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il blog di Luigi Castaldi


Diario


24 febbraio 2010

La cozza

Roman Jakobson ci ha insegnato che gli elementi da considerare nel linguaggio – in ogni linguaggio – sono l’emittente, il ricevente, il messaggio, il referente, il codice, il canale e il contesto. Quando ci sono chiari i caratteri di questi elementi, nessun tipo di linguaggio ci può ingannare, consentendoci così di riconoscerne le sue funzioni – quella referenziale, quella emotiva, quella conativa, quella fàtica, quella metalinguistica e quella poetica – e la reale natura del messaggio.
Vale anche per le conversazioni telefoniche? Anche per quelle.

Questo in estrema sintesi è lo schema sul quale Jakobson sviluppa i suoi Saggi di linguistica generale (Feltrinelli, 1966), un libro che Giuliano Ferrara ha letto a cazzo di cane. Infatti, nel tentativo di banalizzare il marcio che trabocca dalle trascrizioni delle conversazioni telefoniche che da qualche tempo riempiono le pagine dei quotidiani nazionali, afferma: “Il grande Roman Jakobson parlava delle conversazioni telefoniche come «metalinguaggio»” (Il Foglio, 13.2.2010). Immensa cazzata.

A differenza del “«linguaggio-oggetto», che parla degli oggetti”, il “«metalinguaggio» parla del linguaggio stesso” (un esempio di metalinguaggio è quello usato nei libri di grammatica), mentre la funzione che può essere considerata propria delle conversazioni telefoniche è quella fàtica, che mira a “stabilire, prolungare o interrompere la comunicazione, a verificare se il canale funziona […], ad attirare l’attenzione dell’interlocutore o ad assicurarsi della sua continuità […], [per ottenere una] accentuazione del contatto [con] uno scambio sovrabbondante di formule stereotipate, a interi dialoghi il cui unico scopo è [quello] di prolungare la conversazione”.

Il marcio che trabocca dalle trascrizioni delle conversazioni telefoniche che da qualche tempo riempiono le pagine dei quotidiani nazionali, dunque, non c’entra una beneamata mazza col metalinguaggio, e quanto cè di fàtico sta solo di contorno al marcio.
E allora perché citare Jakobson, per giunta a sproposito? Mi pare non ci siano dubbi: il molto approssimativo approccio alla linguistica serve a manipolare la natura del messaggio, neutralizzandone i contenuti. È il trucco del cucinare il pesce andato a male insieme a una cozza: il cattivo odore scompare.




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24 febbraio 2010

[...]

“Quanti sacerdoti ci saranno in Europa tra quaranta, cinquant’anni? A leggere i dati diffusi due giorni fa dal Vaticano e desunti dall’annuario pontificio 2010, ce ne saranno molto pochi. Un minimo storico che non può che preoccupare”. Così, secondo Paolo Rodari, in quota Ruini.
E però, stando a L’Osservatore Romano di Gian Maria Vian, in quota Bertone, dall’annuario si evincerebbe che l’“e
voluzione [è] positiva, [anche se] moderata, e comunque attorno all’1% nel periodo 2000-2008”, insomma, “i sacerdoti, sia diocesani che religiosi, [sono] aumentati nel corso degli ultimi nove anni, da 405.178 nel 2000 a 408.024 nel 2007 e a 409.166 nel 2008”.
Preoccupante minimo storico o evoluzione positiva seppur moderata? Ruiniani e bertoniani si saranno mica messi d’accordo per costringerci a comprare l’annuario pontificio?




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24 febbraio 2010

I credenti - senza distinzioni, non ho pregiudizi - sono tutti gran teste di cazzo

Spetta solo ai cristiani definire idoli le divinità altrui, quando danno dell’idolo a Cristo s’incazzano come i buddisti quando gli usi il Buddha come fermacarte.




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24 febbraio 2010

Tutto quello che non sapevate di Red Tv (*)


Red Tv chiude. Anzi no, formalmente non è chiusura, perché il satellite continuerà a trasmettere il suo segnale. Più correttamente, Red Tv si ritrova senza soldi.
Pigliava dallo Stato un contributo annuo di 3.594.846,30 euro (poco più di 7 miliardi delle vecchie lire), che adesso le vengono meno – salvo proroghe, deroghe o similari – per i tagli al fondo per l’editoria deciso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Chi lavorava a Red Tv si trova licenziato, e a loro dà voce Mario Adinolfi, chissà se delegato: “La responsabilità di questa chiusura? Certamente di Giulio Tremonti e dei suoi tagli al fondo sull’editoria. Ma qualcuno mi deve ancora spiegare perche Red Tv, la tv di Massimo D’Alema, sia l’unica delle testate coinvolte dal taglio a mandare subito i suoi dipendenti in cassa integrazione.

