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il blog di Luigi Castaldi


Diario


29 marzo 2007


                                               

Il volto del Pantocrate è di una dolcezza ineguagliabile, a debita distanza. A trenta centimetri, il mosaico si rivela per quello che è, pietruzze di menzogna e ipocrisia, paura e violenza, mirabilmente accostate in un piatto costrutto retorico. Che incanta solo a debita distanza, e solo fino quando una tessera regge l’altra, sennò tutto diventa mucchio di pietrisco e malta polverizzata.

“L’ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie”.
Sua Eccellenza, il mosaicista, è artigiano non sopraffino, ma efficace. Manierista, forse, e senza lampo d’arte, ha la mano automatica del madonnaro da marciapiede, più che del mosaicista. Nessuno chiama in causa la Santa Sede, è lei che si autoconvoca, facendo del dibattito una rissa, se necessario ai suoi comodi. Periodicamente rinfocola gli animi, ma evitando di bruciacchiarsi l’orlo della tonaca: manda avanti i suoi obbedienti laici, la sua manovalanza ottusa; e in nome di una verità e di una sapienza del tutto tautologiche ed autoreferenziali; producendo frutti dal valore assai opinabile, un amore asfissiante che nessuno chiede, e che non si capisce perché debba essere imposto a chi non lo desidera, una fedeltà e un servizio agli altri che si fanno vivi solo quando è in vista l’utile dei cazzi propri.
“Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti – dice Sua Eccellenza (e chi vuole impedirglielo?) –  perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune”.
Ecco, bravo, “condivisibili”: non imposte per norma o vacanza di norma da legislatori in soggezione di una nota vincolante; e tenendo presente che l’uomo e la società non possono essere obbligati alla custodia di una verità e di una saggezza non condivise.

La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure”, e ci mancherebbe altro: è in quel nido di prepotenze rimosse o sublimate che Chiesa scalda il culo da due millenni, ne controlla ogni respiro con la confessione, regola il diesis sul quale devono essere espressi peti e rutti, le compila liste di regole, con apposito allegato di sanzioni caso a caso, e poi “da sempre chiede che il legislatore […] promuova e […] difenda” questo dolce mostro che dovrebbe avere l’esclusiva sul nascere, sul riprodursi e sul morire.
“Per questo – dice Sua Eccellenza – la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in proposito”, ma tu guarda che carini, ‘sti signori quasi sempre in soprappeso e col ghigno viscido. “E’ compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23, b)”: detto come se letto da un codice dello Stato italiano, un frattale sporulato da una giurisdizione laica.

“Non abbiamo interessi politici da affermare”, eventualmente solo privilegi e prebende da difendere; e “solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune”, perché su quello la Santa Sede ha stabilito il pizzo da riscuotere, mediante l’art. 7 della Costituzione; “sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi”, e a che titolo sarebbe il caso di discuterne, visto che la Santa Sede ha difficoltà ad affrontare il dialogo come parte in causa a pieno (cioè pari) titolo, come partito politico.
“Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli”, così chiude la Manualistica del Presepio Ortodosso di Sua Eccellenza, nel quale il bue e l’asinello, la mangiatoia e lo zampognaro, l’angelo e la stella di stagnola, devono stare al loro bravo posto, sennò non è più il presepio classico, ma il plastico di una società moderna. “Il valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera”: qualcuno dovrebbe prendersi la briga di far capire a Sua Eccellenza – è sempre a somma zero: produce obbedienti e disobbedienti a questo (e ad ogni altro) schema, la dialettica che ne segue trasforma persone e istituti; diremmo: li seleziona, privilegiando quelli che si adeguano al cambiamento delle loro pre-condizioni e destinando all’estinzione quelli rivelatisi incongrui (schiavitù, patriarcato, ecc.).
“Anzitutto per il bene della procreazione dei figli”, tiene a precisare Sua Eccellenza, che ha deciso di non procrearne, ma di dedicare la sua vita ad insegnare agli altri come si procrea in modo corretto; perché “solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni”, il che fa l’eco di quella antica consuetudine che considerava figlio del peccato quello “illegittimo”.

“A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia”, che poi sarebbe un modo educato per dire che chi la propone o è un delinquente nichilista o un povero incosciente. “Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro”, e qui non può che drizzarsi il pelo a chi sa che la prerogativa di un monopolio è difesa solo da chi lo gestisce o ne scrocca usufrutto.
“Del resto – chiude qui il nostro monsignore – la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume”: eccome no, Eccellenza, sappiamo, basta vedere la montagna di infelicità che la Chiesa ha accatastato nella storia perché mentalità e costume non superassero il livello della pantofola di Pietro.

Ma passiamo al pezzo forte di questa Nota di Sua Eccellenza. Per inciso: è di oltre 7.000 battute, questa Nota, non era meglio chiamarla Pippone?
Dice Sua Eccellenza: “Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile”.
E infatti, checché ne dicano Nicolosi e Risé, ‘sta cosa che può piacerti un maschio se sei maschio, o una femmina se sei una femmina, è davvero insuperabile, manco bruciare omosessuali sui roghi in tutta Europa per secoli è servito a niente. Questo, ovviamente, a voler considerare “differenza sessuale” una caratteristica di “orientamento sessuale”, perché le differenze – nella cosiddetta “natura” – non le fa il genere, ma ciò che il soggetto cerca nell’oggetto, al di là d’ogni steccato posto dal genere. “Queste riflessioni – Sua Eccellenza mette le mani avanti – non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona”, oilà, fratres, togliete le fascine, il gay non l’arrostiamo più, questa è la Chiesa del terzo millennio, ci limitiamo ad affermare che “il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici [ma guarda un po’ chi tira in ballo l’ideologia!]: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza”. Che un modo assai raffinato per dire che sacrifichiamo la dimensione privata dell’esistenza alle esigenze di una società che pretende di farsi forte attraverso il sacrificio umano di questa dimensione privata. A nome di chi vuole la legalizzazione delle unioni di fatto: ci faccia la gentilezza di andare a cagare, Eccellenza!

“Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive [quando si dice la caritas, neh!]. A questa attenzione non siamo per principio contrari [wow!]. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare”. Ah, ecco.
“Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l’insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto”.
E sarebbe incoerente se a chi cerca di interferire nei processi legislativi di uno Stato laico – non importa se riuscendoci o no – questo Stato laico togliesse il soldo che sostiene la possibilità di interferenza?

“In particolare [in particolare] ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10)”.
La conoscevamo già, Eccellenza, sapesse quante volte ci siamo sbellicati e abbiamo inorridito a questa regola che pare abbia una residuale forma di appeal solo in un paese di merda come il nostro.

“Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica”.
Un cristiano – se possiamo tradurre – scende in politica solo per tradurre il Catechismo in Codice, sennò Sua Santità, per il tramite di Sua Eccellenza, gli toglie la targhetta (non di cattolico, ma addirittura) di cristiano dall’uscio di casa.
E vabbe’, Eccellenza, se codesto politico cattolico ci tiene tanto, faccia pure. Insieme a lei, la secolarizzazione stritolerà tra i suoi dentini pure lui, sa?




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(14.12.2005)

62.
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(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

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57. Il seminarista sia munito di certificato medico

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54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
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51. Coi soldi di Sir Templeton
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50.
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49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
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47.
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45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
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40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
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34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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