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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


31 gennaio 2008

"L’apnea può portare all’embolia"

Clemente Mastella pensa che sia meglio andare alle urne, perché “il paese è da troppo tempo in apnea e l’apnea può portare all’embolia”. In realtà, stare troppo tempo in apnea può portare all’asfissia, all’embolia può portare il risalire troppo in fretta in superficie, poco o molto che sia stato il tempo passato in apnea. Ma non sarebbe giusto rimproverargli questo errore: la consulenza sulla metafora gliel’avrà data uno dei primari che sistemava negli ospedali del Beneventano per meriti di fedeltà al partito. E che ne può sapere di Medicina Interna, uno che è diventato primario per la fedeltà allUdeur?




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31 gennaio 2008

Quindi

Benedetto XVI su Agostino: “Da bambino aveva imparato da sua madre Monica la fede cattolica. Ma da adolescente aveva abbandonato questa fede perché non poteva più vederne la ragionevolezza e non voleva una religione che non fosse anche per lui espressione della ragione, cioè della verità. La sua sete di verità era radicale e lo ha condotto quindi ad allontanarsi dalla fede cattolica”.

“Quindi”
?




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31 gennaio 2008

Intermezzo

Il presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, il dottor Josep Maria Simon Castellvì, oculista catalano, mistifica i risultati di un lavoro scientifico per piegarlo alle ragioni del magistero e afferma una stronzata immensa: gli anticoncenzionali estroprogestinici, dice, sono cancerogeni. Ho contestato quanto afferma (qui), ma un tale Marcello (marcello63s@libero.it) mi chiede: “Se tu che sei medico ginecologo puoi trattare di teologia, storia, psicanalisi, politica, ecc., perché l’oculista dottor Josep Maria Simon Castellvì non può interessarsi di morale e di ginecologia?”.
Domanda idiota, gentile Marcello: io non nego il diritto di interessarsi di morale e di ginecologia ad un oculista o ad un catalano, io gli contesto quello che afferma, che è intollerabilmente strumentale oltre che palesemente errato, e glielo contesto con qualche argomento. Invece, nel contestarmi la contestazione, gentile Marcello, lei non entra nel merito delle affermazioni dell’oculista catalano – e fa bene – ma insinua che vorrei negargli il diritto di parola: errato e forse strumentale.

Tolgo il “forse”, quando lei mi lascia un’obiezione analogamente erronea tra i commenti ad un altro post, stavolta sulle dichiarazioni rilasciate in una conferenza stampa da monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei. Qui lei scrive: “Tu scrivi i tuoi articoli non solo per gli atei anticlericali ma per tutti i cittadini: di centrodestra, di centrosinistra, di estrema sinistra, per gli atei devoti e per i cattolici praticanti. Perché Betori e la Cei, oltre a parlare ai cattolici praticanti, non possono parlare a tutti i cittadini come fai pure tu?”.
Errato. Sua Eccellenza può dire ciò che vuole, ovviamente. Ma, altrettanto ovviamente, è responsabile di quello che dice. Nel merito, egli fa una errata e strumentale confusione tra l’essere cittadini e l’essere cattolici, e il post ardiva sottolinearne erroneità e strumentalità.
Anche stavolta, però, gentile Marcello, lei si è tenuto lontanissimo dal merito – e ha fatto bene anche stavolta – insinuando che la sostanza della mia obiezione fosse tutta sull’impertinenza delle affermazioni di monsignor Betori. Errato e – tolgo il “forse” che prima le concedevo per buona educazione – strumentale.
Non sono suo padre ma, coerentemente a quanto scrive, lei non dovrebbe negarmi il diritto di darle un consiglio paterno: se ha da fare obiezioni, le faccia, ma si sforzi di argomentare nel merito. Sennò i suoi commenti non saranno accettati.  




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31 gennaio 2008

Il centrodestra desse ascolto a monsignor Betori

Merita attenzione la conferenza stampa tenuta ieri, martedì 29 gennaio, da monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei.
Dopo la caduta del governo Prodi? “I cittadini possono aver fiducia in questo presidente della Repubblica”. Sì, indubbiamente, possono. Diciamo che i cittadini possono aver fiducia in questo presidente della Repubblica, (1) se a loro pare che questa fiducia sia meritata o (2) se qualcuno di loro fiducia offre una garanzia al riguardo. Ma teniamo presente che Sua Eccellenza dice “cittadini”, non dice “cattolici”. È cosa legittima che un pastore offra garanzie al suo gregge, e che il gregge le ritenga sufficienti; ma, dicendo “cittadini”, Sua Eccellenza reputa di poter offrire garanzie a cattolici e non-cattolici.
Le garanzie che monsignor Betori offre sull’affidabilità di Giorgio Napolitano hanno un valore che è tutto nella fiducia in chi le offre: e questo è un genere di fiducia che si conquista da attore politico.

Ma forse, per “cittadini”, Sua Eccellenza intendeva “cattolici”, perché i cattolici sarebbero cittadini per eccellenza, in quanto obbedienti a quanto il magistero esige, quindi cittadini-come-si-deve. Il magistero esige che i cattolici impegnati in politica seguano l’indirizzo dato dalle gerarchie ecclesiastiche in virtù delle garanzie che sarebbero implicite nella loro autorità pastorale, ma sotto propria responsabilità: “Il compito di agire in ambito politico non è della Chiesa ma dei laici che agiscono come cittadini sotto la proprio responsabilità”, Sua Eccellenza cita Benedetto XVI (IV Convegno Nazionale della Chiesa, 19.10.2006). Non c’è bisogno di alcuna unità politica dei cattolici, anzi, una “cosa bianca” implicherebbe una responsabilità che la Chiesa non vuole: il pastore esige l’obbedienza, ma non può permettere che il gregge gli chieda ragione di garanzie che si rivelassero insufficienti.

Dopo la caduta del governo Prodi? “La soluzione alla crisi di governo dovrebbe nascere da un accordo fra le parti e deve avere come proprio orizzonte il rispetto dell’autentica democrazia”.
È un’ingerenza? Il centrodestra ha sempre sostenuto che la Cei non fa ingerenza nella politica italiana, si limita a dare un parere illuminato, spesso ispirato al “bene comune”, dunque legittimo e prezioso, oltre che espressione dei più sacri ed inviolabili valori della tradizione occidentale, cioè cristiana. Insomma: il centrodestra desse ascolto a monsignor Betori, la smettesse di chiedere elezioni anticipate.




