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il blog di Luigi Castaldi


Diario


1 novembre 2006

All'anima! (2)

Un post di Marco Beccaria si premura di fare il punto sulla quaestio de anima che s’è venuta a triangolare negli ultimi due giorni tra il suo blog, il mio e quello di Massimo Adinolfi. Merita molta attenzione. Per quanto espressa con toni miti, la tesi del post è estrema. Prendendo la metafora di cui si serve Marco Beccaria: “La Divina Commedia è più (e altro) dei 21 segni alfabetici che la compongono”.
Tesi estrema? Mi pare di sì: senza portare alcuna prova verificabile a sostegno, dà per certo che – fuor di metafora – l’uomo è più (e altro) della materia che lo compone. Diciamo meglio: nell’uomo ci sarebbe un elemento immateriale. Voi capirete bene che tutto sta a intendersi cosa si intenda per materia: un atomo è materia, una molecola di aminoacido è materia, un migliaio di aminoacidi in una catena proteica sono materia… Ecco, un primo punto: una catena fatta da un migliaio di aminoacidi è una proteina, ma assume i suoi caratteri distintivi (morfologici e, di conseguenza, interattivi e, dunque, funzionali) a seconda di se e come si attorciglia su sé stessa. Esempio: la catena di aminoacidi di cui è composta l’insulina è inerte se non si attorciglia in un certo modo, e quel certo modo è determinato – per necessità – dalle particolari cariche elettrostatiche che gli aminoacidi (tutti e ciascuno) assumono nel contesto della catena; un solo aminoacido in meno, o nel posto sbagliato, e quella molecola non è più insulina (né morfologicamente, né interattivamente, né funzionalmente); e anche una molecola di insulina, se disattorciata (chessò, denaturata a forza), non è più (morfologicamente, interattivamente, funzionalmente) insulina.
Cazzarola, ma allora il suo “essere insulina” in cos’altro consisteva se non in quella ben precisa sequenza di aminoacidi lungo la sua catena? Quale elemento immateriale (se è immateriale) dà alla materia (la somma degli atomi presenti nella molecola di insulina) il suo carattere morfologicamente, interattivamente, funzionalmente distintivo? Nel caso di una proteina lo sappiamo, l’abbiamo già detto: le particolari cariche elettrostatiche che gli aminoacidi (tutti e ciascuno) assumono nel contesto della catena; e queste cariche sono una caratteristica intrinseca di ciascun aminoacido.
Cazzarola, l’insulina è insulina perché ha quella specifica caratteristica materiale. Meglio: è insulina in virtù delle relazioni interne alle parti che la compongono. Meglio ancora: (se non denaturata a forza) è necessitata dall’essere com’è (morfologicamente, interattivamente, funzionalmente riconoscibile come insulina) per il caso di essere insulina. Abbiamo toppato, cazzarola: c’era sembrato di aver scorto qualcosa di immateriale nel materiale, e l’abbiamo verificato intrinseco aspetto (carattere, natura, ecc. – a piacere) del materiale.

Sì, vabbe’, ma con la Divina Commedia? E’ uguale. Forse è più complessa dell’insulina (ma ci sono proteine complesse molto più della Divina Commedia – può far fatica a immaginarlo solo chi di scienze ne sa “davvero pochino”), ma anche la Divina Commedia è retta in quella determinata struttura (morfologica, interattiva, funzionale) da numerosi ordini intrinseci: ortografici, grammaticali, lessicali, ecc.
C’è una differenza: la Divina Commedia è stata decisa, l’insulina è il risultato di un lentissimo processo evolutivo, che conosce il saltus della mutazione genetica. Cosa mirabile, nevvero? Non come sembrerebbe all’apparenza: rimaniamo estasiati a leggere la Divina Commedia perché è stata scritta; stiamo parlando dell’insulina (che abbiamo preso in considerazione perché è una proteina assai importante) perché l’evoluzione ha selezionato un tipo umano retto da un’omeostasi che la include come elemento congruo. Se l’evoluzione avesse avuto, per puro caso, uno scarto lievissimo in direzione diversa, staremmo a parlare di altro libro scritto da un altro uomo che non Dante, la cui omeostasi sarebbe retta da un’altra proteina e – mutatis mutandis – in una condizione (morfologica, interattiva, funzionale) tutt’affatto diversa.
E’ difficile concepirlo solo per chi pensa che tutto è perché non poteva essere altrimenti: cosa che solitamente si può pensare solo ad un certo preciso punto del procedere evolutivo (che è ateleologico prima e durante, e può esserlo dopo solo retroproiettando quel preciso punto del procedere evolutivo come fine raggiunto. Ci vuole una bella presunzione a considerare la materia nostra serva oltre ciò che ci concede per quella increspatura che nel suo interno s’è verificata con la complessità (morfologica, interattiva, funzionale) che chiamiamo coscienza (cioè: pensiero autoriflettente); e ci vuole una ben voluta cecità per non riuscire a immaginare (se non visibilissimi fino all’urgente) quei rami morti del procedere (chiedo: teleologicamente?) “destinati” a dare un altro da me, un altro da Dante, ed entrambi con qualcos’altro al posto dell’insulina.

La Divina Commedia, dunque? La Divina Commedia, un cazzo. Non è letta da un cieco, e talvolta non dà brividi anche a chi è vedente e sa leggere. In sé – senza che (morfologicamente, interattivamente, funzionalmente) essa diventi, per qualcuno, quello che a questo qualcuno parrà di rabbrividente – la Divina Commedia, sì, è un mucchio di caratteri alfabetici.
Se Marco Beccaria non fosse quel determinato “friccichìo di elettroni” che è, e che ha orrore d’essere, il “friccichìo di elettroni” che è Raffaella non gli sembrerebbe Raffaella, ma un’altra persona – se gli elettroni friccicano in modo particolarmente singolare, addirittura una cosa. (E, viceversa, potrà chiamare Raffaella un’altra persona, o addirittura una cosa. In certe situazioni, accade.) Ciascun determinato “friccichìo di elettroni” è uno tra infiniti: i tempi a disposizione dei processi evolutivi è tanto lungo da rendere questi infiniti (apparentemente) possibili. Ma non è così, e infatti per alcuni di essi siamo costretti a ricorrere a strumenti come l’ipotesi e i modelli (“costretti” è usato qui come condizionale, cioè deviazione virtuale – ipotetica, su modello – dalla linea evolutiva. Particolari forme di “friccichìi di elettroni” anch’essi, questi modelli, queste ipotesi? Ovviamente. E come potrebbe essere altrimenti?
Ciò nonostante, la Divina Commedia mi fa rabbrividire? A me, sì. Ed uso la prima persona singolare, anche se – come dice Marco Beccaria – “quando parliamo di filosofia di viene il plurale majestatis”. Vorrei dire: dipende dalla particolare forma di “friccichìi di elettroni”.

[segue]




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(23.6.2006)

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(13.6.2006)

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Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

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(7.6.2006)

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105.
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(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

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(8.5.2006)

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(5.5.2006)

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Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

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Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

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Divertente come la catastrofe
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(7.3.2006)

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Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

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Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

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Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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