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il blog di Luigi Castaldi


Diario


12 febbraio 2010

Solo quando serve, che è come dire niente


Su queste pagine cerco di evitare temi clinici. Sono medico da circa trent’anni e il timore è quello di scivolare nell’aneddotica o nel tecnicismo. Il fatto è che l’aneddotica implicherebbe molte note a pie’ di pagina e, mi conosco, la scrittura mi si irrigidirebbe in un odioso didatticismo. Poi devo dire che ho molte riserve sull’aneddotica clinica come argomento, perché il più delle volte induce – quando c’è l’intenzione, ma anche senza – al sensazionalismo e ad sentimentalismo. La divulgazione non potrà mai evitare di volgarizzare e, potendo scegliere, mi piace sottrarmi dal rischio.
Al tecnicismo, invece, ho già dato: una settantina di lavori scientifici (quasi tutti sulla diagnostica ostetrico-ginecologica), la collaborazione a tre volumi (ginecologia, radiologia e medicina legale), giacché un tempo amavo molto lo studio e la ricerca, adoravo tenere relazioni a congressi e convegni, e sono arrivato anche a tenere un corso a colleghi pure parecchio più anziani di me (diagnostica ecografica del ciclo utero-ovarico), e la statistica mi accompagnava ad ogni rigo, ad ogni passo. Poi la pratica ha preso il sopravvento, e oggi non faccio altro che tenermi aggiornato e studiare la casistica privata.

Cerco di evitare temi clinici, dicevo, ma stavolta devo fare un’eccezione, peraltro riprendendo un tema che mi ha fatto fare analoga eccezione nel 2002 e nel 2006 (o forse era il 2007): il taglio cesareo o, più in dettaglio, l’alta percentuale di tagli cesarei in Italia rispetto agli altri paesi della Comunità europea.
Come mai è sempre il taglio cesareo a farmi fare eccezione? Avrò qualche interesse personale, visto che ho una specializzazione in ostetricia e ginecologia? No, perché mi dedico da anni solo alla diagnostica: dico al collega quando il taglio cesareo è a mio parere necessario, e non ho fama di dirlo spesso. Dalla mia casistica privata deduco che sono “responsabile” di circa 23 tagli cesarei su 100 nati, la stessa percentuale media di Spagna e Regno Unito, fra i paesi europei che hanno la media più bassa. Forse perché non mi entra in tasca un solo euro in più, se una donna viene cesarizzata. Forse perché svolgo solo attività privata e slegata da ogni genere di conventicola. In tutti questi anni posso esser venuto sulle balle a qualche collega che volesse cesarizzare su un’indicazione da me smentita? Può darsi, difatti anche fuori dalla blogosfera non ho reputazione di persona troppo accomodante. Ma basta, sennò divago troppo. Volevo solo dire – mi si voglia credere o no, me ne sbatto – che quanto avrò da dire sull’argomento nasce da pensiero libero.

È un mettere le mani avanti un po’ patetico, ammetto. Ma quando nel 2002 affrontai il tema dovetti difendermi proprio su questo punto, e forse ne avrò riportato un trauma.
Andò così. Sul forum di radicali.it un radicale storico (non ne faccio il nome per il rispetto che porto alla storia del Partito Radicale) denunciava l’alta percentuale di tagli cesarei in Italia, proponendo una campagna di sensibilizzazione pubblica sulla falsariga di quella – tenetevi forte – sulle mutilazioni genitali femminili. Il taglio cesareo come mutilazione genitale femminile. Spiegai al signor Coso l’assurdità dell’analogia, ma quello mi rispose che difendevo interessi di categoria: ero ginecologo, ero campano, ergo facevo parte della nota lobby di mutilatori.
La seconda volta che ci sono tornato sopra è stato quando analoga denuncia si è levata dalle pagine di un giornalino che, prima di finire in mano a Comunione e liberazione, era sfizioso e divertente. Qui la questione assumeva un altro aspetto, inquadrabile in quello più ampio della difesa della vita dalle minacce della tecnica. Su tutta la tecnica che serve al direttore di quel giornalino per combattere diabete, ipertensione, cardioaritmia e ricorrenti prostatiti, si taccia per umana caritas, mandando a fare in culo la cruda veritas.