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30 gennaio 2008

L'oculista

Il dottor Josep María Simón Castellví è un oculista, però la carica di presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici lo costringe spesso a improvvisarsi ginecologo, perché il Catechismo dedica assai poca attenzione a palpebre, congiuntive e cristallini, più spesso a ovaie, uteri e vagine, e lui non può stare con le mani in mano.
I risultati sono sempre stati esilaranti, anche se il suo capolavoro resta l’affermazione che, nella lotta all’Aids, “los preservativos pueden fallar”, mentre “la castidad nunca no falla” (2003). Vi è familiare, vero? E infatti è la posizione ufficiale della Chiesa, in salda aderenza alla Dottrina dell’inscindibilità del momento unitivo da quello procreativo: in sintesi, ci si deve accoppiare unicamente per figliare, sennò è peccato mortale. L’anno scorso, il cardinal Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, nel venirci a fare il fervorino su questo punto, teneva a precisare che contro il preservativo non era schierata solo la Chiesa, ma anche la Scienza: la Scienza era il dottor Josep María Simón Castellví, oculista cattolico che sa tutto sui preservativi.
E che di recente ha dato prova di sapere tutto pure sugli anticoncezionali orali, bacchettando la rivista The Lancet, che pretendeva di spacciare una falsa verità sulla pillola, falsa perché diversa da quella di Benedetto XVI, che è l’unica vera.

Cos’è accaduto? “The Lancet […] critica il fatto che il Papa non abbia cambiato la posizione della Chiesa sull’uso del preservativo per prevenire la diffusione dell’Hiv/Aids, atteggiamento «conservatore» che si ritrova nella questione dell’aborto. A questo riguardo, si denuncia che sono 68.000 le donne che muoiono ogni anno a causa di pratiche abortive non sicure praticate al di fuori delle strutture ospedaliere. «Non tutti i cattolici, che nel mondo sono più di un miliardo, condividono le posizioni del Papa nella scienza e in fatto di salute» – osserva l’editoriale – ricordando che molti volontari, anche cattolici, che prestano la loro opera nei Paesi poveri distribuiscono preservativi ai pazienti malati di Aids. The Lancet esprime quindi apprezzamento per il Cardinale Carlo Maria Martini, che definisce «un esempio positivo» sottolineando come il porporato avrebbe appoggiato l’uso del preservativo per combattere l’Aids e sostenuto l’utilità della legalizzazione dell’aborto per ridurre il numero illegale di interruzioni di gravidanza. «Sono cattolici come questi – conclude l’editoriale – che ci dicono che scienza e religione non sono incompatibili e che il dialogo tra gli scienziati e i leader del cattolicesimo deve rimanere sempre aperto sia nei campus universitari che altrove. Anche se gli scienziati non sono d’accordo con l’interpretazione che la Chiesa ha del mondo»”.
A me sembra che The Lancet abbia fatto un cazziatone al Papa, ma dev’essere un’impressione, perché zenit.org titola tutto questo: “Benedetto XVI sostiene la scienza, secondo la rivista The Lancet”. L’impressione, certe volte…

Mi consola il fatto che dev’essere stata la stessa impressione avuta dal dottor Josep María Simón Castellví. Il quale, impugnando i risultati di un working group di 21 ricercatori di 8 paesi, ribatte a The Lancet che la pillola è cancerogena. Lo sapevate? Io no, ma sarà che non sono oculista.
Da lettore occasionale di riviste di oncologia ginecologica, io sapevo – cito da quanto scrive il professor Carlo La Vecchia, direttore dell’Istituto di Statistica Medica e Biometria dell’Università degli Studi di Milano – sapevo, dico, che studi prospettici e caso-controllo hanno confermato che l’uso di contraccezione orale nel passato non è associato ad aumento di rischio di tumore alla mammella; i moderati aumenti di rischio in alcuni sottogruppi di utilizzatrici riportati in alcuni studi non hanno trovato riscontro in altri, e sono pertanto probabilmente attribuibili al semplice effetto del caso”. Questo, per la mammella.
Per la cervice uterina, io sapevo che “la principale causa di neoplasia cervicale è il papilloma virus” e che, certo, “è possibile che esistano altri fattori di rischio”, ma che l’impiego prolungato di contraccezione orale potrebbe – ripeto: potrebbe – aumentare il rischio di carcinoma invasivo o in situ nelle donne portatrici del virus da lungo tempo”: nulla che dimostri un’azione cancerogena degli estroprogestinici senza la prolungata preesistenza di papilloma virus.
Poi, sapevo che “l’uso di contraccezione orale riduce – ripeto: riduce – il rischio di tumore dell’endometrio approssimativamente del 50%; questa protezione aumenta con la durata d’uso, e persiste per almeno 10-20 anni dopo la sospensione del farmaco”. Ma sarà che il professor La Vecchia non è oculista, forse nemmeno sarà cattolico e, soprattutto, è un fottuto conformista: afferma quello che afferma la stragrande maggioranza degli studi statistico-epidemiologici, quindi sta nel mainstream laicista, quindi è in errore per definizione.
Infatti, sul fatto che la pillola sia cancerogena, smentisce l’oculista cattolico pure per l’ovaio: “Il rischio di tumore ovarico nelle utilizzatrici di contraccezione orale è diminuito approssimativamente del 40%, e la protezione sembra essere almeno del 50% e probabilmente intorno al 60%, per l’uso prolungato (almeno 5 anni), indipendentemente dal tipo di preparazione. L’effetto protettivo dei contraccettivi orali sui tumori ovarici epiteliali sembra persistere per almeno 15-20 anni dopo la sospensione dell’utilizzo e non è confinato a nessun particolare tipo di formulazione”.

A detta del professor La Vecchia: la pillola non è cancerogena, anzi, addirittura protegge dal cancro, in certi casi. A detta del dottor Castellví, invece: la pillola è cancerogena, e questo rimarca il “valore profetico” dell’Humanae vitae (Paolo VI, 25.7.1968) e dell’Evangelium Vitae (Giovanni Paolo II, 25.3.1995).
In breve: la Chiesa dice no all’aborto, perché è immorale; qualcuno, allora, le chiede di rivedere almeno la sua posizione sulla pillola; ma la Chiesa dice no anche alla pillola, perché è immorale pure quella; tuttavia sappiamo quanto spesso la morale cattolica possa poco o niente sulla errante ragione umana, se l’ignoranza e la paura non le dànno una mano; e il nostro cattolicissimo oculista ci prova, corre in aiuto al Magistero e butta lì che la pillola fa venire il cancro.
Io non aggiungo altro, vi dico solo che sono un po’ perplesso.




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29 gennaio 2008

È ironico, mette bene

Uno vede il proprio paese sprofondare sempre più nella merda, ma poi una risata riesce a farsela sempre, il bello della vita è in questo. Bisogna dire grazie, oggi, a quello che “come forse ricorderete, tre mesi fa er[a] in corsa per la segreteria del Partito democratico e quasi [lo] eleggevano”, se non era che Veltroni lo batteva per oltre 2.600.000 a 5.900. È ironico, mette bene, vero?
“Se m’avessero eletto effettivamente, […] al presidente avrei detto: «Caro Giorgio, qui c’è poco da fare…»”. Siamo nel mondo delle ipotesi, è chiaro, ma io qui non ci vedrei così male un Napolitano che risponda: “«Caro Giorgio»? E che è, tutta ‘sta confidenza? Giovinotto, lei si impasticca?”.
“Poi, prima di andare alla Vetrata, gli passerei un ritaglio di giornale, quello dell’editoriale di Sergio Romano sul Corriere della Sera di oggi…”. E qui immagino Napolitano: “Guardi che ogni mattina sullo scrittoio mi fanno trovare una discreta mazzetta di quotidiani. Sì, lei si impasticca, è evidente. Corazzieri, toglietemi dalle palle questo mentecatto”.




