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il blog di Luigi Castaldi


Storie perse


24 settembre 2007

Storie perse

Avevano tutti i nervi a fior di pelle, a Hollywood, nell’estate del 1957. Già da un annetto, forse due, un gossip magazine – il Confidential – aveva cominciato a calcare davvero troppo la mano nel divulgare i vizi privati delle più amate star americane, ed erano vizi da far rizzare i capelli ai bempensanti, e divulgati senza alcun genere di delicatezza. Hollywood ne usciva come un troiaio, una fottuta bolgia di alcolizzati e ninfomani, di drogati e mandrilli, di pederasti e lesbiche (e fu quello che fotté di più la bolgia), roba da incenerire in un sol colpo gli edificanti personaggi interpretati sul grande schermo e le struggenti frasi romantiche cinguettate al microfono.
Le star più sputtanate dal Confidential si chiusero in una paranoica solitudine, perché parve subito chiaro che la spia dovesse essere interna, e che fosse necessario innanzitutto esaurirla come fonte. Altre star, invece, optarono per la denuncia di diffamazione, ma ben presto se ne pentirono: fin dalle prime udienze in tribunale, si accorsero che il processo diventava il megafono di ciò che avrebbero inteso silenziare. Cercarono di ritirare la denuncia, ma il giudice Herbert V. Walzer disse loro: “Voi avete acceso il fuoco; ora, spetta a me spegnerlo. Vediamo quanti se ne bruceranno le mani”.
Se le bruciarono in molti, fino a quando la fonte si esaurì nel venire allo scoperto, per un banale inceppamento del suo meccanismo fin lì perfetto: la presa in diretta – con un microregistratore celato nel suo orologio da polso – del materiale col quale i redattori del Confidential avrebbero confezionato lo scoop.
Si trattava di Francesca De Scaffa, un’attrice di secondo piano. Nata in Venezuela, da padre italiano e madre egiziana, era arrivata a Holliwood nel 1950; dopo il matrimonio con Bruce Cabot ed il successivo divorzio, s’era trovata con un figlio e senza un dollaro; è impossibile dire se tradì per bisogno o per vendicarsi del mondo che giudicava responsabile del suo fallimento personale e professionale. Fece in tempo a scappare da quella che – chissà se a ragione – presentì come un’immancabile ritorsione delle sue vittime: alla vigilia della rivelazione pubblica che la indicava come la talpa del Confidential, fuggì in Messico.
Qualcuno andò fin laggiù per intervistarla, e allora disse: “Difendermi? Non ci penso neppure. È troppo faticoso”. Però fece capire che era stata tutta colpa della “jella”: “Lo Scià era innamorato pazzo di me, avrei potuto sposare lui. Ma poi il matrimonio andò all’aria, perché scoprì che ero cattolica…”.




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21 giugno 2007

Storie perse

                                       

21 giugno, San Luigi Gonzaga, auguri a Luigi, a Gina, a Luisa, a Gigi, eccetera. Luigi Gonzaga nacque a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, il 9 marzo del 1568. Il suo babbo era il marchese Ferdinando Gonzaga, che regnava su tutto il mantovano e oltre: lo voleva uomo di pugna e di governo. La signora marchesa era devotissima, aveva chiesto a Dio che almeno uno dei suoi figli sentisse la vocazione e si facesse chierico. Alla morte di Luigi, a 23 anni, le cose erano state già sistemate da tempo: si stabilì che uomo di pugna e di governo sarebbe diventato Rodolfo, un fratello di Luigi; Luigi avrebbe potuto farsi chierico, avendo sentito la vocazione; contento il babbo, contenta la mamma, contento Luigi e figuratevi quanto contento Rodolfo, che altrimenti avrebbe dovuto sentire lui la vocazione. Fin da bambino, era destino che Luigi si facesse chierico: si isolava, scompariva, lo trovavano dopo ore a pregare nello sgabuzzino delle scope; mostrava una fortissima devozione alla Madonna, contemplava il crocifisso come in trance, e tutte quelle cose lì. Divenne gesuita, scelse come motto: “Che valore ha questo per la vita eterna?”, come a dire: niente è veramente importante se non per ciò che è oltre la morte. E infatti ci passò attraverso, restandoci, cioè attraversandola con valore: alla prima peste cercò il contagio, lo buscò e morì. La chiamano esistenza di carità. Non vuoi farlo santo, uno così?