Ed eccomi ancora sul taglio cesareo, stavolta per commentare le linee guida diffuse dal Ministero della Salute (34 pagine per gli operatori sanitari, una veloce scheda per il cittadino, entrambe qui). E dico subito: linee guida così concepite non affatto sono vincolanti, per nessuno, nemmeno per il più fetente dei mutilatori.
E non poteva essere diversamente. A nessuno, che un poco sappia di ostetricia, sfugge che l’indicazione al taglio cesareo è quanto di più opinabile. Dicevo che un esame ecografico può non rilevare elemento che ponga da solo l’indicazione, ma che può essere posto da altri esami, prima di tutto quello clinico, a cura di chi deve decidere, informare e agire. Siamo nell’ambito di un protocollo che non è mai statico e che a volte si dinamizza nell’arco di minuti: non ci saranno mai linee guida capaci di levare responsabilità ad un ostetrico, e a responsabilità deve giocoforza corrispondere libertà di decisione. Ben vengano, dunque, queste linee guida nella versione destinata ai medici. Non dicono nulla che già non si sappia, e anche un ostetrico che abbia una percentuale personale di 99 tagli cesarei su 100 nati potrebbe sottoscriverle con entusiasmo.
Ma è sulla brochure dedicata al comune cittadino che non ci siamo proprio: qui vengono diffuse suggestioni errate, le stesse del signor Coso che considera il taglio cesareo una violenza esercitata sul corpo delle donne per lucrosa sopraffazione, le stesse del giornalino clericofascista che inneggia alla naturalità di concepimento, nascita, vita e morte.

Anche qui cercherò di tenere da parte l’aneddotica e il tecnicismo, limitandomi a contestare l’assunto che l’alta percentuale di tagli cesarei in Campania, dato record in tutta Europa (intorno al 60%), sia la punta significativa di un fenomeno riconducibile da un intervento terapeutico effettuato routinariamente senza indicazione, per pratica abituale, condizionata da un mix di moventi extraclinici, futili o, peggio, disonesti.
Cominciamo col dire che la Campania è una delle regioni a più alta natalità (superata solo dalla provincia di Bolzano). Più nati, più tagli cesarei, ma non solo in assoluto, anche in percentuale, perché un’indicazione al taglio cesareo che davvero è difficile mettere in discussione è l’averne già subito uno. Si può far partorire spontaneamente una donna che abbia già subito un taglio cesareo, certo, basta esser certi che la pregressa cicatrice reggerà alle contrazioni uterine. Se non regge, si avrà una rottura d’utero: evento raro, per fortuna, ma prevedibile non meglio di un terremoto. Quando si ha una rottura d’utero, raramente si riesce e a salvare il feto, e abbastanza di frequente muore pure la madre, per emorragia interna.

Ora, se su 100 nati ho 20 tagli cesarei, su 200 ne avrò 40? No, perché tra i 100 nati in più ci saranno figli di donne precedentemente cesarizzate, che dovranno giocoforza (o su per giù) nascere con un taglio cesareo.
Se nascono 100 bambini, avremo dunque nTC. Se ne nascono 200, non avremo 2nTC, ma 2nTC + n', dove n' è la quota di ex cesarizzate. E se ne nascono 300, avremo 3nTC + n", dove n" è maggiore di n', e così via. Proporzione non rettilinea, il dato si fa presto iperbolico. L’attenzione, insomma, deve spostarsi dal 60% di tagli cesarei su grandi numeri a quei 20 interventi che vengono effettuati per la prima volta su 100 donne che non abbiano mai avuto una gravidanza. E qui, dunque, potrebbe soccorrerci ciò che il Ministero della Salute manda a dire alla cosiddetta gente; è altresì evidente che la Campania va un pochetto fuori dalla discussione, che diventa tout court una discussione sul consenso informato, sulla libertà di scelta del(la) paziente, sulla scienza e coscienza del medico (che non possono essere messe in discussione fino a prova documentata, caso per caso).

