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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


31 marzo 2008

Satyagraha, gran bella idea

Kant, vabbe’. Popper, pure. Gandhi, lo so, non si poteva evitare. Ma Martin Luther King? Un pastore protestante. Capricorno, per giunta. No, non condivido.

Sarà il caso ch’io mi tenga a debita distanza dai miei amici radicali per quest’anno, fino a quando non finisce questo Satyagraha mondiale che ancora non ho capito bene se è già iniziato, perché l’atmosfera è già bella densa, dentro e attorno: sembra che si sia già dentro l’evento, però devo essermi perso il colpo di gong. Sempre più spesso, a Radio Radicale, sento che il grande spirito aleggia sui miei amici, li illumina di sapienza e li rende poliglotti, li manda per l’intero mondo, apostoli di verità e di giustizia.
Loro sono buoni, io no – questa è la differenza – vogliamo più o meno le stesse cose, ma io penso che si reggano sull’utile che fa sacro il contratto tra individui, loro pensano che ci sia una specie di amore che innerva il mondo e le persone che vi fanno umanità sopra, e questo amore, sacro di suo, muove il tuttoverso quelle cose, irresistibilmente: basta spingere.
La spinta – va da sé – implica una chiamata e un convenire (nel senso di raccogliersi): la chiamata è klesis, e conviene in ekklesis. Pochi, ma non sparuti. Poveri, e perciò ricchi di loro stessi. Un intellettuale collettivo, via. Con una testa, delle membra articolate e tutto il resto.

Satyagraha, gran bella idea. Mondiale, poi. Una batteria di pirotecniche iniziative, ovviamente tutte non violente.
Ed ecco: dopo tanto cedimento attivo – finalmente – la celeberrima resistenza passiva. Sì, vabbe’, ma Martin Luther King  – se non moriva, magari adesso era un teocon...




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31 marzo 2008

BlogBabel vive ancora

Trapela la prima pagina della sua mitica classifica aggregata (aggiornata a sabato scorso).


Postilla Dal 58° posto, dove era prima del black out, Malvino scende al 60°. Son tutto un fremer di scontento.




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31 marzo 2008

La stessa mano

[Per chiudere la mia risposta ad un lettore. L’avevo aperta qui.]


“Supponi […] che io e te abbiamo una parte in comune del nostro corpo, ad esempio una mano. Immagina che i nervi […] del mio braccio e del tuo braccio siano stati collegati a questa mano mediante un’operazione. Immagina adesso che questa mano venga punta da una vespa. Entrambi gridiamo, contorciamo il viso, diamo la stessa descrizione del dolore, ecc.
Ora, dobbiamo dire che abbiamo lo stesso dolore o dolori differenti? Se tu dici: «Sentiamo dolore nello stesso posto, nello stesso corpo, le nostre descrizioni concordano, ma il mio dolore non può essere il tuo», io suppongo che tu adduca questo motivo: «Perché il mio dolore è il mio dolore e il tuo dolore è il tuo dolore». E qui tu formuli un asserto grammaticale sull’uso di un’espressione come «lo stesso dolore». Tu dici di non voler usare l’espressione: «Tu hai il mio dolore», oppure: «Entrambi abbiamo lo stesso dolore», e, al suo posto, tu userai forse un’espressione del genere: «Il tuo dolore è esattamente come il mio»”
[adatt.]

Ludwig Wittgenstein, 1934



A pag. 54 di Libro blu e Libro marrone (Einaudi, 2000), in questo punto, trovo annotato a matita: “«Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt, 22, 39), ma ricorda sempre che non è te stesso”; e sotto c’è un “[IV/2001 – pag. 33]”, che mi rimanda a un quaderno, uno di quelli di quando non avevo un blog. Qui, trovo quanto segue (rendo solo meno criptiche le numerose abbreviazioni e sigle che usavo quando scrivevo per me solo, scrivendo tutti i termini per intero):

Al cristianesimo non può bastare che l’ecclesia – facendosi «un solo gregge e un solo pastore» (Gv, 10, 16) – divenga e sia un corpo solo: ci sarebbe sempre il rischio che il dolore di uno non sia «lo stesso dolore» di tutti e di ciascuno.
«Il tuo dolore è esattamente come il mio», ma al cristianesimo non può bastare, il cristianesimo è esigente, e vuole tutto, come nei deliri amorosi di genere fusionale di alcuni psicotici: il dolore deve essere «lo stesso dolore», la testa dev’essere una. «Un solo gregge e un solo pastore» non basta: l’ideale sarebbe il tanto agognato «unum sentire». (Funziona così: uno sente e tutti gli altri seguono.) [...]
Tuttavia, pur agognando da sempre questo «unum sentire», ultimamente i cristiani lamentano la «dittatura del pensiero unico», che evidentemente non deve essere quello agognato da loro. Infatti, parimenti, lamentano pure la «dittatura del relativismo», quella che censura il desiderio di ogni «unum sentire» in quanto asserto grammaticale scorretto”.




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31 marzo 2008

Uomo avvisato

“Se D’Alema ripete che «Si può fare» è uno slogan moscio, se la deve vedere con noi che l’abbiamo inventato”

Mario Adinolfi, 30.3.2008




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31 marzo 2008

[...]

Un miliardo e 322 milioni di musulmani rappresentano il 19,2% della popolazione mondiale, un miliardo e 130 milioni di cattolici il 17,4%” *. Tutto è manipolabile ma i numeri talvolta sono refrattari, puttana Eva. Sicché “il Vaticano lo ha ammesso ufficialmente per la prima volta: i cattolici hanno ceduto la prima posizione ai musulmani”. Dovrà esserci un motivo se al kata olos manca ancora l’82,6%. “Uno dei motivi è che [i musulmani] fanno più figli”. Sì, vabbe’, ma gli altri motivi?




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31 marzo 2008

Non posso non dirmi cristiano, dicono.

E io li lascio dire, ormai ci ho fatto il callo. Però vorrei sapere perché nessuno dice a Magdi Allam che non può non dirsi musulmano.