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29 gennaio 2008

Fumigante (Non potrei fare neanche il critico televisivo)

Quando si parla di aborto, lui non usa la parola “omicidio”. “Omicidio” è parola “violenta”, dice, e ha connotazione di “ostilità e inimicizia”. Lui invece è dolce, affettuoso e amichevole: lo si capisce da tutto quel ripetere la parola “accoglienza”. Sto parlando del cardinal Ruini, l’avrete sentito a Ottoemezzo, ieri sera. No, quando si parla di aborto, lui preferisce parlare di “soppressione di essere umano vivente”.
Da un lato – dice Sua Eminenza – “il linguaggio non deve occultare la realtà”: e indubbiamente “soppressione di essere umano vivente” è “omicidio”. Dall’altro, però, “la Chiesa non ha un atteggiamento persecutorio” e, anche se giudica la 194 una legge “intrinsecamente cattiva” e “ingiusta”, non ne chiede l’abrogazione, al momento, e non chiede che le donne che abortiscono vengano punite. Se è per questo, la Chiesa non chiede neanche il divieto per legge della contraccezione. Insomma, queste donne hanno un gran culo.
Be’, anch’io non gradisco parole dure e ostili e per Sua Eminenza non userò “schifoso ipocrita”: dirò “simpatico figlio di puttana”.

Al suo confronto, quell’omaccione che gli sbrodola dinanzi, all’altro capo del tavolo, mi pare un ipocrita da quattro soldi. E sì che pure non scherza: “Io sono «pro life», contrario all’aborto. E sono anche «pro choice»: spetta alla donna scegliere. Ma quando bisogna decidere, ritorno «pro life»” (Grazia, 4/2008 – pag. 34). E cioè una donna può o non può abortire? Può, perché la legge 194 – dice – è “sacrosanta”. Però non potrebbe, perché l’aborto è come la Shoah. Permettiamo la Shoah per legge?
Bisogna saper evitare parole violente e che abbiano connotazione di ostilità e violenza. Quindi non vi proporrò l’immagine di un’orda belluina di donne che invadano gli studi de La7 e castrino l’omaccione e Sua Eminenza, adornando quel soprammobile della Ritanna coi macabri trofei. Piuttosto: una delegazione di logici e grammatici che scarichi sui tre un camion di letame. Fumigante, però.




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29 gennaio 2008

“E i cristiani, da perseguitati che erano, diventano i nuovi persecutori…”

Psicanalisi del Cristianesimo

 




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29 gennaio 2008

Il loft del Pd è davvero agibile?

La questione è di due settimane fa.

“«Addio loft. Il Pd lascia gli ambienti en plen air di fronte al Circo Massimo per trasferirsi nella sede della Margherita a largo del Nazareno». È quanto sostiene la Velina Rossa di Pasquale Laurito, secondo cui la ragione di questo preventivo trasloco, dopo solo pochi mesi dalla ristrutturazione del loft di piazza Santa Anastasia è che «il segretario del Pd non ha ottenuto dal sindaco di Roma il certificato di agibilità dei locali della sede appena inaugurata… torna alla mente la storia di dottor Jekill e Mister Hyde». In realtà, ipotizza la Velina Rossa, la vera ragione sarebbe economica: «Il trasloco avviene su richiesta degli ex dirigenti della Margherita che occupano quasi un palazzo intero, il cui costo è assai elevato»” (Apcom, 15.1.2005).

Seguiva la secca smentita dell’Ufficio stampa del Pd: “Nessun trasloco dal loft per il Partito democratico. E nessun problema di agibilità per la sede. I rumors di questi giorni sono del tutto infondati”. E Walter Veltroni affermava: “La sede di piazza Santa Anastasia è un bellissimo palazzo storico che non ha certo problemi di agibilità. Il problema è semmai di spazio, come era già stato valutato fin dall’inizio. Per questo il Pd sta continuando a lavorare su come organizzare gli uffici operativi e su come razionalizzarli logisticamente, valutando diverse ipotesi. La sede ufficiale del Partito democratico rimarrà a piazza Santa Anastasia e di certo non trasloca, come qualcuno maliziosamente ha scritto” (Il Messaggero, 15.1.2008).

La questione è chiusa? Non saprei. A me risulta che il loft di piazza Santa Anastasia appartenesse ed appartenga tuttora ad una categoria catastale (C2) che lo metterebbe tra “magazzini e locali di deposito”. Agibile?




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28 gennaio 2008

Prepariamoci la valigia per Ventotene



Sarà il caso di non tagliare nulla, perché sempre più spesso, quando si citano parole del Sommo Pastore pur fermissime nel senso che hanno in sé stesse, si è accusati dalle sue pecore più petulanti di averle distorte per il solo averle estrapolate  da una sempre iperprolissa serie di ripetizioni dello stesso concetto, variamente graduato.
Sarà il caso di prendere tutto il passo:
“Ai tempi di Gesù – dice Sua Santità all’Angelus – il termine «vangelo» era usato dagli imperatori romani per i loro proclami. Indipendentemente dal contenuto, essi erano definiti «buone novelle», cioè annunci di salvezza, perché l’imperatore era considerato come il signore del mondo ed ogni suo editto come foriero di bene. Applicare questa parola alla predicazione di Gesù ebbe dunque un senso fortemente critico, come dire: Dio, non l’imperatore, è il Signore del mondo, e il vero Vangelo è quello di Gesù Cristo”.
Solo per prendere fiato e fare il punto: se bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, evidentemente i proclami spettano a Dio, e Cesare può farne solo parodie. La
“novella” è propriamente “buona” solo se l’annuncia Dio, o chi ne fa le veci, non foss’altro perché l’unica e vera salvezza solo da Dio può venire…
Ma lasciamo dirlo a Sua Santità:
“La «buona notizia» che Gesù proclama si riassume in queste parole: «Il regno di Dio – o regno dei cieli – è vicino» (Mt 4, 17; Mc 1, 15). Che significa questa espressione?”.
Sia chiaro: nel corso della sua storia, su questa espressione, la Chiesa ha detto tutto il possibile, una cosa e il suo contrario, e poi il contrario del contrario, a seconda di cosa le interessasse fottere a Cesare al momento, e momento per momento. E dunque: porgiamo orecchio all’opinione di Sua Santità, per capire esattamente cosa gli serve al momento, e perché ha il diritto di fotterselo, se non glielo si dà.
Mi pare che Sua Santità sia abbastanza esplicito al riguardo con l’affermare che
«Il regno di Dio è vicino» “non indica certo un regno terreno delimitato nello spazio e nel tempo, ma annuncia che è Dio a regnare, che è Dio il Signore e la sua signoria è presente, attuale, si sta realizzando. La novità del messaggio di Cristo è dunque che Dio in Lui si è fatto vicino, regna ormai in mezzo a noi, come dimostrano i miracoli e le guarigioni che compie”.
Nel lessico che vien detto
“curiale” questo brano significa: sì, abbiamo fatto cadere noi il governo Prodi.
Cesare sappia: “Dio regna nel mondo mediante il suo Figlio fatto uomo e con la forza dello Spirito Santo, che viene chiamato «dito di Dio» (Lc 11, 20)”. Vogliamo vederci un doppio senso? Pure Mino Pecorelli usava un lessico “curiale”, quindi potremmo vedercelo.
Cade il governo Prodi: “Dove arriva Gesù, lo Spirito creatore reca vita e gli uomini sono sanati dalle malattie del corpo e dello spirito”. E se adesso Cesare non scioglie subito le Camere, il dito di Dio spinge in piazza milioni di persone a fare la marcia su Roma. Così Roma ritorna – insieme – capitale della Chiesa e dell’Impero, il Duce e il Papa ci daranno ancora pace sociale, innervata da valori sempiterni: Dio, Patria e Famiglia. Aveva ragione don Gianni Baget Bozzo, e dunque si chiamerà Provvidenza 2 - La vendetta
«Il regno di Dio è vicino», prepariamoci la valigia per Ventotene, si va in villeggiatura.