Il parto è un evento naturale, ma vi è sempre più la tendenza a trasformarlo in un intervento chirurgico. Vero, ma è altrettanto vero che la morbilità e la mortalità di madre e feto si è abbassata anche grazie all’estensione della pratica chirurgica: “morire di parto”, oggi, è di gran lunga più raro che in passato, e in parte è merito anche di ciò che si è levato di pericoloso all’evento naturale. Evento naturale, in generale, non è sinonimo di cosa che asseconda il desiderio degli umani, anzi, qualche volta lo delude in modo drammatico.
“In
molti casi, oggi, specie in Italia, le donne partoriscono con il taglio cesareo senza un reale motivo di salute
. È affermazione assai difficilmente dimostrabile, per il semplice fatto che non è possibile una controprova senza mettere a rischio ciò che il medico dichiara a rischio: si crei un’autorità che gli sottragga libertà e responsabilità, e così potremo verificare. Sennò dovremo, caso per caso, mettere in discussione l’operato dell’ostetrico, ma anche ciò che significa “salute”. Una donna che abbia terrore panico alla sola idea di partorire costituisce indicazione al taglio cesareo, o no? Se del mio corpo possa fare ciò che mi pare, salvo non ledere altri, perché non posso partorire come voglio? E, in pratica, un feto “soffre” di più se nasce per parto vaginale o per taglio cesareo? Non diamo risposta a tali domande, sennò le linee guida del Ministero della Salute sul taglio cesareo diventano ridicole.

L’obiettivo di questa scheda, e della linea guida da cui è ricavata, è di sostenere tutte le donne nella scelta del tipo di parto più indicato nel loro caso”, vediamo come. “Non ci sono prove che il taglio cesareo, in assenza di situazioni cliniche che ne giustifichino l’esecuzione, sia più sicuro per la salute della mamma e del neonato rispetto al parto vaginale”. Vero, ma nulla prova che per la salute della mamma e del neonato il parto vaginale sia più sicuro del taglio cesareo.
“Occorre infatti ricordare che il taglio cesareo è un intervento chirurgico e solo in caso di appropriata indicazione medica è in grado di garantire benefici superiori ai potenziali rischi che inevitabilmente comporta”. È possibile una comparazione rischio/beneficio nel caso di un intervento di mastoplastica additiva, di liposuzione o di rimodellamento del naso? A chi affidiamo questo genere di computo? E perché dovremmo anche minimamente sottrarlo al paziente, debitamente informato dal medico, proprio nel caso del taglio cesareo?
“Se il medico ritiene che nel vostro caso sia più opportuno il ricorso ad un taglio cesareo, deve spiegarvi quali sono le indicazioni che giustificano la scelta del taglio cesareo, fornendovi informazioni basate su evidenze scientifiche circa i rischi e i benefici rispetto al parto naturale. È importante che siate informate su come si svolgerà l’intervento, sui diversi tipi di anestesia e sulle possibili conseguenze del cesareo per le future gravidanze”. Tutto sacrosanto, ma che c’è di nuovo? Non è così (non dovrebbe essere così) per qualsiasi altro intervento? E allora, gentilmente, di cosa stiamo parlando? Taglio cesareo solo quando serve, certo. Ma chi decide quando serve? E soprattutto chi può dire che in quel dato caso non servisse?

Abbiamo speso un po’ di denaro pubblico per preparare queste linee guida e strillare questo mucchietto di cose banali e inutili, giusto per sedare le ansie di chi considera innaturale nascere per taglio cesareo, estensione delle ansie per il concepimento “artificiale” e per qualsiasi cosa che paia troppo lontana dai bei tempi andati (ansie che si attenuano solo per la sopravvivenza “artificiale” in stato vegetativo, dove la tecnica è addirittura imposta da una morale che qui diventa ben paradossale). Chissà, ci sarà pure qualche idiota che penserà che il Governo abbia intrapreso una nobile lotta contro le mutilazioni genitali femminili.




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71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

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68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
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66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

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(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

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(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
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