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30 marzo 2008

Il trionfo del naturale

Un miliardo di aborti in trent’anni: vogliamo provare a immaginare se non ci fossero stati?
Invece di sei miliardi e mezzo, sulla terra saremmo circa nove miliardi, perché buona metà dei non abortiti avrebbe già procreato. Dovendo immaginare che l’aborto sia stato tabù anche per loro, avrebbero fin qui procreato almeno due (forse tre) volte. Rifacendo i calcoli: senza quel miliardo di aborti in trent’anni, forse saremmo dieci miliardi.
Come staremmo? Strettini, forse. Ma la natura – e parlo di quella che c’ha dentro il disegno intelligente di Dio – ha i suoi mirabili meccanismi di regolazione interna: quando si è in troppi, essa sfoltisce con epidemie e carestie, con calibratissimi sgozzamenti reciproci, per laccaparramento dellindispensabile alla sopravvivenza: niente di più naturale che sgozzarsi a vicenda, per riequilibrare l’omeostasi.
Ma la prova più evidente che madre natura riflette la saggezza di Dio sta nel fatto che, nel meccanismo di regolazione interna, è saggia fino al punto da infilarci i contrari all’aborto e, insieme, alla contraccezione. È il trionfo del naturale.




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30 marzo 2008

Giuda era traditore perché nevrotico, probabilmente un po' ricchione

Il professor Francesco Bruno, criminologo da Porta a porta, è intervistato da Petrus, il rotocalco online che celebra le glorie del papato di Benedetto XVI.

Se un tribunale le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe?
“Non ho il benché minimo dubbio, era un nevrotico. Viveva in un perenne conflitto con sé stesso, volendo essere il migliore e non potendolo essere […]”.
Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata?
“Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, sì, può essere considerato potenzialmente un omosessuale” *.

S’io fossi omosessuale, sarei molto preoccupato e vorrei dei chiarimenti. E visto che il professore mette a disposizione di tutti, online, il numero del suo telefono cellulare, gli telefonerei subito.





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30 marzo 2008

Quando per mettere a bollire l’acqua chiamano l’esperto

Christian Rocca ha scoperto l’acqua calda e s’affretta a rendere pubblica la sua scoperta: “La gente che rifiuta l’idea che lo stato abbia il dovere di ridurre le ineguaglianze della società dona in media quattro volte di più di chi pensa che invece debba combattere la povertà”. Insomma: i liberal sono tirchi, i conservatori fanno tanta elemosina.
C’è di più. Christian Rocca arriva a scoprire pure com’è che l’acqua si fa calda, però a questo ci arriva solo grazie ad un esperto della materia, un tal Arthur Brooks (idrologo, c’è da presumere): “I conservatori sono più caritatevoli per motivi antropologici. […] I motivi di questa maggiore predisposizione al comportamento compassionevole [è] nel rapporto con la religione e nell’attitudine rispetto al ruolo dello stato. […] Chi fa beneficenza è generalmente un cittadino americano che crede in Dio e frequenta le chiese. I maggiori donatori sono anche coloro che ideologicamente non credono nell’intervento pubblico dello stato, i minori givers sono quei liberal che considerano la beneficenza un fenomeno retrogrado, un palliativo che non risolve i problemi di uno stato sociale inadeguato. I liberal sostengono che la vera beneficenza sia quella pubblica, fatta attraverso programmi sociali, pagati con tasse più alte, elaborati per aiutare le fasce più deboli della popolazione. I liberal di sinistra preferiscono donare con i soldi della comunità, piuttosto che con i propri”.
Non varrebbe neanche la pena di segnalare questa insulsa banalità, se non fosse che, con l’acqua calda e con la consulenza dell’esperto di fiducia, Christian Rocca vuole preparare l’infuso balsamico al suo lettore. E che infuso. “I liberal in media sono più ricchi dei conservatori”, ma “il motivo della felicità, così come quello della maggiore predisposizione alla beneficenza, non è la ricchezza”: “i fattori di maggiore felicità sono tre: religione, matrimonio e figli, tutti e tre abbastanza correlati”.
Quando per mettere a bollire l’acqua chiamano l’esperto, guarda sempre che infuso vogliono darti a bere.




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30 marzo 2008

Parabole: la "Juno di Pordenone" e il "mammo"

Dev’essere stato il cristianesimo a porci di fronte a una notizia come se interrogati da una parabola. È la maieutica cristiana: di fronte a un accaduto, la premura è morale, e di una morale che trae la certezza di essere la sola possibile in virtù del fatto che a trarla dall’accaduto è il Figlio del Dio che ve l’ha infilata dentro. Se non Lui, chi ne fa le veci.
Non voglio annoiare il mio lettore con le mie meditazioni sul cristianesimo: pigliano da Feuerbach e da Nietzsche, passano per Bentham e Freud, arrivano a Russell e a Popper. Dirò solo: ci mettiamo davanti alla notizia con quel coatto voler togliere e mettere, che è di Gesù.
Ci penso, oggi, leggendo il pezzullo di Pier Giorgio Liverani su Avvenire di domenica 30 marzo. Commenta due notizie che, così, m’accorgo di non aver commentato, qui, sul mio blog. E sì che erano accaduti notevoli, e sì che erano parabole sopraffini: com’è che non mi sono fermato a togliere e a mettere?

Si tratta: della ragazza di Pordenone, quella che il provincialismo del nostro giornalismo ha voluto battezzare come la “Juno di Pordenone” (in questo caso ci ha pensato il “Leo Strauss del Testaccio”); e del transgender che, diventato maschio da femmina, s’è fatto inseminare l’utero cui non aveva rinunciato (seme di donatore), per dare un figlio alla sua compagna, sterile (l’hanno chiamato “mammo”, che altro potevano inventarsi?). Non si può togliere e mettere niente: libere decisioni di individui sovrani sul loro corpo e sulla loro mente, così penso io. Stop, che altro ci si può scrivere sopra se uno non è nato con lanimo gregario del propagandista di questa o quella chiesa?

Poco da dire, anche se poi ci sarebbe da rilevare che un figlio è roba sacra a seconda dell’utero in cui capita e nel modo in cui vi capita: sacra se, pur fuori dal vincolo matrimoniale, capita nell’utero di una donna che sta bene nel suo corpo di donna e tiene condotta eterosessuale; se capita nell’utero di un individuo che ha le sue risorse per essere maschile e femminile quando gli/le pare e piace, è una mostruosità semibestiale (si aggiunga che c’è stata fecondazione assistita).