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28 gennaio 2008

C'era chi scommetteva sul governo Prodi

“Viareggio, 27 gen. - (Adnkronos) - La caduta del governo Prodi ha messo ‘in crisi’ i carri del carnevale di Viareggio…”




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27 gennaio 2008

Tra me e me

Ho dichiarato che voterò “scheda nulla” alle prossime elezioni giusto un’ora prima che Mario Adinolfi aprisse un sondaggio: “Per chi voterai alle prossime elezioni?”. Me lo fa notare un lettore che smanetta sui siti che contano. Meno male, pensavo di essermi espresso con troppo anticipo. Non era troppo presto, evidentemente: la bestia puzza e figuriamoci se Mario Adinolfi non c’ha naso.
Sopraffino – devo dire – perché fra tutte le risposte possibili alla domanda posta dal nostro esuberante direttista manca proprio “scheda nulla”. Da sentirmi uno schifo: non mi ero espresso con troppo anticipo, ma con un naso non appropriato, questo sì. Condensare il mio momento partecipativo in un “andate a cagare tutti” non fa abbastanza “democrazia diretta”, mannaggia. E comunque – ne prendo atto – ‘sti trentenni sono assai seri e giudiziosi: trovano sempre almeno uno da non mandare a cagare, e vi si aggrappano con encomiabile fedeltà, anche se poi la chiamano “amicizia”. Noi vecchi siamo troppo farfalloni e disincantati, non c’è battaglia: tradiamo per pura perversione, per godere dell’essere proprio porci.

In verità – devo essere onesto – nell’assai virtuale scheda elettorale di Mario Adinolfi manca pure il
Südtiroler Volkspartei.




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27 gennaio 2008

[...]

“… un velo composto di tenebre oneste
e di rispetti violenti
da che non si forma il falso,
ma si dà qualche riposo al vero,
per dimostrarlo a tempo…”

Torquato Accetto,
Della dissimulazione onesta,
Einaudi 1977


Il cardinal Javier Lozano Barragàn ha tenuto una lectio magistralis, venerdì 18 gennaio, a Verona, nella sede della multinazionale farmaceutica Glaxo. Sembra la scena di un film di Buñuel o, chissà, di un commedia di Ionesco, ma è l’Italia di inizio millennio: sopra la realtà, in pieno assurdo. Tema della lectio: cosa sia la salute. Fin da qui – dal titolo, voglio dire – si può intuire che la scena è costruita su un errore che sarebbe grave pure nella traduzione di un liceale, e immagino sia andata così: per fare gli scicchettoni, i manager della Glaxo avranno fatto un invito a Sua Eminenza in latino, e avranno tradotto “salute” con “salus”; e voilà, Sua Eminenza arriva a Verona e scacazza la sua pastorale sul benessere dell’anima. Da salvaguardare con qualche particolare droga dello spirito. Prodotto di sintesi. Protetto da diritti. In regime di monopolio.



[Scusate se interrompo qui il commento della lectio magistralis di Sua Eminenza, ma devo andare a Pozzuoli, a comprare del pesce per una cena con gli amici, stasera. Se ritorno in tempo…]




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26 gennaio 2008

Inciso

Sono contrario al matrimonio dei preti: se fanno figli, siamo finiti.




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26 gennaio 2008

Muzik

Rimango congruamente schifato del fatto che, a Che tempo che fa (Raitre, 26.1.2008), Zucchero canti in playback, con un “fuori sincrono” che offenderebbe pure una casalinga di Voghera, se non fosse che quella starà vedendo un documentario, su Sky. Dice che lui fa blues, l’Adelmo, e il Fabio lo impolvera di giuggiole, si promuove un cd. Dite a questi due che Tom Waits canta dal vivo anche a rischio di soffocarsi col vomito, e raschia lo strumento a sangue, e se deve addormentarsi su un bMi7, be’, lui ci si addormenta – ed è Tom Waits. L’Adelmo fa la cover di quella dei Procol Harum che è una variazione su un tema di Bach – e la fa in playback, torcendosi sulla tastiera come un topo impagliato. C’è più musica nel più laido dei locali della periferia di Berlino.




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26 gennaio 2008

De imitatione Christi

Pastori e pecore: quando si fingono corretti e modesti, sono superlativi. Cristo fa miracoli, ma ci tiene a far sapere che è il Padre che ha agito attraverso lui e raccomanda di non spargere la voce in giro: de imitatione Christi, Bagnasco afferma che la Chiesa non fa politica, si schiera solo in favore di “certi valori, che sono sì anche di ordine evangelico, ma innanzitutto sono di ordine razionale, riguardano il buonsenso, la riflessione comune, la ragionevolezza” *. Poi, se questi valori si trovano tutti nell’Udeur, la cosa non è da mettere in conto di implicazioni. Sicché, volendo, de imitatione Christi pure per Mastella: ha agito per mano del Signore; e, per piacere, se andiamo alle elezioni, prendetene atto senza farci troppo chiasso sopra. Fate come fa Bagnasco: “Delle dinamiche si prende atto, come tutti”, dice. Valga come bollettino di guerra.
Eminenza, come siete bello. Sembrate bello quasi quanto il Boss. Se non vi fottono con un pizzino in mano in un blitz, avete una carriera lanciatissima.
Onorevole, pure voi, siete stato splentito, salutatemi quella santa della vostra signora.




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25 gennaio 2008

[...]

“Poveretto, una vita infame. Un martire dell’asma. Il tipo di persona a cui viene da dire: «Insomma, tirati un po’ su!». Ma la letteratura è piena di gente così. La cosa strana era che quando ha intinto un pezzo di dolce nel tè (pessima abitudine) gli è tornato in mente tutto il suo passato. Sa, ci ho provato anch’io e non mi ha fatto nessun effetto”

Alan Bennett, La sovrana lettrice, Adelphi 2007 – pag. 52




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25 gennaio 2008

Scoop!

