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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


28 febbraio 2005

Cave canem ded.

Uno striscione sotto le finestre del Gemelli recitava: "Non mollare mai". Eccolo là, ha voluto tutti i tg di fine settimana e adesso lo trattano come fosse Gattuso.




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28 febbraio 2005

E' morto pure Mario Luzi

"Ahime che furia, / ahime che folla, / uno alla volta, / uno alla volta, / uno alla volta, per carità, / per caaa-rità!"

                                                       Figaro, Il Barbiere di Siviglia

                                               




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28 febbraio 2005

Oh, tenere triangolazioni di carinerie!

Ero sicuro. Sull'ultimo numero di Vanity Fair c'era un'intervista di Renato Farina a Massimo Caprara, per anni segretario particolare di Palmiro Togliatti (suo lo splendido volume di memorie su quegli anni: "Quando le Botteghe erano Oscure", il Saggiatore, 1997), poi fondatore del Manifesto, poi grazie al folgorante incontro con don Luigi Giussani convertito alla fede cattolica con tutti i fervori e i riflettori del caso: insomma, l'ostia giusta per le gengive ed il palato di Renato Farina. E' dai tempi di Paolo sulla via di Damasco che l'ex miscredente fa buona pubblicistica. Splendida intervista, tempo di lettura previsto: 8 minuti, come da amabile conforto redazionale. Il titolo: "E pensare che potevo essere il padre di Giuliano Ferrara", dall'episodio ivi narrato che non poteva mancare - e di ciò ero sicuro, come accennavo all'inizio - d'essere riportato dal Foglio nel numero antologico del lunedì. Di che si tratta? "Caprara, davvero volevano imporle per moglie la futura madre di Giuliano Ferrara?" è la domanda dell'intervistatore. "Verissimo. Andò così" risponde Caprara, e a capofitto nello specifico, cose da barbiere tra il contropelo e lo spruzzo di lavanda. Oh, tenere triangolazioni di carinerie! E' ovvio che il Foglio del lunedì non sia curato da Ferrara; come è ovvio che, se nell'ovocellula di Marcella De Francesco non penetrava lo spermatozoo di Maurizio Ferrara ma quello di Massimo Caprara, al più ne usciva un Giuliano Caprara (son tutti esperti genetisti, quando pare a loro, 'sti lepantisti!); come è altresì ovvio che, se Caprara non si convertiva, col cazzo che Farina lo intervistava; come è altresì ovvio che, se Palmiro Togliatti avesse voluto imporre a Caprara di sposare la futura madre di Massimo D'Alema, la cosa non sarebbe stata riportata dal Foglio del lunedì ma al massimo da Edoardo Camurri, lo stesso giorno, sul Riformista. Be', che devo dirvi? A me, con i suoi gossip, Roberto D'Agostino mi sembra sempre più persona pulitissima e disinteressata, un fior fior di giornalista e un figlio di puttana forse sì, ma almeno simpaticissimo. Punto.




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28 febbraio 2005

Scrivi, Malvino ti risponde

Egregio Malvino, secondo lei il dott. Castaldi è consapevole del fatto che con il comportamento che sta tenendo si preclude la possibilità di seguire un'eventuale gravidanza del Papa (sappiamo tutti che non ci dobbiamo sorprendere di nulla, benché l'età sia avanzata) e di presenziare alle conseguenti puntate speciali in prima serata di Porta a Porta? Distinti saluti,

                                                                       Mirko Morini

Caro Morini, lei era una così bella penna, che le succede? 

                                                                       Malvino

Replica

Le cause della regressione sono presto identificate: impiego a tempo pieno in attività di ricerca ingegneristica che implica la lettura di articolo in inglese e scritti da ingegneri (da leggersi con voce fantozziana); abbandono della quotidiana lettura dell'Indipendente per incompatibilità (giornale non sostituito per fedeltà); abbondono della casa natia con conseguente impossibilità di usufruire dei programmi di Sky (checché se ne dica la TV fa bene al cervello) e della TV in generale; imbarbarimento del dibattito politico in generale; pornografia; varie ed eventuali; aggiunga lei.

                                                                      Mirko Morini

Lei è perfettamente scusato, d'altronde non m'era mai cascato dal cuore.

                                                                      Malvino




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28 febbraio 2005

Senz'alcun titolo - Né sottotitolo

Ponete che vi chiedano: cos'è un libro? Avete diversi modi per rispondere, ovviamente. Ce n'è uno che parrebbe semplificare di molto la risposta, potrebb'essere: il libro è per lo più (1) un oggetto, ricavato per lo più (2) dall'impilamento per lo più (3) di fogli per lo più (4) di carta, per lo più (5) stampata, per lo più (6) numerati progressivamente, per lo più (7) fissati tra di loro, per lo più (8) di forma e misura uguali, per lo più (9) con una copertina. Troppi "per lo più"? Io ricordo un libro fatto di pagine in materiale plastico, piegate a fisarmonica, non numerate, che non recava stampa ma impronte di caratteri in Braille e con la copertina gonfiabile: mi dissero "per bambini non vedenti quando fanno il bagno", e un libro era. Il settimo e l'ottavo "per lo più" fottuti già dai tempi in cui si fanno i libri che li apri e ne escono meraviglie tridimensionali, colli di draghi che si sporgono in avanti, castelli che si levano, paesaggi che si allargano - poi, tiri una linguetta, e il drago apre le fauci, il ponte levatoio s'alza, il sole struscia tra il nadir e lo zenith. Gli occhioni del bambino vedente si spalancano, la prima volta, la seconda meno, la terza nemmeno. Non è un libro? E' un libro, è un libro. E' un libro come quello che fa dire "ogni volta che lo rileggo ho emozioni più intense della volta precedente", per quel che può significare. Fatto sta che se aprite un libro di quelli detti dizionari e andate al lemma "oggetto", leggete: tutto ciò che è percepito dal soggetto come diverso da sé stesso. E capirete che pure il primo "per lo più" va a farsi fottere. Va a farsi fottere il secondo, e il terzo, e il quarto, e il quinto, e il sesto, e il nono, se penso a bambino non vedente che legge nella vasca da bagno. Il settimo e l'ottavo, già detto.
Cos'è un blog? I troppi "per lo più" farebbero imbarazzo, evitiamo. Uno scrive, non importa cosa, non importa in che modo, e mette quello che ha scritto su una pagina elettronica liberamente consultabile sul web. Abbiamo detto tutto? Non abbiamo detto niente. Ci sono pagine sul web che possono essere consultate solo a pagamento e così pure i libri che per lo più (10) devono essere acquistati. Sostanza analoga ai giornali e alle riviste che pure, come i blog, sono zeppi di scrittura. E il blog? Il blog si offre gratis, sicché l'unica cosa che smetterebbe di farlo essere un blog potrebbe forse essere il fatto d'essere consultabile a pagamento. Insomma, i libri - e i giornali e le riviste - si comprano, i blog sono gratis: parrebbe l'unica differenza, ma dentro - mi azzardo a credere - c'è tutto. Scrivere comporta un dispendio di energie, in un sistema chiuso che tende sempre ad ammortizzare l'entropia la cosa vuole un reintegro. Perciò si chiede spesso a chi scrive gratis "perché scrivi?", ma non lo si chiede quasi mai a scrive a pagamento, al massimo gli si chiede "quanto ti dànno?". Cosa può ammortizzare l'entropia del blogger? Per lo più (1') il fatto che egli stesso si fa oggetto, seppure non si intrattenga attorno a un Io narrante: la cosa dev'essere piacevole, evidentemente. Ma per lo più (2', 3', 4', 5', 6', 7', 8' e 9') egli lo sente libro, il blog. Sicché 1' paga 10'. Sineddoche tortuosina per introdurre il narcisismo come motore primo dell'evento? Neppure: perché alla frontiera tra il cartaceo e la blogosfera c'è un ufficio di cambio. Passi di là? Ti cambiano il narcisismo in denaro, con debita commissione. La cosa dev'essere piacevole, evidentemente. Ma a una condizione: che il blogger sia funzione del sistema di cambio. Ciò che lo fa scrivere gratis vale più o meno quello che in denaro gli farebbe firmare un'esclusiva con la quale si impegnasse a non tenere più un blog, neppure sotto falso nome, pena il taglio delle mani. Ammesso che molti nomi di chi è regolarmente pagato per la scrittura sul cartaceo non siano falsi, come d'altronde è già. Ammesso che chi ha un blog pur avendo una retribuzione nel cartaceo non lo faccia perché il denaro non gli ammortizza l'entropia. Ammesso che la retribuzione non implichi il dover esibire un'inammortizzabile entropia. Blogger disonesti: peggio per loro, se se ne accorge il direttore. Guia, non dire che non ti avevo avvisato: chiudi subito quel tuo sguarramicondolcezzabastardo.ilcannocchiale.it.
Rimosso? Brava.




