.
Annunci online

malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


30 novembre 2007

Strana enciclica?

                                               

Strana enciclica? Solo in apparenza. Dopo i primi 15 paragrafi, uno potrebbe dire: aspettavamo un’enciclica sociale, e quindi pensavamo che la speranza (preannunciata dal titolo, che circolava da tre o quattro settimane) fosse qualcosa in più della virtù teologale, cioè pensavamo che si trattasse della sua declinazione – appunto – sociale (l’ennesimo ritocco alla dottrina della sovranità sociale di Cristo così come riveduta e corretta da Leone XIII in poi, a mo’ di antidoto alla modernità); e invece Spe salvi insinua solo le suggestioni del magistero sociale, ed è enciclica per lo più teologica, con forte richiamo esegetico (soprattutto sulle Lettere di Paolo). Ma già dal 16° paragrafo si capisce che, fin lì, il professorino di teologia s’è solo sgranchito le dita e sta per riscrivere il solito manifesto politico in cui la strategia è l’asservimento dell’individuo e la tattica è l’ipocrisia del paternalismo.
Sua Santità scrive: “Il regno della ragione, infatti, è atteso come la nuova condizione dell’umanità diventata totalmente libera”; ma, giacché difende dogma che siamo tutti nati col peccato originale dentro, ci avverte che è una tragica illusione: “Le condizioni politiche di un tale regno della ragione e della libertà, tuttavia, in un primo momento appaiono poco definite. Ragione e libertà sembrano garantire da sé, in virtù della loro intrinseca bontà, una nuova comunità umana perfetta. In ambedue i concetti-chiave di «ragione» e «libertà», però, il pensiero tacitamente va sempre anche al contrasto con i vincoli della fede e della Chiesa, come pure con i vincoli degli ordinamenti statali […] Ambedue i concetti portano quindi in sé un potenziale rivoluzionario di un’enorme forza esplosiva” (18).
Ohilà, moderni, ve la sentite di voler rincorrere a tutti i costi il raziocinio e l’autodeterminazione, a rischio di scoperchiare le porte dell’Inferno? Pensateci, d’intanto Sua Santità vi canta le lodi dei bei tempi – prima dell’Illuminismo e prima della Rivoluzione francese – in cui l’uomo quietava le sue inquietudini con la speranza, un tozzo di pane quando cera e molta estasi a bocca aperta in cattedrale, nelle ultime file: oh, la speranza, che bella, è una cosa stretta-stretta-stretta alla fede, cioè alla migliore amica della ragione “sanamente intesa” e della libertà “sanamente intesa” (su come debbano “sanamente intendersi” prego rivolgersi alla Chiesa, intenditrice per eccellenza: di tutto, per tutti, ieri, oggi e domani).
La libertà, se malintesa, porta alla libertà di sbagliare; e la ragione, se malintesa, tende a sbarazzarsi della fede; e questo non sta bene, sicché la Chiesa non può permettere che tu possa sbagliare, nemmeno se a tuo esclusivo rischio, perché nulla è veramente (e solamente) tuo: tu sei – a scelta – figlio, servo, pecorella, numero di una compagine che mira per sua intrinseca natura ad essere universale; se vuoi decidere per te, è scostumatezza.
Di piacere o di orrore, è roba da brividi: dipende esclusivamente dal profilo psichico chi riceve la proposta di questa enciclica. Della quale dovrò ancora commentare diversi punti, qua e là. Diciamo che questo è il post introduttivo alla serie.




permalink | inviato da malvino il 30/11/2007 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


30 novembre 2007

Bestiale



“I primi sondaggi già ci dànno al 34,8%”

Silvio Berlusconi,
29.11.2007




permalink | inviato da malvino il 30/11/2007 alle 5:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


30 novembre 2007

È di moda succhiare radici cristiane, come una volta quelle di liquirizia

Durante la pausa pubblicitaria tra due blocchi di Anno Zero, passo per caso su Raiuno: trovo Roberto Benigni che fa una lectio magistralis sul V canto dell’Inferno di Dante Alighieri, e ci resto. Ci resto fino a quando fa un inciso sul cristianesimo che ricorda uno dei Leitmotiv dell’apologetica socciana (“Se Gesù non fosse nato, non ci sarebbero, per esempio, né università, né ospedali, e nemmeno la musica”): Roberto Benigni dice che prima di Cristo non c’era la pietà, e qui non posso fare a meno di tornare da Michele Santoro.
Prima di Cristo non c’era la pietà? E allora perché metterle il nome di una divinità pagana, a questa cosa tanto inaudita? Pietas – mi spiegavano 35 anni fa, al liceo – presiedeva al dovere verso le altrui sofferenze e 200 anni prima che nascesse Cristo, a Roma, le fu dedicato un tempio di una certa importanza. E anche lì, come nei vangeli, voleva i suoi bei sacrifici, perfino fatali – sempre stata così, la pietas. Questo bisogna sentirsi dire, in prima serata, sulla rete di una tv pubblica: che, prima di Cristo, la pietas non c’era (e non era l’Alighieri a dirlo – era Benigni che ce lo metteva di suo).
Eccolo qui, il topos eversivo di Televacca: il Cioni ha fatto una scoperta eccezionale nella stalla – precisamente nella mangiatoia – e si adegua. Quando afferma che, se Gesù non fosse nato, ora saremmo tutti spietati, chi potrà mai dissentire? Siamo lItalia del 2007, via, è di moda succhiare radici cristiane, come una volta quelle di liquirizia.

A parte Per le insulse melensaggini di La vita è bella, Giuliano Ferrara voleva tirargli due uova – ora starà lì, dietro le quinte, a sbattergliene due, con molto zucchero e un goccio di marsala, perché Robertooo merita davvero uno zabaione, stasera, per come sta dando l’anima a miglior gloria della cristianità.




permalink | inviato da malvino il 30/11/2007 alle 5:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


29 novembre 2007

A tavola, ragazzi

Qualche volta ho degnato d’attenzione Mario Adinolfi, il mio lettore dovrebbe sapere. Degna o non degna che sia l’attenzione, solitamente egli la sollecita e se ne nutre, vive per (di) quello: e anche stavolta, nel mio piccolo, devo aiutarlo a vivere. Di più: stavolta devo complimentarmi con lui, e dunque siamo alla migliore specie di attenzione.
Mario Adinolfi scrive una cosa molto interessante – ma davvero tanto – in uno di quei suoi post che non sono post, ma eloqui da capotavola, di chi parla e sbocconcella pane (crosta e mollica). Mario Adinolfi scrive: “Io continuo ad essere convinto che assumere un ruolo pubblico comporti alcuni prezzi da pagare: una limitazione forte della privacy, la necessità di un surplus di moralità, che non viene richiesta per vezzo «bacchettonico», ma perché i politici devono essere i migliori tra noi, non la nostra banale e becera fotografia. Dobbiamo esigerlo”. Non vorrei sembrarvi un azionista in formaldeide, ma a me la frase pare assai edificante e penso meriti di essere meditata.

Certo, ha qualche punto debole. “Continuo ad essere convinto”. Da quando? Ma soprattutto: in questa ultratrentennale carriera di moralizzatore della politica ha trovato qualcuno che non era d’accordo con lei, onorevole Adinolfi? Sarà stato un mostro: solo un mostro potrebbe sostenere avverso a lei, onorevole, che il politico ha il diritto di cagarci sul tappeto buono. E dunque complimenti per aver tenuto testa al mostro con tanta forza d’anim0. Il tappeto, non ne parliamo – ma grazie per il pensiero.
Di poi: “surplus di moralità”. Gergo da bookmaker alle corse dei cani. D’altra parte, uno deve pure avere una sua topica quando fa democrazia.
E infine: “bacchettonico”. “Bacchettonico” invece che “bacchettone” è un tic, arriva quasi inevitabile (alcuni dànno la colpa alla crosta, e altri alla mollica): nasce da una fugace ipossia nell’area di Broca [es.: “pazzotico” invece che “pazzo” (Giuliano Ferrara)].