Diderot fa il colpaccio. È riuscito a trafugare una copia dei manifesti coi quali Decidere.net batterà il tamburino alle prossime elezioni. Messaggi chiari, di un’efficacia che c’era da aspettarselo. Insomma, a voi, in anteprima...




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25 gennaio 2008

Dieci anni



Mario Schifano
20.9.1934 – 26.1.1998




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25 gennaio 2008

"Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12)




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25 gennaio 2008

Se la memoria non m’inganna

                 

Se la memoria non m’inganna – e correggetemi se sbaglio – quando Romano Prodi cadde per il mancato sostegno di Rifondazione comunista, quei pezzi di centrosinistra che ora sono compattati nel Pd levarono molti strazianti lamenti verso il cielo e molti cocenti insulti verso chi aveva fatto mancare il sostegno al governo. Fausto Bertinotti – dicevano – consegnava l’Italia a Silvio Berlusconi: qualunque cosa significasse, dai lamenti e dagli insulti si capiva che la cosa era seria, anzi grave, gravissima. Era il 1998, se non ricordo male, e il pathos frullava sangue e merda: gli ex democristiani e i post comunisti schiumavano di rabbia impotente, come bestie trafitte a morte. Non andò proprio come si paventava, cioè, sì, l’Italia fu consegnata a Silvio Berlusconi, ma non subito, e la cosa si rivelò assai meno seria, assai meno grave, e comunque spassosissima.
Oggi che Romano Prodi cade per il mancato sostegno dell’Udeur e che è praticamente impossibile distinguere un ex democristiano da un post comunista, la caduta di un governo di centrosinistra e l’eventualità di elezioni anticipate il cui esito porti il centrodestra a Palazzo Chigi (eventualità che, oggi, appare assai più verosimile che nel 1998) pare che trovi animi assai più composti: lamenti pochi e quasi di maniera, insulti ancor meno. Sarà che il Pd nasce come partito dei galantuomini: il “tradimento” di Fausto Bertinotti causò uno psicodramma dai risvolti e tremendi scrosci di lacrime e bile; quello di Clemente Mastella causa appena una smorfia di disappunto, a fior di labbra, che subito par spegnersi nel fair play. O sarà che Silvio Berlusconi non fa più paura come prima, perché cinque anni sono bastati a tranquillizzare tutti che non era un fascista e che non voleva instaurare un regime, ma che era solo un peronista e che poteva reggere solo fino a quando i descamisados e i cabecitas negras avrebbero apprezzato il suo paternalismo. Resta il fatto che il centrosinistra lascia per la seconda volta Palazzo Chigi a un Silvio Berlusconi che col suo madornale conflitto di interessi è una intollerabile atipia solo quando è al governo: quando è all’opposizione, i suoi interessi non generano conflitto e il centrosinistra non ne prevede di possibili, anche nell’ipotesi di perdere la maggioranza. Eppure tutta quella camionata di antenne e di giornali rimane dove stava, per generare conflitto o almeno evocarlo, ma solo se necessario. Strano, vero?
Sta di fatto che Clemente Mastella non si piglia neanche la metà della metà della metà di quanto si pigliò Fausto Bertinotti, e io non so spiegarmene il perché. Cioè, saprei anche spiegarmelo, ma preferisco tener per me la spiegazione, perché la so difettosa per una sconveniente imparzialità. No, non mi confondo, ho detto proprio “imparzialità”: nemmeno più distinguo la nausea verso il centrosinistra da quella verso il centrodestra, né più distinguo, da una parte e dall’altra, Veltroni da Ferrara, Binetti da Volontè, Adinolfi da Capezzone. Troppo “imparziale”, come vedete, vi autorizzo a dire “qualunquista; ma datemi un Partito Qualunquista e non vi voto manco quello, né vi voto un Beppe Grillo, perché mi pare troppo poco qualunquista. Capisco però i “parziali”. La guerra è guerra, ma può bastare anche solo la lotta per bande e sottobande, se fa ragione sociale l’essere affiliati a questa o a quella, e se ne può venire un interesse di piccolissimo conflitto. Sicché stavolta me la godrò come non mai, questa campagna elettorale: ma il voto – se si vota – a nessuno. Scheda bianca? Col cazzo. Le schede bianche sono fatte per essere votate nei cessi dei seggi elettorali, a urne chiuse. Scheda nulla, e vorrei che, con la mia, fossero una valanga. L’ho sempre considerata la peggiore delle scelte, ma stavolta mi pare che il peggio sia proprio lo scegliere.




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25 gennaio 2008

Pugnette culturali

Qual è la sua opinione sulla contraccezione?
«Penso che la contraccezione sia uno dei veicoli ideologici attraverso i quali è stato degradato il senso dell’amore e della maternità. Il mio pensiero è questo: se ti impegni in un atto d’amore devi avere la consapevolezza che può arrivare un figlio».
È forse una rivalutazione della castità?
«Perché no? Anche della continenza, dell’autoerotismo (che non ha mai fatto male a nessuno), della lettura…».

Intervista a Giuliano Ferrara (Grazia, 29.1.2008)




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25 gennaio 2008

Con una faccia da Eutifrone

Giovanni Reale scrive: “Eutifrone, sacerdote della religione ufficiale, che professa con tanta sicurezza di possedere la perfetta conoscenza del santo e dell’empio, non riesce, nella discussione con Socrate, se non a contraddirsi e a confondersi, mostrando di avere conoscenze tutt’altro che chiare […] La religione ufficiale che Eutifrone rappresenta non ha affatto un adeguato concetto di santo. Il corretto concetto di santo può, invece, additarlo Socrate, che ha superato quella fallace credenza sugli dèi, con una ben più alta visione della divinità” (Presentazione dell’Eutifrone, in: Platone, Tutti gli scritti, Bompiani 2000).
Questa “visione più alta della divinità” è riconosciuta a Socrate anche da Benedetto XVI, e questo , perché Sua Santità è il sommo sacerdote della religione ufficiale, e non esita a esibire con estrema sicurezza il possesso della perfetta conoscenza di ciò che è buono e vero (i due assoluti coinciderebbero – dice – nel suo Dio), e di ciò è cattivo e falso, sebbene abbia più volte mostrato di avere conoscenze tutt’altro che chiare. Ciò nonostante – chi oserà negare? – Benedetto XVI rappresenta la religione ufficiale: una religione ufficiale che non ha mai esitato a zittire, con le buone o le cattive maniere, ogni Socrate che si azzardasse a contestare come fallace, o solamente opinabile, il cumulo delle sue malate superstizioni.
Nell’allocuzione che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare all’Università La Sapienza, diffusa contestualmente all’annuncio della sua rinuncia a recarvisi lo scorso 17 gennaio, si legge: “Di fronte a Socrate [Eutifrone] difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: «Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti […] Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?» (6 b-c)”.