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27 febbraio 2005


[La rubrica "Scrivi, Malvino ti risponde" è per le cose futili. Sicché alla lettera che mi ha scritto *** (mi ha pregato di non mettere neppure le iniziali) rispondo con questo post. La sostanza della domanda che mi pone è questa, quasi un tormentone: "Ma basta, la Chiesa ha chiesto scusa per i suoi errori. Perché continuare a rimproverarle cose di quattro secoli fa?". E' semplice: la Chiesa non ha chiesto scusa affatto. Chiedere scusa è un'altra cosa che mettersi sotto le luci dei media e cincischiare un vacuo frainteso per gli sprovveduti e per i commessi viaggiatori della neo-evangelizzazione. Ma ho voluto argomentare.]
Il 29 novembre 1998, nella Bolla d'indizione del Grande Giubileo ("Incarnationis mysterium") che aveva da tenersi nel 2000, Giovanni Paolo II scrive: "La storia della Chiesa è una storia di santità. [...] E' doveroso riconoscere, tuttavia, che la storia registra anche non poche vicende che costituiscono una contro-testimonianza nei confronti del cristianesimo. Per quel legame che, nel Corpo Mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto. Ma anche noi, figli della Chiesa, abbiamo peccato e alla Sposa di Cristo è stato impedito di risplendere in tutta la bellezza del suo volto. Il nostro peccato ha ostacolato l'azione dello Spirito nel cuore di tante persone. La nostra poca fede ha fatto cadere nell'indifferenza e allontanato molti da un autentico incontro con Cristo". Come accadrà con l'omelia del 12 marzo 2000, data che passerà alla storia come Giornata del Perdono, anche qui egli non chiede perdono alle vittime degli "errori", ma a Dio e alla Madonna: "Come Successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli". Nell'omelia del 12 marzo 2000 il perdono sembra addirittura perdere completamente di vista le vittime delle persecusioni della Chiesa, concentrandosi sull'atto emendativo in sé, addirittura facendolo reciproco, comune, e dunque annullando di fatto l'elemento risarcitorio morale che il chiedere perdono dovrebbe implicare. "Perdoniamo e chiediamo perdono!" egli scrive, anteponendo addirittura il perdonare al chiedere perdono: "Mentre confessiamo le nostre colpe, perdoniamo le colpe commesse dagli altri nei nostri confronti. Nel corso della storia innumerevoli volte i cristiani hanno subito angherie, prepotenze, persecuzioni a motivo della loro fede". Ma ciò di cui si chiede perdono pare comunque aver poco a che fare con il dolore inflitto ai perseguitati, ma col danno ed il disdoro che la Chiesa ha con ciò subito: "Chiediamo perdono per le divisioni che sono intervenute tra i cristiani, per l'uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto nel servizio alla verità". Il che attenuerebbe il senso della violenze compiute, perché lo scopo era pur sempre la verità. E poi, quasi a voler dire che quelle violenze hanno fatto più danno al persecutore che ai perseguitati: "Confessiamo, a maggior ragione, le nostre responsabilità di cristiani per i mali di oggi. Dinanzi all'ateismo, all'indifferenza religiosa, al secolarismo, al relativismo etico, alle violazioni del diritto alla vita, al disinteresse verso la povertà di molti Paesi, non possiamo non chiederci quali sono le nostre responsabilità. Per la parte che ciascuno di noi, con i suoi comportamenti, ha avuto in questi mali, contribuendo a deturpare il volto della Chiesa, chiediamo umilmente perdono". Dove sono le vittime? Parrebbe quasi che essi siano co-autori, con i loro carnefici, della deturpazione del volto della Chiesa. Sicché la Chiesa, da persecutrice, diventa vittima ed i perseguitati complici, per quanto involontari. Infatti, "non possiamo non riconoscere le infedeltà al Vangelo in cui sono incorsi certi nostri fratelli, specialmente durante il secondo millennio": e le violenze diventano addirittura "infedeltà al Vangelo". Non c'è bisogno dunque che il perdono sia concesso dalle parti lese, non è a loro che l'invocazione è diretta, non sono essi a doverlo offrire: "Maria, Madre del perdono, aiutaci ad accogliere la grazia del perdono che il Giubileo largamente ci offre". Tutto ciò, però, è stato più volte presentato come atto di umiltà del Vaticano. Sicché, ogni volta che si ricorda a un cattolico il seme dell'intolleranza che la Chiesa ha sempre covato e tuttora cova, egli tronfio risponde: "La Chiesa ha chiesto scusa". Si fa fatica a spiegargli: che la Chiesa ha chiesto perdono a Dio, non alle vittime; che le violenze non sono in addebito alla istituzione della Chiesa, che è Corpo Mistico, ma ai suoi figli; che, nel contempo, non è mai stato fatto neppure un nome di uno di tali figli persecutori; che quel "specialmente durante il secondo millennio" fa auto-amnistia di tutte le atrocità compiute durante il primo millennio dalla Chiesa verso i pagani. Soprattutto si fa fatica a spiegargli, se non lo sa già nel fondo e deve far finta di non saperlo, che quella della Giornata del Perdono è stata solo una grande operazione mediatica e nulla più, "una deludente cerimonia pomposa e barocca", come disse il teologo Hans Kung, una mossa politica bieca.
[E con questo, gentile ***,  mi pare che possiamo chiuderla. La Chiesa non ha affatto chiesto scusa. Come sempre, ha solo dato un altro saggio della sua grande ipocrisia. Dall'alto dell'enorme catasta di vittime che ha fin qui fatto.]