Revoltare
Chissà che il transgender non cambi idea e voglia abortire: gli/le si potrebbe consigliare di portare a termine la gravidanza per poi dare il figlio a dei genitori adottivi, o fare un’eccezione? No, la vita è vita: non si può non dire sacra la persona, da qualsiasi utero esca. E allora perché vietare a certe sterili di poter procreare, se la tecnica le può aiutare?
“Ma cos’è una madre, anche se ragazzina – si chiede Pier Giorgio Liverani – un contenitore di diritti?”. No, per carità di Dio: è un contenitore di doveri, vero?
“Non c’è transgenderazione che tenga – dice Pier Giorgio Liverani – chi era donna, donna resta”. Togliere e mettere all’accaduto, con premura morale, interrogato dalla parabola – dev’essere una vita di merda, ma per molti è l’unica possibile.




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29 marzo 2008

"Ieri sera sono stato a cena con un giovane collega molto esperto di cose asiatiche..."

La gran bravura.




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29 marzo 2008

"Ricordarsi e ricordare" (*)


 

Alessandro (roquenublo@libero.it) mi scrive: “Va bene, Malvino, non si può dire che 1 miliardo e passa di musulmani sino potenziali terroristi. Fin troppo ovvio, no? Ma: (1) il Corano, come la Bibbia, contiene passi di estrema violenza o incitazione a quella – si può dirlo? (2) L’interpretazione maggioritaria del Corano nel mondo dei chierici musulmani è alquanto lontana dalla logica del rispetto dei diritti umani. (3) La separazione tra Stato e Chiesa o tra Stato e religione è assai più carente nella citata interpretazione maggioritaria che nell’attuale dottrina della Chiesa. (4) La donna nel mondo musulmano è assai più maltrattata che nel mondo cristiano (quante sono, mezzo miliardo almeno, no?), dove certo non ha ancora pieni diritti. Qui da noi la Chiesa rompe le scatole e rallenta la nostra modernizzazione, ma posso dirle sommessamente che ogni tanto ricordarsi e ricordare queste differenze non farebbe male nemmeno a un anticlericale come lei. Pure io sono anticlericale, chierici cristiani e chierici musulmani”.

Gentile Alessandro, mi è gradito risponderle come segue. Se perde un po’ di tempo a rovistare nell’archivio di questo blog, troverà innumerevoli critiche all’islam, ma non di maniera (*), come lei mi chiede. Inorridisco quando leggo il Corano e quando leggo la Bibbia – perciò li leggo, adoro l’inorridimento – ma penso che lei non abbia catturato l’esatto spirito del post che l’ha spinta a scrivere quanto ha scritto: avrò abusato in ellissi, colpa mia.
Cerco di spiegarmi con un’altra ellissi. Ha presente quella foto che ritrae Giovanni Paolo II mentre bacia il Corano? Be’, io non lo bacerei mai. Ma nemmeno passerei, da un papato all’altro, dal baciare il Corano a dichiararlo fomentatore di violenza, così, giusto per non creare posture contraddittorie verso l’islam nell’occidente cristiano. Insomma, la questione era: è più cristiano Per Stig Møller o Massimo D’Alema?
L’islam, gentile Alessandro, puzza più del cristianesimo, ma qui – per la sua puzza – non c’entrava niente. Poi, sì, come dice lei, “non si può dire che 1 miliardo e passa di musulmani sino potenziali terroristi”. E il ministro degli Esteri italiano poteva ricordarlo ad un egiziano naturalizzato italiano, ad un musulmano convertito cristiano. Il post intendeva dire questo, non voleva insinuare che il burqa sia sexy.




(*) Dico “non di maniera” e aggiungo subito che non potrà leggerle come critiche anticlericali, per pochi semplici motivi: (a) l’islam non conosce dimensione equipollente all’ecclesia; (a’) quindi, non ha chierici: né sfusi, né impilati in gerarchia; (b) Allah non s’è abbassato ad incarnarsi, ha scritto un libro che declina le forme della sottomissione che pretende; (b’) quindi, non ha pastori, ma maestri di preghiera; (b’’) e la sua shari’a traduce norme scritte, non tramandate da un corpo vivo, innervato da uno Spirito Santo, eternamente attuale; (c) le similitudini antropologiche rispetto al cristianesimo (a partire dal modulo familistico-tribale) sono tutte poste in ciò che il monoteismo – ogni monoteismo, d’altra parte – dichiara come sua pretesa irriducibile sulla creatura (controllo del corpo e della mente); (d) le differenze (culturali, politiche, ecc.) dei due mondi – il cristiano (cattolico) e l’islamico – sono tali da non consentire analogie di metodo critico che possa dirsi “anticlericale”.




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29 marzo 2008

Ministri degli Esteri

Il ministro degli Esteri è subito intervenuto e ha detto: “Non si può dire che 1,3 miliardi di musulmani sono potenziali terroristi” *.
Non l’ha detto Massimo D’Alema - dovrebb’essere ancora ministro degli Esteri, mi pare - per biasimare le dichiarazioni di Magdi Allam all’indomani della conversione: l’ha detto il ministro degli Esteri olandese, il conservatore
Per Stig Møller, biasimando i contenuti offensivi di Fitna, il cortometraggio nel quale Geert Wilders, deputato del suo stesso schieramento politico, ha fatto affermazioni in tutto simili a quelle di Magdi Allam, circa un’intrinseca violenza che starebbe nel fondamento dell’islam.
E come si poteva pretenderlo da Massimo D’Alema?




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28 marzo 2008

Allo stato


a M.

Apprendo qui (grazie a Formamentis) della disavventura capitata alla signora Mandi Hamlin: in un aeroporto del Texas, s’è vista costretta a rimuovere da sola gli anelli metallici che da anni le impreziosivano i capezzoli, e che fino a quel punto non avevano mai fatto scattare i metal-detector.
La signora afferma – e io credo che si possa dire: a ragione – che la cosa le è sembrata un incubo.