Però, tolti questi punti deboli, la frase è bella – cazzo, se è bella. Il suo inestimabile tesoro è nel concetto che “i politici devono essere i migliori tra di noi”: ora, dico, mica vorreste lasciar fuori dai migliori proprio l’onorevole Adinolfi che da trent’anni se mena co’ li mostri? Ce lo dovete mettere per forza; e, nel caso lattenzione calasse, dobbiamo esigerlo” – consiglia l’onorevole . Ergo: fermo restante il principio che l’onorevole Adinolfi non può essere tanto banale e becero da limitarsi a fotografare i vostri vizi, egli vi fa la grazia di “assumere un ruolo pubblico” nonostante i “prezzi da pagare”. Capotavola, ma – dice – offre lui. A tavola, ragazzi. Se vi stringete, c()entrate.




permalink | inviato da malvino il 29/11/2007 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


29 novembre 2007

Vessazioni

Il magistrato ha così sintetizzato la motivazione della sentenza: “Non si può educare un figlio attraverso un bombardamento sessuale, né nel linguaggio, né nei comportamenti: questo ha rilevanza penale”. Sarei inclinato a concordare, ma vorrei che si immaginasse il caso in tutto opposto a quello sul quale qui si è emessa una condanna: il caso di una educazione molto sessuofobica. Un padre che fa lo stesso grosso errore, ma in senso opposto, quando lo condanniamo?
Il magistrato dichiara che “non sono accettabili certi comportamenti sessualizzati, che impongono mentalità devianti: è vera corruzione di minore e si tratta di maltrattamento in famiglia. Insomma, è una vessazione morale da condannare”, e io sono praticamente d’accordo. Ma non è da condannare pure la vessazione che impone comportamenti sessuofobici? La mentalità fobica non è una mentalità deviante? Quando a questo tipo di imposizione si aggiungono le minacce della dannazione eterna, il bimbo o la bimba non risultano maltrattati?
Peraltro, vorrei far notare che il machismo (mostruosamente ipertrofico, nel caso riportato al link, ma di cifra universamente leggibile) è geopoliticamente in coppia fissa col cattolicesimo: a indicare la natura bicipite di una medesima devianza. Però storicamente fortunata, almeno fino a qualche decennio fa. [E qui consiglio lultimo libro di McEwan.]
Giacché limposizione di questa mentalità deviante ha avuto fortuna per molti secoli, facendosi addirittura culturalmente egemone, la legge le dovrebbe un trattamento di favore? Non abbiamo detto che la legge dovrebbe ispirarsi al giusto che è al di là delle dittature delle maggioranze? O la cosa vale solo quando si corre il serio rischio di finire in minoranza?




permalink | inviato da malvino il 29/11/2007 alle 4:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 novembre 2007

Far scandalo per il gusto di far scandalo.

Oliviero Toscani torna a far scandalo per il gusto di far scandalo, stavolta gli è venuta in testa l’idea di una t-shirt con una scritta che recita: “È Natale? Scopiamo?”. Via, lo sanno tutti che a Natale non si scopa [*].



[*] Variante Via, lo sanno tutti (vedi sopra) che non si scopa davanti al Bambino.




permalink | inviato da malvino il 29/11/2007 alle 4:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 novembre 2007

Un bel tris di simpatiche teste di cazzo

1. A Marco Tarquinio (Avvenire, 28.11.2007) non piace il testo delle Misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata sull’orienta­mento sessuale o sull’identità di gene­re, elaborato dalla Commis­sione Giustizia della Camera. Non gli piace per due motivi: (1) sarebbe vago su cosa sia un “atto persecutorio” col rischio che si arrivi a considerare tale “una qualunque forma di disciplina (regole as­sociative, obblighi e doveri legati a un particolare status)”; (2) introdurrebbe nel corpo della legge il principio di “genere” (gender), col rischio che a concetti come “uomo” e “donna” si sostituisca quello di “orientamento sessuale”, “puntando, per di più, a equipararlo a razza, etnia, nazio­ne e religione”, con una pericolosa dissociazione tra “persona” e “sesso biologico”. In questo modo, “una regola orientata, secondo un sentimen­to giustamente condiviso, a sanzionare intollerabili atti di violenza e di discrimi­nazione compiuti, per motivi di ordine sessuale, contro la persona viene fatta e­volvere in una norma posta a presidio di una pretesa categoria discriminata (gli o­mosessuali)”. A Marco Tarquinio questo scende giù e si augura che “ci si ripensi”, “si riveda saggiamente il testo”. Tutto sta ovviamente a capire che tipo di “saggezza” dovrebbe assistere la correzione del testo; e non si fa fatica a capire che dovrebbe essere di quel tipo che “appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, […] dichiara che gli atti di omosessualità: sono intrinsecamente disordinati; sono contrari alla legge naturale; precludono all’atto sessuale il dono della vita; non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale; e in nessun caso possono essere approvati” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357). Ciò che stigmatizza l’omosessualità in questi termini, via, può essere considerato “atto persecutorio”? Sarà tutt’al più carità cristiana, no? Infatti, “le persone omosessuali sono chiamate alla castità” (ibidem, 2359) e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione” (ibidem, 2358). Siamo alle solite: l’omosessualità sarebbe un’“inclinazione oggettivamente disordinata” (ibidem, 2358) che la legge non si deve azzardare a tutelare, né in quanto propensione personale né in quanto libera scelta. Sennò Marco Tarquinio se ne dispiacerebbe. Siamo agli antipodi del “fare il frocio con il culo degli altri”: qui si vuole il rispetto della “legge naturale”, incoraggiando l’altrui castità o almeno scoraggiandone l’accoppiamento. Mica è persecuzione.

2. Sempre su Avvenire, lo stesso giorno, Lorenzo Fazzini annuncia: “Laïcité, si volta pagina”. Oh, cazzo, e che sarà successo? È successo che “il filosofo francese Paul Valadier mostra il fallimento del laicismo a tutti i costi scelto da Parigi” ed evidentemente deve mostrarlo in modo inoppugnabile se “si volta pagina”. Senza voltare quella di Avvenire, ma appena scorrendola sotto il titolo, nel testo, si apprende che il filosofo è un gesuita. “È singolare che la proposta di Valadier provenga dalla Francia, la République patria di una laicità spesso scivolata nel laicismo”, ma forse lo è un po’ meno se si considera che proviene da un cattolico, chissà. E chissà se potrà bastare per l’annuncio che “si volta pagina”.

3. Non si può fare a meno di dare notizia che hanno pizzicato un altro prete col cazzo in culo a un minorenne, e stavolta pure col pc pieno di files pedopornografici: Avvenire manda Paolo Lambruschi. Il quale, poveraccio, non può far altro che appiattirsi sulla posizione ufficiale della curia bresciana espressa in apposito comunicato: Il dramma di chi è vittima di pedofili non può essere in alcun modo sottovalutato né tanto meno eluso, a maggior ragione se coinvolge sacerdoti. Ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed è innocente, è pure di grande portata”. La presunzione di innocenza, quando si tratta di un prete, fa prova di innocenza certa.




permalink | inviato da malvino il 29/11/2007 alle 3:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


28 novembre 2007

Humus

Io non ho alcun titolo per scrivere un post sull’attuale stato del centrodestra italiano: non ho abbastanza sensibilità per riuscire a cogliere la sublime finezza strategica di due giganti della politica come Fini e Casini; né sono così pop per riuscire a vedere in Berlusconi questa tanto celebrata volpe; e nemmeno ho il necessario incanto per riuscire a godermi l’idea di un eventuale peso antropologico alle plebi della Lega (se mi esprimi pulsioni viscerali endemiche, puoi anche raccogliere il 10% dei voti ma politicamente non ti tengo presente: non posso farci niente, so razzista). Per me, che sono d’animo assai rozzo (al di là d’ogni falsa impressione), il centrodestra è sempre stato – e ancor più ora è – la serra in cui ansimano due o tre delicatissime orchidee del frainteso: il frainteso di uno Stato etico che sappia adeguare l’etica alle esigenze socio-economiche del ceto medio e di certo sottoproletariato discretamente emancipato; il frainteso di una dottrina sociale della Chiesa laicamente coniugata, a là Forlani; il frainteso di un’antipolitica che è la politica dei pre-politici, la tecnica del venditore di appartamenti a Milano 2, ma applicato alla politica estera e al galateo istituzionale. Ecco perché, in questo giocare a mano libera di Fini e di Casini (che si fanno fotografare freschi e sorridenti accanto a Veltroni) e in questo inseguirli di Berlusconi (ma con un ostentato far finta di non cagarseli), io non ci vedo le ardite assonometrie di cui leggo qua e là, su giornali e blog, come se tutto fosse stramaledettamente serio. Io – ma ho premesso che sono d’animo assai rozzo – vedo solo nervose stanze di un canovaccio: Fini e Casini cercano di farlo ingelosire, e lui – Berlusconi, dico – cerca di sabotare i movimenti delle due baldracche, mentre quel chuckhold di Bossi guarda e se la gode. E pensare che ci sono liberali che, in questo troiaio, ci vedono spazi di azione, opportunità, occasioni, humus.




permalink | inviato da malvino il 28/11/2007 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