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16 maggio 2005

Storie perse / 3

                          CINQUE MADONNE, PER GRADIRE

Ce n’è una che sembra uscita da un film di Jodorowski, è l’intrigante anzi che no “Madonna delle formiche”, che si venera nel Santuario di Pianoro, a due tiri di schioppo da Bologna. Puntuale come il fissurarsi delle bacche di ginepro, ogni anno, alla prima settimana di settembre, la detta Madonna attira grandi sciami di formiche alate della famiglia Tetramorium semilaeve, sottospecie delle Myrmicinae, che dopo essersi raccolte in fitti nugoli attorno alla colà svettante torre campanaria, schiantano a terra e schiattano in molle crepitìo. Tanta ne è la mole che dobbonsi raccogliere in numerosi sacchi, ogni volta: ignoriamone la sorte, delle formiche morte, ahi. Etologi no, e  mirmicologi neppure: niun sa spiegarsi perché ciò avvenga. E dunque è chiaro, come due più due fa quattro, che di miracolo si tratti. Non vi convince questo procedere? Chiedete a Socci, ché sa tutto si aritmetica, noi si procede, ed ecco la “Madonna delle scosse”.

Non è riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, ma che fa? Anche la “Madonna di Medjugorie” ancora non è riconosciuta dalla Chiesa, e ciò non toglie che questa come quella, e quella come questa, entrambedue insomma, siano nel cuore di tanta brava gente. La “Madonna delle scosse” apparve a Napoli la sera prima del terremoto del 1980, annunciando che, il giorno dopo, eccetera eccetera eccetera. Scornando chi, dubitando, si perfricò scaramanticamente le pudenda, la “Madonna delle scosse” aveva detto giusto e l’indomani Partenope sussultò: Ave Regina!

Di tutt’altro milieau interieur, parbleu!, è la “Madonnina dei motociclisti” che a luglio attira, come le formiche volanti di cui sopra, frotte di centauri rombanti al Santuario di Castellazzo Bormida, in quel d’Alessandria. Il suo culto di devote marmitte si perde nella notte dei tempi e non si riesce a risalirne all’origine. Non così per la “Madonna viva” di Castelmonte d’Udine, il cui culto è legato a un importante episodio.

Un tempo (non siate beceri al punto da chieder “quando?”, ché sennò poi Le sanguina il cuore) la Madonna volle sfidare Satana, che aveva il possesso pieno del Friuli Venezia Giulia, a chi arrivasse per primo in vetta al monte. Quella bestiaccia di Satana s’impigliò con le corna in non so dove e precipitòssi nel di sotto burrone. La Vergine Maria, invece, con un solo balzo raggiunse la cima lasciando sulla pietra a valle l’orma del piede col che n’aveva preso slancio. E a tuttora l’orma v’è visibile, pie donne attorno vi pregano e vi piangono, di tanto in tanto.

Più note le Madonne piangenti. Non ve ne faremo l’elenco, diremo solo della capostipite: la “Madonna di Lezzeno”. Fu la prima a piangere, nel 1588, quando si sparse a Como (Lezzeno ristà in quella provincia) la notizia dell’eresia di Martino Lutero, malnato cinghialone della cieca fede. Da allora le lacrime non si contano, talvolta ematiche, talvolta balsamiche.




