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il blog di Luigi Castaldi


Diario


28 aprile 2006




MARCELLO PERA,
STREPITOSO UMORISTA

(Wien Cabaret, 27.4.2006)

Ce n’è per tutti i gusti, da quelli grossolani a quelli un po’ più fini: è davvero difficile dire quale sia la più divertente delle tre parti del discorso pronunciato da Marcello Pera a Vienna, mercoledì 27 aprile, al simposio “A Growing Gap: Living and Forgotten Christian Roots in Europe and the US”. Se amate l’umorismo grasso, chessò, sbellicarvi con le lacrime agli occhi e la panza in mano, c’è la prima parte, che già dal titolo promette l’irresistibile sghignazzo: Introduzione autobiografica. In realtà, anche le altre due parti sono autobiografiche: l’Europa, l’Occidente, il Papa, l’11 settembre, ecc. stanno d’accanto a Pera come tocchetti di formaggio, la morte loro. La seconda (Una religione civile cristiana) è sul registro dello humor surreale, quello che increspa appena il labbro d’un sorriso, ma dentro squassa; la terza (Un’agenda politica) è del tipo eroicomico, del genere de La secchia rapita (compreso quanto di maccheronico in ciò mai guasta). Tre siparietti, tre sketch, un gran discorso: indispensabile, qui, la generosità di stralcio.

Sigla di testa [Carl Orff, O Fortuna (Carmina Burana)]

“Personamente, non sono ateo. Non nego l’esistenza di Dio e mi oppongo a tutte quelle filosofie che hanno dichiarato la ‘morte di Dio’ o ‘l’inutilità di Dio’, da Feuerbach a Marx a Comte a Nietzsche a Freud”. E Popper? Pera ne tace. Così come tace del perché “non posso definirmi un cristiano credente”: “per ragioni che non è il caso qui di spiegare”. Una mezza idea ci sarebbe: come la larva appesa al filo nella camera di farfallamento, in Pera sta per sbocciare la fede. E’ una faccenda delicata, tocca metabolismo e cursus honorum, tacere è d’obbligo, transeat.

“Credo che si debba vivere velut si Deus daretur,  o più precisamente, velut si Christus daretur”. Non è la stessa cosa, ovviamente, non si può dire transeat in questo caso. Fino a quando si dice: “Senza l’idea di Dio, quale limite avrebbe la nostra vita morale? Quale giudice resterebbe delle nostre azioni? Di fronte a chi risponderemmo dei nostri comportamenti?”, “Deus” può essere rifilato come cosuccia kantiana; ma quando si tira in ballo “Christus”, si parla di un “Deus” incarnato, si parla di Storia, si parla della “nostra vita morale” nella Storia, si parla di “limiti” che sono stati storicamente canonizzati dalla classe che si è autoproclamata testa pensante del Cristo vivente, cioè del clero. Queste enormi sottigliezze non devono esser fatte scivolare in un discorso, come se si snocciolassero sinonimi. E’ un’operazione che può andar bene per quei meccanismi di slittamento di senso che preparano la battuta, quando si fa dell’umorismo: se si discute seriamente, no. Ma noi l’abbiamo detto fin dall’inizio: il discorso di Pera è umoristico, dobbiamo gustarcelo per ciò che è. Anzi, invece di gustarcelo acriticamente, godiamone appieno la potenza, studiandone bene il climax che è il cuore vero d’ogni perfetta barzelletta. Sentite come sale, il climax, e non sbuffate per la lungaggine: “Tre fatti principali che mi hanno portato alla convinzione che esiste una grave crisi morale e spirituale dell’Europa. Il primo fatto è la reazione dell’Europa di fronte alla fine del comunismo […] Più che sentirsi vittoriosa, l’Europa si sentì orfana. Aveva già perso l’identità positiva cristiana e ora non aveva neanche quella negativa anticomunista. Il secondo fatto […] è la reazione dell’Europa all’11 settembre e al fondamentalismo islamico […] Mi riferisco a quella strana ‘sindrome di colpevolezza’ da cui siamo affetti, secondo la quale tutto ciò che ci accade, compreso gli attacchi del fondamentalismo e del terrorismo islamico […] sono giustificati dalle nostre colpe ed errori […] Il terzo fatto cui mi riferisco è più personale. Si tratta del mio incontro, prima intellettuale e poi personale, con il cardinale Ratzinger poi Benedetto XVI. Quando ho letto che, secondo lui, «il confronto [fra l’Europa] e l’Impero Romano al tramonto si impone», la mia convinzione si è rafforzata”. Ecco, ci siamo: adesso, previa una breve cernierina, il Pera scoppietterà in una incalzante serie di battute. Già sentite, in verità, nelle sue passate tournée, ma sempre irresistibili. In coda, gli agganci per i due sketch successivi.