28 novembre 2007

"Eva contro Eva" (Joseph L. Mankiewicz, 1950),

L’intervista di Daniele Capezzone a Il Foglio, avete presente? Ecco, meno male che mi sono limitato a postarne un brano senza aggiungerci alcun commento. Volendocelo aggiungere, lì per lì sarei stato tentato a un commento particolarmente malevolo. E avrei sbagliato: meno male che ho evitato, non ci ho messo manco un velo di ironia.
Ne traggo sollievo dopo aver letto il commento di Jimmomo allo stesso identico brano dell’intervista: commento particolarmente benevolo e particolarmente convincente. Lì dove Daniele Capezzone dice: «Con il contributo di tutti può nascere una formazione capace di segnare la politica italiana per lustri. Berlusconi ha avuto grande coraggio e generosità, adesso i liberali devono venirgli incontro. E magari accerchiarlo» – e io ci avevo visto un leccaculo di fresco acquisto – Jimmomo ci vede un politico dal grande futuro che “auspica un partito sul modello di quello repubblicano negli Usa, un «gigante dalle tante anime»”; e aggiunge che “la situazione generale resta pessima, e i cittadini hanno tutti i motivi per diffidare, ma ai politici si chiede di scommettere, di rischiare (pena il «non essere»), guardando anche un po’ a quando inevitabilmente Berlusconi lascerà un vuoto politico”.
Puttana Eva, non ci avevo pensato, ci voleva quel geniaccio di Jimmomo: Capezzone s’è andato a mettere nel posto esatto dove, appena Berlusconi muore, chissà quanto potere gli andrà a cadere addosso; d’intanto cerca di tenerlo fermo dov’è chiamando a raccolta per “magari accerchiarlo”. Un po’ come con Pannella, ma quello è evidente che voglia tirarla troppo per le lunghe e che si porterà nella tomba tutto il potere che ha.
Certo, è detta in modo più sofisticato – più cool – ma Jimmomo dice proprio questo. A Daniele Capezzone consiglio Eva contro Eva (Joseph L. Mankiewicz, 1950), e di cominciare a cagarsi addosso dalla paura.




permalink | inviato da malvino il 28/11/2007 alle 5:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

Con quella faccia un po' così, quell’espressione un po' così

Pare che vogliano spostare il processo. Pare che a Napoli non si possa celebrare, per incompatibilità ambientale. Siamo all’udienza preliminare e già sorge un problema: dove sia più acconcio celebrare il processo che vede imputato, tra gli altri, in un intricatissimo girotondo di soldi e ‘mmunnezza, Antonio Bassolino, governatore. Fondato o no che sia, v’è un sospetto, espresso (per ora) in forma di perplessità: un amministratore pubblico può essere giudicato serenamente dal giudice territorialmente naturale? Non si insinui, per piacere, che perplessità e prescrizione siano cugine: pro o contro l’imputato, la questione è un po’ più che di scuola. Comprensibile, dunque, che si facciano ipotesi: e pare che la migliore alternativa a Napoli, al momento, sia Genova.




permalink | inviato da malvino il 27/11/2007 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

Una delle due è falsa (ma non è più scema dell'altra)

                                     

(A)
 Rosa Alberoni (Zenit.org, 27.11.2007): “Cancellando il Creatore e riducendo l’uomo ad un derivato delle scimmie, Darwin ed i suoi seguaci, da una teoria scientifica, hanno tratto una ideologia atea che si basa su un solo comandamento: il primato del volere individuale che ha un solo scopo saziare i propri impulsi. È un modo subdolo per parificare l’essere umano agli animali”.



(B)
 Sandro Bondi (Vanity Fair, 29.11.2007): “Sono intimamente toccato dall’attestato di stima di cui l’On. Daniele Capezzone ha voluto pubblicamente onorarmi. Avverto nelle sue parole un vibratile moto di simpatia che desidererei restituirgli nella eco di questa mia breve poesia, che gli dedico:

Ardore generoso.
Cortesia schietta.
Giovane slancio.
Cornucopia di talenti,
o nuovo amico,

l’animo accoglie
da te, o Daniele”.




permalink | inviato da malvino il 27/11/2007 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

In difesa di don Marco Baresi

Hanno beccato un altro prete pedofilo, ma la notizia va presa con le molle perché è ormai noto che nella stragrande maggioranza di casi come questi il prete non c’entra niente, è vittima di un’infame calunnia costruita ad arte dalla lobby laicista che addestra alla seduzione del malcapitato di turno certe ragazzine e, soprattutto, certi ragazzini che vengono opportunamente selezionati al perfido scopo, saggiandone il grado di lascivia.
Stavolta c’è rimasto don Marco Baresi, vicedirettore di un seminario in quel di Brescia: lo si calunnia di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e di detenzione di materiale pedopornografico. Poi, semmai, a Dio piacendo, la congiura si rivelerà per quello che è: il minore confesserà rivelando i nomi dei mandanti, e si scoprirà che le foto zozze sul pc del reverendo stavano lì a buon diritto, ché don Marco Baresi era un assistente di don Fortunato Di Noto.

D’intanto, si tenga presente quanto subdola sia stata l’operazione, stavolta: è stato preso di mira un religioso precipuamente addetto alla cura di minori di un seminario poi cercando così di prendere due piccioni con una sola fava (quella del 14enne).
Primo: monsignor Rino Fisichella dovrà tornare in tv a ripetere che la Chiesa non c’entra niente e che quel prete è solo incidentalmente un prete, sicché manco ne vuol sentir parlare, non vuol sapere chi sia, non glielo si faccia neanche vedere in fotografia, ché queste cose lo addolorano. Primo piccione, insomma: addolorare Sua Eccellenza.
Secondo: Giuliano Ferrara dovrà far sparire dagli archivi de Il Foglio tutte le cazzutissime affermazioni a margine del film-evento La mala educacion di Pedro Almodovar, che qui pare pigliato pari pari dalla nequiziosa regia della lobby laicista. Secondo piccione: costringere Ferrara a rivedere la teoria che la sceneggiatura suonasse falsa, poco credibile, volutamente artata (chetelodicoafare) in senso anticristiano.

Si vedrà: al momento, il mio granitico garantismo non mi permette di esprimere pareri al riguardo. Però – sia chiaro – v’invito a considerare seriamente il fatto che il povero don Marco Baresi possa essere innocente. D’altra parte, quand’anche il fatto fosse realmente accaduto, debbono considerarsi tutte le attenuanti, ferme restanti le responsabilità penali, che sono sempre personali. Certo, la persona di un prete è strutturalmente inseparabile da quella cosa sovrapersonale che è la Chiesa, ma la Chiesa contempla scrupolosamente tutti i casi in cui può separarsi bellamente, e la pedofilia di un prete (se resa pubblica, eh) è tra quelle.
Tra queste attenuanti si consideri la labilità del concetto di violenza sessuale. È violenza sessuale incularsi un ragazzino? Dipende. Dipende, perché sennò castrarlo, allora, che è? Pagine mirabili di autorevolissimi chierici ci hanno più volte invitato a contestualizzare e a tener conto del milieu storico, culturale, ecc.: che sarà mai incularsi i ragazzini, oggi, se già dal 1215 (con la bolla Ecclesia abhorret a sanguine) la Chiesa ha rinunciato a castrarli (perché la chirurgia era cosa troppo vile per lasciarla ai chierici), appaltando la cosa ai laici appena si adocchiava un canterino promettente? C’era da riempire di voci bianche i cori delle cattedrali, ché le donne non vi erano ammesse a cantare le lodi del Signore, in quanto non si sapeva ancora se avessero un’anima o no [*], ergo... 

Ma ovviamente divagavo. Torniamo a don Marco Baresi: per dire che – più sì che no – personalmente è innocente, e sovrapersonalmente – contestualizzando – ha attenuanti da vendere. Ma non aspettiamoci delicatezze dalla lobby laicista: vedrete, salterà fuori senza meno qualcuno a chiedere: “Ma il seminario in cui ‘sto prete s’inculava il ragazzino era esente da Ici?”. 


[*] Sia consentito il breve inciso: la cosa era in dubbio fino a qualche anno fa, come ha raccontato Silvio Berlusconi, di recente, dal palco del Raduno dei Giovani dei Circoli del Buon Governo (Montecatini, 11.11.2007). Avendo ad Arcore una cappella privata, aveva pure un prete privato, un tal don Rossi. Al quale, un bel giorno, la bella e progressista Veronica chiese a bruciapelo, come per averne subodorato qualcosa: “Don Rossi, le donne hanno un’anima?”. E quello: “Un’anima? Insomma, una specie di anima!”. Licenziato. E sia chiaro: licenziato solo per aver espresso un’opinione supportata dal fior fiore della Patristica. Dove non si va a infilare il secolarismo, porco Dio.




permalink | inviato da malvino il 27/11/2007 alle 20:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

Brambilla, Dell'Utri, Bondi...