Vogliamo negare al cosiddetto senso comune di dir la sua? Per carità di Dio, facciamogliela dire.
Il senso comune dice che la signora lamenta incubi bislacchi: tollera che le si infilino due oggetti metallici nei capezzoli e non tollera che glieli sfilino? In altri termini – chiede il senso comune – è un diritto infilarsi anelli nelle tette ed è una violenza essere costretti a sfilarseli momentaneamente?

Questo ha di bello, il senso comune: ti invita ad essere partecipe di una logica condivisa che porti – quando è possibile, con le buone a un giudizio pacificamente adeguato a tutti e a ciascuno, su tutto e su ogni cosa, e che fonda la norma dell’ovvio su una condivisione che taglia fuori, per esempio, quelli che dopo aver fatto un piercing – a un capezzolo, al clitoride, a un orecchio, al naso, ecc. – si sentono meglio.
[Preferisco usare l’espressione ambigua “si sentono meglio” per lasciare ambiguo il senso di “meglio”, che è sempre ambiguo, anche in un solo individuo.]

E torniamo al senso comune: chiediamogli se sarebbe o no violenza, in situazione analoga, pretendere che un portatore di pacemaker se lo sfili da dove gliel’hanno infilato, si sbrigasse, sennò il volo avrà un ritardo a causa sua. C
hi può dire che quello non sia un astuccio imbottito di plastico, con spoletta di innesco, cavetti, ecc.?

Immagino l’obiezione: il caso del pacemaker non è paragonabile a quello della signora Mandi Hamlin, perché sfilarsi due anelli metallici dai capezzoli non può provocare il danno che invece può provocare la rimozione di un pacemaker. Ma il concetto di “danno” implica un “peggio” rispetto ad un “meglio”: e ritorniamo all’ambiguità del termine, che nessun senso comune potrà mai comporre in ovvio, almeno non sempre solo con le buone.

Peraltro: in nome della sicurezza di tutti gli altri passeggeri e dell’equipaggio, si potrebbe pretendere che un tricotrapiantato si strappi di testa il trapianto perché fa eccitare oltremodo i cani dal fiuto sensibile agli esplosivi? Radere a zero uno che s’è fatto il trapianto di capelli non lo ucciderà mica, via. Mica è come sfilare il pacemaker a un cardiopatico.

Il senso comune lo regge? Non lo regge: perché, ferma restante la sacralità della sicurezza pubblica, il senso comune può sacrificarle solo quanto è più ovviamente sacrificabile, e tra un trapianto di capelli e un piercing in parti intime non c’è gara, allo stato. E questo ha di bello, il senso comune: richiama tutti all’ordine delle cose, come stanno allo stato.

Se non ci fossero i cosiddetti eccentrici, i pazzi, i bislacchi, allo stato non avremmo il problema posto dalla signora Mandi Hamlin. Nel senso che a nessuno sarebbe mai venuto in testa l’idea di inventare l’aereo.
Un bipede implume che vola? Un incubo, via.




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28 marzo 2008

Se i musulmani ci cascano, davvero sono bestie

Ho appena scritto: “Magdi Allam s’è convertito perché s’è fatto persuaso di una natura irriducibilmente violenta dell’islam, perfettamente d’accordo con Manuele II Paleologo”, e subito mi capita sotto gli occhi quanto scrive Aref Ali Nayed, uno dei più autorevoli teologi islamici e tra i primi dei 138 firmatari di quella lettera a Benedetto XVI che, pare, stia in premessa ad un dialogo e, chissà, ad un’intesa tra cattolicesimo e islam, sulla base di un reciproco rispetto delle altrui convinzioni. Scrive: “Il messaggio base dell’ultimo articolo di Allam è identico al messaggio dell’imperatore bizantino citato dal papa nella sua famigerata lezione di Ratisbona. Non si va lontano dal vero nel vedere ciò come un altro modo di riaffermare il messaggio di Ratisbona, che il Vaticano insiste a dire che non fu capito. È ora importante per il Vaticano prendere le distanze dalle posizioni di Allam. O forse i musulmani devono assumere il battesimo di alta visibilità amministrato dal papa come un appoggio papale alle posizioni di Allam riguardo la natura dell’islam, che non a caso coincidono con il messaggio di Ratisbona?”.
È quanto costringe il portavoce ufficiale della Santa Sede a “prendere le distanze dalle posizioni di Allam”, precisando: “Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni, in particolare su temi politici o sociali. Il battesimo di Magdi Cristiano Allam è una buona occasione per ribadire espressamente questo principio fondamentale. Egli ha diritto di esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventare in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del papa o della Santa Sede”.
Occorrerà ricordare che:
(1) la frase di Manuele II Paleologo era la seguente:
Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”;
(2) Benedetto XVI commentava: “In modo sorprendentemente brusco [successivamente, qui, veniva inserito: “brusco al punto da essere per noi inaccettabile”], si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza”;
(3) “brusco” è definito il “modo” in cui è posta una questione che in ogni caso deve considerarsi “centrale” nei termini in cui è posta;
(4) nel testo originale,“brusco” è reso da “schroffer” (“ruvido” come una roccia [“Schroffe”], dunque – potremmo dire – “roccioso”), non da “barsch” o “brüsk”, che forse avrebbero meglio reso il senso dell’indelicatezza;
(5) l’indelicatezza è una costante nei rapporti tra cattolici e musulmani, e solitamente ai cattolici piace comunicare ai musulmani quanto essi siano bestie
(*).

Il “modo”, dunque: solo sul “modo” – ancora una volta – la Santa Sede ritiene opportuno dirsi “sorpresa”, per poi aggiungere, ma solo se opportunamente sollecitata, “al punto da essere per noi inaccettabile”. Se i musulmani ci cascano, davvero sono bestie.






(*) Hi vero qui sectas errorum introduxerunt processerunt via contraria: ut patet in Mahumeto qui carnalium voluptatum promissis, ad quorum desiderium carnalis concupiscentia instigat, populus illexit. Praecepta etiam tradidit promissis conformia, voluptati carnali habenas relaxans, in quibus in promptu est a carnalibus hominibus obediri” (Tommaso d’Aquino, Contra Gentiles, I, 6, 7)



 




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28 marzo 2008

Il lato B

Dati insensibili (Luca)




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28 marzo 2008

Sia chiaro

Sia chiaro, manda a dire il Santo Padre, che Magdi Allam s’è convertito perché s’è fatto persuaso di una natura irriducibilmente violenta dell’islam, perfettamente d’accordo con Manuele II Paleologo che lo riteneva capace solo di “cose cattive e disumane”.
Sia chiaro, manda a dire il Santo Padre, che il modo scelto da Magdi Allam è brusco, è brusco almeno quanto quello scelto da Manuele II Paleologo, che nessuno conosceva prima della lectio di Ratisbona, nemmeno Magdi Allam.

“Sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile”, fu costretto ad aggiungere con affanno il Santo Padre, in tre successive correzioni di quel punto della lectio. D’intanto, imbufaliti, i musulmani gli bruciavano qualche chiesetta in medioriente. Ma “brusco”, sia chiaro, era definito il “modo” in cui Manuele II Paleologo si era espresso: non che avesse detto cosa errata sull’islam, il simpatico bizantinaccio.

Sia chiaro, manda a dire il Santo Padre, che le cose dette da Magdi Allam subito dopo la conversione non sono sottoscrivibili, e sono inaccettabili – nel “modo”. Il “modo” di trattare l’islam, sia chiaro, lo decide il Santo Padre: secondo il caso, un giorno piagnucolando sui gonzi che gli martirizzano in terra d’islam, e il giorno successivo accettando in dono uno spadone d’oro tempestato di preziosi da un par suo dell’Arabia Saudita. Si chiama cinismo, ma Diogene non centra.

Cadiamo nel prosaico, via, sennò cadiamo in un pippone inestricabile su cosa sia politica e cosa teologia. Sarebbe un pippone laico, anzi laicista.
Diciamo solo questo: decidono di fare un monumento a Galileo Galilei, che non era quello che sembrava, ma era un buon cattolico e sgranava rosari col suo amico Bellarmino - ma non ci sono denari per il monumento.
Per piacere, levate gli occhi dallo spadone, quello non si tocca: il Santo Padre adora vederlo impugnato
da Georg, quando lo traveste da arcangelo nelle sue meditazioni private.



Postilla Aspettate, ché adesso Afef gliene dice due.




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27 marzo 2008

Il come e il cosa

Ieri, parlando di Vito Mancuso, ho detto che non ci si può dire cattolici senza recitare il credo sulla venuta e sulla resurrezione esattamente come detta la dottrina *; aggiungevo: figuriamoci se può dirsi cattolico uno che, come Vito Mancuso, parla della resurrezione come un fisico parla dei mondi a n>5 dimensioni. Apostata schifoso, sarà schiacciato come un insetto, da un mocassino rosso.
Ecco il mocassino rosso, oggi. Dalle pagine di Avvenire (27.3.2008) – o, per meglio dire, dall’udienza del giorno prima – il Santo Padre dice che la resurrezione “costituisce la chiave di volta del cristianesimo”. Ha ragione: se Cristo non è resuscitato, non era figlio di Dio; salta la Trinità, saltano quattro o cinque dogmi; soprattutto sarebbe a dire che Cristo ci ha preso per il culo; deve essere risorto, sennò viene giù la volta. Ma – e questo è il punto – non ci sono margini per considerare a proprio piacimento gli estremi del come, figurarsi la cazzata dei mondi a n>5 dimensioni.
Cristo è risorto come dice la dottrina – o vuoi sparire sotto un mocassino? Ripensaci, Vito.

Questo, sul come. Ma che Cristo sia risorto – superfluo il dirlo – non ci piove. È la “verità fondamentale della nostra fede”, certo, ma da diversi secoli la fede non muove un passo senza portarsi dietro la sua serva, la ragione; quindi, la resurrezione è “mistero”, ma è anche – deve esserlo – “verità storica ampliamente documentata”.
Questo è il punto: da cosa? Ma è chiaro: dalla fede dei credenti. Ecco perché “l’affievolirsi della fede nella resurrezione di Gesù rende di conseguenza debole la testimonianza dei credenti”. È un circolo vizioso (o virtuoso, a piacere): Cristo è risorto, lo documenta la fede dei credenti; se viene meno la fede, la documentazione diventa debole; più credi nella resurrezione, e più fai sì che il “mistero” si faccia razionale; se il “mistero” può apparire irrazionale, non dipende dal fatto che forse lo sia, ma dipende dal fatto che non vi si ponga fede quanto basti.
Che grande teologo, che bel mocassino.




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27 marzo 2008

“I sogni e le illusioni aiutano a vivere meglio”

“La realtà che vedo mi fa schifo, è triste e odiosa. Per questo ho rivalutato i sogni e le illusioni che aiutano a vivere meglio: credere in un amore, una donna, un rapporto, avere una fede, magari non vera o sbagliata. L’importante è crederci. Vivi meglio” *

Non si riesce a farlo smettere di drogarsi, il Vasco.




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27 marzo 2008

La Madia

L’orfana di un caro amico di Walter Veltroni, la cocca di Enrico Letta, l’ex fidanzata del figlio del Presidente della Repubblica, quella che lavorava in Rai con Gianni Minoli, sì, insomma, la capolista del Pd alla Camera per la circoscrizione Lazio 1 – dico: la Marianna Madia – dichiara al Foglio (simpatia fa rima con sagrestia) che “l’aborto è il fallimento della politica”.
Be’, certo come darle torto? – 
in politica il successo sta tutto nel prendere le dovute precauzioni. Bravissima, la figliola.




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27 marzo 2008

Il lato B

Mumble.




