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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


30 giugno 2008

Suonare il sax favorisce gli emboli

Prendere le impronte digitali a uno, senza che quello abbia fatto niente, è diverso che prendergliele dopo averlo colto in flagranza di reato; o dopo che nei suoi confronti sia stata emessa una condanna, fosse pure al solo primo grado di giudizio; o contestualmente a provvedimento cautelare coercitivo non detentivo. Indagato o condannato, lo stato ha diritto a identificarti in quel modo, è la mia umile opinione.
Ma umilmente chiedo: che senso ha identificare in quel modo, selettivamente e in base alla loro etnia, individui innocenti di tutto fino a prova contraria? E che senso ha identificare anche i minori che appartengano a quella etnia, in quello stesso modo, come soggetti degni di attenzione cautelativa?

Che atroce stronzata, quella di imbrattare le mani di un bambino. Dargli la suggestione di una presunta colpevolezza (se non attuale, a venire), ignorando che i bambini sono molto suggestionabili. Prendere le impronte a un bambino, e in ragione del fatto che appartiene ad una etnia selettivamente attenzionata. Be’, complimenti, è il miglior modo per farlo diventare un adulto dalle forti pulsioni antisociali, allevare un capro espiatorio che possa tornar utile quando sarà maggiorenne e avesse commesso efferato reato. Si potrà dire, allora, che fosse giusto prendergli le impronte. Si potrà dire: era un potenziale delinquente, avete visto?

Che atroce stronzata, quella di imbrattare le mani di un bambino, ci arriva addirittura Famiglia Cristiana. Dico: cristiana, cioè col mito del peccato originale, quello che ci imbratta l’anima senz’altra colpa che quella appartenere ad una razza, quella umana. Dico: perfino Famiglia Cristiana capisce che prendere le impronte digitali ai ragazzini rom è un arbitrio assurdo, non lo capisce Roberto Maroni. Suonare il sax favorisce gli emboli.


30 giugno 2008

"L'interesse collettivo" e "l'interesse di quasi tutti"

“Tante polemiche strumentali finiscono col mettere in secondo piano l’interesse collettivo. È certo, però, che profonderemo ogni sforzo perché l’interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti”

Silvio Berlusconi, 30.6.2008


E adesso tutti a scervellarsi per capire perché non “tutti”, ma “quasi tutti”. A spiegare cosa voglia dire esattamente, sarà costretto a mandare ancora una volta Daniele Capezzone. No, Dio buono, no, fate finta di aver capito. 




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30 giugno 2008

Scrivi, Malvino ti risponde (seppure ellitticamente)

Non conoscevo Camelot Destra Ideale, mi ha segnalato il blog un amico che naviga nella blogosfera da mattina a sera. Mi ha mandato una e-mail con alcuni link, tutti relativi a post recenti, nei quali Camelot Destra Ideale elabora una teoria affascinante. Teoria che può essere guardata da due lati: da uno, starebbe per scatenarsi un’offensiva senza precedenti nei confronti di Berlusconi e dei suoi, a colpi di diffamazione, su argomenti delicati come sesso e droga; dall’altro, starebbe per scoperchiarsi una fogna, Berlusconi e i suoi risulterebbero palesemente implicati in episodi significativi di gravissimo degrado morale, con qualche toccamento del penale. Il mio amico mi chiedeva un parere al riguardo, e questa vale come risposta.

Da qualsivoglia lato si voglia guardare la teoria di Camelot Destra Ideale, bisogna ammettere che ha una virtù: delinea una contingenza e si fa strumento della sua risoluzione. Infatti, come emerge dai commenti a uno di questi post di Camelot Destra Ideale, è sulla risoluzione che fa piacere valutare lo strumento.
Uno chiede:

“Mi chiedo se un governo democraticamente eletto possa essere destituito per queste questioni. Ovvio che il Pdl su temi come sesso e droga dovrebbe essere più pragmatico e meno falso, ma non mi pare un motivo per chiedere le dimissioni di qualcuno. Si sa la sinistra con i trans ci può andare, mentre la destra non può andare a puttane…”.

E un altro:

“Quando un Popolo vota non si chiede come vivono la sessualità i politici o gli appartenenti ad una coalizione. L’elezione di pornostar, e non solo, ne è la riprova. E meno male! Da un Governo, da un leader, chi vota si aspetta di vedere in che modo affronta i problemi del Paese, le questioni internazionali, la coerenza ai programmi. E non mi pare che nessuno, dico nessuno dei nostri politici, nelle proprie campagne elettorali faccia menzione dei propri gusti od orientamenti sessuali. Alla gente interessa cosa fa in campo politico. Non vota un leader religioso o un rappresentante della morale. Sono fortemente preoccupato del tentativo, reiterato, di impedire di governare a chi si trova lì per volontà di un Popolo che liberamente ha votato e deciso. E questo Popolo, piaccia o no, va tenuto in debito conto e rispettato nelle sue scelte. Questa è la vera Democrazia”.