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27 febbraio 2005

Biagio, paziente ingrato

Ogni novità ha i suoi nemici, rassegnati o irrassegnati. Il nuovo interroga, sfida, costringe a rivedere, spesso a cambiare tutto da un nonnulla. Per quanto piccola sia la novità, basta lasciarle uno spiraglio ed entra, occupa lo spazio che riesce ad occupare, inevitabilmente ne toglie a qualcos'altro, o vi si soprappone. Nulla va perso, in realtà, tutto fa ingombro, almeno nel lasciare traccia. Si cresce, si è costretti ad ammettere che l'eternità è una burla nel surrogato di un orizzonte intatto, di un paesaggio sempre eguale, di un corpo pietrificato in un concetto fatto statua. Rompere la crisalide, cambiare muta, diventare diversi da sé può dare il panico puro: sono le forze inerziali che si oppongono all'entropia, si offrono come lenimento allo sperpero di energie, improvvisano delle omeostasi che durano il tempo che possono durare, mentre novità invisibili penetrano, si accumulano e, quando raggiungono la soglia per far scompiglio, lo fanno. Una faticaccia, senza dubbio, ridefinire la rete di relazioni tra le cose, tra esse e l'uomo, anche perché l'uomo si sente centrale ad esse, spesso padrone, ha avuto il mandato dalla Creazione, pare. Non gli hanno spiegato l'Evoluzione, ha sempre fatto affidamento alla parole del buon Biagio Pascal: "Tutti i guai dell'uomo derivano dal fatto che non riesce a starsene tranquillo, chiuso in una stanza". Se lì, da uno spiraglio lasciato sotto la porta chiusa a tripla mandata o dallo scuro d'una finestra incastonata in un infisso, entra un disordine - chessò - emodinamico, la valvola si svuàllera, ecco l'insufficienza mitralica. Prendono Biagio, lo mettono in lettiga e lo portano nell'unità coronarica. Diagnosi: la canna al vento sfiata. Terapia: sostituzione valvolare, la valvola è in tessuto suino. Cazzo - fa Biagio - un porco? Ma col tempo il miocardio la ingloba, e perfino il cervello. Un'intera corsia di Biagio ha il pezzettino di maiale che gli batte in petto, il tempo che si rimettano e saranno dimessi, torneranno nella loro stanza sigillata, che è al centro del Creato, una Sfera, una Palla tutta intrisa di Dio, il centro in ogni luogo e la superficie pure. Di là ciascun Biagio sarà stanato a forza per sostituirgli il fegato con un omologo pure suino, curargli il Parkinson con neuroni murini, come già fu con muffe per salvarlo dalla setticemia. Ogni volta Biagio ha brontolato: "Io sono un uomo, capito? Io sono a immagine e somiglianza di Dio. Muffe, maiali, fili di sutura con intestino ovino - e che, volete farmi diventare una chimera? Sovvertitori, depravatori, corruttori!". E clinici, tra loro: "Ma guarda un poco questo! Ma chi ce lo ha portato? E guarda come ci sguscia dalle mani. Che è?". L'infermiera: "E' olio. Estrema unzione".




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27 febbraio 2005


Roma. Pistola scarica e cintura imbottita di Pongo, per ore ha tenuto in ostaggio duemila fedeli urlando: "Mi manda Dio". Un altro.




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27 febbraio 2005

Andropov-logia cattolica

Repubblica, 26.2.2005 - Città del Vaticano. "E Zapatero che fa?". La domanda posta da papa Wojtyla, in maniera secca e diretta, il 22 febbraio scorso - due giorni prima del ricovero al Gemelli - prende in contropiede i destinatari, alcuni vescovi spagnoli in visita ad limina Apostolorum in Vaticano, la visita che i responsabili della diocesi fanno al Pontefice ogni 5 anni. Ma è anche un'udienza molto delicata, perché è la prima dopo quella del 27 gennaio scorso concessa a un altro gruppo di presuli iberici ai quali il papa si era mostrato preoccupato per le politiche su famiglia, scuola e morale varate dal governo di José Luis Rodriguez Zapatero. [...]
MALVINOPRESS - Madrid, 28 Aprile 2006. Nelle indagini sul recente attentato al premier José Luis Zapatero si fa sempre più attendibile presso gli inquirenti la così detta "pista vaticana" . Pare che dietro l'assai ambigua persona dell'attentrice, Consuelo Ribas, 82 anni, castigliana, che finora non ha voluto rispondere ad alcuna domanda, chiudendosi nel borbottio del suo rosario, vi sia proprio la longa manus dello Stato Pontificio. Sarebbero ormai in possesso della Guardia Civil le prove di un pur labile collegamento tra la Ribas e l'Opus Dei, per il tramite di un certificato di assoluzione preventiva depositato presso l'Arcivescovado de Molina. Intanto, le condizioni dello statista sono date per stazionarie dai clinici dell'Hospital Universitario della Princesa dopo le 14 ore dell'intervento chirurgico che ha permesso al professor Jorge Maria Ramon y Cayal e ai suoi assistenti di estrarre dal cranio del premier il braccio destro del crocifisso in ghisa impugnato dalla Ribas. Il portavoce del Servicio de Neurocirurgìa ha annunciato alla stampa che la prognosi resta riservata, mentre sotto le finestre della clinica in cui s'è svolto il delicato intervento una enorme folla era giunta a manifestare solidarietà e affetto. Ovviamente, tutti atei, ricchioni e drogati.




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27 febbraio 2005

A Malvino hanno finalmente insegnato come si mettono i link nei post. Prove tecniche.

Yasha Reibman ha scritto una lettera a Sergio Romano.