Il Foglio (27.11.2007) intervista Daniele Capezzone:

“«Con il contributo di tutti – spiega – può nascere una formazione capace di segnare la politica italiana per lustri. Berlusconi ha avuto grande coraggio e generosità – puntualizza – adesso i liberali devono venirgli incontro”. […] Il Rubicone è varcato e l’ex radicale sembra già parlare da portavoce del nuovo partito. […] E’ pronto a lavorare al fianco di Michela Vittoria Brambilla? «Non vedo l’ora – confessa – ma per adesso – aggiunge – ho conosciuto più a fondo i circoli di Marcello Dell’Utri». Pare sarà un partito più giovane e femminile. «Sì, ma senza la preziosa esperienza di uomini come Sandro Bondi – ci tiene a ricordarlo – non si va da nessuna parte»”.




permalink | inviato da malvino il 27/11/2007 alle 16:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


27 novembre 2007

Anno 0, numero XV - 27 novembre 2007




È on line un altro numero di LibMagazine.




permalink | inviato da malvino il 27/11/2007 alle 1:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


26 novembre 2007

Preferisco la Rosa Mystica

“C’è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio” è titolo di un articolo che il cardinal Carlo Maria Martini ha firmato per Kos, la rivista diretta da don Luigi Verzè. La tesi esposta da Sua Eminenza è di quelle che cercano di aprire un dialogo tra credenti e non credenti, riuscendo solo, in più delle volte, a sconcertare i primi e a rendere sospettosi i secondi: “C’è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere”.
Siamo di fronte a un bell’esempio di logica gesuitica: per ribadire che Dio esiste (figuriamoci se non esiste per un gesuita, che è disposto “todo modo por hallar y buscar la voluntad divina”) e per ribadire che la fede è l’atto di abbandono indispensabile (ma sempre arduo se non si è un povero di spirito), Sua Eminenza concede a chi non è povero di spirito, ma è ricco di dubbi, che sì, la fede è cosa ardua, ma che il non averla (o averla zoppicante) fa prova della mancanza di un dato positivo: la fede stessa, appunto. Ha con ciò dimostrato che credere sia indispensabile? Tutt’altro, ha cercato di imbrogliare chi non lo pensa affatto con un’insinuazione suggestiva, ma del tutto inconsistente: che esista un continuum tra credere e non credere in Dio, e che questo continuum sia la prova provata che ad una delle estremità ci sia – toh, caso! – proprio quello che si cercava (a miglior gloria dell’atto d’abbandono), e all’altra il niente.

Ora, sappiamo le estremità sono punti virtuali: dunque, tutti noi – credenti e non credenti siamo, in questo o in quel punto del continuum, tra la perfetta fede e il più refrattario ateismo: ma stiamo, quale che sia il vettore (negativo o positivo), in relazione con Dio: dunque, Dio esiste anche se non ci credi, e il fatto che non ci credi, e semmai ti ci ostini, ne è la prova. Se un venditore porta a porta cercasse di rifilarci un set di sdraio da terrazza costruite con la stessa logica, lo faremmo ruzzolare a calci giù per le scale: ma un gesuita è un gesuita, soprattutto se porporato. Soprattutto, poi, se – chissà come – simpatico ai non credenti che pensano di usarlo come leale e cosciente (o sleale e incosciente) alleato contro il Vaticano: come se la lotta contro l’oscurantismo fosse solo una battaglia politica, da gestire con i mezzucci della geopolitica applicata alle aree di influenza confessionale (una sorta di Risiko tra una potenza simoniaca ed una francescana, eventualmente luterana), patetici anticlericali che non hanno mai visto in faccia il mostro che resta da distruggere dopo aver buttato giù quel colonnato e quella basilica, che a loro basterebbe quello.

Loro, col cardinal Martini, ci farebbero una marcia nonviolenta e un picnick: lo sosterrebbero per farlo diventare Papa, se solo ‘sto cazzo di cattolicesimo non fosse così poco democratico, di suo. Il cardinal Martini parla, e loro stanno a bocca aperta: “Quando si parla di «credere in Dio» come fa il Catechismo della Chiesa Cattolica, si ammette espressamente che c’è nella conoscenza di Dio un qualche atto di fiducia e di abbandono. Noi sappiamo bene che non si può costringere nessuno ad avere fiducia. Io posso donare la mia fiducia a un altro, ma soltanto se questi mi sa infondere fiducia. E senza fiducia non si vive. L’adesione a Dio comporta un’atmosfera generale di fiducia nella giustezza e nella verità della vita, e quindi nella giustezza e nella verità del suo fondamento”.
Certo, stiamo agli antipodi della Dominus Jesus ma, se devo farmi prendere per il culo da uno che vuol vendermi una sdraio più pericolosa di una tagliola, preferisco che sia uno che me la vuol vendere come Rosa Mystica, ché a farlo ruzzolare a calci giù dalle scale ci trovo più sfizio. Assai di più.




permalink | inviato da malvino il 26/11/2007 alle 20:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


26 novembre 2007

La pioggia

                                

L’altro concistoro, quello del 24 marzo del 2006, fu celebrato in Piazza San Pietro, ché c’era bel tempo; stavolta no, ché c’era un tempo di merda.
In un rapido saluto ai fedeli alla fine della solenne celebrazione, Benedetto XVI
ha spiegato: “Abbiamo temuto la pioggia, per questo siamo stati in Basilica” (*).
Trattandosi della nomina di 23 arditi disposti sulla carta a darsi “usque ad sanguinis effusionem”, temere la pioggia mi pare davvero un cattivo inizio.




permalink | inviato da malvino il 26/11/2007 alle 7:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


26 novembre 2007

"L’intero approccio al problema", secondo Pino Morandini

Nel corso di una tavola rotonda sul tema “Prospettive legislative e amministrative della legge 194” (XXVII Convegno Nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (Roma, 24.11.2007), Pino Morandini, vicepresidente del Movimento per la Vita, ha affermato che “Spagna e Polonia sono due Paesi con lo stesso numero di abitanti e leggi simili in materia di aborto, eppure nel 2006 gli aborti in Spagna sono stati 88.985, in Polonia 304”, sottolineando che “la differenza sta nel fatto che legge polacca riconosce la vita fin dal concepimento e di conseguenza l’intero approccio al problema va nella difesa della vita fin dall’inizio” (zenit.org, 25.11.2007).
Una differenza che però non impedisce alle leggi in materia di aborto di essere “simili” in Spagna e in Polonia? E come è possibile? In altri termini: in cosa consiste la differenza di “approccio al problema”? La risposta in
Nascita di una libertà: aborto e contraccezione, la libertà delle donne nel XX secolo, di Xavière Gauthier:

“Come gli altri paesi Comecon, sotto il comunismo in Polonia l’aborto era libero, legale, purché a provvedervi fosse lo stato. Un referendum del 1993 restrinse l’aborto legale ai casi in cui vi fosse pericolo per la vita della madre, per malformazioni del feto, o nei casi in cui la gravidanza fosse frutto di uno stupro o d’incesto. Al voto fece seguito una campagna lunga quattro anni promossa da un consorzio aperto che univa insieme il movimento Solidarnosc di destra, la Chiesa Cattolica Romana e l’ordine dei medici – una collaborazione in grado di esercitare, secondo i gruppi favorevoli a una pianificazione delle nascite, una «pressione enorme e persistente» su una società «inesperta a dibattere e difendere una posizione favorevole alle scelte individuali». In un paese per il 95% cattolico, con collegamenti forti con la Chiesa Cattolica Romana, questo referendum sembrò comunque un po’ troppo trasparente. E la mancanza di statistiche ufficiali non ci dice tutta la verità sulla situazione reale. Il referendum ha permesso un calo drammatico del numero di aborti ufficiali da 105.333 nel 1988 a soltanto 124 nel 2001”.

Per inciso: sarebbero dunque triplicati dal 2001 al 2006.

“Numeri che ingannano? Sembrerebbe proprio così. La stima annuale non ufficiale degli aborti avvenuti in Polonia ammonterebbe a qualcosa come 80-100.000. La legge “anti-aborto” del 1993 (così com’è conosciuta) ha semplicemente estraniato lo stato dal fenomeno, e dalle donne che abortiscono. E non che si tratti di un gran segreto: mentre i contraccettivi sono ormai liberamente disponibili, l’accesso all’educazione sessuale e alla pianificazione delle nascite resta un fenomeno discontinuo, in particolare fuori dai centri urbani. Allo stato dei fatti, il clima attuale non conduce in alcun modo ad aborti legali negli ospedali statali. Secondo Piotr Kalbarczyk, direttore Towarzystwo Rozwoju Rodziny (l’organizzazione polacca per la pianificazione delle nascite) i dottori hanno paura ad eseguire degli aborti per timore di ripercussioni. Aggiungendo anche, però, che un rifiuto ufficiale di eseguire un aborto può essere «un modo per costringere le donne a servirsi di cliniche private», dove un aborto illegale può costare tra i 300 ed i 1.000 $ in base alla complessità della procedura”.