Un terzo:

“Poi c’è un particolare: in base a quale possibilità concreta pensi che intercettazioni di carattere pruriginoso abbiano la minima possibilità di abbattere il governo? È una cosa praticamente impossibile: il governo, fino alle prossime elezioni, può essere abbattuto solo da un voto di sfiducia parlamentare, e questo non ha la benché minima possibilità di accadere, con l’attuale legge elettorale in cui conta solo essere messi in lista dai partiti che fa cadere un governo va a casa per sempre. Parlare di colpi di stato , attentati e complotti infami per quattro intercettazioni che al massimo possono intaccare la vanità di chi si ritiene un grande statista mettendolo un poco in ridicolo, mi sembra mediocre vittimismo. Ma veramente c’è qualcuno così stupido paura sul serio di simili inezie?”.

Da qualsivoglia lato si voglia prendere il centrodestra – d’un lato, vedendolo populista, arrogante, delinquente e smargiasso, e, dall’altro, ritenendolo semplicemente “umano troppo umano” e teso meritoriamente a separare la morale dalla politica… Un attimo, da questo lato qui, sul centrodestra non mi viene bene la presa: questo centrodestra, per la voce del suo leader e premier, ha dichiarato di essere coincidente col magistero della Chiesa, per la quale il “bene comune” e la sua gestione sono inseparabili dall’essere informati di morale, di quella morale che mette in galera i tossicodipendenti e ingrassa col proibizionismo gli spacciatori, di quella morale che è contraria al riconoscimento delle unioni di fatto tra due omosessuali, ma concede molti favori alle proprie unioni eterosessuali fuggevoli.
Una morale che, è vero, muove qualche preoccupazione in due o tre probi viri improvvisati, come Carlo Giovanardi o qualche puritano della Lega, ma che è irreprensibile per chi sostiene Berlusconi, e parlo di commenti a un post teorico su un blog che, a occhio e croce, non mi è sembrato… No, sto sbagliando tutto: i tre commenti che ho riportato non sono di sostenitori del governo, ma di oppositori stanchi e rassegnati, che sanno che questa è l’Italia e volerla diversa è un delirio da fessi. 




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30 giugno 2008

"Quando serve alla ragione il rigor di un'alma forte"

“Quando serve alla ragione
il rigor di un’alma forte,
è dover, non crudeltà.
Sol qual or cieca s’oppone,
a virtude, cangia sua sorte
la clemenza, e rea si fa”

Antonio Vivaldi,
Il cimento della verità
,
atto III, scena 3
(1720)


[Traggo le seguenti considerazioni esclusivamente dall’ascolto degli audiovideo delle riunioni di Comitato nazionale e Direzione di Radicali italiani tenutesi in questo ultimo fine settimana (radioradicale.it) e voglio preliminarmente concedere a chiunque voglia contestarmele il fatto ch’io non sappia ascoltare.
Diciamo che le seguenti considerazioni non hanno alcuna pretesa di argomento, sono solo oziose divagazioni di un ascoltatore distratto, che riferisce quello che ha capito, forse capendolo male. Esercizio letterario, diciamo, non politico. Stanti queste premesse, io ho capito quanto segue.]

Con molto ritardo – un ritardo che lo statuto del partito non ammetterebbe – si è riunito il Comitato nazionale di Radicali italiani, che ha accolto le dimissioni del presidente, del segretario e del tesoriere (tutti e tre diventati incompatibili con le rispettive cariche per l’essere stati eletti in Parlamento) e nominato la nuova dirigenza: tre persone che mi paiono degne di grande stima e di grande simpatia. Il problema – perché un problema c’è – riguarda ancora lo statuto, poveraccio: lo si è trattato come un ostacolo da saltare.
In poche parole: contrariamente a quanto è accaduto con Daniele Capezzone, rimasto segretario per molti mesi dopo l’elezione a deputato sotto il simbolo della Rosa nel Pugno, stavolta s’è deciso che il deputato Rita Bernardini non poteva rimanere segretario; non si poteva convocare un Congresso straordinario (chissà perché, ma era un perché cogente); il Comitato nazionale doveva assumersi, in tal senso, la funzione vicariante del Congresso ordinario; e – questa è la cosa più imbarazzante – poteva assumersela solo se esprimendosi all’unanimità, sicché, imbarazzo nell’imbarazzo per chi ne è capace, Marco Pannella chiedeva e otteneva nel corso di una Direzione che la presidenza del Comitato ottenesse questa unanimità al netto di assenti, astenuti e diversamente non favorevoli; e con questo metodo, con questa unanimità, senza alcun imbarazzo o con imbarazzo molto ben trattenuto, il Comitato nazionale fattivamente procedeva; sicché, in nome di un’emergenza posta dallo statuto, lo si è aggirato in nome di quella stessa emergenza. Un genio, Marco Pannella, sempre detto.
Chiuderei dicendo: alla faccia della tradizione politico-culturale dei radicali che hanno sempre saputo leggere la lesione del diritto in molta procedura emergenziale delle passate e odierne oligarchie italiane.