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27 febbraio 2005

Sopravvissuti







 







 







 


 

Ho fatto i miei calcoli, fidatevi, la sala Barcellona (Galassia Gutenberg, Napoli) che ospitava ieri, sabato 26 febbraio, il dibattito dal tema "Blog - Scrivere dentro o fuori la rete?" aveva gli stessi metri cubi della palestra della scuola di Beslan, per quanto molto più corta, molto più alta, e più o meno larga eguale. Stessa cubatura, fidatevi. Ora, il sottoscritto vostro umile cronista non vorrà qui tediarvi con le formule che permettano di ricavare la sfera inscrivibile in un cubo, ma vi assicura che quel dibattito è stato una palla. Perché dico Beslan? Mi par chiaro: tutti scoppiati. Il gruppo di terroristi che ha sequestrato noi, i mocciosi, erano bastardi tali e quali a quelli che hanno fatto piangere l'Ossezia. Ce n'era uno, Herzog, che aveva un libro sotto il piede e minacciava, col toglierlo, di far saltare tutto in aria; una terrorista, che sotto i vestiti aveva certamente venti chili di esplosivo, ci ha spiegato subito al microfono che dovevamo stare buoni, e un'altra, con un caschetto giallo, addirittura ci impediva di far pipì. Gli altri del gruppo, non vi dico: parlavano tra di loro in un arabo strettissimo e, quando si rivolgevano a noi, sprezzanti, duri, ghigne di chi sa già come andrà a finire. Be', è andata a finire proprio a quel modo lì. La dolcissima voce di Robba, alla fine, sulle macerie e i corpi a pezzi spandeva umana pietà. [Nella foto, da sinistra a destra per chi guarda: Azione parallela, Malvino e Barnaba. Visibilmente scossi dall'esperienza, ma sopravvissuti.]




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26 febbraio 2005

"Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che le rappresentano" (Leo Longanesi)

                                                    




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26 febbraio 2005

Cupole

Il Papa comunica attraverso dei bigliettini. Toh, come Bernardo Provenzano. 




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26 febbraio 2005


Si staccano iceberg dalla calotta artica, grossi tre volte l'Inghilterra, e nessuno batte ciglio; poi, nella performance del Kamasutra comunemente detta Spaccatura del Bambù, il tacco a spillo di Gattina tua riga la pelle del sedile posteriore della Mercedes che non hai ancora finito di pagare, e ti pare una catastrofe. Ecco, il mondo va così. E non lo dico con la puzza al naso di chi abbia dedicato tutt'una vita allo studio della calotta artica, vi pare? Quella volta, ad esempio, a sedici anni, che stavo in un letto d'ospedale e ai lati avevo due scuole di pensiero, l'una sosteneva che l'amputazione dovesse farsi a mezza coscia, l'altra un po' sotto il ginocchio, e poi si seppe che l'esame istologico era sbagliato, non si trattava di un condrosarcoma ma di una fessissima esostosi - be', l'iceberg mandava scricchiolìi sinistri, e io - pensatela come vi pare - niente. M'avessero amputato, forse avrei fede, sapete come sono i meccanismi di compenso, no? O quell'altra volta che il tribunale dei minori, su grazioso e specioso interessamento di un'assai vendicativa cornuta, mi negò per due anni di vedere la prole, fino a quando mi fu detto "lei è una brava persona, ci scusi, eccole la prole" e l'iceberg che si era capovolto si capovolse ancora e coi capelli ghiacciati io uscii fuori - be', pensatela come vi pare - io, niente. Dio sarà grande, ma mai quanto un buon avvocato: piangono le madonnine, io non oso, se non quando la prole mi riempie di coccole. Poi, ecco qui, Gattina mia mi riga il link e - brrrrr! - la catastrofe. Si fa per dire, ovviamente. E dunque senti, Friedrich, fammi il piacere, non tornare più manco per errore su questo blog. Quel post in cui annunci urbi et orbi che - com'è che scrivi esattamente? - "lo tolgo dai link e lo saluto con un po' di rammarico" - sì, quel post sa tanto di Spaccatura del Bambù. Sai che ti dico, piccino? Tanta solennità per una cosa così insignificante mi pare assai ridicola, ho graffi a non finire sul sedile posteriore. Piuttosto: non ti sei accorto che mentre lasciavi il tuo, irriconoscibile, col tuo tacco a spillo, poggiavi la nuda natica su una chiazza innominabile. Fattelo dire: sei ridicolo. D'altronde, sempre pensato.




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26 febbraio 2005

Ciao, Furio, mi hai dato istanti indimenticabili

                                       




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25 febbraio 2005

Rispettiamo l'uomo nel rispetto delle leggi della Creazione

Stamattina mi sono svegliato con un disagio sordo nell'anima. Non saprei dirvi esattamente cosa sia, ma sento in me qualcosa come un tarlo. Sento che traballano in me le architetture laiciste e scientiste, siccome fossero castelli di carte da gioco. Forse è vero, forse ha ragione Ratzinger, e Buttiglione, e Ferrara. Forse non è lecito all'uomo capovolgere le leggi di Dio e della natura con artifizi tecnici che stravolgano il senso dato dalla Creazione a organi, apparati, funzioni (*), nella malsana convinzione illuminista di poter fare di noi stessi ciò che ci pare. Cosa stiamo facendo, dove ci stiamo spingendo? Generare senza che il cazzo penetri la fica come sta scritto sulla Bibbia e adesso - addirittura - respirare attraverso un buco fatto nel collo? No alla fecondazione medicalmente assistita e - ovviamente - basta, basta, basta tracheotomie.

(*) "La bocca mi hai dato, o Signore, per respirare" (Salmi)




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24 febbraio 2005

Solidarnosc

Non ti preoccupare, Karol. L'hanno visto tutti che t'eri rimesso alla grande e stavi benone. Se ti ammazzano in sala operatoria, questo blog griderà ai quattro venti la verità. Tutto il mondo saprà che la Curia ha assoldato il chirurgo perché ti ostinavi a non volerti dimettere, ci puoi contare. Quando si polemizza, si polemizza, è naturale che ci si prenda a pesci in faccia. Ma da umile e pressocché insignificante avversario ti prometto: non permetterò che tutto sia insabbiato ancora come nel '78. In culo alla balena, bacini.




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24 febbraio 2005

Schiattare il palloncino a un bambino

Harry scrive: "Quando decine di migliaia di persone d’ogni età affrontano tre ore di freddo sotto zero, pioggia e neve, ferme in piedi, significa che qualcosa di importante è avvenuto e sta avvenendo. Questa è la Chiesa".
Malvino commenta: "Via, Harry, l'hanno fatto anche per prendere il biglietto del concerto di Tina Turner".