“I sintomi della crisi spirituale dell’Europa - della sua «collisione con la sua stessa storia», come dice Benedetto XVI - a me sembrano evidenti. I principali sono: il mancato riferimento alle radici cristiane dell’Europa in una Costituzione che inizia citando Tucidide e prosegue riferendosi a tradizioni mai menzionate col loro nome; una fioritura di legislazioni nazionali contrarie ai valori fondamentali del cristianesimo, come la vita, la dignità umana, il matrimonio; la secolarizzazione assunta come ideologia o come una sorta di religione di stato; il rifiuto, quale non si vede in America, di consentire alla religione di giocare un ruolo nella sfera pubblica; il multiculturalismo, che è una forma di integrazione degli immigrati che non attribuisce valore particolare alla tradizione autoctona; il relativismo, che è la dottrina secondo cui nessuna cultura o civiltà può essere comparata con alcun’altra, per cui tutte hanno la stessa dignità. Se questa è la crisi, qual è il rimedio? La mia risposta è duplice: un progetto culturale a favore di una religione civile cristiana, e l’adozione di politiche coerenti con questo progetto”. Ma – dite – non è arte, questa? Io direi proprio di sì, e con un merito assai più grande di chi fa lo stesso tipo umorismo facendo leva su mezzucci come la buffa presenza fisica (Ferrara), la ruffiana inflessione dialettale (Socci) o lo star-glamour (Ruini). Qui, in Pera, l’effetto comico è onesto olio di gomito, mestiere duro, senza sconti, senza superflue frivolezze. E siamo solo a un terzo dello spettacolo.

Parte seconda: Una religione civile cristiana, tra il Sarchiapone di Walter Chiari e L’onorevole Cosimo Trombetta di Totò. “Quando dico ‘religione’ mi riferisco ad una fede, un credo […] un atteggiamento antecedente alle nostre decisioni culturali e politiche, […] una cornice o una guida delle nostre scelte di vita. ‘Civile’ significa che essa è un costume collettivo, il quale fornisce un ethos, cioè una identità a individui e popoli […] Questo spiega perché una religione siffatta deve essere ‘cristiana’. Nel senso che i suoi valori sono quelli che, in Europa, sono stati tramandati dalla tradizione giudaico-cristiana”. Del Sarchiapone, la struttura chimerica di eterogenea partizione animale (in questo caso: l’istinto che potentemente muove lo stercorario, l’innato senso del gregge che è dell’ovino, l’attaccamento al nido greco-romano che è tipico del cuculo petrino); de L’onorevole Cosimo Trombetta, invece, il tono tronfio e supponente, quello che innesca l’inevitabile “ma mi faccia il piacere!”. Finita lì? Macché, ora viene il bello. Scusate il lungo virgolettato, ne vale la pena.

“Chi può impegnarsi in questo progetto culturale? In primo luogo, ovviamente, dovrebbero farlo i cristiani credenti e perciò la Chiesa cattolica e le varie chiese cristiane europee. In secondo luogo, alla religione civile cristiana dovrebbero essere interessati anche i non credenti, perché essa non implica necessariamente una fede trascendente. In terzo luogo, il progetto dovrebbe essere perseguito da tutti coloro che si richiamano ai princìpi del conservatorismo politico, in particolare la difesa della tradizione, che in Europa, nonostante la cattiva coscienza di coloro che abbozzarono la Costituzione, è la tradizione cristiana. Questo progetto richiede dei prezzi, naturalmente. Il prezzo dei credenti cristiani è quello di mirare all’essenziale, cioè i valori fondamentali della loro fede, e di sacrificare i vantaggi contingenti, cioè i privilegi temporali delle loro Chiese. Per essere più espliciti, nella defunta Costituzione europea, era più importante un Preambolo che richiamasse la tradizione cristiana europea che l’articolo che garantisce alle Chiese i benefici dei concordati nazionali. Purtroppo, abbiamo avuto l’impressione che molti uomini di Chiesa avessero un’opinione diversa. Per essere un po’ più crudi, troppi hanno pensato che una messa a Bruxelles non valesse i vantaggi acquisiti a Roma o Berlino o Vienna. Il prezzo per i non credenti è quello di sacrificare la loro diffidenza e la loro ostilità verso la religione. Al contrario, essi devono comprendere che accusare la religione di tracimare nella sfera pubblica non significa difendere la separazione Stato-Chiesa, che nessuno mette in discussione, ma equivale a indebolire quei valori a cui essi stessi aderiscono. Quanto ai conservatori, il prezzo che essi devono pagare è un ripensamento delle loro politiche. I conservatori europei sembrano oggi più inclini a seguire molte politiche dei liberali, i quali, a loro volta, inclinano a scimmiottare molte politiche dei socialisti. Ma la maggior parte dei liberali oggi aborre la tradizione e tutti i socialisti rifiutano la religione, anche se civile e soprattutto se cristiana. I conservatori invece dovrebbero considerare se sia utile alla loro causa essere cedevoli sulle politiche che toccano punti rilevanti della tradizione cristiana”.