Angiolo Bandinelli è quello che m’è sembrato più imbarazzato, e di questo mi sembra giusto dargli pubblicamente merito, perché in passato non ho mai perso occasione pubblica per rimproverargli opinioni logicamente insostenibili e atteggiamenti insopportabilmente cortigiani, spesso in combinato disposto. Stavolta, invece, devo dire: bravo.
Angiolo Bandinelli è stato l’unico a mettere insieme un po’ di logica e un po’ di rigore, e a dire fin dalla prima riunione del Comitato – almeno in forma di estroversa perplessità personale, cioè senza prendere la parola, facendolo sapere in giro e rinunciando a prendere la parola, dopo averla chiesta, e andandosene – che lì si stava pisciando sullo statuto del partito. È vero, quando Diego Galli gli ha ricordato con una telefonata (di cui lo stesso Angiolo Bandinelli ha tenuto a far sapere) che così stava infrangendo il più importante articolo dello statuto, quello non scritto, quello che recita “Marco Pannella ha sempre ragione” – è vero, Angiolo Bandinelli lì ha fatto dietrofront, ha preso la parola cui aveva rinunciato e s’è inventato ben quattro argomenti di cristallina emergenzialità, anche se ne ha illustrati solo tre. E però bisogna elogiare il tentativo: non si può pretendere da tutti il “rigor di un’alma forte”. Può sembrare scostumatezza, ingratitudine o che so io.




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29 giugno 2008

Comincio a capire qualcosa di calcio

La finale del torneo europeo di calcio è stata vinta dalla Spagna, un paese in cui la famiglia manco più si capisce cosa sia, poveri loro.
I calciatori della nazionale italiana hanno visto la finale alla tv, dal divano di casa, in famiglia, che è il luogo più caro a tutti. Mi fa piacere soprattutto per Gattuso, che alla famiglia tiene tanto (se è famiglia nel vero senso del termine, che poi sarebbe il suo) e che quindi non meritava di rimanerle lontano troppo a lungo. A cuccia, Ringhio.

Certo, poteva andar anche meglio. Gli spagnoli hanno vinto con un goal dell’attaccante Torres, che sarebbe stato bellissimo se fosse stato moglie o marito, a piacere, chessò, del portiere Casillas. Una seconda, splendida, luna di miele.
A Vienna, città romanticissima.




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29 giugno 2008

"Succede che una ragazzina si riprende seminuda col suo cellulare..."

“È successo al tempo in cui la polizia
cercava in tutti i modi di farsi amare dalla gente”

Luis Buñuel,
Il fascino discreto della borghesia,
1972


Il fratello del premier ha un giornale – il Giornale – che oggi dava una notizia con un più d’ansia, come se la notizia fosse il sintomo di un preoccupante malessere sociale, di tipo morale, quindi assai grave. Comprensibile: lì, la moralità è di famiglia.

“Succede che [a Treviso] una ragazzina si riprende seminuda col suo cellulare. Foto sexy, pose ammiccanti. Poi vende le immagini ai compagni. Pochi euro. Tre, cinque, al massimo dieci per ogni scatto, raccontano gli studenti. Ed è subito putiferio. Anche perché la dodicenne in questione avrebbe fatto tutto per qualche abito firmato”.

Risparmio al lettore quanto segue, tralascio l’analisi dello strumento retorico col quale il Giornale mi porge l’ansia, e mi fermo a considerare l’accaduto.
Inizierei col dire che, se pure la condotta della ragazzina sia da ritenere immorale, la società non corre rischi, perché ha mostrato di avere efficaci anticorpi morali: “subito putiferio”, il biasimo pubblico non ha avuto indugi e non è stato blando, il Giornale farebbe bene a moderare l’ansia, per non adulterare – come ultimamente fa sempre più spesso – la percezione di un fatto isolato in problema, allo scopo di costruire emergenze. Viene il sospetto che il Giornale usi la cronaca come diversivo, inutile dire da cosa.

Discorso a parte è se la condotta della ragazzina sia da ritenere immorale. Io penso che sia impropria, non immorale. Impropria perché il soggetto è un minore: disporre del proprio corpo a piacimento è una libertà che – come tutte le libertà – implica responsabilità, e questa responsabilità non può stare nella disponibilità di un minore.
D’altra parte, può dirsi condotta immorale quella di una maggiorenne che tragga guadagno dal commercio di sue foto sexy in pose ammiccanti? Personalmente penso di no, arrivo a pensare che un/una maggiorenne possa disporre del proprio corpo come meglio creda, e qui anche il Giornale dovrebbe essere d’accordo con me: per non trovarsi in contraddizione con gli argomenti usati quando ha preso le difese del ministro Mara Carfagna dal biasimo morale di chi le rinfacciava d’essersi fatta ritrarre in pose ammiccanti, per certe foto sexy, d’uso non privato.

Ora, si sa come sono le ragazzine, mettono i tacchi a spillo della mamma, rubano i reggiseni alle sorelle maggiori, cercano di imitare quelle più grandi di loro, chissà, forse illudendosi di arrivare a ottenere una particina in una fiction o addirittura arrivare a reggere un dicastero. Se a Treviso è imputata la società, insomma, una parte della colpa sta pure a carico di chi difende certi modelli, quando fa comodo a lui.
Non si può essere indulgenti con la ragazzina che fa certe cose, solo quando quelle cose la portano a diventare “uomo di fiducia” del proprio fratello, e nel frattempo biasimarla, perché prevalgono le possibilità che diventi una semplice puttanella. Datele tempo.