 




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24 febbraio 2005

La notizia "curiosa" rende superfluo chi ne scrive

Certe cose accadono perché accadono. E spesso non c'è alcuna spiegazione, il consiglio è di pennellare con uno sguardo di disprezzo chiunque venga a farvi la lezioncina a gratis sulle cause prime. Eventualmente, diteglielo: "Giovine, quì nessuno è nesso". Le cose - adesso non è per far l'Empirico, ché ne bastano sei - non hanno neppure un significato di per sé stesse, per quanto tutto possa averne uno, perfino potrà sembrare originale, ma è falsa pure la garanzia. E che ci vuole? Fatti consigliare da quelli che la vita la conoscono: ci sono certi ambulanti che vendono significati uguali uguali a quelli originali, ma a meno della metà della metà del prezzo. Occasioni, uno sarebbe portato a dire. Le cose hanno di bello questo (tutto il bello che hanno sta in questo): più sono prive di significato, più ne prendono da chi deve liberarsi da uno stock di significati fuori stagione. E spesso, se uno ha la pazienza di aspettare, arriva l'ambulante. Siete testoni, eh? Non avete centrato la quiddità, vero? Ok, facciamo l'esempio. Prendete dei pinguini diventati ricchioni per penuria di femmina. Ora prendete un bel Microsoft Word e cominciate a scrivere: "La penuria di femmina è quasi sempre soffice". Oppure: "Penuria non olet". Costruiteci sopra (a modo vostro, è chiaro) la storia: in un zoo di Oslo (oppure scrivete "di Stoccolma", ma va bene anche "di Amsterdam") la direttrice (sì, è meglio se il direttore è femmina) ha fatto venire uno stock di pinguine per tentare di recuperare all'eterosessualità (ma potete anche scrivere "curare dall'omosessualità", ché fa più scandalo) un gruppo di pinguini perdutamente infrociati. Ecco, ora dovete trovarci un senso, spiegare l'accaduto. Qui dovete togliere il tappo alla natura intima e più vera di ciò che siete: massima libertà. Ma - ecco il punto - che frase scegliere per chiudere il pezzo?




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24 febbraio 2005

Annunciazione, annunciazione

Amate gli epistolari? Io li adoro. Ormai sono a buon punto e non c'è più il rischio che la cosa vada in vacca per l'interessamento disinteressato di qualche anima pia, posso dirvelo: a giorni Malvino posterà tutto l'epistolario fin qui intercorso tra Lorenza, una stronzetta di 16 anni da far girar la testa pure a un santo, e un sacerdote poco sotto la quarantina - un santo, diciamo - che Lorenza ha beccato sul sito www.pretionline.it. Il sito offre consulenza spirituale a chi voglia, mettendo a disposizione un ghiotto numero di tonache. Lorenza non si è scelta mica un fesso. Don Coso ha due lauree e, appuntate sopra il petto, le mostrine di un considerevole numero di corsi, seminari, ritiri e altre diavolerie consimili. Insomma, una torre d'avorio su una rocca adamantina, cui si arriva per mulattiere impervie, strette tra rovi e crepacci. Be', Lorenza è arrivata in cima in carrozza. Non voglio togliervi lo sfizio di scoprire, lettera dopo lettera, come sia sbocciata la violentissima passione, dalle tinte cupe e torrida come l'ascella posteriore d'un animale obeso dall'igiene assai dubbia. Allo stato, i due stanno chiacchierando sull'erotismo anale di Lorenza: il dottore in teologia non aveva ben chiaro cos'è un fisting e la ragazza glielo sta spiegando. Ormai lontani i tempi in cui era il pretino a spiegare a Lorenza com'è che nella Trinità il tre stia in uno, l'uno stia in tre, e chi fa da solo faccia per tre. Be', tenetevi pronti, una o due settimane, il tempo che la cottura sia pronta a puntino, e Malvino vi offrirà uno spaccato dell'ultima leva del clero italiano. Perché ho scelto proprio il nome Lorenza per le mie letterine a don Coso? Non saprei, ma il nome a me dà un certo arrapamento. Avessi sotto la scorza di mangiapreti - un prete?




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24 febbraio 2005

Servi, il vostro padrone ha la faccia di culo!

                                   

 
Procedendo la destra a sinistra, col passo del servo che accorre al richiamo del padrone che gli ha urlato "Politica, presto, politica!", appare chiaro che tutto il quadro - mano tardo barocca - sia attraversato da un senso secondo, forse perfino terzo. Unione e Casa delle Libertà sono culturalmente marce dentro, non è guardandole di fronte che si comprende appieno. Non è neppure la vecchia e ormai noiosa quaestio vaticana, il fatto che di qua e di là vi siano dei poveracci che hanno passato infanzia e gioventù nell'oratorio parrocchiale, ciascuno ora col suo prete e relativa banca di riferimento. No, il punto è che Luca Coscioni, di tutti, è quello meno paralitico. Ma non siamo qui per la solita chiacchierata da bar, avete pagato un biglietto, muoviamoci, entrate senza accalvarvi. 
Davanti a questa tela, signore e signori, non dovete far l'errore di pensare che l'artista abbia voluto prendervi per il naso. Egli era solito cercare soluzioni non comuni, epperò non propriamente stravaganti, per mostrare al mondo che gran pezzo di merda fosse il suo committente. Anamorfizzava? Non proprio. Però, se fate qualche passo indietro e vi spostate molto, molto di lato, vedrete che il soggetto della tela vi apparirà per quello che davvero era, sotto il damasco e gli inserti di trine. No, non da quel lato, da questo. Il quadro era posto nel salone dei ricevimenti, da quel lato v'era l'ingresso del padrone e dei suoi ospiti; da quest'altro, invece, v'era la stretta porticina che dava il passo alla servitù. Era per loro il segno subliminale e, badate, solo se avessero avuto fretta, perché è solo con la coda dell'occhio che può cogliersi la cosa. Ecco, dunque: mettetevi qui a destra, ponetevi non di fronte, ma di lato, volgete l'occhio a destra e fate per camminare con una certa premura. Visto? La faccia diventa un culo. Questo messer Pennellucchio osava sussurrare ai servi: il vostro padrone ha una faccia di culo. Ok, ora usciamo da questa Sala delle Metafore, prendiamo una sosta, andiamo al bar, ché poi ci aspetta la Tempesta del Giorgione. Non vi accalcate, prego, le porte sono strette, così son fatte le Metafore. E dunque, dite, cosa ne avete ricavato, da questo Pennellucchio?
"Politica, presto, politica!" - presto, cambiate blog, di là vi chiama l'editorialino del perché e del come.

