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il blog di Luigi Castaldi


Diario


19 ottobre 2006

Per principio

                       

Alessandro Pititto, un promettente neolaureato in Scienze Politiche, chiude un suo breve saggio dal titolo
Laicità e fondamentalismo laico (LibMagazine, n. 7) con un consiglio alla sinistra liberale e alla Rosa nel Pugno, sul quale converrà meditare: “Bisogna ripensare la dialettica conflittuale instaurata con la Chiesa Cattolica – scrive – e il modo di condurre le battaglie contro un avversario così potente”. Perché si tratta di una tattica perdente? Parrebbe che Pititto lo pensi, anche se quello che gli sta più a cuore – questo parrebbe anche meglio – è dimostrare che “la battaglia in nome della laicità è assolutamente infondata e, in alcuni casi, del tutto illiberale”.
Non sono rilievi critici troppo originali, in realtà. Con toni spesso assai più rozzi – che qui Pititto ci risparmia, temperandosi con discreta grazia – le stesse cose sono state dette e ridette da un bel mucchio di persone: tutte, in primo luogo, sensibilissime alla potenza dell’“avversario”; tanto sensibili, poi, da subirne una certa qual fascinazione, quella della potenza. Non si riesce mai a capire, in realtà, se quest’“avversario” sia pure il loro o solamente il nostro – di noi, quelli del “fondamentalismo laico”, voglio dire – né se tanta sensibilità a questa potenza abbia o no qualche nesso con quella irresistibile inclinazione a servirla nei ranghi del gregariato spurio o  addirittura in quelli della fanteria di complemento.
Qui, nel caso di Pititto, tali dubbi sarebbero offensivi: Pititto si dichiara “socialista liberale”. Si tratta di due aggettivi che, presi singolarmente, almeno sei pontefici hanno usato come sinonimi di malizia satanica, e altri due come esempi dell’inevitabile fallimento che la Storia riserva ad ogni annuncio che non venga da Dio, che non venga assistito dallo Spirito Santo e che non rechi la vidima di Cristo, per mezzo del suo Vicario. Quanto segue, dunque, è nel segno dell’interlocuzione amicale: come noi, quelli del “fondamentalismo laico”, Pititto è senza dubbio – voglia o non voglia – un “avversario” della Chiesa, perché è un “socialista liberale”. Se va avanti per 18.329 battute (spazi inclusi) nel tentativo di spiegarci quanto sia errata la nostra tattica, dev’essere perché la sente perdente, e gli dispiace. Vuole correggerci perché stiamo sbagliando contro il comune “avversario”, dev’essere questo. Ma chissà che l’impressione non gli derivi dal ritenere che la “dialettica conflittuale instaurata con la Chiesa Cattolica l’abbiamo “instaurata” noi, quelli del “fondamentalismo laico”, e che forse tutto il nostro errore è quello lì: non dovevamo. Sicché, da tattico, l’errore sarebbe strategico? C’è bisogno di un po’ d’ordine.

Sarà il caso di rammentare a Pititto che ogni battaglia infine vinta “contro un avversario così potente” è sempre stata “instaurata” dalle alte gerarchie vaticane (una per tutte penso quella sul divorzio), e sempre in reazione a quanto nella società italiana emergeva come disobbedienza al magistero della Chiesa: insomma, il “fondamentalismo laico” (come lo chiama Pititto, usando il lessico che i teocon hanno rubacchiato ai gesuiti di Civiltà cattolica) non ha mai sferrato alcun attacco, s’è limitato a difendere, a meno che il solo mettere in discussione il magistero della Chiesa sia da considerare, in sé, un attacco. Laicità, dunque, intesa come affermazione del diritto dell’individuo all’autodeterminazione, non più supino ad una superiore autorità morale che derivi da una Rivelazione e/o tragga prerogativa da un mandato (non dimostrabile e non dimostrato) della divinità (non dimostrata e non dimostrabile). A ben vedere, si tratta del conflitto che di regola un’autorità (di qualsiasi genere) scatena contro chiunque la metta in discussione. La parte “socialista” del “socialista liberale” che è in Pititto non dovrebbe faticare troppo a comprendere che mettere in discussione un’autorità, in nome del principio del diritto all’autodeterminazione, è vista come un attacco da parte di chi detiene il potere e come una difesa da parte di chi lo contesta. Insomma, basta che Pititto rientri in sé (o almeno della sua parte “socialista”) e potrà ben vedere che la battaglia in nome della laicità è una battaglia di difesa, non di attacco. Se il magistero si limitasse a indirizzare chi vuol essere indirizzato, non ci sarebbero problemi; ma quando esso si configura come “pastorale” e presuppone un gregge universale (“cattolico” viene da “katà òlos”, “su tutto”), è comprensibile ne possa scaturire qualche “dialettica conflittuale”.