Hai capito quello sporcaccione del Morandini?




permalink | inviato da malvino il 26/11/2007 alle 5:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 novembre 2007

Sono uguali in ogni dove, anche in Australia

La recensione che ne fa padre John Flynn (zenit.org, 25.11.2007) ci rende superfluo l’acquisto dell’ultimo libro del cardinal George Pell, arcivescovo di Sydney, perché lo illustra quanto basta per capire che i nostri scaffali reggeranno la sua mancanza.
God and Caesar: Selected Essays on Religion, Politics, and Society (Connor Court Publishing & Catholic University of America Press, 2007) è composto da dieci saggi e da una introduzione nella quale il cardinale Pell avverte che l’oggetto principale delle sue riflessioni è di natura religiosa. Pertanto, gli approfondimenti filosofici vanno considerati nell’ottica di dare un contributo al dialogo con la società e non di sostituirsi all’esigenza di rispondere alla chiamata di Cristo alla conversione”. Insomma, sia chiaro: se Sua Eminenza scenderà qua e là dal suo pulpito per venire a scambiare due considerazioni filosofiche col suo lettore, lo farà perché gli piace dare il suo contributo, ma rimane stabilito che la conversione è un’esigenza superiore alla necessità di dimostrare convincente la sua filosofia.

“La legge – spiega padre Flynn – per deve essere applicabile a tutti, quali che siano i convincimenti personali, ma [Sua Eminenza] considera discutibile l’idea che la legge e la morale debbano sempre essere disgiunte”; anzi, nemmeno lo ritiene possibile, perché “qualsiasi legge contiene implicitamente una qualche visione morale della società: una legge che legalizza l’aborto o l’eutanasia, soprattutto se li considera in qualche modo come un diritto, si fonda chiaramente su un’argomentazione che è di natura morale”. Morale contro morale, dunque, e ovviamente ce ne dovrà pur essere una migliore fra tutte, no?
Avete già capito a cosa mira Sua Eminenza, vero? Bravi, è la democrazia: “«La democrazia veramente ci chiede di vivere accettando una situazione in cui vi sono milioni di aborti, un’industria della pornografia in crescita, alti livelli di divorzio e di separazione matrimoniale, una legalizzazione dell’eutanasia e l’utilizzo di embrioni per la ricerca?», si domanda il cardinale”. Domanda retorica di discreto impatto: di fatti, se una maggioranza decide in favore della possibilità di divorziare, accade che si divorzi, cazzo.

Insomma, la democrazia non protegge adeguatamente la società dall’esercizio della coscienza personale maggioritariamente espressa – e noi sappiamo quanto possa essere grave “cadere nell’errore di considerare come assoluto il primato della coscienza personale. Troppo spesso, afferma il cardinale, «il primato della coscienza viene utilizzato per giustificare ciò che vorremmo fare noi, piuttosto che scoprire ciò che Dio vuole da noi»”.
Contro la democrazia, dunque, e contro il primato della coscienza personale. Cioè, non proprio contro, e non sempre: democrazia e coscienza personale sono ok, quando recepiscono “i principi morali contenuti nella Bibbia e riaffermati ed esplicitati dalla Chiesa”. Sennò? Sennò sarebbe meglio addirittura qualcosa di antidemocratico? “La democrazia, come ogni altra forma di governo, è legittima nella misura in cui essa contribuisce fattivamente al bene comune”, sennò può risultare migliore un’“altra forma di governo”, come la dittatura: effettivamente, la Chiesa ebbe assai meno attriti con Franco che con Zapatero.

O, ancora, sarebbe meglio piazzare il primato dell’autorità al posto di quello della coscienza personale? Questo non si può dire, e in effetti non lo si dice. Si dice solo: “I responsabili della Chiesa devono esprimersi chiaramente in merito alle questioni che concernono la morale pubblica”. Figurarsi, l’arcivescovo di Sydney viene a dirlo a noi italiani che ne abbiamo gonfi i coglioni a stramisura.
La questione è: e nel caso la maggioranza decidesse in senso opposto? Sua Eminenza ha un gran cuore e dice che “i cattolici riconoscono che non tutte le azioni immorali devono essere considerate anche illegali…”, e chi si masturba può ben dire di aver scansato la galera; “… ma non tutto ciò che può essere legalmente lecito è per questo anche morale”. Già, e chi stabilisce che, a parità di pena prevista dal Catechismo, masturbazione e divorzio debbano avere trattamento diverso dal codice civile, nel caso? A chi spetta la cura di spacchettarci tutto il capitolato del VI Comandamento?
Che domande, alla Chiesa, a chi altri? Passate in sagrestia, vi sarà dato un bel santino, dietro ci troverete il vademecum.




permalink | inviato da malvino il 26/11/2007 alle 5:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


26 novembre 2007

Una pudicizia che però mostra qualche accenno al cedimento

L’ultima volta che mi sono permesso di commentare un suo post, Jimmomo si è lamentato del mio commento, a metà tra un “mi mette in bocca qualcosa che non ho scritto” e un “può darsi che in questo caso sia stato io a spiegarmi male”. Stavolta, dunque, starò molto attento.
Stavolta, Jimmomo
scrive: “Berlusconi di errori ne ha fatti tanti, a cominciare dall’essersi concentrato troppo sui suoi interessi…”. Ben detto, e sarebbe stato bene metterci un punto. Invece: “… ma forse quello più clamoroso è di aver creato dal nulla due pseudo-leader [Fini e Casini] […] E per tenere in piedi la coalizione ha accettato compromessi che hanno contribuito - complici scelte sbagliate compiute in piena autonomia - prima a sbiadire, poi a cancellare, l’iniziale vocazione liberale di Forza Italia”.
Qui mi assale qualche perplessità, perché quelle
scelte sbagliate compiute in piena autonomia” cercano attenuanti nell’essere state in qualche modo imposte dall’alleanza con An e Udc, che era una necessità di fatto. È esattamente quello che fa Berlusconi, oggi, nel rivendere il sogno della sua “rivoluzione liberale” a chi vuol farsi far fesso per la seconda volta
: dice che, senza quei due tipacci attaccati ai coglioni, avrebbe trasformato questo cesso di paese in una compiuta liberaldemocrazia.
Jimmomo ci crede? Non è ben chiaro al momento, vedremo. D’intanto scrive:
Berlusconi porta con sé una responsabilità enorme: quella di aver sciupato parecchie occasioni per riformare questo sfortunato Paese in senso liberale”, e abbiamo visto chi gliele avrebbe fatte sciupare finora, secondo Jimmomo. Meriterebbe fiducia, ora?
Daniele Capezzone pensa di sì:
“Questo è il momento in cui i liberali devono muoversi con generosità e coraggio e provare a dare una mano al progetto del nuovo partito” (L’Opinione, 23.11.2007), e sta parlando del Partito del Popolo delle Libertà. Ma Jimmomo, che pure gli sta ancora appresso, non arriva a tanto, sarà per pudicizia.
Una pudicizia che però mostra qualche accenno al cedimento: “«Chi di noi ha la possibilità e l’età per farlo deve pensare al Paese, chi ha 20 anni di più può pensare a se stesso», ha ironizzato oggi Veltroni a Ottoemezzo. Ma la battuta di Veltroni potrebbe essere rivoltata: forse non sarà il caso di Berlusconi, ma alle volte chi ha quei 20 anni di più e ha avuto tutto, ma proprio tutto, dalla vita, può soffermarsi a pensare al Paese, mentre i cinquantenni che non hanno più tutta la vita davanti pensano a se stessi”. “Forse non sarà il caso di Berlusconi”“forse” – ma tra un cinquantenne e un settantenne, chissà… Scartato il cinquantenne, scusate, conoscete uno intorno alla settantina che (incidentalmente) sia leader di un partito “a vocazione maggioritaria” (ché Jimmomo avrebbe intenzione di puntare su un partito “a vocazione maggioritaria) e che abbia intenzione di soffermarsi a pensare al Paese, a questo sfortunato Paese  – lo conoscete? Presentateglielo, lo vota.
Generosità e coraggio, ce li mette Daniele Capezzone; al momento – sarà la terza volta che scrivo “al momento”Jimmomo ci mette pudicizia.