Sua Santità ha un difettuccio: cita in modo assai disinvolto, approfittando di quell’“anticipo di simpatia” che gli indispensabile per non farsi controllare; e, quando cita, prende quello che gli può tornare utile; e butta quello che non gli serve. Inservibile, infatti, sarebbe stato citare il seguito del dialogo platonico, dove la contestazione di Socrate giunge a buon fine dimostrando a Eutifrone che “ciò che è santo e ciò che è caro agli dèi non sono la stessa cosa, ma due cose diverse” (15 c): la devozione al mito – a qualsiasi religione che si fondi su un mito, come il cristianesimo fa col mito dell’incarnazione e con quello della resurrezione – ne risulta confutata, e direi demolita.
Ciò nonostante, tra Eutifrone e Socrate, Benedetto XVI sceglie Socrate, nel quale intravede “una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino […] quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore”. Ma qui il teologo che ama fare il gioco delle tre carte con la filosofia dice che “è necessario fare un ulteriore passo. L’uomo vuole conoscere, vuole verità. […] Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa”.

Siamo arrivati al nodo della mistificazione che è sempre stata uno dei più usati cavalli di battaglia del professor Joseph Ratzinger, quello che a Ratisbona forse ha cavalcato in modo più esemplare: il Logos. Il Logos come continuum (metastorico, per giunta) tra giudaismo ed ellenismo.
Il Logos di Giovanni (Gv 1, 1-14) è il Logos dei greci? No, e a ben vedere è alquanto diverso anche dal Logos di Plotino, forse l’ultimo dei greci, lontano anni luce da Socrate. Tutte le volte che Agostino, per esempio, saccheggia Plotino (Albert Camus lo ha dimostrato in modo incontestabile con Métaphisique chrétienne et néoplatonisme), il Logos dell’Ellenismo si piega – già e ancora – alle esigenze del mito dell’incarnazione e, come scrive Lorenzo Chiuchiù (nel saggio Metafisica e rivolta che accompagna l’edizione italiana del testo camusiano), “l’Intelligenza plotiniana che è principio (Enn., VI, 8, 17) e demiurgica (II, 3, 18) diventa il Verbum incarnato di Cristo […] Il «Verbo dell’Intelligenza» di Plotino è molto differente dal Verbo cristiano”. Lo fa a margine di ciò che Albert Camus sintetizza così: “Il Cristianesimo ha tratto dal pensiero greco il materiale, dal Neoplatonismo un metodo. Ha custodito intatte le sue verità profonde trascinando tutti i problemi sul piano dell’Incarnazione. E, se non avesse introdotto proprio questa maniera sconcertante di porre i problemi, senza dubbio la Grecia l’avrebbe assorbito”.
Mito contro mito, l’Olimpo contro il sepolcro vuoto: Benedetto XVI ha davvero troppo di Eutifrone e troppo poco di Platone, tanto meno di Socrate.

Ma Albert Camus scrive anche: “Qualcosa nel pensiero greco prefigura il Cristianesimo nello stesso tempo in cui qualcos’altro lo respinge in anticipo. È così che si possono mettere in luce presso i Greci e i Cristiani atteggiamenti inconciliabili di fronte al mondo”. Nel fondo, già e ancora, siamo a mito contro mito perché “al suo apparire il Cristianesimo non è una filosofia che si oppone a un’altra filosofia, ma un insieme di aspirazione, una fede, che si muove in un certo piano e che cerca le sue soluzioni all’interno di esse”: probabilmente sarà quello che più tardi si farà chiamare “inculturazione”. Sicché, quando a Ratisbona vien detto che “per onestà bisogna annotare […] che, nel tardo Medioevo, si sono sviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spirito greco e spirito cristiano”, ci si riferisce a “tendenze” che sono assai più “greche” del “neoplatonismo” di Agostino, e che non hanno smesso mai di vivere, sotterranee, nel primo millennio cristiano, incistate in qualche pagus.
Scrive Camus: “Per il modo in cui si formula, nei primi secoli della nostra era, l’Ellenismo implica che l’uomo può bastare a sé stesso e che porta in sé di che spiegare l’universo e il destino. […] Questa concezione puramente razionale della vita conduce all’intellettualismo morale: la virtù è cosa che si impara”. Siamo accanto a Eutifrone o a Socrate considerando l’intellettualismo morale una fonte di relativismo etico?
Inoltre: “Nell’ordine fisico, i Greci credevano ancora a un mondo ciclico, eterno e necessario, che non poteva conciliarsi con una creazione ex nihilo e pertanto con una fine del mondo. […] I Greci non potevano comprendere il dogma di una Resurrezione della carne […] Che sia in fisica, in morale o in metafisica, tutta la differenza era nel modo del porre i problemi”.
Siamo a mito contro mito, già e ancora.

“Ma nello stesso tempo restavano dei punti in comune”, scrive Camus. “Se è vero che la Grecia aveva allora «evemerizzato» gli dèi [da Evemero, mitografo greco, per il quale gli dèi erano degli esseri umani divinizzati dal timore dei loro simili], se è vero che il destino dell’anima era scomparso sotto le idee epicuree e stoiche, ciò non toglie che il mondo greco-romano fa ritorno ad una tradizione vera e propria. Anche se qualcosa di nuovo si fa sentire […] s’insinua l’idea che il mondo […] funga da cornice alla tragedia dell’uomo senza Dio. I problemi stessi si incarnano e nasce la filosofia della storia. D’ora in poi ripugnerà meno ammettere questo ritocco al mondo che è la Redenzione. Non si tratta più di comprendere e conoscere, ma di amare. E il Cristianesimo non farà che dare corpo a questa idea, così poco greca, secondo cui il problema dell’uomo non è perfezionare la sua natura, ma evaderne. Desiderio di Dio, umiltà, imitazione, aspirazioni verso una rinascita, tutti questi temi s’incrociano nei misteri e nelle religioni orientali del paganesimo mediterraneo”. E il cristianesimo vi pescherà a larghe mani.
“Alla fine del I secolo, Giovanni proclama l’identità del Signore e dello Spirito. […] È il punto capitale. Il pensiero cristiano si separa dalle sue origini e si riversa completamente nel mondo greco-romano. Quest’ultimo, preparato dalle sue inquietudini e dalla religioni dei misteri, finisce per accettarlo”.
Grande, grandissimo Camus. Altro che questa mezzasega da facoltà di teologia con addosso le insegne del mito di un morto vivente. E con una faccia da Eutifrone.




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24 gennaio 2008

[...]

“Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per creare gli eventi stessi...”

Da quando sei diventato papa, il solo Tg1 ti ha dato il 29,13% del suo tempo...

“Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze...”

Non è saggio, infatti...
 




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24 gennaio 2008

Il lato B

Ripensaci, Severino.