Già qui restiamo confusi. Il 27 agosto 2009, infatti, e cioè meno di sei mesi fa, Mario Adinolfi scriveva: “Non è vero che Red Tv sia la televisione di Massimo D’Alema”.
Si trasale. Come ha fatto a diventarlo? E quando? E perché Mario Adinolfi non ce ne ha dato notizia. Che gli costava una breve, en passant, tra un post fantacalcistico e una puntata dell’automitobiografia?
“Qualcuno mi deve ancora spiegare…”, dice, ma è retorica da talk show, nel senso che a Mario Adinolfi non deve spiegarlo nessuno, è lui che lo spiega noi: “Una spiegazione tecnica c’è: gli «imprenditori» che in questi anni hanno lavorato sul meccanismo fondi pubblici-anticipazione bancarie per via del diritto soggettivo, in assenza di tale diritto non vogliono mettere a rischio dei denari loro per tenere in vita e in efficienza il canale. E allora, via alla cassa integrazione, pagata da Pantalone.

Cazzarola, sono parole pesanti, almeno rispetto a quelle leggerissime di neanche sei mesi fa: “Red Tv è la televisione fondata da un gruppo di imprenditori sotto il marchio Nessuno Tv. La Nessuno Tv spa l’anno scorso ha stretto un’alleanza operativa con la Fondazione Italianieuropei, che esprime due consiglieri d’amministrazione di minoranza”.
In meno di sei mesi gli imprenditori si ritrovano tra virgolette, loschi, di botto. Che avranno combinato in questi sei mesi? Mario Adinolfi non lo dice.
Si trasale ancora, ma questo non è ancora niente. Perché quella che a fine agosto è “un’alleanza operativa” – be’, non dico altro, do voce a lui: “Con la promessa della «copertura politica» (finalizzata ovviamente all’ottenimento dei fondi) D’Alema si prese due membri del consiglio d’amministrazione, cambiò il nome al canale, a giugno ottenne la sostituzione del direttore: Claudio Caprara, dalemiano sì ma poco ortodosso, venne ringraziato e al suo posto arrivò Francesco Cundari. «Direttore» assolutamente osservante, imitazione vivente del Capo che venera…”.

Non so voi, io ci sento il ritmo del romanzo criminale. Pure direttore sta tra virgolette, come titolo usurpato, millantato o chessò cosa, come se chiamasse una pernacchia.
Il Cundari. Sei mesi fa, era “un collega di valore”; oggi, “di tv capisce zero, non ha un curriculum particolarmente brillante: fa fatica a scuola, bocciato all’esame da giornalista, laurea manco a parlarne, ma questo è un punto d’onore per i dalemiani, il Capo non s’è laureato dunque manco loro”. Una chiavica, da un giorno all’altro. Povero Ciccio.
Non è il pupazzo descritto dal Giornale, sei mesi fa. Ora lo è diventato, è una pedina di D’Alema. Sei mesi fa non lo era.

Sei mesi fa, Mario Adinolfi riusciva a concepire “una differenza tra il dalemismo editoriale e culturale, aperto alla dimensione plurale e dialettica, e il dalemismo politico-partitico”. Oggi che il dalemismo editoriale e culturale è al verde, e non riesce più ad aprirsi a quella dimensione plurale e dialettica che le era intrinseca per lo stipendio dato a Mario Adinolfi, oggi – dicevo – la differenza scompare: c’è solo il dalemismo politico-partitico.
Se così fosse stato – diceva in agosto – “non dovrebbero neanche affaticarsi a cacciarmi, saprei trarne le conseguenze”. Diciamo che non gli hanno dato modo.





(*) Tranquilli, non lo sapeva neanche Mario Adinolfi.




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24 febbraio 2010

Mozione

S’io fossi fra gli alti vertici della gerarchia che governa la galassia radicale, butterei lì una mozione: un finto sequestro di Marco Pannella (rilascio senza riscatto all’indomani delle elezioni). Giacché sono un inguaribile romantico, vorrei fosse messa ai voti con procedura d’urgenza.
Se la mozione non passasse, mi lascerei morire di inedia, e guai a chi me lo volesse impedire. Se passasse, avremmo un Marco Pannella davvero finalmente tutto zitto, perfetta rappresentazione della strage di diritto, eccetera. Sarebbe un momento di altissima drammaticità, gli si faccia presente quanti orgasmi potrebbe cavarne.
Faccia il calcolo di quanto avrebbe da parlare dopo (ospitate, interviste, memoriali e quant’altro), gli si conceda di scegliere l’identità socioculturale dei suoi sequestratori (per facilitargli la lectio che dovrà tenerci sul sequestro), lo si implorasse di accettare l’estremo sacrificio (quello di non rompere il cazzo per tre o quattro settimane).
Ovvio che in archivio rimarrebbe prova che ha deciso tutto lui, nessuno vuol togliergli la soddisfazione dell’autodenuncia per simulazione di reato, nel caso volesse giocarsi il tutto come una provocazione. Gli si faccia comprendere la cangiante infinità di argomenti che potrebbe donare al mondo.




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(29.9.2006)

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(19.7.2006)

118.
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117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
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(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
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112.
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(16.6.2006)

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“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
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(8.6.2006)

109.
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(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
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(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
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