Sul nodo del problema Pititto scrive: “Benché la nostra Costituzione, all’art. 7, sancisca l’indipendenza e la sovranità di Stato e Chiesa Cattolica nelle rispettive sfere di influenza e, all’art. 8, riconosca pari libertà ad ogni confessione religiosa, spesso si lamenta che, a causa dell’eccessivo peso della Chiesa Cattolica negli affari italiani, l’Italia non sia uno Stato completamente ‘laico’. Il concetto a cui queste critiche fanno riferimento è quasi sempre quello di ‘ingerenza’; la Chiesa Cattolica, specialmente nella persona del Papa e delle gerarchie ecclesiastiche, finirebbe per condizionare in maniera inaccettabile la vita politica italiana, in particolar modo in materia di bioetica e diritti civili”. E’ un’efficace descrizione, ma si glissa su una ventina di secoli e sul fatto che “il peso della Chiesa Cattolica negli affari italiani” sia quello residuale di un potere assoluto e assolutistico. Pititto scrive: “Anche se in netto declino rispetto a trenta o quaranta anni fa, la Chiesa Cattolica gode ancora di un amplissimo seguito e ha la capacità di spostare un numero di voti sufficientemente grande da non poter essere ignorato bellamente”. Ignorarlo non si può. Contrastarlo non conviene. Scendere a patti è praticamente impossibile, tenuto conto di tutto quanto è dichiarato “non negoziabile”. Che resta, signor “socialista liberale”?
Pititto ci dà una traccia citando John Locke: “Lo Stato nulla possa in materia puramente spirituale e la Chiesa nulla in materia temporale”. Grazie mille, conoscevamo. Ma, per fare un esempio, i pacs sono materia spirituale o temporale? In attesa di una risposta che sciolga d’incanto l’irrisolvibile, leggiamo ancora: “Il Vaticano non può in nessun modo intervenire in maniera diretta nella vita politica italiana”. Ma va’?

“Vescovi, sacerdoti, finanche il Papa hanno diritto di proferire parola su qualsiasi questione, purché restino, appunto, parole; se queste parole si trasformano spesso in legge (o più spesso impediscono l’approvazione di nuove leggi), ciò non avviene certo per un privilegio conferito alla Chiesa Cattolica, ma per il più vecchio vizio della democrazia, quello di assecondare le lobby [cattoliche, paracattoliche, filocattoliche, ecc.]. Il lobbyismo, la persuasione dei politici, sarà sicuramente un atteggiamento da esecrare, ma resta un comportamento legittimo, almeno fino a quando non sia accompagnato da minacce o corruzioni”.
Qui Pititto dovrebbe farci il piacere di spendere altre 18.329 battute per delinearci le tipologie a lui note di ciò che a buon diritto può dirsi
“minaccia” e “corruzione”
, così, giusto per capire di cosa stiamo parlando. E’ certo una forzatura paragonare il potere della Chiesa a quello della mafia, ma fino a che punto? Tutto dipende da quanto elastico sia il concetto di “minaccia”. E’ certo una forzatura paragonare la rete delle strutture vaticane sul territorio italiano al controllo territoriale mafioso, ma tutto dipende da cosa s’intenda per “corruzione”. Sul fatto, poi, che la mafia sia “avversario potente” chi vorrà mai negare?

“Lo scontro deve avvenire – scrive Pititto – sul terreno delle idee, non su quello di chi le porta avanti”, ma gli sfugge che, per quanto riguarda la Chiesa, le idee e chi le esprime (il Verbo e il magistero) vivono della stessa natura, che è quella dell’antropologia creaturale, entro la quale – si voglia o no, si creda o no – si è sempre creatura, affidata alla cura dello Spirito Santo che è, insieme, creatore del gregge e ispiratore in conclave del pastore che deve guidarlo. Non c’è via d’uscita, la Chiesa non ne dà: o si obbedisce e si è liberi dall’errore, o si disobbedisce e si è liberi di errare, in piena responsabilità (morale, se individuale; sociale, se comunitaria). Tutta roba che viene detta “liberale”.

Si arriva al punto in cui Pititto ci schiude finalmente il suo tesoro: il consiglio ad emendare il nostro errore, tattico o strategico che dir si voglia: “Si deve cercare di convincere la società della bontà delle proprie argomentazioni, lottando sul campo, con lealtà e cultura superiori a quelle dell’avversario”. Ah, ecco, mo’ prendiamo un appuntino. Poi, eventualmente, Pititto ci darà un ragguaglio, quando il prossimo presidente della Cei verrà a ripeterci che una donna non può decidere quando e se concepire; che un gay non può avere la vita di coppia che gli pare; che gli sterili devono rassegnarsi; che gli scienziati devono stendere i loro protocolli dando un occhio al Catechismo; che il pupo è meglio non legga Harry Potter; eccetera eccetera.

Postilla Per principio non mando mai a cagare nessuno che abbia sotto i 26-27 anni. Sarei grato ad Alessandro Pititto se mi facesse un cenno sulla eventuale superfluità della presente e così prolissa obiezione alle sue tesi.




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Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
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Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
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