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il blog di Luigi Castaldi


Diario


9 marzo 2010

Se non vi convertite, ma anche se vi convertite

Hoppe, Ebner, Backhaus, Frei, Pesch… Sono in tanti – seppur fra le righe – ad aver rilevato i grossi limiti del Ratzinger biblista, che in fondo stanno tutti in uno: legge il testo da teologo e da canonista, accettando il metodo storico come presupposto, ma solo per piegarlo a una esegesi teologica e canonica. È un limite che psicologicamente e culturalmente viene dal modo in cui la tradizione ha letto il vangelo di Giovanni e che finisce per condensarsi nel discorso conclusivo al Sinodo sulla Parola (2008): “La conoscenza esegetica deve intrecciarsi indissolubilmente con la tradizione spirituale e teologica perché non venga spezzata l’unità divina e umana di Gesù Cristo e delle Scritture”.
Il testo non può mai prescindere dalla lettura che ne ha fatto la tradizione e dunque va tradito, se necessario, laddove l’evidenza di natura storica e filologica lo conduca altrove che alla fede, sicché tradere e tradire sono facce della stessa ermeneutica.
Un esempio? All’Angelus del 7 marzo, riguardo a Lc 13, 1-5.

Nel brano del Vangelo odierno, Gesù viene interpellato circa alcuni fatti luttuosi: l’uccisione, all’interno del tempio, di alcuni galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti. Di fronte alla facile conclusione di considerare il male come effetto della punizione divina, Gesù restituisce la vera immagine di Dio, che è buono e non può volere il male, e mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce, afferma: «Credete che quei galilei fossero più peccatori di tutti i galilei, per aver subito tale sorte? No, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,2-3). Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva della conversione: le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore, l’impegno di cambiare vita. Di fronte al peccato, Dio si rivela pieno di misericordia e non manca di richiamare i peccatori ad evitare il male, a crescere nel suo amore e ad aiutare concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia della grazia e non andare incontro alla morte eterna. Ma la possibilità di conversione esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede, animati cioè dal santo timore di Dio. In presenza di sofferenze e lutti, vera saggezza è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati dal dolore per condurli a un bene più grande”.

Rileggiamo: “Le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere…”, e su cosa, visto che ci è preclusa la ricerca delle cause? Sull’“impegno di cambiare vita”, sulla necessità della conversione, “per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio” e imparare “a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede”.
In questa prospettiva che senso acquista l’essere sgozzati dai soldati di Ponzio Pilato? I galilei uccisi nel tempio di Gerusalemme e quelli morti sotto il crollo della torre di Siloe avevano forse “l’illusione di poter vivere senza Dio”? Non risulta: tutta gente molto pia e devota.
“Leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede”, ma a questo punto pure il testo del vangelo di Luca, nel quale – pianamente – si legge: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. I convertiti scanseranno questo rischio? No. Infatti, sebbene Dio voglia “sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore [che solo la fede può ricondurre al suo amore], talora permette che siano provati dal dolore per condurli a un bene più grande”. Convertirsi, dunque, non scansa dal perire come perirono i pii e devoti galilei: e allora che senso avrebbe il monito “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”? Si fa riferimento a un altro genere di morte, opposto al quale sta la vita eterna? No, perché la lettera del testo recita “allo stesso modo”.

È chiaro che siamo dinanzi ad uno dei tanti passi evangelici in cui Gesù si contraddice, e la contraddizione si risolve solo nell’accettare come buono ciò che sfugge ad ogni logica umana, entro la quale perire quando non se ne ha voglia è male. Naturalmente la fede risolve questa contraddizione, e il “santo timore di Dio” le è indispensabile a risolverla, però – e questo è il punto – uscendo da ogni logica umana, inseguendo nel dolore “un bene più grande” sempre indimostrato.
Torna d’aiuto l’equipollente nel vangelo di Giovanni: “Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Gesù rispose: «Né lui, né i suoi genitori. È così perché in lui si manifestassero le opere di Dio»” (Gv 9, 1-3).
Qui la contraddizione è sciolta nell’imperscrutabilità del disegno che opera fuori da ogni logica umana. Ma come è risolto il quesito che il testo pone al biblista? Da teologo, e infatti Benedetto XVI commenta: “In presenza di sofferenze e lutti, vera saggezza è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio”. Lo storico potrebbe leggervi influenze essene o embrioni gnostici, ma figurarsi se un canonista può consentirselo: le opere di Dio vivono attraverso la sua Chiesa. Senza la sofferenza, la Chiesa a che serve? 




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(31.1.2006)

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(23.1.2006)

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(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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