Postilla
A dodici anni il fratello del proprietario de il Giornale vendeva ai compagni di classe zucconi e svogliati dei compitini personalizzati. Immorale? Chissà.




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29 giugno 2008

Carnevalate

Al Gay Pride di Bologna s’è visto di tutto, sorrisi ambigui, abiti bizzarri, affettuosità esibite, parodie sessuali. Sembrava un meeting della Pontificie Opere Missionarie, via.




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29 giugno 2008

[...]




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28 giugno 2008

Socrate e il tampax (e sottolineo: Socrate)

L’ozio – l’otium – è sempre stato considerato un dono degli dei, fino a quando i cristiani non hanno cominciato a chiamarlo acedia (1). Tra dono celeste e imperdonabile peccato, superfluo dirlo, ci sta un abisso, sicché uno non può stare con una gamba di qua e una di là: o fugge l’acedia o cerca l’otium.
Acedia o otium che dir si voglia, stiamo di fronte a qualcosa che genera evagatio mentis (2), che è causa di curiositas, cioè “sete di sapere”, ma mica è bello sapere chiccheccosa. Per dire: aver “sete di sapere” cosa si dicessero Socrate e Alcibiade è edificante, è edificante pure lo studio del carteggio Heidegger-Arendt, ma aver “sete di sapere” cosa si dicessero – che ne so – Berlusconi e Saccà non lo è. C’è curiositas e curiositas, diciamo, e la prima è edificante e la seconda no (3).

Siamo in quel punto in cui uno non può permettersi di sbagliare perché, da una parte, c’è la “sete di sapere” edificante e, dall’altra, c’è il rischio di istigare a “invidia e risentimento”, con netto impoverimento della spiritualità generale. Si pone la necessità di una autorità (se non morale, culturale; se non culturale, politica) che scoraggi i sudditi dalla curiositas spiritualmente deleteria (4): sapere che il principe desidera essere il tampax di quella tal nobildonna non eleva la spiritualità dei sudditi (5).
Stiamo al come e al perché, cioè alle domande radicali, siamo alla radice del pensiero: ci vuole un filosofo. Sarà il filosofo a dirci cosa è spiritualmente conveniente ai sudditi del principe. E io, il mio filosofo di riferimento, ce lho: è Massimo Adinolfi (e sottolineo: Massimo) (6). Pure io penso che rendere noto il contenuto di conversazioni private impoverisca spiritualmente i sudditi, un suo post mi ha convinto (7) .



(1)  “Acedia, cioè […] accidia, uno dei più imperdonabili peccati spirituali, secondo gli antichi Padri della Chiesa”, ricorda Massimo Adinolfi (e sottolineo: Massimo), in Curiositas et acedia (Azioneparallela, 28.6.2008). Qui non si capisce se vi sia personale adesione al biasimo dei padri della Chiesa. Vi fosse, immaginerei che la spiritualità è tra gli interessi che gli stanno a cuore.

(2) Spiega:
“La testa è vuota e svagata, e non sapendo riempirsi da sé va in cerca di qualunque cosa possa riempirla”. Pare evidente che la testa, qui, per riempirsi a caso, abbia bisogno di una guida, chessò, di un Padre della Chiesa. O di chi?

(3) Qui, Massimo Adinolfi (e risottolineo: Massimo) afferma che
 la prima è “spremitura di meningi” e la seconda è fonte di “pettegolezzi, malevolenze, dicerie, millanterie”.

(4) Par di capire che
debbano essere secretate le intercettazioni telefoniche tra Berlusconi e Saccà, e già che ci troviamo, perché no, pure quelle di D’Alema e Consorte.

(5)
Massimo Adinolfi (non Mario) afferma che induce in essi “la malizia, il rancore, la pusillanimità, la disperazione, il torpore spirituale”. Insomma, se gli italiani sanno come nasce il casting di una fiction televisiva o come si scala una banca, spiritualmente si impoveriscono. E questo non si può rischiare accada. Ergo, se si viene a sapere che il principe desidera essere il tampax di quella tal nobildonna, a perderci non è il principe, ma sono i sudditi.

(6) Se solo il filosofo non stesse così vicino al principe, uno gli riconoscerebbe subito una autorità autonoma e sufficiente. Se ne discosti: autonomia e sufficienza saranno autoevidenti.

(7) Quale? Se non saltavate le note, adesso lo sapevate.




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28 giugno 2008

L’ho letto sul giornale

L’ho letto sul giornale (*), quindi è vero. È accaduto a Gianturco (Napoli), nella Parrocchia della Sacra Famiglia.
Un prete ha sgridato un ragazzino. Pedagogia cattolica, il solito mix di soffocante sentimentalismo e minacce ricattatorie: non sempre fa presa. Qui non ha fatto presa. Il ragazzino se n’è lamentato col babbo. Il babbo, presumibilmente di altro filone pedagogico, s’è incazzato ed è andato a chiedere ragioni al prete. Qui, le cose sono un po’ degenerate e il prete ha chiamato un altro prete in soccorso. La pedagogia sembra una scienza scema, ma pure ce li ha, i suoi nodi dicotomici. Vabbe’, non divaghiamo.
Trovandosi in inferiorità numerica, il babbo del ragazzino ha chiamato i rinforzi. La cosa ha preso toni intensamente passionali. Volendola vedere con la lente dell’antropologo, i laicisti hanno intommato di mazzate i chierici, scommandoli di sangue. La cosa ha destato sdegno nel paesino, dove evidentemente c’è prevalenza di “laici non laicisti”, insomma, di gente “sanamente laica”, e trecento anime sono scese in piazza per solidarizzare con i due religiosi. Avevano torce in mano, ma senza intento ostile verso i laicisti, era una fiaccolata.