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24 gennaio 2008

A posteriori

I giudici del Tar del Lazio scoprono che, forse, la legge 40/2004 è un tantinello anticostituzionale, almeno per quanto attiene alle sue linee-guida, ne fanno un aeroplanino e la mandano alla Consulta. Sarà per questo che, quando c’è stato il referendum per abolirne alcuni punti, il 75% degli italiani s’è astenuto: erano perplessi e non se la sentivano di esprimere un parere, questo è tutto. Bravi, bisogna dire, a posteriori.




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23 gennaio 2008

Scrivi, Malvino ti risponde

Un lettore mi scrive che non ho capito niente: “Ferrara vuole solo che attraverso un dibattito che svegli le coscienze impigrite e crei le condizioni sociali, culturali ed economiche perché la nascita di un figlio non costituisca un peso per la donna”.
Meno male che c’è sempre qualcuno che ti avvisa, quando non hai capito niente. Bene, dunque, ritiro tutto quello che ho scritto sulla questione e ringrazio il mio lettore. Il quale, però, dovrebbe farmi capire una cosa: giacché l’aborto è sempre un assassinio – questo non posso averlo capito male, Ferrara l’ha detto un congruo numero di volte – le suddette condizioni sociali, culturali ed economiche dovrebbero assicurare alla donna che anche una sua quindicesima gravidanza non costituisca un peso per lei. Di preservativo, pillola e spirale non parlo nemmeno, mi tengo aderente alla logica di Ferrara e di Benedetto XVI, che infatti non li nominano mai, se non per dire che non sono opzioni moralmente decenti.
E dico quindicesima gravidanza per non dire feto malformato, sennò ricado nell’errore, anzi, nel crimine (assassinio) aggravato (scopi eugenetici). Orbene, se questa donna non ha potuto fare contraccezione, e se nessuna condizione può renderle meno pesante una quindicesima gravidanza, e intorno ai cinquant’anni, ché Dio manda la menopausa quando se ne ricorda, se questo si verifica, dico: l’aborto – sia chiaro, anche per l’assunzione della pillola del giorno dopo, ché sempre aborto è – rimane assassinio? Suppongo di sì. Se devo supporlo, non riesco a fare differenza con una prima gravidanza, con un embrione sano e a tredici anni, quando t’ha stuprata zio Abdul.
E allora non mi è chiaro in che cosa consistano le suddette condizioni. Cioè, posso averne una mezza idea, ma mi paiono altrettanto discriminanti: perché dovrebbe avere più diritto alla vita un quattordicesimo figlio rispetto ad un quindicesimo? E perché più un tredicesimo rispetto ad un quattordicesimo. Gentile lettore, le risparmio la sequenza fino a questa domanda: chi decide quanto pesante sia per una donna una gravidanza, prima o quindicesima che sia?
E oltre ad un peso sociale, culturale ed economico, un figlio non desiderato perché la contraccezione è un disvalore, o perché tutti i farmacisti sono obiettori di coscienza, potrà pesare sulla psiche della donna o facciamo anche una moratoria che la abroghi?

Le chiacchiere stanno a zero, gentile lettore: il corpo della donna appartiene alla donna, e solo lei può calcolare il peso di una gravidanza, la prima o la quindicesima che sia, sano o no che sia il feto, fisiologica o patologica che sia la gestazione. O sospendiamo il diritto della donna di disporre del proprio corpo (per l’aborto, e per la contraccezione) o quelle condizioni – lei, Ferrara e Benedetto XVI – potete ficcarvele su per il culo.
Contro la legge, contro ogni legge, quella donna abortirà – a meno che non la mettiate in isolamento per nove mesi, guardata a vista, per poi sottrarre il figlio che potrebbe non amare – capita, sa? – fino alla non infrequente decisione di ammazzarlo dopo nato. Sarebbe assassinio lo stesso, appena più oltre lo stadio di morula, però.
Ma lei che capito tutto, a differenza di me, è dell’opinione che tanto sia lo stesso: che debba dare 2.000 euro ad un profittatore clandestino o andarsene oltre confine. A lei basta che la sua coscienza di cristiano stia in pace nel sapere che ha fatto tutto il possibile per le creare condizioni che – a lei – sembrano ideali per avere un figlio sostituiscano il volerlo, anche contro la volontà di quella donna, che non ha avuto altre alternative, se non la castità, il coito interrotto o l’astinenza nei giorni presunti infertili.
Guardi, sinceramente, le conveniva che non avessi capito, piuttosto che si scomodasse a farmi capire. Come vede, non ci arrivo. Mi eviti, non sono alla sua altezza.




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23 gennaio 2008

Poi dice che uno ritorna goliardo

L’Arcivescovo Francesco Coccopalmerio non è un personaggio di Jacovitti, esiste per davvero: è il presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. Sua Eccellenza ha detto: “Il Codice di Diritto Canonico contiene «il disegno globale» della persona nella Chiesa”, i dettagli li trovate qui. Ora io non ho tempo, devo scappare al lavoro, ho il primo paziente alle 8,00. Però vi faccio il link qui al testo del Codice di Diritto Canonico, così il post ve lo fate da soli. E mi salutate voi il Coccopalmerio.




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23 gennaio 2008

“Braveggia, urla!”

Amate il melodramma? Allora sentite questa, se ve la siete persa, perché è carina assai.
Vito Mancuso [1] scrive: “Io penso che, se davvero si vuole contribuire a evitare l’aborto, una revisione della dottrina [cattolica] della contraccezione si imponga. È un’evidenza elementare, ognuno lo vede da sé. «Fate l’amore, non l’aborto» [2] è un ottimo slogan, che però può essere assunto dalla coscienza (credente o no, poco importa, visto che l’amore lo fanno tutti e presumo allo stesso modo) solo a patto di considerare le conseguenze del fare l’amore, che talora sono anche gravidanze non volute [3]. Visto che ne va della soppressione di innocenti, proprio per evitare la tragedia dell’aborto occorre guardare in faccia la realtà per quello che è [4], non per quello che si vorrebbe che fosse, e la realtà è che i rapporti sessuali sono praticati largamente al di fuori del matrimonio e a partire da giovanissima età. Favorire una protezione di tali rapporti per evitare gravidanze indesiderate e quindi aborti, come pure per contrastare il diffondersi dell’Aids, è un dovere morale di ogni persona responsabile [5]. Esattamente come lo è combattere l’aborto. Anzi, l’aborto si combatte (anche) non ostacolando la contraccezione [6].
Che dite? A voi non so, ma a me sembra che il cervello di costui, almeno su questo punto, funzioni.

Vediamo ora se funziona il cervello di Giuliano Ferrara, che sente in sé, potente, l’impulso a fare obiezione, non fosse niente che è il direttore del giornale sul quale Vito Mancuso ha scritto quanto sopra [7], e dunque deve giocoforza avere un funzionamento migliore, perché nel mondo della stampa italiana così funziona.
Giuliano Ferrara scrive: “L’amore contraccettivo è la sanzione dell’irresponsabilità personale, il fallimento della compiutezza e significatività dell’amore, un cedimento irrazionale a un’identità umana amputata del suo senso del bene”.
Puttana Eva, la prosa di Giuliano Ferrara mi dà le allucinazioni: vedo un enorme preservativo che squarcia i cieli, si rompono tutti i Sette Sigilli, l’ira di Dio si scatena e sui peccatori piove una pioggia di lattice incandescente… La contraccezione, brrr!

