di sciocchezze confezionate mettendo insieme il banale e il rovesciamento del banale nel bislacco, il che-si-dice-in-giro e il sentito dire nelle sedi appena un po’ qualificate (peraltro avendolo orecchiato male). E non è solo questo. Le sciocchezze sono esposte – come è nello stile di Mario Adinolfi – alternando registro, da quello giornalistico (“Chi è Dio oggi?”) a quello del cazzaro un po’ coatto (“La rozzezza dell’islam, la banalità del buddismo e delle religioni orientali, il lassismo delle altre visioni crisitiane più o meno «protestanti»…”). A voler scendere nel dettaglio, insomma, non si finirebbe più. A scampoli di frettolose letture della stampa neoclericofascista, ritradotte nel gergo che è più caro al pubblico televisivo (quello dei opinionisti a gettone), si alternano – meglio, si frammischiano – cedimenti al più volgare sentimentalismo pop, dove il riferimento culturale è quello della gioventù democristiana degli anni ’80 e ’90. Faccio per dire: Fioravanti e Mambro avevano letto qualche libro in più. Arrivo a dire: è più stragista Adinolfi che quei due, fa strage di buon gusto e di buon senso, di logica e di sintassi, parla di Dio come se parla de pallone, però al dopopartita d’un certo livello. Insomma: mi fa il Mughini teologico. Da ergastolo, senza benefici.
Con quell’articolo su la Repubblica, Vito Mancuso “spreca l’occasione, secondo me. Potendo scrivere sulla prima pagina di un quotidiano ad alta tiratura, avrei scritto altro. Avrei ad esempio scritto chi è Dio secondo me”. Si pensi: al posto di Mancuso, Adinolfi avrebbe scritto altro. E come dubitarne? E però Adinolfi ci tiene a precisarlo: il suo Dio è più figo. “Dio è come noi. Dio è noi. Dio è io. È, al limite, un dealer che mescola le carte della nostra partita a poker. Quando il mazzo è mescolato tutto sembrerebbe essere già deciso e in astratto effettivamente è così. Il dealer assegna le carte, vero. Ma poi avviene il miracolo, quello sì che dà pienamente forma all’Essere: interviene la nostra libertà, la libertà di ciascuno, di giocare la mano con intelligenza e produrre effetti diversi da quelli che sembravano essere inevitabilmente decisi dalla mescolata del mazzo. La Libertà decide. La Libertà è Dio. Dio è Libertà. Preserviamola e Lo preserveremo e ci preserveremo. Anche in questo tempo infame che sembra privo di logica, privo di Dio. Perché con lui o senza lui, con noi o senza noi, con me o senza me, cambia tutto”. E dunque io sto lì, con le carte in mano, quelle che mi ha dato il dealer, non importa quali, e però me le gioco liberamente, in piena libertà, e la mia libertà è quella del dealer, anzi, è proprio lui… Prima ancora di chiedere quale assurda concezione della libertà sia, vien da chiedere: ma che cazzo di poker è?
Meditazione in un angolo
Se penso al fatto che Adinolfi e Capezzone facevano coppia nella velleitaria bi-antonomasia di classe politica del futuro, mi slogo la mandibola.
| inviato da malvino il 11/12/2009 alle 6:34 | |
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