 




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23 febbraio 2005

L'Italia è l'Italia

M'auguro non paia bizzarro l'accostamento che vorrei fare tra due notizie, entrambe silenziate dai media italiani. La prima: le anticipazioni dei contenuti dell'ultimo libro di Karol Wojtyla, almeno per ciò che attengono a democrazia, diritti civili e politica sociale, stanno irritando buona parte dell'opinione pubblica europea e dei suoi governi. Francia, Germania, Spagna - ciascuna per ragioni non del tutto diverse - sentono le affermazioni del Pontefice come mal tollerabili e intrudenti; e con qualche ingenuità di troppo si chiedono com'è che qui in Italia il libro venga accolto con profondi salamelecchi e molti estatici apprezzamenti sulle solite boccucce a culo di gallina. Ingenuità doppia: perché l'Italia è l'Italia, e qui ciascuno ha i comprensibili timori di ritorsione per quanto e come i tentacoli economici del risparmio e dell'impresa gestita dal Vaticano ci rigogliscano d'intorno e ovunque; eppoi perché - come dicevo - ogni scontento è silenziato, risuona l'evviva, amplificato dal più insistente e arcigno battage. Perché rischiare? Può sempre tornare utile un amico con la coppola, il grembiulino o la cotta. La seconda notizia parrebbe male accostabile alla prima, ma solo all'apparenza: sia Casa delle Libertà sia Unione fanno trapelare l'imbarazzo dell'accogliere i Radicali nei rispettivi schieramenti sotto la dicitura "Lista Luca Coscioni". Il malato, e ciò che qui si sottintende della sua battaglia per la libertà di ricerca, della sua invincibile e irrassegnata speranza di vita, del suo profondersi nell'aldiquà piuttosto che limitarsi a prepararsi per l'aldilà - il malato, dico - è visto come cosa oscena se non si flette alla morale cattolica, ficcata nei profili culturali da Cottolengo e Opera Pia, cose caritatevoli ma che hanno sempre preteso in cambio che il malato facesse il malato cristiano. L'analgesia solo da poco è concessa in deroga alla bellezza del soffrire in Cristo, l'eutanasia è omicidio - nemmeno se deve parlare. E se è tossicodipendente il disavvezzamento è a suono di ceffoni e di Ave e Pater. Sicché il malato che non si limita ad atteggiarsi a San Sebastiano e a guadagnarsi una carità in forma di pena - è scomodo. Larvatamente, prima, la morale cattolica pure lapidava Luca Coscioni, ma ora per mano delle cricche filovaticane di centrodestra e centrosinistra i ciottoli volano belli grossi. E il trasversale sabotaggio dell'azione politica di via di Torre Argentina, disattivato per ciò che i Radicali sono nelle ulcere del Papato, è attivo ancora - e agisce - con l'interdizione al malato di farsi bandiera di una battaglia di civiltà, quella della libertà scientifica. Questo dovrebbero sapere i cittadini d'Europa che si fanno meraviglia di come qui con tanta allegria si sopportino le intemerate di Wojtyla contro le democrazie indocili al Magistero - anzi si plauda. Si chiedono chi veramente noi siamo, e alla risposta è comprensibile che arriccino il naso.




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23 febbraio 2005

ÐhËmÕ¢®ÅZ¥â (ovviamente ±)

               

Non ho stupore nel leggere sull'autorevole Atlante dell'Istituto Geografico De Agostini di Novara che il Vaticano sia una "monarchia assoluta", l'unica in Europa, una delle ultime al mondo, visto che ad una ad una sono cadute quasi tutte. Parrebbe che sia questa la fine cui esse siano destinate prima o poi. E qui mi scapperebbe detto un "meno male", perché confesso di nutrire un po' di partigianeria a favore delle democrazie: sarei portato a credere che a ogni monarchia assoluta che cade l'umanità intera sia più libera. Dire che il Vaticano è una monarchia assoluta non costituisce blasfemia: sull'Atlante vi è sempre stato scritto fin dalla sua prima edizione del 1927, e l'opera non è mai finita nell'Index librorum prohibitorum del Santo Uffizio, a quanto mi risulti. Fa dunque un gran piacere leggere nell'ultima fatica letteraria del monarca assoluto attualmente regnante (Giovanni Paolo II, "Memoria e identità", Rizzoli 2005) che "l'etica sociale cattolica appoggia, in linea di principio, la soluzione democratica", anche se allora non si capisce perché la Chiesa cattolica non la faccia propria. Sarà che forse s'è affezionata all'assolutismo. O forse no, la cosa dev'essere un po' più complessa. "L'etica sociale cattolica appoggia, in linea di principio, la soluzione democratica" - questo sì - ma "si è tuttavia lontani dal canonizzare questo sistema" al quale "le speranze delle varie nazioni si sono aggrappate [...] dopo il tramonto delle ideologie del XX secolo". Par chiaro: una speranza che si aggrappa è quasi una disperazione. E Giovanni Paolo II non risparmia di argomentare i pericoli della democrazia, che a volte impazzisce e porta al potere Hitler con elezioni regolari. Altri casi del genere? Non ne fa menzione, ma li conosciamo. Saranno sulle dita di una mano, ma fanno monito: la democrazia può essere un pericolo con quella sua idea di fondo che ognuno può pensare con la testa sua, che si decide contando i pareri di tutti e poi vince la maggioranza. Certo, a volte la maggioranza può essere illuminata e decidere di destinare parte del denaro pubblico alla Chiesa; ma questo, alla fin fine, può deciderlo anche una monarchia, un'oligarchia, un'aristocrazia, una dittatura militare. Anzi, nulla esclude che queste forme di governo possano in teoria far pure meglio: recepire più d'una verità che venga dal Magistero della Chiesa e farne legge. Per esempio: potrebbe dirsi non illuminato un re che a dispetto delle decisioni della maggioranza dei suoi sudditi mettesse fuorilegge fecondazione assistita, libertà di ricerca scientifica, divorzio, aborto, adulterio, contraccezione e masturbazione? Ma certamente molto più di uno Zapatero. Ecco che dunque, come dice il Papa, "sul piano teorico anche soluzioni diverse, come la monarchia o l'aristocrazia, possono servire alla realizzazione dello scopo essenziale del potere, cioè il bene comune". Chi stabilisce quale sia il bene comune? Che domanda stupida. Lo chiediamo a lui, è ovvio, al monarca assoluto. Il quale fino a ieri si lamentava che la Chiesa non fosse ascoltata e rispettata, e oggi ci dà un saggio splendido di cosa s'intenda per ascolto e per rispetto: l'obbedienza. Se poi la gente non obbedisce, è chiaro che la democrazia ha con ciò dimostrato il suo marcio. E allora l'etica sociale cattolica non l'appoggia più. E sponsorizza, se è il caso, qualcosa di antidemocratico. Alleluja.

[Nella foto, cordialità tra un monarca assoluto e un dittatore presumibilmente illuminato.]