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27 marzo 2008

Scrivi, Malvino ti risponde

Caro Malvino, ancor non ho finito il libro di Mancuso, ma due o tre cose da dire sulla metafora Cristo le avrei, alla luce dell’analisi girardiana beninteso.
Il dato incontestabile ch’emerge da una lettura autentica del messaggio evangelico è la verità della vittima. Il resto è
come dice lei, riguardo a costituzione della Chiesa e alle procedure rituali di ogni credo religioso, ma con una diversità: dopo la Crocefissione (simbolica o meno) del Figlio dell’Uomo non si può più vittimizzare qualcuno scaricando su questi le colpe che sono di tutti. Non si può trovare alcun Edipo che si autoaccechi e si autoespella, salvando così qualsiasi novella Tebe dalla violenza intestina che la sconvolge. Non più.
Ah, come sarebbe utile trovare un vero Cristo moderno sul quale, per esempio, sfogare tutte le violenze che arabi e israeliani si rinfacciano reciprocamente! E questa verità è gradualmente permeata nel nostro mondo in modo tale che (ed ecco il vero timore) chiunque oggi per far valere le proprie ragioni nell’arena pubblica, si fa, si crede, si vuole vittima di qualcosa o qualcuno. Nessuno più oggi ha il coraggio di dire apertamente le parole di Caifa (“Muoia un solo uomo, ecc.”). Tutti si sentono e si vogliono in croce. Tutti si sentono vittime, nessuno carnefice.
Per concludere, la Chiesa Cattolica è ancora tentata dalla figura del Grande Inquisitore, dalle sue ragioni. Perché di ragioni ne ha da vendere il grande vecchio di fronte a quel cialtrone silenzioso che gli sbatte in faccia una verità incontrovertibile. Una verità che ancora noi, qui a Siviglia, non siamo in grado di sostenere. [...]

                                                                                              
Luca Massaro

A quel post un lettore ha commentato, riferendosi a Mancuso: “Come il Giuda di Borges”. In effetti, è vero: il capro espiatorio è pur sempre un ovino che si leva via dal gregge.



                               *



Caro Malvino, quel versetto dal Vangelo di Giovanni, “un solo gregge e un solo pastore”, non somiglia a “ein Volk, ein Führer”? [...]

                                                                                             Ernesto Attorre

Per aver paragonato Pietro e Paolo a Hess e Goering sono stato molestato per due mesi.




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27 marzo 2008

Affermazione da novello convertito

Mi riservo di dare un commento meditato su tutto quanto – e quanto! – Magdi Cristiano Allam ha affermato nel corso della sua comparsata a Ottoemezzo (La7, 26.3.2008): qui mi limito a una delle ultime sue affermazioni, verso la fine della trasmissione. Affermazione da novello convertito: nelle moschee italiane gli imam dovrebbero predicare solo in lingua italiana per dimostrare che non fanno cospirazione e non tramano al sabotaggio sociale della cristianità.
[Sia chiaro: questa proposta viene dopo aver affermato che nel cuore del cuore dell’islam c’è un irriducibile seme di sopraffazione e di violenza. Sia altresì chiaro: certe volte pare che il secolarismo abbia devastato la cristianità occidentale e certe volte pare che la cristianità tratti con lislam a nome di tutto loccidente, con autodelega.]
Le gerarchie che vantano quest’ultimo acquisto – lAllam – dicono di volere, insieme, chiarezza e reciprocità nel rapporto con l’islam. Sarebbero disposte a non usare mai l’italiano o il latino per una messa da celebrare in una chiesetta in Arabia Saudita, sarebbero disposte a recitare in arabo pure l’“amen”? Recitassero ina rabo Gv 10, 16: “Un solo gregge e un solo pastore”, e farebbero concorrenza al miraggio islamico del Califfato mondiale. Merda nel ventilatore, sì, facciamo lArmageddon!




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27 marzo 2008

Il giochino



Chi propone il giochino è onesto: “Naturalmente il grafico mostra solo un’approssimazione delle distanze. Stiamo lavorando per ottimizzare l’algoritmo utilizzato per fornire una visualizzazione il più possibile corrispondente alla realtà. Il grafico non mostra quali sono i partiti di destra e di sinistra, quelli liberali e quelli statalisti. Troviamo poco serio stabilire la posizione politico/ideologica di un partito (o di un cittadino) tramite un questionario. Naturalmente se i temi fossero stati 100 o più l’approssimazione delle posizioni dei partiti sarebbe stata migliore ma quanti (partiti e utenti) avrebbero risposto?”.
Anche Paolo Flores d’Arcais è onesto nel suo editoriale sull’ultimo numero di MicroMega: “Ho cambiato idea. La nuova coalizione berlusconiana realizza infatti ormai, senza le sbavature e le crepe democristiane di Casini, un disegno populista eversivo di cristallina evidenza. Il fondamento antifascista della nostra Costituzione verrà spazzato via e irriso come un «cane morto», la morsa clericale e oscurantista su corpi, esistenze private e cultura celebrerà fasti medievali, la libertà sarà intesa solo nel senso di un’inarginabile arroganza del privilegio…”, e qui mi fermo.

Vuoi vedere che l’unico disonesto sono io? Onestà, infine, vorrà dire piegarsi alla regola che c’è sempre un “meno peggio”?
“Poco serio stabilire la posizione politico/ideologica di un partito (o di un cittadino) tramite un questionario”, e la nuova idea di Paolo Flores d’Arcais riduce i temi a uno: quanto sei favorevole o contrario al “disegno populista eversivo” del centrodestra? A questo punto, tutto sta nel decidere: il 13 aprile riterrò onesto rispondere a questo questionario che ha un’unica domanda? Cioè: avrò voglia di fare quest’altro giochino? Togli gli altri - ogni onestà” li riduce a  “voto inutile” - rimane quanto disto dal PD e quanto dal PdL.

Postilla Dovrebbe essersi letta implicita nel post, ma è meglio farla esplicita qui. La domanda è: quanto è onesto” il giochino del 13 aprile?





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26 marzo 2008

Le mazzate dei teologi e dei filosofi

                              

Azioneparallela
mi fa capire una cosa che non avevo capito nemmeno dopo la seconda lettura de L’anima e il suo destino: Vito Mancuso non è un eretico che rischia severe sanzioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è un apostata. E questo quasi mi costringe ad una terza lettura, stavolta senza accanirmi sui punti che stravolgono la dogmatica cattolica, ma ponendo l’attenzione su quanto questo stravolgimento sia tale da configurare un rifiuto radicale di ogni Cristo fin qui conosciuto, per quanto rivelato o tramandato.
Si potrebbe risolvere la questione concludendo che Vito Mancuso ci dice del suo proprio cristianesimo come dell’ipotesi di una teoria unificata del tutto, senza produrre apparati di prova: e questo farebbe la sostanza del suo spiritualismo come naturale antitesi alla religiosità cattolica o, perfino, luterana? È da escluderlo: lo spiritualismo non può non diventare religione quando un dio si incarna, lo spirito non può diffondersi senza un mezzo, un medium, un pontifex. Lo spiritualismo ha un senso nell’ebraismo, e ancor di più nell’islam; può avere addirittura un senso nel manicheismo e nella gnosi; ma più ci allontaniamo dal sepolcro vuoto, nel tempo, e più si fa evidente che Cristo è liturgia comunitaria, o non è; che è rito, ed è raccolta di atti rituali in un corpus, e che pone (in sé stesso) il problema di una spiritualità che è – deve essere – religione; anzi, confessione religiosa.
Senza ecclesia – senza la forma storica e insieme metastorica del corpo mistico – Cristo non è più Cristo: diventa una metafora. Come lo diventa l’anima, quando si dichiara energia, e quando non fa i conti con la sua natura creaturale, con la sua dimensione personalistica, con la sua dinamica relazionale di tipo fusionale, che fa della psiche il suo habitus.