Morale: violenza chiama violenza.




(*) Corriere del Mezzogiorno, 28.6.2008




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28 giugno 2008

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Fatevi due risate.




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28 giugno 2008

[...]

“Non esistono parole difficili, ma parole poco adoperate. Le mie cosiddette parole difficili sono parole necessarie: perché il linguaggio non è mai preciso, e io cerco la precisione. Se adopero il termine conticinio voglio proprio intendere il momento della notte in cui tutti gli animali tacciono. Ci sono altre cose che altre parole non possono dire”

Giorgio Manganelli, conversazione con Giulia Massari, in:
La penombra mentale, Editori Riuniti 2001 – pag. 103


Propongo questo termine per quell’arco di tempo – più o meno tra le 3.30 e le 5.30 – il cui la blogosfera praticamente non fiata.


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27 giugno 2008

Lodo Alfano

Adesso vi potrà pure stuprare mamma e non potrete fargli niente.




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27 giugno 2008

Segnalibro (R.R., 27.6.2008)

 

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27 giugno 2008

Crescenzio Fan Club

In quella inesauribile miniera di curiosità e aneddoti, molti dei quali inediti, che è Il «mio» Vaticano (Benny Lai, Rubettino 2006) c’è un quadretto delizioso vale la pena di riportare: “«Sa, Santo Padre, che cos’è un papa?» chiese un monsignore in un giorno di nuvole a Pio X. «È un cardinale che ha finito di desiderare la morte del Papa». Papa Sarto scosse la testa, poi sorrise, poi si ribellò: «Che Dio te perdoni ‘sta cattiveria». Un attimo dopo, ripensandoci, rideva” (9 febbraio 1954 – pag. 26).
A ridere dell’umana debolezza del desiderare la morte di qualcuno per prenderne il posto, a sorriderne prima e a riderne poi, è Pio X: un papa, un santo, ma soprattutto un ex cardinale. M’è tornata in mente la pagina di Benny Lai, guardando alla tv Gigi Marzullo che intervistava quel sant’uomo del cardinal Crescenzio Sepe, che io personalmente vedrei assai bene come prossimo papa, dopo Benedetto XVI. Al quale si potrà pure augurare lunga vita, volendo, ma dovrà pur morire, no? Funerali solenni, sede vacante, conclave, e sul Trono di Pietro non vedrei male il nostro Crescenzio. Chissà che non ci si veda bene pure lui e non stiamo sintonizzati sullo stesso canale telepatico.
Sarà che somiglia sputato a Salvatore – l’omone che mi dava una gassosa per cinquanta lire al chioschetto dello stabilimento Stella Maris nei primi anni ’60 dopo essermi scassato di tuffi e zuffe – ma mi trasmette un senso di freschezza, come di un pontificato frizzante, protetto da tappo metallico, in contenitore trasparente, ma di vetro spesso e smerigliato. Non un chinotto bavarese, insomma.

A parte, vorrei dire: anche Sua Eminenza pare essersi arreso alla discutibile moda maschile della depilazione delle sopracciglia, roba che, se l’avesse fatto Salvatore illo tempore, gli avrei chiesto: “Salvato’, ma fusse diventato ‘nu poco ricchione?”, ovviamente però scappando via subito in spiaggia. Deve averglielo chiesto la casa editrice che gli ha pubblicato di recente il suo ultimo volume, quello che Gigi gli promozionava. Il faccione ne risulta ingentilito, manco somiglia più molto a quel dragaracchie di Salvatore. Ma come papa continuo a vedercelo assai bene.




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27 giugno 2008

Il pallio nasce come mantello, non come poncho, Joe

Premessa. Sento l’urgenza di ripigliare un argomento che forse ho liquidato troppo in fretta. Anzi, che ho sicuramente liquidato troppo in fretta: in chiusa a un post, giusto in un accenno. Il cambio del pallio papale – è questo l’argomento – non è affatto cosa da poco, invece. Per dire: ha certamente più importanza delle convulsioni in cui il Pd si consuma, e della triste sorte di Roberto Donadoni, e delle cattiverie del Csm, e del barile a 140 $, eccetera. Tutta ‘sta roba è roba laica, ed esaurisce le sue ragione nelle banalità della sua immanenza, mentre il cambio della foggia d’un pulsante simbolo pastorale dà occasione di meditare sul trascendente. Arrivederci al lettore dagli interessi frivoli, sarà il caso di concentrarci un attimo su questa notizia. Cominciamo col dire – alle spalle del lettore dagli interessi frivoli che abbiamo congedato – che il cambio del pallio papale dovrebbe eccitare tutto il mondo cristiano, se non fosse che il mondo cristiano è così secolarizzato da non riuscire più a cogliere la vita viva del simbolo. Voglio farla facile mettendola così: la secolarizzazione rende ciechi, non consente di vedere nel pallio l’agnello che sta sulle spalle del pastore. Eppure è vello, per quanto intessuto. Se il mondo cristiano non si fosse scristianizzato, verrebbe automatico riconoscere da un pallio il pastore, come chi ha fatto la naja legge il grado dell’ufficiale sulle sue spalline. Fine della premessa.