Appendice

Un trittico di sedicenti liberali intervistati da Barbara Alessandrini, per L’Opinione: (1) Benedetto Della Vedova (21.11.2007); (2) Alfredo Biondi (22.11.2007); (3) Daniele Capezzone (23.11.2007). Nell’impossibilità di stabilire chi sia il più liberale tra i tre sedicenti, il lettore provi ad individuare chi lo sia di meno.

(1) Le prospettive liberali, all’interno del nuovo partito non sembrano maestose. Daniele Capezzone ha comunque mandato a dire al Cavaliere di voler mettere a disposizione del Ppl gli obiettivi liberali del suo network. Riuscirete a superare i particolarismi che hanno sempre penalizzato i liberali per irrobustirne l’ansimante area nel centrodestra?
Benedetto Della Vedova: “La scelta di Capezzone, da me sollecitata più volte in passato, certamente non cade proprio nel periodo politico migliore in termini di liberalismo nel centrodestra. La deriva è quella del clericalismo ottuso, dello statalismo, del corporativismo e del consociativismo, che stanno mettendo la coalizione avversa in posizione di netto vantaggio in termini di soluzioni liberali rispetto a quanto avviene da noi. Il fatto che la nuova formazione si prefigge, nelle intenzioni di Berlusconi, di essere un partito articolato e, per usare un francesismo, virtuosamente plurale, è una buona premessa. In sostanza, in questo partito c’è posto per i liberali. Resta da vedere quanti saremo, come lavoreremo e quale sintesi programmatica verrà fuori. Personalmente ritengo fisiologica una convergenza con Capezzone in termini di proposta politica e di sinergie”.

(2) Alfredo Biondi: “Io sono meno pessimista dell’amico Della Vedova […] Ma se Berlusconi finora ha sempre considerato minoritaria la componente liberale, come dargli torto? Adesso gli dimostreremo che non siamo tali. A noi la sfida”.
Per ogni sfida c’è una tabella di marcia. Che tempi e soprattutto quali saranno i possibili interlocutori con cui ipotizzare un possibile cammino? Pensa che anche Capezzone sarà della partita?
Alfredo Biondi: “Daniele è un ottimo ragazzo, intelligente e coraggioso. Ora si trova in questa terra, dove è bene ricordarlo, è approdato per tappe successive e dove forse sta davvero pensando di mettere radici”.

(3) Daniele Capezzone: “A mio avviso i liberali, anziché chiedersi cosa convenga loro dovrebbero soprattutto concentrarsi su cosa convenga al paese. Insomma il tema da affrontare non è se, quando o come costituire un’area liberale diversa da questo partito né, peggio ancora, una componente o una corrente del Ppl. Il punto è scegliere alcuni obiettivi e provare a capire dove questi obiettivi possono essere realizzati. Se, ad esempio Berlusconi compie un atto di rottura rispetto all’esistente, questo è il momento in cui i liberali devono muoversi con generosità e coraggio e provare a dare una mano al progetto del nuovo partito”.
Scusi, ma senza alcuna definizione dell’area laico-liberale nel nuovo partito voluto da Berlusconi i liberali non sono condannati ad essere confinati in quell’«altrove» che, sebbene per vizio d’origine, da più di un decennio li costringe alla dispersione ed alla riduzione del loro peso specifico?
Daniele Capezzone: “Ritengo sia fondamentale concentrare l’impegno ed il lavoro sugli obiettivi da scegliere e da proporre alla nuova realtà politica che sta partendo ora come elementi politici qualificanti del Ppl”.
Che cosa risponde al senatore Biondi e al deputato Della Vedova che hanno reagito alla sua offerta di collaborazione manifestando disponibilità al dialogo e a possibili sinergie?
Daniele Capezzone: “Biondi e Della Vedova sono amici di sempre, di ieri e di domani motivo per cui sono sicuro che si possano fare ottime cose insieme. Ma soprattutto far sì, insieme, che gli obiettivi comuni vivano non come traguardi di una componente politica ma come scopi decisivi per la maggioranza del paese. Ritengo che la priorità in questo momento sia quella di raggiungere il massimo numero di persone e portare il nuovo soggetto politico a perseguire politiche realmente liberali.




permalink | inviato da malvino il 26/11/2007 alle 4:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


25 novembre 2007

La causa monarchica

A un giornale che sia ufficialmente registrato come organo di un movimento politico spetta un finanziamento pubblico (art. 4 della legge n. 250 del 7 agosto 1990), ed è come organo del Movimento Monarchico che a Libero, nel solo 2006, sono spettati 5.371.000 euro. Sicché, quando il 21 novembre è stata resa nota la richiesta di risarcimento che i Savoia inoltravano allo Stato italiano, io mi sarei aspettato – se non per gratitudine, almeno per due grammi di coerenza – che Vittorio Feltri desse prontamente il suo sostegno, con adeguata campagna (o che, in alternativa, in difesa dellidea stessa di monarchia se non della sciagurata incarnazione toccata allItalia, sposasse la dignitosissima posizione dell’Unione Monarchica Italiana [*]). E invece, tranne che la piatta cronaca, un bel niente. Così è ben lecito dire: finanziamento rubato.




[*]
Ancora una volta Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto, con l’iniziativa di richiedere un risarcimento allo Stato, per i modi e i tempi prescelti, hanno danneggiato l’immagine di Casa Savoia e la stessa causa monarchica offrendo, tra l’altro, il pretesto ai critici della Corona di scatenare un processo storico demagogico e di parte” (Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero, rispettivamente presidente e segretario nazionale dell’U.M.I. – Il Messaggero, 21.11.2007).




permalink | inviato da malvino il 25/11/2007 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


25 novembre 2007

Scrivi, Malvino ti risponde

Sono stato un bambino fortunato, mio padre e mio madre m’hanno dato il meglio. Nel meglio del meglio – non smetterò mai di ringraziarli – c’è stato l’avermi sempre fatto partecipare, fin dalla più tenera età, ad ogni genere di discussione tra adulti, e di avermi sempre chiesto quale fosse la mia opinione su quello che avevo ascoltato, colmando sempre in modo generoso le inevitabili lacune di conoscenza che la potessero rendere opinione illusoria. È chiaro che un ragazzino di 7-8 anni non avesse il diritto alla parola nel corso della discussione, il che mi pare giusto, anche se non mi pareva allora; ma che in separata sede il ragazzino avesse diritto ad ogni genere di domanda, lo ritengo un dono eccezionale. E gli adulti? Gli adulti discutono con maggior garbo quando è presente un ragazzino di 7-8 anni: non ho mai visto la lama di un coltello, né la piega di un imbarazzo, e vabbe’ che nel 70% dei casi erano discussioni politiche, perché il restante 30% era casistica morale (aneddotica della provincia meridionale dei primi anni ‘60). Si sviluppa una propensione al disicanto, forse, ma devo dire che non mi è mai dispiaciuto, anzi. Sicché, caro anonimo, quando mi scrivi: “ma hai dei figli??? leggono quello che scrivi sul tuo blog??? vergognati!!!”, onestamente mi fai ridere. E penso che, prima di cominciare a discutere sul cosa farti diventare, papà e mamma ti mettevano a nanna.




permalink | inviato da malvino il 25/11/2007 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


24 novembre 2007

Quel vostro lercio striato ventrale

                                              

Lo striato ventrale (vedi foto) non fa alcuna differenza se sia per vostro merito, o no: quando state bene, l’esserlo a scapito altrui vi dà un piacevole sollucchero. Come la mettiamo con questa chiara prova che nella carne avete il peccato originale? Dite: a quale piano nobile vogliamo fare accomodare la caritas? Quale superiore funzione neuronale potrà mai infondere la grazia nello striato ventrale? Resta chiaro che, per mettergli la biochimica a norma di Catechismo, il suo assone debba essere più robusto di un randello. Se fossi papa, comincerei a chiedere restrizioni della ricerca neurobiologica.




permalink | inviato da malvino il 24/11/2007 alle 5:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


23 novembre 2007

Du' lemmi

“Non si può scegliere la via in discesa, quella conveniente, e contemporaneamente conservare il piglio dell’uomo libero”

Francesco Nardi, Regoletta popolare della libertà (23.11.2007)



“Se non sei catalogabile, fai la fine che meriti”

Antonio Rezza, Le Invasioni Barbariche (23.11.2007)




permalink | inviato da malvino il 23/11/2007 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


23 novembre 2007

"L'ambito onirico delle persone"

 




[*]

“I contenuti delle telefonate
sono fatti che appartengono in qualche modo
all’ambito onirico delle persone,
perché quando si è al telefono
è come se uno fosse disteso sul lettino
a parlare avendo accanto lo psicologo”