L’anomalia di un pensiero come quello di Vito Mancuso – donde l’indubbio fascino – sta nella eccentricità rispetto ad ogni possibile Cristo, del Cristo della più stretta ortodossia alla tradizione e del Cristo di ogni pur esigua setta eretica. Quindi: Vito Mancuso è un apostata, e questo non glielo si può perdonare, né da cattolici, né da luterani.
Vito Mancuso – lo dico da ateo e materialista – potrà trovare simpatie solo da ogni altro spiritualista che non usi una metafora chiamata Cristo. [Poi, però, vedremo che si può non usare una metafora chiamata Cristo, ma trovar utile usare metafore come venuta, morte e resurrezione.]
Ma la trascendenza deve pur scendere. E il sacro deve pur sacrificare. Queste prerogative della trascendenza e del sacro dovranno avere la loro norma: necessariamente, norma trascendente e sacra.
Torna il medium: scende, sacrifica, raccoglie le declinazioni della norma (religo), le amministra. E, con ciò, pontem facit: è pontifex, è sacerdote, amministra un ufficio.

Qui mi è d’obbligo riportare il brano dal post di Azioneparallela che mi ha fatto considerare quanto sopra.
“Mancuso [afferma]: «Non è il cristianesimo a salvare gli uomini, come non li salva nessun altra religione. Non è la religione che salva gli uomini, gli uomini non si salvano perché sono religiosi». Ai miei occhi, il valore spirituale di queste parole è immenso. Solo per queste parole, Mancuso avrà la mia simpatia sempre […] Vorrei però che avesse anche quella dei cristiani! E cioè: perché non lasciare ai cristiani (mi si consenta la leggerezza di questo modo di esprimersi) la loro fede ‘storica’? E perché non cercare (essendo cristiani) di pensare magari non che Gesù è venuto ‘inutilmente’, ma che è venuto a mostrare utilmente l’inutilità di ogni venuta? Perché, più in generale, non pensare, da cristiani, a come la verità di quelle parole possa stare insieme con la verità teologica di Gesù, morto e risorto per noi, che invece Mancuso finisce col vanificare (mi pare)? Mancuso mi sembra escluda che quella verità e questa possano stare insieme; all’opposto, la Chiesa mi pare escluda (con qualche tenerezza per gli uomini qua e là), che questa verità e quella possano stare insieme. C’è qualcuno che si candida a provare invece che possono stare insieme?”.
La venuta, la morte, la resurrezione – metafore che tornerebbero buone a tutti gli spiritualisti (per esserlo basta saper concepire una qualsiasi metafisica) – perché Vito Mancuso le vuol buttare?
Se non c’è qualche refuso nel brano riportato, Vito Mancuso si porta a casa le mazzate dei teologi e dei filosofi del suo tempo. E se il Cristo, di cui Vito Mancuso non considera indispensabile la venuta, fosse proprio Vito Mancuso? 




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26 marzo 2008

Il lato B

L’Associazione Oloprosencefalici Italiani (A.O.I.) denuncia la discriminazione di cui si sente fatta oggetto in tutte le campagne pro-life: in quelle foto – recita un comunicato dell’A.O.I. – ci sono sempre down molto fotogenici o al massimo qualche klinefelter assai figo, mai un oloprosencefalico. E sì che la proboscidina è ben esibita quando fa da moccolo ad un elefantino.
L’A.O.I. denuncia il palese favoritismo – “una selezione eufotogenica”, recita il comunicato – da parte di chi, a chiacchiere, dice di battersi contro ogni discriminazione tra il feto sano e il feto malformato, e poi fa le sue choices propagandistiche favorendo chiaramente le malformazioni più carine.

“Il feto”? Ho detto “il feto”? Pardon, volevo dire “il pupo”.




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26 marzo 2008

E questo è Gianni Gennari

Leggo tutti i giorni Lupus in fabula, la rubrica di Gianni Gennari su Avvenire, lo faccio per corroborare certi miei pregiudizi, cui sono molto affezionato. È lo stesso motivo per cui leggo Maurizio Crippa, o Renato Farina, o Antonio Socci: sono cattolici che mostrano in modo trasparente a cosa ti possa ridurre il dover difendere l’indifendibile, compiacendotene.
È una scrittura da cocco del parroco: apologetica, compulsiva, nevrastenica, segaiola (ma di seghe fatte con un gran senso di colpa). Scrittura irritante, certo, e però istruttiva: rivela il vizio, mettendo in ombra l’uomo che lo dissimula in virtù.

Di sarcasmo un po’ sdentato o di livore un po’ ermetico, i corsivi di Lupus in fabula sono legnosi come telegrammi o lettere minatorie. Gianni Gennari – vorrei sintetizzare così – ridacchia sotto la sua stessa ascella, rintanato sotto l’ascella della Cei. È roba difficilmente commentabile, rimango sempre indeciso tra lo sputo e il trattatello di biasimo. Ma oggi farei volentieri un’eccezione, perché Gianni Gennari, oggi, ha superato sé stesso: ridacchiava tanto che per poco non precipitava nella sua stessa ascella, che sta sotto l’ascella della Cei.