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14 maggio 2005

Storie perse / 2

"Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria"

Il 13 marzo 2003 al “Signor
Franco Barbero della diocesi di Pinerolo” viene recapitata una notifica della Congregazione per la Dottrina della Fede con numero di protocollo 26/82, a titolo “Dimissione dallo stato clericale e dispensa dagli obblighi”, firmata cardinal Joseph Ratzinger: 
Il Sommo Pontefice Papa Giovanni Paolo II, ascoltata la relazione dell'ecc.mo Segretario di questa Congregazione circa il grave modo di agire del citato presbitero della diocesi di Pinerolo (Italia), premesse le cose da premettere, con suprema ed inappellabile decisione senza alcuna facoltà di ricorso ha decretato che al citato presbitero venga irrogata la pena della dimissione […] Il presbitero dimesso automaticamente perde i diritti propri dello stato clericale, la dignità ed i compiti ecclesiastici […] rimane escluso dall'esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale; egualmente, non può svolgere nessun compito nei Seminari e negli Istituti equiparati. Negli altri Istituti di studi di grado superiore, che in qualsiasi modo dipendano dall'Autorità ecclesiastica, non può avere alcun incarico direttivo o ruolo di insegnamento; anche negli altri Istituti di studi di grado superiore non dipendenti dall'Autorità ecclesiastica, non può insegnare alcuna disciplina teologica […] L'Ordinario del luogo curi che il presbitero dimesso non sia di scandalo ai fedeli per mancanza della necessaria prudenza. A tempo opportuno, l'Ordinario competente riferisca alla Congregazione dell'avvenuta notificazione e, se vi sia magari meraviglia tra i fedeli, provveda ad una prudente spiegazione […] Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria”.

Non conta assolutamente alcuna obiezione contraria, e il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio De Bernardi, nel comunicare a don Franco il provvedimento, scrive: “È dal 1975 che i tuoi vescovi, ripetutamente, hanno avuto con te colloqui e poi hanno preso posizioni con molteplici dichiarazioni per richiamarti al senso della comunione ecclesiale circa la dottrina da te divulgata attraverso scritti, media e predicazione […] Questo provvedimento Pontificio non ti mette fuori dalla Chiesa Cattolica; è una parola forte per richiamarti a rivedere la tua posizione e l'insegnamento che diffondi; tuttavia non diminuisce il riconoscimento della tua sollecitudine verso i poveri. Voglio assicurarti che l'affetto resta quello di sempre […] È una ferita che porterò sempre per non averti aiutato a sufficienza a vivere la comunione ecclesiale”.

Le sorelle e i fratelli della comunità cristiana di base di Pinerolo emettono lo stesso giorno un comunicato stampa, nel quale si legge: Abbiamo appreso, nella mattina di oggi, giovedì 13 marzo, del provvedimento di "riduzione allo stato laicale" comminato al nostro presbitero Franco Barbero. Dichiariamo innanzi tutto che per la comunità cristiana di base di Pinerolo Franco resta il nostro presbitero e nulla cambia rispetto a prima. Possiamo testimoniare il suo impegno durante quarant'anni di ministero nella solidarietà, nella ricerca di fede e testimonianza del Vangelo, elementi questi, nella vita della nostra comunità, inscindibili e inseparabili. Non è possibile testimoniare il Vangelo senza praticare la solidarietà e la sollecitudine verso gli ultimi e le ultime. Lascia amareggiati/e l'indisponibilità assoluta del vescovo ad incontrare la nostra comunità e a dialogare con essa, nonostante i ripetuti inviti. La questione viene ridotta al ‘caso Barbero’, ignorando che in questi trent'anni di vita comunitaria è stato condiviso un cammino di fede da parte di donne e uomini […] La stessa dicitura utilizzata nel provvedimento, ‘riduzione allo stato laicale’, denota come la gerarchia si ritenga superiore ai laici nonostante l'ammonimento del Vangelo ‘...tra voi non sia così; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti’ (Mc 10, 43-44). Ci sentiamo vicini/e al nostro presbitero e a coloro che devono sopportare emarginazione, espulsioni, condanne da parte della gerarchia vaticana. Prendiamo atto che la chiesa gerarchica, maschilista e patriarcale, rimane uno dei pochi stati assoluti che esercita il proprio potere senza sentire il parere dei suoi fedeli. Probabilmente in Vaticano non è ancora passato il principio ‘non condivido le tue idee, ma lotterò fino alla fine perché tu possa affermarle’, patrimonio delle moderne democrazie. […] A dispetto delle belle dichiarazioni del vescovo di Pinerolo durante gli incontri ecumenici con fratelli e sorelle valdesi e di altre religioni, sull'accoglienza delle differenze, dobbiamo constatare che non appena si vanno a toccare punti sostanziali (seconde nozze, celibato dei preti, predicazione e ministero dei laici, teologie femministe, unioni tra credenti omosessuali, rilettura dei dogmi alla luce del Vangelo e dei problemi della società contemporanea) ecco che tutto il dialogo va in fumo e la chiesa gerarchica si arrocca nella sua torre […] Non ci sentiamo fedeli a questa gerarchia ma cerchiamo di esserlo ai poveri, all'evangelo di Gesù e a Dio”.