Silvio Berlusconi,
22.11.2007


“Tano?”
“Ohilà, Turiddu, che bella sorpresa ‘sta telefonata!”
“Eh, sentivo tanto la mancanza di una delle nostre belle chiacchierate oniriche…”
“Dimmi, Turiddu, fai conto ch’io sia il tuo psicanalista, e tu il mio, come al solito…”
“Sapevo di poterci contare. Già la tua pronta disponibilità, caro Tano, mi fa scivolare in quella dimensione fluida, empatica… Non so se riesci a capirmi…”
“Minchia, Turiddu, mi pigli per un uominicchio? Certo che ti capisco: si tratta della nota dimensione onirica delle telefonate tra sodali o complici in qualche business. Ne ha parlato pure Silvio Berlusconi, proprio oggi [*], hai guardato i tg?”
“Eh, Tano mio, e questa è proprio una delle due cose di cui volevo parlare in questa seduta: dovresti mandarmi un picciotto a farmi riparare l’antenna del covo, prendo solo TeleCorleone e Sky…”
“Sai che pensavo, Turiddu?”
“Dimmi, Tano…”
“Sei un paziente eccezionale…”
“Via, mi confondi, Tano. Sei tu che sei uno psicanalista eccezionale: appena ti sento all’altro capo del filo, sprofondo subito nell’onirico…”
“Troppo buono, Turiddu, ma devo confessarti che la stessa cosa accade a me… Comunque ti mando subito il picciotto, al di là del principio del piacere. Ma, ti prego, continua, lasciati andare al flusso…”
“Ci sarebbe la seconda cosa, Tano. Dovresti far saltare in aria quel magistrato di cui parlammo durante la scorsa seduta. Figliebbottana, levamelo di torno...”
“Sarà fatto, Turiddu, fai conto che il rimovibile appartenga già al rimosso…”




permalink | inviato da malvino il 23/11/2007 alle 4:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


23 novembre 2007

Declino

La categoria più usata – sento – è quella del declino. Destra, sinistra e centro concordano: l’Italia è in declino, bisogna evitare il declino. Se è così che vogliamo chiamarlo, bisogna essere onesti: le nazioni sono fatte per declinare, non ce n’è una che sia riuscito ad evitarlo. Certo, rimane aperta la questione se sia necessario, ogni volta, tentare di raffrenare il declino di una nazione (ma lintenzione è sempre quella di invertirne il vettore) a prezzo del sudore, delle lacrime e del sangue di una parte dei connazionali; peraltro, riuscendo solo a ritardarlo, e mai per più di due o tre secoli.
Tutti vorremmo assicurare un futuro sicuro ai nostri figli, saremmo disposti a far tutto, ma non riusciamo a far altro che assicurare loro il futuro di chi dovrà esser disposti a far tutto per assicurare ai propri figli ecc. ecc. Una gran vita di merda, ma con la scusa di proteggere gli inestimabili valori che sarebbero racchiusi in una gran vita di merda.

Per evitare il declino della nazione – che, si badi bene, non è la morte dell’individuo, ma solo la necessaria messa in gioco della sua identità culturale, in rottura con una data tradizione di valori sempre inestimabili – l’individuo è chiamato a sacrificarsi, se sorteggiato a tal fine. Inutile dire che si presentano molti volontari, non già a sacrificarsi, ma pronti a offrirsi nel ruolo di chi estrae dal cesto il bussolotto con il nome del fortunato sacrificando.
Con le dovute differenze di analisi – spesso marcatissime, ma è quasi tutto nell’apparenza – destra, sinistra e centro concordano: la causa del declino sarebbe nella perdita di quegli inestimabili valori che ciascuna parte interpreterebbe al meglio. Stato etico, socialismo e dottrina sociale della Chiesa concordano: una comunità di individui è tenuta a conservare un dato pacchetto di inestimabili valori, sennò perde l’identità ed è il declino. Per inciso: questo declino si avverte solo in disagiate condizioni economiche dell’individuo e della comunità, perché non s’è mai vista nazione che avvertisse il rischio di rompere con la tradizione, se nell’opulenza.

L’occhio liberale guarda le cose in altro modo, e segnala il vizio che è comune alle pur diverse analisi di destra, di sinistra e di centro: il declino di una nazione è tragicamente necessario alla liberazione di un individuo. In altri termini: un liberale è transnazionale – ma io preferirei dire ultranazionale – per eccellenza. La nazione gli è declinata dentro già da tempo: sicché, se destra, sinistra e centro chiamano alla resistenza al declino, non risponde; perché sa che la chiamata è sempre in qualche modo una scusa.
L’Italia è in declino, bisogna evitare il declino – perché, di grazia? Si cerchi un modo, piuttosto, per renderla opulenta: e la si lasci declinare pure, ché fa tutta salute agli italiani, peraltro così poco nazione.




permalink | inviato da malvino il 23/11/2007 alle 4:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


22 novembre 2007

Ferrara intervista Berlusconi su La7

Che c’è di male nello scambiarsi baci al Colosseo?




permalink | inviato da malvino il 22/11/2007 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 novembre 2007

Deborah e l'altra

Se due puttane si mettessero d’accordo su cosa fare all’ignavo cliente, che quel regalino lì sognava sempre di farselo, da una vita; e se l’accordo fosse negli stessi termini in cui Rai e Mediaset pigliavano accordo, e verosimilmente continueranno a pigliarlo perché c’è pur sempre la telepatia e laffiatamento istintivo; e se l’accordo consistesse nel beccarsi, con la minima fatica, la marchetta doppia (ovviamente maggiorata del supplemento per l’opzione duplex), per recarsi con miglior agio al successivo appuntamento, eventualmente fermarsi in un bar a mangiare un tramezzino; e se la fatica si fosse felicemente risolta per mezzo di  fugace ma assassino massaggio prostatico, in parallelo ad un complice deep throat, con tutti i sacrosanti logaritmi;  se, insomma, al povero cliente le due avessero sfilato canone e pubblicità in quattro e quattrotto, e “ok, vabbe’, ciao, alla prossima, passami la borsetta, Deborah”; be’, data la natura dellaccordo, la santa protettrice dei tizi che vanno a puttane (modello in cartongesso in apposita edicola votiva) costei, dico, piangerebbe lacrime di sangue. E i media di tutti i paesi civili (non ci vuole molto, basta non essere l’Italia) verrebbero in pellegrinaggio ad adorare il prodigio del cliente strizzato in quattro e quattr’otto.

Certe sere – mi dovete scusare – la nausea m’increspa il lessico e quasi tutto finisce sul taccuino. Ma poi qualcosa inevitabilmente scappa e diventa post. Verranno serate migliori, fidate, stasera mi sento schifosamente indignato.




permalink | inviato da malvino il 22/11/2007 alle 20:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


22 novembre 2007

[...]

I comunisti non hanno mai perso l’antico vizio di spargere calunnie sui loro avversari, sicché m’imbatto in quella dei 500.000 euro a Sergio De Gregorio (Italiani nel mondo) e dei 250.000 euro a Benedetto Della Vedova (Riformatori liberali) che Silvio Berlusconi avrebbe sganciato loro nella elegante forma di finanziamento elettorale. Crederci? Ho le mie riserve, ma provo a immaginare quanto varrebbero a listino Francesco Storace (La Destra), Gianfranco Rotondi (Democrazia cristiana per le autonomie), Daniele Capezzone (Decidere.net) e tutto quanto potrebbe ritrovarsi, a poco, nel neonato Partito del popolo delle libertà. I post-fascisti e i neo-democristiani, penso, senza dubbio più di Sergio De Gregorio; e i naselli senza dubbio meno dei salmoni. Vogliamo fare 150.000 euro? Facciamo pure 200.000 e non ne parliamo più: Decidere.net è a disposizione di Silvio Berlusconi. Stiamo parlando di quelli che, al netto d’ogni svalutazione, sarebbero i 250-300 milioni delle vecchie lire della Prima Repubblica, roba che un onesto rosticciere fattura in sei mesi. La prossima volta che lo incrocio, glielo dico. Tanti sacrifici, arrivare a farsi schifare pure dagli amici, e per così poco? Per farne cosa, poi, benedetto figliolo, ché manco capisci la differenza tra un amarone e un aglianico?




permalink | inviato da malvino il 22/11/2007 alle 6:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