“Il pallio che Benedetto XVI porterà a partire da domenica prossima, solennità dei Santi Pietro e Paolo, sarà diverso da quello attuale: avrà una forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena” (zenit.org, 26.6.2008). Fermo lì. Se il simbolo ha una vita viva, mi devi spiegare cos’è questa mostruosità di agnello malformato che ti appendi addosso. Il pallio nasce come mantello, non come poncho, Joe. Secondo me, Georg ti svia.


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27 giugno 2008

Hamburger, un Corno!


“Non è né parossistico né paradossale affermare che un carpaccio di manzo inquini più di un Suv e un hamburger rischi di risultare più destabilizzante per gli equilibri geopolitici mondiali di un conflitto locale nel Corno d’Africa”

Francesco Pullia, Notizie Radicali, 26.6.2008




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26 giugno 2008

Vallini che mai t'aspetteresti

Se Dio vuole incarnarsi, ha da pagare un prezzo: la carne impone all’eternità di racchiudersi in ciclo, e la chiesa che è il suo corpo vivente deve pigliarsi la santa pazienza di sopportare la fiacca dopo il vigore. Dico: dopo due papi così, si potrà reggere il ritmo?
Mi spiego meglio. Le ordinazioni sacerdotali calano inesorabilmente – hanno frenato un poco la caduta per un breve periodo, ma stanno già riprendendo a franare – e il cattolicesimo regge su sacramenti che necessitano un officiante. Se si imporrà un’estensione dell’officio a laici specializzati, la struttura sacramentale sarà modificata. Per esempio, all’offertorio il sacerdote è Cristo in persona, e la cosa ci sta tutta: ma un laico? Per quanto specializzato, non sarebbe sacerdote, non sarebbe Cristo in persona, cioè, sì, basterebbe affermarlo e potrebbe esserlo, ma questo implicherebbe un Cristo un po’ diverso da quello che sta esclusivamente nella persona del sacerdote: un Cristo che non può camminare a lungo su gambe vigorose come quelle di Wojtyla e Ratzinger, s’infiacchirà, diventerà neo-neo-conciliarista (nel senso di Concilio Vaticano II), ci vorrà un tipo diverso di papa.
Per dire: dovrà battere più sulla carità che sulla verità, un po’ meno cristocentrico e un po’ più ecclesiale, e dovrà sfoggiare un ecumenismo meno cazzuto. Ecco, volevo arrivare a questo: questo Vallini potrebbe avere il profilo giusto.
Un canonista, un uomo pratico, opaco ma solido, capace di mantenere le posizioni di quanto conquistato dai Venerati Predecessori. Eventualmente perdere qualcosina, ma il grosso mantenerlo: l’uomo giusto per i momenti di fiacca. Ovviamente, bisognerà vederlo alla prova: dovendo appiattirsi su Benedetto XVI – di lui è il vicario, cazzarola – tutto dipende se ci si appiattirà prono o supino. Vediamo, va’.

[La lettura del presente post implica uso del periscopio.]




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26 giugno 2008

Miserere

“Quello che accade è ormai evidente a tutti:
tra un Csm ispirato anche da magistrati in conflitto di interessi,
intercettazioni juke-box sulla linea Napoli-Espresso,
e le solite inchieste a orologeria,
si sta tentando una complessiva e concertata
aggressione giudiziaria contro Silvio Berlusconi,
il suo Governo e la maggioranza politica
liberamente scelta dagli elettori il 13-14 aprile.
Ma gli italiani non ci cascano:
e la maggioranza andrà avanti,
con il consenso dei cittadini”

Daniele Capezzone, 26.6.2008


È un vero peccato che il dibattito politico italiano, appena dopo le elezioni, si sia così subito involgarito e abbrutito su questioni vili, poc’affatto edificanti, in pratica sugli interessi privati del premier, quelli che il premier si ostina a volerci presentare come interessi istituzionali, come se fossero state le istituzioni, poi, a chiedere al massimo dirigente Rai di sistemare la tal quale attricetta, cara a ignoto senatore dell’opposizione, per simpatico scambio di favori. È l’Italia, hai voglia a dire che non siamo attaccati alla Patria.
Ma quello che fa soffrire di più è lo spettacolo del povero Daniele Capezzone. Stava caricatissimo, preparatissimo, prontissimo. Nucleare? Informatissimo: tu gli dicevi quanti kW ti servivano e lui subito a dirti quanto uranio ti era necessario e da quale paese ti conveniva comprarlo e dove potevi stoccarlo. Welfare? Idee a mille a mille: mobilità, mobilità, mobilità. E plasticità. Lavoro? Progetti e progetti, studiati e ristudiati, con molta bibliografia anglosassone in appendice. E invece? Conflitto di interessi, che sfiga.
Da possibile astro nascente di un pragmatismo liberista agile e snello, cantieri di qua e cantieri di là – a portavoce di un signorotto feudale asserragliato nella pretesa d’impunità. Sarebbe stato un fiume in piena di conoscenza e studio e intelligenza – e adesso fa l’acqua stagna del fossato, a ponte levatoio alzato – insomma, fa il coccodrillo da guardia.