Finito lì? Macché. “Può essere che la mia severità sia troppo severa, e molto fuori del tempo, ansi è certamente così. Ma è nondimeno razionalità, è rifiuto dell’animalesco e del naturalistico che è penetrato nella cultura moderna”.
Ohi, dico, non è carina? Giuliano Ferrara si siede a fianco del Grande Inquisitore, su uno strapuntino. Il suo sederone lo fa scricchiolare, sicché si alza, arriva al piano della cattedra morale della Chiesa, anche se ci arriva appena col mento, e di lì dice a Vito Mancuso, col tono sussiegoso da sagoma di Leo Strauss in cartapesta, che non facesse troppo lo stronzetto, ché Castel SantAngelo è a un tiro di schioppo da Lungotevere Raffaello Sanzio.
Funziona? Cazzarola, se funziona! A questo punto, il cervello del nostro eretico potrebbe funzionare meglio solo se facesse abiura sul preservativo. È opportuno che il cervello di Giuliano Ferrara risulti funzionare meglio, sennò lui si annoia, e ci può morire.

[Prego immaginarci sotto un’aria del barone Scarpia, dalla Tosca“Braveggia, urla!” (Atto II - Scena IV).]



 
[1] Ne ho già scritto qui, qui e qui; ma mi riprometto di tornare su L'anima e il suo destino (Raffaello Cortina Editore, 2007) in modo più profondo ed esteso, perché è un libro assai interessante.
[2] È la parola d’ordine della moratoria sull’aborto (Il Foglio, 2007/2008).
[3] Qui mi scandalizzo un poco per la rozzezza argomentativi. Io, che non sono teologo, avrei usato qualcosa del genere.
[4] Anche Giuliano Ferrara ha la stessa opinione, tiene a farcelo sapere con discreta assiduità. Però ci infila sempre dentro un “effettuale”, ché fa très chic.
[5] Anche questo punto – quello della responsabilità – è un richiamo potente, come da proboscide a proboscide.
[6] “Anche”, cioè “non solo”; “non ostacolando”, cioè “mica favorendo”.
[7] Il Foglio, 22.1.2008 – PAG. I




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23 gennaio 2008

Cadrà il governo Prodi?

Cadrà il governo Prodi? Onestamente, non me ne può fregar di meno, cadesse pure. Due anni fa mi era facile pensare che, rispetto ad un governo di centrodestra, rappresentasse il meno peggio, quel meno peggio che forse rimane, ma che è sempre più difficile riconoscere, anche dando un’occhiata all’odierno centrodestra, che è diventato assai peggiore di quello che lasciò Palazzo Chigi per consegnarlo a questo pessimo centrosinistra.
Molte cose sono cambiate da allora? Non direi, o direi che tutto – tutto – è assai peggiorato, lasciando pressoché immutato quello scarto che forse – forse – farebbe sperare ancora oggi, ma assai tiepidamente, una qualsiasi soluzione piuttosto che un altro governo Berlusconi. In più, questo centrosinistra ha fatto tutto il peggio che gli era possibile per far dimenticare il peggio fatto dal centrodestra: l’effetto ottico che ne consegue distorce proporzioni e distanze, e dà buone ragioni a chi ormai può sostenere, con sempre minor rischio di beccarsi il marchio di qualunquista, che centrosinistra e centrodestra sono le due facce dello stesso degrado politico italiano.
Pessimo sul piano delle politiche economiche e fiscali, il governo Prodi non è poi stato capace di rivelarsi peggiore del governo Berlusconi, ma senza neanche rivelarsi migliore. Ad un falso liberismo, che dissimulava solo la “politica dei cazzi miei” del boss della Cdl, quello che prometteva la “rivoluzione liberale”, siamo passati ad uno statalismo dissimulato nella politica delle false liberalizzazioni; due modi – due stili, direi – per fare i conti con quel mostruoso macro-aggregato di interessi corporativi e di parastato cripto-consociativo, di quel particolarismo che è la costante di ogni carotaggio nella poltiglia del “sistema Italia”, ovunque si immerga la sonda: partito, lobby, clan, cosca, ordine professionale, sindacato, diocesi…
In politica estera le cose non sono andate meglio, ma forse è proprio qui che qualcosa è sembrato andar meglio, complice il fatto che la sbornia neocon andasse scemando un po’ dappertutto: paradossalmente, le quattro o cinque diverse e irricomponibili linee di politica estera della maggioranza guidata da Prodi hanno prodotto una risultante ambigua e contraddittoria che s’è rivelata ad hoc per una contingenza che necessitava di sostanziali aggiustamenti di posizione da parte di tutti gli attori sullo scenario internazionale. Qui, fortuitamente, l’effetto non è stato fallimentare, ma pure ha maturato paurosi deficit di credibilità e di affidabilità.
Sulla qualità della vita, intesa come somma dei parametri che sono responsabili dell’immagine auto-percepita e proiettata, è meglio non parlare: da buffi e volgari siamo diventati apatici e depressi, da una crisi che sentivamo su un orizzonte a due spanne dal naso siamo ad una recessione di ogni volontà e di ogni velleitarismo, che però sublimiamo in preoccupazione per il futuro, rimuovendo la cronica inadeguatezza alla modernità che è la più verace qualità dell’arcitaliano in tic esistenziali che ormai chiamiamo sicurezza, demografia, integrazione e Dio solo sa cos’altro inventeremo, ma mettendoci quel certo qual pensoso sussiego che ci autoassolve sempre.
Nemmeno varrà la pena di parlare di diritti civili, di ricerca scientifica, ecc. Nel profondo della carne abbiamo una zecca talmente gonfia del nostro sangue da considerarla ormai pacificamente cosa nostra, e con qualche buona ragione perché ormai non è più possibile distinguere i suoi organi dai nostri, il sangue che ci ruba dalla linfa che ci dà in cambio, che ci intontisce e attossica: la Chiesa cattolica è sempre stato il miglior parassita su un corpo in decomposizione, se ne potevano prevedere i floridi trionfi su questa putredine del senso dello Stato che è cosa troppo civile per essere italiana.
Cadrà il governo Prodi? Cadesse pure, non me ne può fregar di meno. Gli argomenti attorno alla questione mi sembrano insignificanti, come drosophile su un cocomero marcio. Le scaccio con fastidio, sperando non me ne resti qualche aluccia attaccata al palmo della mano.




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Gli editoriali per Notizie Radicali


172. Urbi et orbi, la Marcia di Pasqua è inesistente
(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
La materia oscura
(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

154.
Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

153.
Caro Punzi
(28.11.2006)

152.
Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

151.
Alasciarli dire, a lasciarli fare
(24.11.2006)

150.
Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

149.
Salvo forellini
(22.11.2006

148.
L’olio e le erbe medicamentose di San Francesco
(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
qualcosa
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