Via, ammettete: non è più divertente di De Maistre? E il Papa? Che dice, il Papa – anzi, che dice il novello Sabaudo cui questo novello Garibaldi consegna a Teano tutta l’Europa, cattolici, protestanti, comunità ebraiche, atei devoti, atei semidevoti, fascistelli assortiti, ricchioni ravveduti e continenti, liberali disposti a svendere la libertà e musulmani prontamente battezzati a forza – che dice, il Papa-Re?
“Il Papa non rigetta la mia tesi…”, ma che carino! Però “… avanza due condizioni: che credenti e non credenti dovrebbero impegnarsi in un vero dialogo, senza barriere; che i non credenti non dovrebbero escludere che la ragione a cui si riferiscono possa essere aperta alla dimensione religiosa”. Insomma, vorrebbe un impegno di buona volontà alla conversione dei non credenti. Si può fare? “Personalmente, penso che entrambe le condizioni possano essere accettate”, dice Pera. Dicevo: la seconda parte “increspa appena il labbro d’un sorriso, ma dentro squassa”. A me lo squassa, a voi non so.

Terza e ultima scenetta: Un’agenda politica, è il gran finale. “Primo. Se una nuova Costituzione europea dovesse essere riscritta, allora essa dovrebbe contenere un riferimento alla nostra tradizione cristiana. […] Secondo. Se anche la seconda parte della costituzione europea dovesse essere riscritta – come in realtà, secondo me, dovrebbe per molte altre ragioni – essa dovrebbe omettere l’articolo con cui, indirettamente, si riconoscono i matrimoni omosessuali. Terzo. Occorre che la vita, anche di un feto, anche di un embrione, sia considerata un fine in sé, da bilanciare con altri fini in sé, e mai soltanto come uno strumento per acquisire altri beni […] Quarto. Nelle politiche relative alla integrazione degli immigrati, occorre tutelare la nostra identità […] Quinto. Nelle relazioni internazionali, si deve fare ogni sforzo per promuovere la cultura dei diritti umani fondamentali, primo fra tutti la libertà religiosa, e per introdurre il concetto di reciprocità […] Infine, occorre tener presente che ‘tolleranza’, ‘dialogo’, ‘uguaglianza’ sono parole vuote, e infine parole di resa, se noi nascondiamo la nostra identità. Nei loro comunicati, i terroristi dicono che ci colpiscono perché siamo ‘ebrei e cristiani’; noi non dovremmo negarlo o nasconderlo o vergognarcene”. Qui le mascelle sono già doloranti – a ridere, s’è riso senza posa – ma Pera è un comico di quelli devastanti, vuole la platea stecchita.

“Ci sono ancora – fra i credenti, i non credenti, gli intellettuali, i politici, gli opinionisti, le chiese europee – uomini di volontà e di coraggio, non timidi, non arrendevoli, non inclini solo al quieto vivere, non acquiescenti all’ipocrisia del linguaggio intellettualmente corretto ma politicamente suicida, i quali vogliano invertire il corso della crisi europea? Credo – voglio credere – che ci siano”. Sennò? “Se la risposta dovesse essere negativa, allora il confronto fra l’Europa di oggi e l’Impero Romano al tramonto diverrebbe di tragica attualità”. E con Odoacre muore l’Occidente?

Sigla di coda [Alberto Sordi, Ma ‘ndo Hawai].  




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71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

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70. Bonino o Santanché?
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67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
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66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
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65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

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(19.12.2005)

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(14.12.2005)

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La goccia di veleno
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61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
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60. Venerdì, sabato e domenica
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58.
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57. Il seminarista sia munito di certificato medico

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56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
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54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
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52. Semo romani, damose da fa’
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51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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