Dai commenti (eh, sì, non bastavano i gonzi di casa nostra):  Monarquía absoluta es, por definición, y desde un punto de vista estrictamente político, aquella forma de monarquía que no tiene límites. El papado, como gobierno de la Iglesia Católica, Apostólica y Romana, no es una monarquía, primero porque no es una forma política de gobierno; segundo, porque tiene claras limitaciones impuestas por quien instituyó el papado: el amor a los semejantes, la autoridad como servicio a los demás, el abandono de las riquezas materiales y la dominación, la justicia, la comunidad de bienes, el respeto a la vida, etc., etc. y, fundamentalmente, porque su reino "no es un reino de este mundo" (Jn 18,36) El Papa no es un representante de quien es el verdadero Rey del Universo:Jesucristo. Cuánto tiempo pierden, y ríos de tinta gastan, quienes aún siguen negando la dimensión espiritual del hombre. Atte. María Elena link

Risposta: Gentile Marìa Elena, visto che le sue obiezioni al mio testo in italiano paiono pertinenti almeno sul punto di partenza (il fatto che il Vaticano sia una "monarchia assoluta", come da me riportato da un testo mai contestato dalla Santa Sede), do per scontato che lei conosca bene la mia lingua e in quella le rispondo. Lei scrive: "El papado, como gobierno de la Iglesia Católica, Apostólica y Romana, no es una monarquía, primero porque no es una forma política de gobierno...". Mi spiace dirlo: lei è in errore. Vada a leggersi le formule con le quali il Vaticano sigla gli atti dei suoi rapporti con gli altri Stati e vedrà che mi darà ragione. Poi dice: "Segundo, porque tiene claras limitaciones impuestas por quien instituyó el papado: el amor a los semejantes, la autoridad como servicio a los demás, el abandono de las riquezas materiales y la dominación, la justicia, la comunidad de bienes, el respeto a la vida, etc., etc. y, fundamentalmente, porque su reino 'no es un reino de este mundo' (Jn 18,36)". "No es un reino de este mundo" un paio di coglioni, cara Marìa Elena - veda un po' lei come si può tradurre in spagnolo, io non saprei, così, all'impronta. Su questo punto, tranne che in questo modo in verità un prosaico, non me la sento affatto di risponderle, sennò dovrei parlarle dello Ior, dell'Opus Dei, di Sindona, di Marcinkus, di mille altre cose che, a quanto pare lei ignora, vuole ignorare, fa finta di ignorare. In quanto a "el amor a los semejantes, la autoridad como servicio a los demás, el abandono de las riquezas materiales y la dominación, la justicia, la comunidad de bienes, el respeto a la vida, etc., etc." mi permetta di sintetizzare con un risolino. Queste sono stronzate di cui vi riempiono le testoline perché volete farvele riempire. D'altronde, tutte le forme illiberali di pensiero nascondono dietro queste belle ipocrisie un unico scopo: fare schiavo l'uomo illudendolo che quella schiavitù sia la sua vera libertà. Comunque, a quanto vedo, Zapatero ne deve fare ancora di lavoro per bonificare la sua Spagna da certe vecchie cattive abitudini. Ovviamente se lei è spagnola, perché se è cilena si spiega tutto. Col corazon in mano, L.C.




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23 febbraio 2005


Il gallo canta, Pietro!




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23 febbraio 2005

E' morto don Giussani.

Ma va'?




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22 febbraio 2005

"io, insomma, fossi in te, non la pubblicherei"

Caro Roberto, se avessi l'indirizzo di posta elettronica di "un nostalgico di Prezzolini" (Dagospia, Piccola posta, 21.2.2005), ti risparmierei questa letterona, la manderei a lui. Se solitamente non metti nel cestino la posta che ricevi e puoi inoltrargliela, ti pregherei di farmi questo piacere, così non avrai neppure il fastidio di decidere se pubblicarla o meno. Non ha nulla di quel lieve che rende amabile la lettura del suo sito, disturberebbe. Io, insomma, fossi in te, non la pubblicherei. "Un nostalgico di Prezzolini" dice, se ho capito bene, che la nuova direzione de L'Indipendente darebbe lustro a quella politica che non è mera amministrazione della cosa pubblica, ma pensiero. Quand'anche fosse (ma così non è, e cercherò di dimostrarlo), che razza di pensiero pensa, il nostro "nostalgico",  possa essere quello di una destra che delle mille e diverse destre vecchie e nuove (tradizionalismo e "fascismo rosso", Evoliana e Pareto, esoterica e neoborbonica, pagana e lepantista, bigotta e futurista, anticlericale e concordataria, mussoliniana e balbiana, di "fogna" e di Sifar, di Hobbit e di crociera per il Mediterraneo, ecc.) - di tutte queste destre, dicevo - non può farne una sintesi decente senza sturbo e prende di volta in volta quello che le conviene? Non pare al nostro "nostalgico", come pare a me, che non vi sia un pensiero di destra, ma mille, e in ciascuno altri mille? Per carità di Dio, non voglio rovinarti il sito a forum politico, ma questo vorrei chiedere al nostro: cosa c'è, oltre che testimonianza storica e culturale delle diverse e opposte destre, nel confuso e tronfio esibire l'album di famiglia - di una famiglia atipica, disomogenea, con qualche geniale segaiolo dell'Assoluto e più d'uno zio strambo e sifilitico? L'unica cosa che tiene insieme tutte le destre è l'individualismo, l'esaltazione dell'esperienza dell'individuo: ogni costruenda destra, oggi, può attingere pensiero solo dalla galassia lib-lib-lib, o implodere in un neoclericofascismo di tanfo fanfanian-almirantiano. Davvero crede il nostro "nostalgico di Prezzolini" che oggi Prezzolini voterebbe An? O Forza Italia? O la signora Alessandra Mussolini? O spenderebbe la sua intelligenza a fondere in un calderone le mille anime della Cdl? Prezzolini sarebbe - ma poi è un gioco scemo, questo, chi può mai dirlo - un radicale, nemmeno tipico, ma eretico. Bene aveva capito Giordano Bruno Guerri, e stava portando avanti un esperimento che difficilmente il birignao codino poteva perdonargli - e infatti non gliel'ha perdonato. Eccoci ora a L'Indipendente della nuova direzione, quello che piace tanto al nostro "nostalgico di Prezzolini": un direttore imbarazzato nel costipare in quattro pagine un Secolo d'Italia (altro sospetterei non possa, non sappia, non voglia); bravi redattori costretti a compitare i soliti due o tre luoghi comuni per quanto nel modo assai brillante che ancora non estingue l'inerzia della passata conduzione; qualche piroetta bella per farsi nominare nelle rassegne stampa (vedi la partecipazione alla manifestazione pro Giuliana Sgrena, con allegata lacrima da bravo guaglione); eppoi, la solita zoppìa antropologica, un bacio all'anello del Papa e due etti di sussiego liberale, un colpo al cerchio della coalizione di riferimento e un altro alla corrente di partito dell'editore, spolveratine all'emeroteca di famiglia, e molto perbenismo insipido, perfino qualche chioccia ignavia. Basta guardare il ribaltone sui temi di bioetica; basta guardare le balbettanti risposte ai lettori nell'angolo della posta; basta un'occhiata agli esergo sotto la testa, subitamente diventati cartigli di Baci Perugina; basta questo per avere il senso di quanto questa destra in cerca di un domani avesse un'occasione e l'abbia miseramente sprecata. Grazie dell'attenzione
                                             un nostalgico di Giordano Bruno Guerri




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22 febbraio 2005

Stanze della dignità

I. "Se hai tette piccole, non perdere tempo con gli appassionati delle tette grosse" (Sharon Stone, Vanity Fair, n.7, 2005, pag. 54). Un genio!

