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il blog di Luigi Castaldi


Diario


29 giugno 2006

Quando "la musica si trasforma in tentazione"

                             

Al termine di un concerto offerto in suo onore (Cappella Sistina, 24.6.2006), Joseph Ratzinger ha tenuto un breve discorso di ringraziamento. In un passaggio sono emersi gli spunti di una sua ormai nota riflessione sul ruolo della musica nella liturgia (e dunque di quale musica sia acconcia alla funzione d’accompagnamento ai momenti liturgici), una riflessione che Ratzinger ha sempre considerato non secondaria, come dimostrano alcuni suoi scritti datati tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, poi raccolti in La festa della fede (Jaca Book, 1983).
Il nodo è la tradizione: “Un autentico aggiornamento della musica sacra non può avvenire che nel solco della grande tradizione del passato, del canto gregoriano e della polifonia sacra. Per questo motivo, nel campo musicale, come anche in quelli delle altre forme artistiche, la Comunità ecclesiale ha sempre promosso e sostenuto quanti ricercano nuove vie espressive senza rinnegare il passato, la storia dello spirito umano, che è anche storia del suo dialogo con Dio”. “Senza rinnegare il passato”: muovendosi da esso, per ciò che nel linguaggio tecnico musicale è detto variazione.
Strutturalmente, il dialogo con l’immutabile è immutabile, non può che ripetersi. Il fine ultimo è il tradere, gli strumenti devono adeguarvisi senza soluzioni di continuità, il linguaggio musicale non deve lasciar cadere stilemi (ancor più: cifre lessicali omogenee per ciascun stilema) che abbiano ri-conoscibilità immediata. La reiterazione nella reiterazione, salvo lo scarto consentito dalla variazione: è la coazione dell’orante – per altri versi, il modulo auto-ipnotico (cfr. Gilbert Rouget, Musica e trance, Einaudi 1980).
Non siamo lontani da quanto Ratzinger scriveva un quarto di secolo fa:  “Mi sembrerebbe […] pericoloso mettere da parte come del tutto inconsistente una tradizione radicata da tanto tempo […] L’arte che la Chiesa ha espresso è, accanto ai santi che vi sono maturati, l’unica reale ‘apologia’ che essa può esibire per la sua storia […] La liturgia esiste per tutti. Dev’essere ‘cattolica’, cioè comunicabile a tutti i credenti, senza distinzione di luogo, di provenienza, di cultura”, un fine che può essere raggiunto solo recuperando una tradizione musicale antecedente al processo di  secolarizzazione delle forme espressive umane (qui, ai modi e ai tempi extraliturgici della musica).

La trance è il punto: [La musica] tende in molti casi, attraverso il ritmo e la melodia, a provocare l’estasi dei sensi; con ciò non innalza però veramente i sensi allo spirito, ma tenta di avviluppare lo spirito nei sensi e di liberarlo con questo tipo di estasi. Ma in siffatta distrazione dei sensi, che ritorna nella moderna musica ritmica [il canto gregoriano si fa storicamente desueto quando il modulo ritmico pagano costruisce gighe, passacaglie, saltarelli, ciaccone, ecc.], ‘Dio’ e la salvezza dell’uomo sono collocati assolutamente altrove che nella fede cristiana. La coordinata dell’esistenza e del cosmo nel suo complesso è tracciata diversamente, anzi in senso inverso. Qui la musica può effettivamente trasformarsi in una ‘tentazione’ che conduce l’uomo a una meta sbagliata. Qui non si fa della musica diretta alla purificazione, ma allo stordimento. Se residui della musica pagana dell’Africa passano così facilmente nella musica pagana postcristiana, se ne può trovare la ragione estrinseca nell’analogia di determinati elementi formali; la motivazione più profonda consiste però nel contatto fra impostazioni spirituali di fondo, di una concezione della realtà che può essere in definitiva ‘pagana’ e pertanto primitiva nel bel mezzo dell’illuminismo di un mondo dominato dalla tecnologia. La musica che intende diventare mezzo di adozione abbisogna di purificazione; soltanto così può essa stessa purificare ed ‘elevare’. In tutta la storia della Chiesa si è combattuto per l’ortodossia di questa spiritualizzazione […] La spiritualizzazione dei sensi è la vera spiritualizzazione dello spirito”. [Si può capire. Il ritmo è la cattura del tempo oltre il suo continuum – il battito cardiaco divide l’eternità di tempuscoli distinti – il ritmo nega l’eternità, il suo indistinto fluire – spezza il continuum in Dio.]
Non desta stupore, dunque, che l’apparato argomentativo sia “razionale” nel senso che la tradizione affida alla ratio, e peschi in Tommaso d’Aquino: La Chiesa non conosce per la lode di Dio l’uso di strumenti musicali […] anche per non ridestare l’impressione di una ricaduta nel giudaismo (q 91 a 2 opp. 4), qui per segnare ciò che la tradizione cristiana fonda a partire (sollevandosi) dal giudaismo. Nulla di quanto prima del cristianesimo, nulla di quanto è venuto a secolarizzare la cristianità: tutto si muove dalla multi-riforma gregoriana, musica pure ovviamente.
Anche in ciò – come per tutto quanto riconduce l’uomo alla dimensione societaria (l’Ecclesia ne costituisce – insieme – il prototipo e il paradigma, perché garante dell’Incarnazione, e Incarnazione essa stessa) – anche per la musica, dicevo, ciò che vale per ogni forma di produzione umana (materiale e intellettuale): trovato il fuoco ottimale nel quale la storia definisce il “dialogo con Dio” come ritorno in Lui, ogni spostamento (in qualsiasi direzione) è un allontanarsi da Lui. Unica variazione ammessa: ruotare sul fuoco ottimale, non muoversi. E infatti l’Aquinate: “Anche se gli uditori di quando in quando non capiscono ciò che viene cantato, essi tuttavia comprendono per quale motivo si canta: per lodare Dio. E ciò è sufficiente per aprire l’uomo a Dio (q 91 a 2 opp. 5e ad 5). Tutto ciò che esula, distrae.

E allora Ratzinger: “Si deve necessariamente costringere alcuni a cantare là dove essi non possono, e zittire così a loro e agli altri il cuore? Ciò non dice proprio nulla contro il canto di tutto il popolo credente, che ha nella chiesa una sua funzione inalterata, ma dice tutto contro un’esclusività che non può essere giustificata né dalla tradizione né dalle circostanze”. Ristare nel fuoco ottimale: “Si può veramente custodire e curare ciò che questa musica è, soltanto se essa continua a essere preghiera sonora, gesto e glorificazione, se essa risuona là dove è nata, nel culto divino della Santa Chiesa”. Il resto è distrazione.




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75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

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La figlia del console
(19.1.2006)

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(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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