22 novembre 2007

Di fave e di piselli

Di fave e di piselli. Volendo metterci un sottotitolo che chiarisca almeno un poco i contenuti, direi: La scienza, tutto sta in ciò che ne vuoi fare. Il post si aprirebbe con gli Esperimenti sugli ibridi vegetali (1866) di Gregor Mendel, uno studio che parve perfettamente inutile per 34 anni, prima di apparire per quello che era: la fondazione della genetica, a partire da incroci tra varie qualità di pisello (Pisum sativum). E passerebbe a Pitagora, filosofo greco che tra le sue tante virtù aveva quella di considerare tabù la fava (Vicia faba), sicché i suoi discepoli avevano la sacra consegna di non toccarne manco una, mai.
Qui, il post proporrebbe la seguente ipotesi: non già la setta dei cristiani, ma quella dei pitagorici riesce ad avere la meglio e a diventare culturalmente egemone in tutto l’occidente; non già il pisello, ma la fava diventa oggetto di attenzione da parte di Gregor Mendel, perché il pisello – siamo sempre nell’ipotesi – incrocia male rispetto alla fava, almeno all’apparenza; e Gregor Mendel comincia a fare incroci tra varie qualità di fave, in aperta disobbedienza al dettato morale che la fava sia intoccabile per antica e consolidata tradizione; e pubblica il suo studio, che subito pare perfettamente inutile; e che dalle massime autorità dell’egemone pensiero pitagorico, dopo l’inascoltato precetto a non toccare l’intoccabile con allegato biasimo ufficiale, venga ora il meritato sberleffo.
Anzi, proporrei un’ipotesi ancora più radicale: in una intuizione che adesso non saprei dire quanto felice, e prima ancora di portarlo a termine, Gregor Mendel pensa che il suo studio sia perfettamente inutile; e non lo pubblica; e lascia perdere le fave, liberamente. Fondazione della genetica? Se ne riparla: al momento pare che il mondo non si sia perso proprio niente, e intanto è stato fatto salvo il principio che la fava non si tocca.
Ora, certo, il post dovrebbe precisare – e precisare bene, perché c’è sempre il lettore stronzetto che pensa di aver trovato il punto critico e ci insiste col suo spillo, certe volte fino a sanguinare – che “non possiamo non dirci cristiani” e quindi è offensivo paragonare un embrione a una fava. Se non potevamo non dirci pitagorici – e sono ritornato nell’ipotesi – avrei dovuto fare analoga precisazione: il pisello è una cosa e la fava è un’altra, ogni paragone sarebbe offensivo.

Ecco, a questo punto, il post avrebbe chiuso l’introduzione e sarebbe passato, prima di una lunga e appassionata serenata al metodo scientifico, all’argomentazione – consimile, fatta ovvia un’intuibile differenza di stili – che Eugenia Roccella (L’Osservatore Romano), Marina Corradi (Avvenire) e Assuntina Morresi (Il Foglio) scelgono per festeggiare l’annuncio di Ian Wilmut; il quale annuncia che lascerà in pace l’embrione, e che da oggi in poi farà ricerca su un altro modello; incidentalmente – dice – si tratta di un modello che l’opinione pubblica è disposta a veder toccato; e deve trattarsi di un’opinione pubblica che ha le sue certezze sull’embrione, come un’opinione pubblica pitagorica ce l’avrebbe sulla fava.
Nella mia ipotesi c’è un parallelo a questo genere di argomentazione: perché lo studio sulla fava risulti inutile, svelando l’intrinseca insulsaggine d’ogni contravvenzione ai tabù vigenti, c’è bisogno che la scienza venga infilzata da un modulo teleologico ad azione costante, come da uno spiedo elettrico.
La scienza, tutto sta in ciò che ne vuoi fare: se ti serve a considerare sempre inutile un apparentemente inutile uno studio su ibridi di pisello di 34 anni fa, serve solo a darti l’occasione di scrivere un articoletto su un giornale, hic et nunc. La fava? Se ne riparla.




permalink | inviato da malvino il 22/11/2007 alle 5:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 novembre 2007

Evocazione

Stasera mi si è rotto un velo e finalmente ho capito perché Camillo Langone m’è tanto simpatico: somiglia a nonna Giuseppina, la mamma di papà. Non dico solo per la devozione a Cristo (che tra Camillo Langone e nonna Giuseppina sarebbe una bella sfida, se nonna Giuseppina fosse ancora viva almeno un poco): dico proprio per la somiglianza fisica, da donnina sfatta dai rosari e rifatta da una sana ipocrisia piena di buonsenso. Classe 1889, nonna Giuseppina aveva lo stesso labbro tumido e lo stesso occhio a palla di Camillo Langone; e, quando le toccavano la dottrina, l’indignazione le dava gli stessi tremiti che ha un budino sotto il cucchiaino, insomma, quelli che scuotono Camillo Langone quando ha un ricchione nelle vicinanze.
Oh, cara nonna… Ricordo che intorno ai novant’anni divenne cattolica al 100% ed era un catechismo permanente, sicché furono necessarie le benzodiazepine, sennò ci diventava santa ancora in vita.

[...]




permalink | inviato da malvino il 21/11/2007 alle 21:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Merce avariata
Chi l'ha detto?
Citazioni
Scrivi, Malvino ti risponde.
Lettere non spedite
Storie perse

VAI A VEDERE

Il lato B
.
18 Brumaio
1972
Ad usum delphini
Aioros
Aldo Torchiaro
Anelli di fumo
Anskij & Ghino
Antinomie
Arciprete
Aronne
Arrabbiato
Articolo 2
Aubrey
Azione parallela
Baol
Bioetica (Lalli & Regalzi)
Bloggerperfecto
Blue Highways
Bolina Rossa
Butirrometro
Cadavrexquis
Calibano
Calvin
Caos deterministico
Capemaster
Carlo Menegante
Cheremone
Chinaski77
Claudio Sabelli Fioretti
Clos
Crilomb
Dalle 8 alle 5
Desaparecidos
Devarim
Diderot
Doppio vincolo
Ealcinemavaccitu
Emanuele Ottolenghi
Estinzione
Evenhappier
Fabristol
Formamentis
Frans Van Der Groov
Fuoco
Galatea
Galileo
Gians
Giornalettismo
Giudamaccablog
Grendel
Herakleitos
Illaicista
Il mio manifesto
In partibus infidelium
Invarchi
Inyqua
Isola virtuale
Jazztrain
Jimmomo
Karl Kraus
Kerub
Klingsoror
Leilani
Leonardo
L'estinto
Librescamente
Loading
Lorenzo Lazzeri
Luca Massaro
Makia
Maurizio Colucci
Maurizio Ferraris
Metilparaben
Mildareveno
Mises
Miss Welby
Nihil
Nonsosescendo
Notizie Radicali
Notturno Umano
Oggettivista
Onepercent
Panther
Paolo Franchini
Pardo
Perle ai porci
Phastidio
Piattaforma
Povero Bucharin
Pseudepigrapha
Psicoanalisi Torino
Qubrick
Radicali
Radio Radicale
Rael is real 1
Rael is real 2
Rael is real 3
Raser
Riformista alchemico
Rip
Robba
Rolli
Sagredo
Salon Voltaire
Samuele Siani
Simplicissimus
Skunk
Sostiene Proudhon
Stampa rassegnata
Suttora
Una perfetta stronza
Uqbar
V.
Vaaal
V.U.E.
Vulvia
Weissbach
Yoshi
Zaneddu



Questo blog non rappresenta
una testata giornalistica in quanto
viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi
un prodotto editoriale
ai sensi della legge n°62 del 7.03.2001.

Le immagini inserite in questo blog
sono tratte in massima parte da Internet;
qualora la loro pubblicazione violasse
eventuali diritti d'autore,
vogliate comunicarlo a
luigicastaldi@gmail.com,
saranno rimosse tosto.

I commenti ai post sono in moderazione
e quelli anonimi o dal contenuto offensivo
hanno scarse possibilità di essere editati.





Creative Commons License


I contenuti inediti di questo blog
sono pubblicati sotto una
Licenza Creative Commons.
Se riprodotti altrove,
la loro paternità va attribuita
specificando il nome dell’autore
e il titolo di questo blog,
e inserendo un link all’originale
o citandone l’indirizzo.
I commenti e ogni altro contenuto inedito qui ospitato
sono di proprietà dell'autore.





Gli editoriali per Notizie Radicali


172. Urbi et orbi, la Marcia di Pasqua è inesistente
(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
La materia oscura
(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

154.
Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

153.
Caro Punzi
(28.11.2006)

152.
Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

151.
Alasciarli dire, a lasciarli fare
(24.11.2006)

150.
Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

149.
Salvo forellini
(22.11.2006

148.
L’olio e le erbe medicamentose di San Francesco
(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

 Add to Technorati Favorites Technorati Profile

 

 

 

 

(giusto
per saperne
qualcosa
)


 

 

CERCA