Don Franco, invece, scrive nello stesso giorno: “Mentre sono colpito da un provvedimento che ritengo invalido e di cui non terrò conto alcuno,aggiungo due annotazioni. Non è ridicolo il linguaggio con cui il cardinale Ratzinger mi notifica il decreto papale? Una decisione ‘suprema, inappellabile e non soggetta a nessun ricorso’ è un linguaggio tra il delirante e l’umoristico, per chi abbia qualche idea della democrazia o di una comunità ecclesiale che dovrebbe essere ‘ancor più di una democrazia. In questi giorni ho pensato tanto anche a questa chiesa che continuo ad amare. [...] Hai imboccato, cara mia chiesa, una direzione pericolosa in cui prevale l’interesse a rendere la torre sempre più alta, a tenerla insieme solida e compatta, a sorvegliare tutto e tutti dall’alto, a cingerla di mura, a chiudere le finestre e sbarrare le porte. Ma, a guardarla troppo dall’alto, la realtà appare diversa. Non arrivano più alla sommità le voci calde e commosse delle donne e degli uomini, non si sentono più il rumore dei loro passi, il chiasso delle strade, le canzoni d’amore, le grida di dolore e i palpiti dei cuori. Di lassù si perde il più e il meglio della vita. […] L’isolamento più pericoloso è quello che noi cristiani possiamo costruirci da soli quando, malati di narcisismo, vogliamo ad ogni costo difendere il nostro vecchio palazzo, il nostro vetusto castello e non sappiamo vedere il ‘paesaggio più spazioso’ che Dio ha costruito e sta costruendo per le Sue creature. […] Mia cara chiesa, quanto saresti più bella, più viva se, anziché piangere per ogni pezzo della torre che si rompe e difendere con i denti ogni mattone, tu sapessi vedere il Dio della vita che apre spazi più ampi e demolisce le torri in cui ci imprigioniamo per orientarci verso case più umane ed abitabili. Accogli il plurale voluto da Dio […] stàccati dall’illusione di essere il centro del mondo; staccati dall’illusione che i tuoi dogmi siano la fotografia della verità, dalla presunzione di possedere sempre l’ultima parola su ogni questione. Abbiamo imparato a distinguere accuratamente tra le parole umane che passano e la Parola di Dio che resta […] Vattene dalla moda delle confessioni spettacolari di alcuni tuoi peccati del passato; vattene da questi pentimenti che non conducono a conversione e lasciano il fondato sospetto che si tratti di comportamenti diplomatici e di operazioni di facciata. Vattene dall’ossessione sessuale, dalle tue sessuofobie per cui continui a temere il piacere, ad aver paura delle donne, a guardare con diffidenza e a offendere con i linguaggi pelosi della comprensione omosessuali, lesbiche, separati/e, divorziati/e e conviventi anziché benedire Dio che dona all’umanità mille forme d’amore e può far rifiorire questo amore là dove esso si era spento. Vattene dalle miriadi di ambigue apparizioni mariane, dalle preziose teche della sindone e dal sangue di san Gennaro, dai mille luoghi in cui si alimentano superstizione e spirito idolatrico. Vattene da una struttura di potere come il papato, per riscoprire un ministero che sia davvero servizio; vattene dal balbettio dei potenti in cui fai sempre la prima donna; vattene dalla prigionia dei tuoi comportamenti imperiali e abbraccia il sogno di Dio. Vattene dall’occupazione di tutti i video del mondo; vattene dalla retorica pauperistica che ti dispensa dal diventare chiesa povera; vattene dalla mania di sentenziare e impara ad ascoltare”.

"Impara ad ascoltare"




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87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

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Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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