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26 giugno 2008

Il diritto dei cittadini di tenere e portare armi

“La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rafforzato il diritto individuale degli americani ad essere armati. Con una sentenza storica su come interpretare, una volta per tutte, un diritto costituzionale sancito in modo incerto nel 1791, i giudici hanno bocciato un divieto a detenere le armi che era in vigore nella città di Washington” (ansa.it, 26.6.2008).

“Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben ordinata milizia, il diritto dei cittadini di tenere e portare armi non potrà essere violato” (II emendamento alla Costituzione americana, 1791)


Potenza delle industrie produttrici d’armi americane? Può darsi, ma in Europa nessuna ha mai tentato, se non per scoraggiare il divieto di caccia. Quella del “diritto individuale ad essere armati”
il “diritto dei cittadini di tenere e portare armi” è questione che non si pone neppure, in Europa: qui, su questo punto, nessuno verrà a indicarci gli Stati Uniti come modello, forse neppure il più acritico estimatore degli Stati Uniti. E non si capisce perché, visto che in Italia, per esempio, ormai tutti – post-democristiani, post-fascisti, post-comunisti e ibridi intermedi – riconoscono nel testo della Costituzione degli Stati Uniti un vertice irripetibile del diritto, scritto peraltro con un occhio rivolto al Creatore, mica le schifezze laiciste che in Europa vanno producendosi dalla Rivoluzione francese in qui.
Chissà se sentiremo la vocina del Santo Padre pronunciarsi su questa buona novella che ci giunge dal paese dove la religione sposa così bene il sociale. Però, secondo me, non aprirà bocca: ha appena finito di giocare col presidente degli Stati Uniti a Leone III e Carlo Magno, facendogli un sacco di carinerie per come guida una nazione che fermenta di christian reborning, e disapprovare non starebbe bene, e approvare starebbe peggio, e all’Angelus di che parliamo? Parliamo dell’afa, va’.

In Europa, levate le categorie professionali che ne prevedono la dotazione per servizio pubblico e quelle equiparate in tal senso, il possesso di un’arma è un “diritto” solo nei casi di certificata eccezione alla regola che recita a voce grossa, da secoli: la protezione dell’individuo spetta allo stato, tranne nei casi in cui la legittima difesa sia ragionevolmente prevedibile come non occasionale.
Il “diritto individuale ad essere armati”, in Europa, scatta solo se è lo stato a certificare l’eccezione; negli Stati Uniti, è autocertificata con il libero acquisto di un’arma, talvolta da safari. Ma nessun liberista filoamericano prende l’iniziativa. Vedi tu se un chi-so-io facesse mai una telefonatina a quelli della Beretta, per vedere se ci si può spremere niente come alla Parmalat per sostenere una bella guerra culturale di libertà, di civiltà, eccetera.


26 giugno 2008

Banalissimo

I laici abitano in una valle di lacrime e s’affannano d’appresso ai loro appetiti corporali, già è tanto se ogni tanto vanno a messa e si battono il petto. I chierici, invece, fanno razza a parte. Avendo avuto la chiamata, gestiscono il culto, secondo pertinenza e grado, dall’umile cappellano che benedice le viscere della terra in cui stanno stivate testate nucleari e stanze di tortura al Santo Padre che benedice le viscere delle nazioni in cui stanno stivate fierezze e miserie, viltà grandi e piccole, il formicaio degli appetiti corporali sedimentati in usi e costumi, dove Satana la fa da formichiere e una assoluzione non la si nega mai, basta chinare il capo.
Insomma, per dirla in modo più prosaico: i laici non hanno mai un minuto di tempo – sia consentito il bisticcio – per coltivare il culto, e sono per lo più abissalmente ignoranti su quale marca di incenso gradisca il Signore, su quale altezza da terra debba avere quel tal paramento, e manco conoscono più il linguaggio dei fiori per mandare il mazzo giusto alla loro signora; i chierici, invece, non hanno mai un cazzo da fare.