II. "Roma - Rieletto per acclamazione segretario dell'Udeur a Napoli, Mastella ringrazia i giornalisti che hanno seguito la tre giorni 'tranne uno, il direttore dell'Unità'. 'L'Unità - spiega Mastella - è stato l'unico giornale che non ha scritto un rigo su di noi e anche se non voglio prenderla come una mancanza di riguardo nei miei confronti, non posso non considerare che è stato qui ospite il leader del suo partito. Non so se Colombo sia iscritto ai Ds. Ma non citare la presenza di Fassino al congresso...' (Repubblica, 21.2.2005, pag. 20). Splendido, Mastella è ancora più simpatico di Friedrich! "Non voglio prenderla come una mancanza di riguardo nei miei confronti" e farne un caso? E poi, pretendere visibilità perché chi dovrebbe concederla vi sarebbe tenuto da un obbligo che la imponga per riflessione? E, ancora, senza neppure esser certo che tale obbligo sussista, visto che nei fatti è andato evaso senza effetti? Addirittura, porre attenzione sul caso - e in questo modo - perché questi effetti si abbiano a posteriori e per intervento secondariamente riflessivo? E insistere sul fatto che la cosa non sia sentita come mancanza di riguardo? Ma via, rancorosetto e permalosetto mio - sei tu stesso che in questo modo ti manchi di riguardo. E non ti si può dar torto: perché dovresti concedertelo, se equivale a visibilità? Oh, nota bene, a me Colombo sta sul cazzo e invece, come dicevo all'inizio, tu mi stai simpatico. Come Friedrich. Ma, caro il mio ometto del Campanile, con questa tua uscita, Colombo ci fa la figura di chi è libero da qualsiasi piaggeria e tu ci fai la figura che ci fai. Un consiglio: la prossima volta prendi consiglio. Chessò, telefona a Sharon Stone.




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22 febbraio 2005

Atipia nell'atipia, tenete conto di questo carotaggio

Alle amministrative voterò i Radicali, in qualunque schieramento siano ospitati. Sono totalmente indifferente a quale, l'importante è che l'altro ne abbia a soffrire amaramente. Perché lo merita - quello schieramento lì.




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22 febbraio 2005

Come a San Siro

                                                                     

[Da certe intemperanze di uno che dovrebbe essere tutto temperanza traiamo qui il motivo per ribadire quanto segue: 1) l'anticlericalismo è politica; 2) la politica ha in sommo schifo la rissa; 3) la rissa è il modo più fesso di contendere. (E usiamo l'occasione offertaci da un porporato, mica un web-chierichetto!) Dacché consegue un fatto: c'è davvero poca differenza tra chi s'inginocchia di qua e di là dal Mistero e dall'Antimistero. Sono fessi uguali.]

Cristo e Anticristo sono legati a un nesso inscindibile. Nel Vecchio Testamento non si fa neanche in tempo a leggere la profezia della venuta di Cristo che subito si legge la profezia della venuta dell'Anticristo. Non si può credere nell'una profezia senza accettare l'altra: senza Cristo nessun Anticristo e senza Anticristo nessun Armageddon, nessun Giudizio finale, nessuna resurrezione della carne. E infatti io credo che l'idiozia senza fondo di quei lugubri pezzentoni delle sette sataniste sia speculare e gregaria all'architettura mitopoeitica del protocristianesimo d'impronta giovannea: si dice "visionaria", aggiungerei "imagista" - ché non a caso l'angelo fa mangiare a Giovanni un libricino a Patmos.  Fin dalla Genesi (XLIX, 17) a Daniele (VII,8; IX, 27; XI, 39), eppoi per tutta l'Apocalisse (XIII, 1, 5-8, 11-12, 16-17; XIX, 11, 13-15,19-21; ecc.), per l'allusione di Paolo a Tessalonicesi, e ancora in Girolamo, Crisostomo, Gregorio Magno, Giovanni Damasceno, Rabano, Ippolito, Cirillo d'Alessandria, Ildegarda, Efrem di Siro, Anselmo e in Ambrogio, sempre uguale è l'Armageddon, e mai si riesce a intravvedere un che di patognomonico (perché di nosografia psichiatrica si tratta e sarebbe assai affascinante uno studio comparato nei secoli, se non mancassero purtroppo i materiali documentari) tra l'Anticristo zoomorfo del Bestiario veterotestamentario e quello gnosticomanicheo, tra quello dell'esoterismo neopagano di certi circoli perinazisti e quello dei fumetti della metà degli anni '70 tipo Jacula,  tra quello travestito da Ermes Trimegisto e quello trash del degradato hinterland settentrionale. Come gli viene, al cardinal Josè Saraiva Martins, di uscirsene con quella sparata sulla Repubblica del 21 febbraio? "Ma quale Anticristo? L'Anticristo non esiste". E come se un cretino di una setta satanista dicesse: "Ma quale Cristo? Cristo non esiste". Ohilà - dico - scherziamo? A noi che dagli spalti siamo sportivi puri, fairplay da vendere, amanti del bel gioco mica tifosi ossessi - volete toglierci l'Armageddon? Ehi, abbiamo pagato il biglietto, noi. Vogliamo vedere Friedrich che butta il suo insulto dall'alto d'un qualsiasi cielo del suo paradiso, l'aiutasse Picarda de' Donati o Tommaso, come qualsiasi teppistello a San Siro il motorino dall'anello superiore della curva. Siamo dei distinti, noi.




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21 febbraio 2005

Errata corrige

Chiedo scusa a tutti, la pupa mi ha tirato uno scherzo infame. Cosa non può, sul nervo logoro dallo studio intenso, un lenzuolo bianco, un foulard celeste e un faretto da 500 watt! Pareva proprio la Madonna, in controluce - e poi il garage ha sempre avuto un'atmosfera strana, l'ho sempre detto. Roba che se non avevo la conversione poteva venirmi un coccolone - ah, la perfida, venirmi a fare la Vergine! Mah, insomma, come non detto, riprendiamo da dove avevamo lasciato. Poi domani cambio l'homepage ché adesso ho sonno e non ho tempo. E pensare che quel bluette non mi dispiaceva manco... Come dire - peccato!




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Gli editoriali per Notizie Radicali


172. Urbi et orbi, la Marcia di Pasqua è inesistente
(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
La materia oscura
(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

154.
Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

153.
Caro Punzi
(28.11.2006)

152.
Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

151.
Alasciarli dire, a lasciarli fare
(24.11.2006)

150.
Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

149.
Salvo forellini
(22.11.2006

148.
L’olio e le erbe medicamentose di San Francesco
(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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