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il blog di Luigi Castaldi


Diario


5 dicembre 2006


                      

                  IL DIO DI MASSIMO ADINOLFI


Bisogna dichiararsi, ha ragione Carlo Augusto Viano: “Un tempo dirsi atei pareva di cattivo gusto e ci si dichiarava agnostici per apparire più rispettosi verso i credenti. Oggi però, di fronte alla crescente pretesa delle chiese, specie la cattolica, di imporre le credenze religiose in un contesto pubblico, di introdurle nelle costituzioni e nelle leggi, il pudore di una volta è venuto meno e l’ateismo è diventato una forma di legittima difesa dall’aggressività integralista”. E Massimo Adinolfi si dichiara: né ateo, però, né agnostico, né teista, “l’idea di non arruolarmi mi piace molto”, scrive, e si dichiara deista, “se non altro la cosa ha il pregio dell’originalità. Non ne vedo molti, di deisti, in giro”.
Originale, senza dubbio: originalissimo. Ma non scomodo come vorrebbe far credere, tutt’altro. Sì, “Pascal […] soleva dire che il cristianesimo aborre il deismo quasi quanto l’ateismo” e “un ateo a sua volta aborre il deismo quasi quanto il cristianesimo”. Ma, diciamocelo, cristiani e atei non faranno mai lega per squartare un deista. Non nei prossimi quattro secoli, diciamo. Per i prossimi quattro secoli saranno troppo impegnati a darsele, come se le sono date negli ultimi quattro. Non avranno tempo per darle ai deisti. E Massimo Adinolfi non ha intenzione di vivere più di quattrocento anni. Guardato con sospetto obliquo da cristiani e atei, ma – beato lui – un angolino relativamente tranquillo dove filosofare in pace, se l’è ritagliato. E in quell’angolino non è solo: ha il suo dio.
Un dio poco ingombrante. Inutile, se si vuole. Ma di gran compagnia, se uno non ha bisogno di compagni caciaroni e invadenti. Stare da soli, d’altronde, in mezzo al gelo dei disabitati spazi siderali, non se ne parla. C’è il prossimo, ma il prossimo, si sa, è sempre troppo prossimo e non lo è mai abbastanza. Non nel modo giusto, almeno.
Massimo Adinolfi spiega in modo assai efficace cos’è questo suo dio: “C’è quella scena comica in cui si smonta e si rimonta un motore, e alla fine un pezzo rimane tra le mani ma il motore funziona lo stesso. Quel pezzo inutile è il mio dio. Il motore funziona: per gli atei, funziona benissimo senza dio. Per i credenti: funziona solo grazie a Dio (che opera più o meno segretamente). Per me funziona benissimo senza dio, ma in più ho un dio cortese con cui scambiare due chiacchiere. Non più di due, e abbastanza insulse”. E’ un “dio, dinanzi al quale non si può pregare né danzare, quello che non scalda il cuore di nessuno, e che non può minimamente accreditarsi neppure come ipotesi scientifica […] Il più scialbo dio che sia mai stato inventato”.
Per gli atei e per i cristiani, il dio di Massimo Adinolfi è un problema secondario. Fino a quando continueranno a darsele, non glielo toccheranno, e Massimo Adinolfi potrà baloccarsene a piacimento. E, visto che “questo dio […] non serve a niente [ma almeno ha il] pregio [che] se ne può parlare”, Massimo Adinolfi ce ne parla e, da non crederci, ci parla: “Lui mi viene a trovare, mentre mi rompo la testa su una pagina di Spinoza, e prima mi chiede se mi serve qualcosa (è pur sempre un dio), ed io rispondo: niente, grazie. Poi mi chiede rispettoso: posso restare? Ed io: certo. Ma, sai, me la sbrigo da me. Per il resto, noi due si rimane in silenzio”. Sempre meglio del Dio dei cristiani che pretenderebbe si mettesse via il libro di quel miscredente di Spinoza per recitare un bel rosario. Sempre meglio di fraintendere Spinoza come un senzadio, come l’assenza di un dio pretenderebbe.
Perché Spinoza non era un senzadio. Un dio, Spinoza, l’aveva. Era più o meno simile a quello di Massimo Adinolfi. Non una statua da adorare, né un piedistallo vuoto sul quale possa piazzarsi un ateo folle per surrogare Dio pretendendo di farsi adorare. D’altra parte, ai tempi di Spinoza l’ateismo era originale quanto oggi il deismo.
Un demiurgo? Chissà. Una specie di angelo custode? No, questo no. Un feticcio? Una specie, forse. Una proiezione? Questo senza dubbio. Però una proiezione ad alto tenore di conforto. Un Io che penetra tutto senza azzardarsi a informarlo. Non crea: non ne ha bisogno. Non interviene: e a che pro? Non pretende nemmeno che gli ci si dìa: è lui che si dà, anzi si presta. Poi, sciolto il rovello sulla pagina di Spinoza, fa un po’ di pulizie nell’angolino e se ne va. O rimane. Tanto, se se ne va o se rimane, è lo stesso.
C’è o non c’è, è uguale. Disturberebbe i teisti solo dopo che essi avessero fatto fuori tutti gli atei e avessero risolto tra di loro la questione su quale Dio sia l’unico vero: altro che quattro secoli. Disturberebbe gli atei solo dopo che essi avessero fatto fuori tutti i teisti, tutti.
Non se ne parla, non per il momento. Sicché, non sarà “l’unico vero, ma il dio di Massimo Adinolfi è destinato ad aver vita facile, perfino eterna. Quasi quasi gli chiedo di prestarmelo quando mi rompo la testa su una pagina di Mastro Eckhart o di Richard Feynman. Chissà come se la cava, il dio di Massimo Adinolfi. Chissà se è imprestabile. Le proiezioni, si sa, sono cose così personali.




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107.
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102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
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Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
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Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

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Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

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Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

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Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

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Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
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(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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