Vengo alla questione. Sul Corriere della Sera di domenica 23 marzo, a pag. 33, Sergio Luzzatto ha fatto notare che, nel suo Gesù di Nazaret, Benedetto XVI loda la Storia di Cristo di Giovanni Papini, zeppa di affermazioni antisemite e razziste. Potrà significare poco, o niente, o chissà cosa, e però è un fatto. Per Gianni Gennaro, no.
Per Gianni Gennari è “veleno puro cercato con la lente e inoculato su un bersaglio vivo e diretto”: al colmo del colmo della malvagità verso il Santo Padre, l’inoculazione è stata fatta proprio “nel giorno di Pasqua”. Come se uno desse del cornuto a un boss proprio il giorno del suo compleanno, vergogna.
Aspettate, però, ché ora arriva la virtù di Gianni Gennari: “Però veleno sfortunato! Infatti tutta la pagina 32, a giornale aperto lì, accanto alla 33 [fanculo alla punteggiatura, fanculo alla sintassi], è dedicata proprio alla pubblicità del libro di Benedetto XVI”.

E questo, di grazia, che spiegazione dà del fatto che Benedetto XVI abbia espresso gradimento per un libro che puzza di antisemitismo e razzismo? Nessuna, mi pare. È evidente che Sergio Luzzatto abbia segnalato un dato incontestabile, sicché neanche Gianni Gennari lo riesce contestare, se non facendo presente che, (letteralmente) a fronte del dato, c’è la strapotenza del Santo Padre. All’inverso: a fronte della strapotenza del Santo Padre, ci sta ‘sto Sergio Luzzatto, che pretende di segnalare un dato, che è – in sé stesso – “veleno puro”.
Quello che Giovanni Papini ha scritto e quello che Benedetto XVI ha letto, trovandolo assai bello, non dovrebbe interessarci più: ci deve interessare la sproporzione tra pag. 32 e pag. 33.
“Caso, o giusta nemesi studiata in redazione?”, e questo è Gianni Gennari.

Ormai è evidente – e infatti è giunto al finale del suo corsivo – che questo Sergio Luzzatto è come La lumaca di Trilussa, “ch’era strisciata sopra un obbelisco, /guardò la bava e disse: “Già capisco / che lascerò un’impronta ne la Storia”. Insomma, contro il Santo Padre non c’è partita: Sergio Luzzatto si ficcasse in culo il dato che intendeva segnalare. E questo è Gianni Gennari.




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25 marzo 2008

Dio non è in ogni luogo, le merde sì

La dimostrazione che quella di BlogBabel era una classifica attendibile.




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25 marzo 2008

Il giorno che mi convertirò

Il giorno che mi convertirò anch’io – ché la clandestinità non mi si confà – avrò una lunga lista di bravi cattolici da ringraziare per avermi offerto la loro esemplarità morale come stimolo all’edificazione della mia fede. Per esempio: l’essere perfetto marito, cosa che riesce bene solo a un cattolico. Per dire, probabilmente io ho un matrimonio fallito alle spalle perché non mi sosteneva la fede, quando le cose hanno cominciato ad incrinarsi.
Per carità, non è che avessi messo incinta un’altra. Saprete come vanno le cose: l’uno guarda l’altra (qualche volta pure viceversa), capisce che stare col culo sullo stesso divano è semplicemente assurdo, e distrugge una famiglia, e i figli soffrono, e gli avvocati ingrassano, e i giudici si intristiscono.
Se hai la fede, questo non succede. Non solo non metti incinta nessun’altra – ché la fornicazione non ti si confà – ma soprattutto trovi sempre una santa ragione per rivivificare la tua santa unione. E donde attingi? Dal modello antropologico cattolico, è chiaro. È qui che trovi l’esemplarità morale di cui prima.
Prendete Claudio Scajola, guardate che modello antropologico.

Da sempre è abituato a passare il fine settimana, e in particolare la domenica, in famiglia, insieme alla moglie e ai due figli. Ma ora, in piena campagna elettorale, costretto a passare dalla Valle d’Aosta alla Calabria, Scajola è costretto a fare i salti mortali. «Sì – ammette – è faticoso. Anche se ci sono abituato. In politica, Berlusconi lo insegna, non bisogna mai perdere la passione e la capacità di credere in quello che si sta facendo. Più di me, però, ne risente la mia famiglia. Riesco a stare con loro, in questo periodo, molto meno di quanto vorrei – aggiunge Scajola – Ma ho sposato una donna intelligente: ci vogliamo bene fin da ragazzi, e nei momenti difficili è stata la mia migliore amica, alleata, pronta a sostenermi comunque con entusiasmo e senso di responsabilità. Grazie a lei abbiamo cresciuto due figli splendidi. E con Maria Teresa, Lucia e Piercarlo c’è un legame fortissimo, profondo. Ed è pensando ai miei figli e ai giovani come loro che considero un dovere l’impegno politico» (Il Secolo XIX, 22.3.2008)

Con una tempra del genere – e non venite a dirmi che il suo essere cattolico non significhi niente – la tentazione di mandare all’aria un matrimonio sta sotto il calcagno della Madonna.
Il giorno che mi convertirò, Scajola sarà uno dei miei santini preferiti.


 




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25 marzo 2008

Particelle complesse

La strada che porta alla realtà di Roger Penrose (Rizzoli, 2006) è il libro che ho trovato di più difficile lettura in vita mia. Posso dire: quello che sono riuscito a capire, già lo sapevo, ma è poco; e quello che non ho capito, dubito potrò saperlo mai, a meno che non voglia farmi guidare sulla Fisica delle particelle dalla fede in ciò che sta scritto nel Libro.
Perché Penrose è un divulgatore eccezionale, anche se molto carogna: se non capisci, è colpa tua. Non ci arrivi? Non ci puoi arrivare, via, lascia perdere: non è cosa per te.
È perciò che, dopo 1.047 pagine che esigono la concentrazione di un brahmino, mette in epilogo due paginette che sembrano il soggetto di una strip di fantascienza anni ’60: per invitarti a rileggere tutto daccapo.
Carinissimo.

Vabbe’, lo ammetto, mi stavo vendicando facendo un po’ troppo lo stronzo con Penrose. In fondo, non capisco manco certi sms di mia figlia, io. 
Potrei ardire a capire l’equazione di Schrödinger?




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(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
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(30.3.2007)

169.
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(20.2.2007)

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(19.2.2007)

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Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

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(2.10.2006)

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(29.9.2006)

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(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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