Ok, ok, accolgo l’obiezione e la faccio mia: tranne quelli che si fanno il culo per il buon nome della ditta. Ci lasciano addirittura la pelle qualche volta, è vero, ma probabilmente sono chierici che avranno memoria sbiadita dell’intricatissima simbologia liturgica. Per esempio: un prete che sta tutto il giorno a tirar via puttane dalla strada ricorda più, se l’ha studiato, perché il pallio episcopale possa essere indossato solo nel perimetro della propria giurisdizione? E che il suo equivalente nelle chiese orientali è l’omophorion? Sa perché i suoi lembi sono decorati da “zoccoli” di seta nera? Secondo me, no.
Ma pigliate un chierico fighetto di biblioteca che non ha mai un cazzo da fare tutto il giorno tranne che tarlare il grosso edificio della sua chiesa, e perdendocisi dentro, per riaffiorare sotto la vernice dell’augusto immobile stringendo in mano un cifrema arcaicissimo, ormai già presidente o segretario o dipendente o galoppino di un dicastero del cerimoniale e del repertorio degli accessori acconci e delle musiche che possano dirsi sacre, e quelle che invece no – stop, prendete un chierico che sappia tutto sul significato “martiriale” della scarpine rosse del papa, e chiedetegli: “So’ de Prada?”. Vi schifa, e fa bene.

Perché voi, o laici superficiali, che perdete il tempo – per dire – sui rebus e sul gossip, sul totip e sull’inps, sul sesso e sul soldo, non soltanto non sapete che le scarpe al vicario di Cristo in terra le fa Euroclero, ma – come scrive L’Osservatore Romano – siete banali: “La banalità contemporanea non si è nemmeno accorta che il colore rosso racchiude un nitido significato martiriale”.
Sia chiaro: ce l’ha con voi, perché io in queste stronzate mi ci muovo con qualche agio. È da quando so’ piccino che tutti mi prendono per il culo perché leggiucchio di cose muffe su libri muffi, so perfino a memoria i 15 diversi tipi di rocchetto a seconda del tipo di mozzetta. Io, che le scarpe rosse di Sua Santità non fossero una volgarità pacchiana, lo sapevo. Sapevo pure quanto costano, essendomi opportunamente registrato al sito on line di Euroclero (solo così si possono conoscere i prezzi, mi sembra una grande delicatezza). Insomma, io sono meno “banale” di voi. Per dire quante stronzate scrive L’Osservatore Romano.

Comunque, era per dire che è carina ‘sta cosa del cambio di pallio che Benedetto XVI fa il 29 giugno: il pallio è una delle poche cose che costano ancora solo due pecore.




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26 giugno 2008

Enrico De Pedis riposa al Verano, Emanuela Orlandi in Sant'Apollinare (?)

Enrico De Pedis non era un santo, ma non è certo l’unico delinquente tra quelli che hanno trovato sepoltura in una chiesa, certi papi erano boss assai più spietati e sanguinari.
Un attimo dà la grazia e un attimo la toglie, dipende da cosa sta nell’attimo e chi presiede ad esso. E poi l’animo umano è imperscrutabile. E poi la chiesa è comunità, cioè, ha i suoi totem e i suoi tabù. Insomma, ci sono stati papi assai più criminali di “Renatino” e stanno sepolti entro marmi assai più belli, in cripte assai più venerate, sotto pavimenti splendidi sui quali si scalpiccia con maggior rispetto che in Sant’Apollinare, ecc.
L’economia domestica della chiesa mischia mistero e convenienza, segreti innominabili e devozioni pubbliche: è vana, perché infruttifera, la pretesa di andarci a ficcare il naso diversamente che da devoto che sappia trovare sempre una ragione sacrosanta ad ogni schifezza.
A ragione, quindi, e parlo della “ragione sacrosanta”, la chiesa non potrebbe mai accettare l’apertura della tomba del buon “Renatino”. Metti caso si trovasse il corpo di Emanuela Orlandi, al posto di quello di Enrico De Pedis invece seppellito al Verano…

L’economia domestica della chiesa mischia mistero e convenienza, segreti innominabili e devozioni pubbliche: è una comunità nella quale si può fisicamente entrare solo associando la propria obbedienza all’utile ultimo della Santa Sede. E non sarebbe affatto utile alla Santa Sede che la pietà verso un cadavere venisse mal compresa dal secolo come complicità con la criminalità dei laici nel delitto di occultamento di un corpo cercato dappertutto e mai trovato.
In una betoniera? Che deliziosa metafora.




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26 giugno 2008

Udienza

“Più di 1.000 persone sorde di almeno 30 paesi hanno partecipato, questo mercoledì, all’udienza generale concessa da Benedetto XVI in Piazza San Pietro in Vaticano”. Che altro si può concedere ai sordi? Una bella udienza. “Salutando in italiano i sordomuti…”, la regia di Luis Buñuel sarebbe stata perfetta. Come titolo andrebbe bene quello che zenit.org dà alla notizia: “Sordi di tutto il mondo con il Papa”.




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26 giugno 2008

Era un test sugli stereotipi femminili

Ecco, volevo ben credere, “si trattava di una bufala”, era un “test” sugli “stereotipi femminili”: Emma Bonino non ha alcun fidanzato. Non ci sarebbe stato nulla di male, nel caso, ma non ce l’ha.
È andata così, così spiega: “Questo giornale [Donna e Diva] mi aveva chiesto una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell’energia, della povertà. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice è passato sotto silenzio anche da noi, perché assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho mandato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa. Ho accettato, anche se non lo faccio mai, e puntuale è arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? A cosa ha dovuto rinunciare? Qual è il suo rapporto con Pannella? Arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato”.
Io dico che il test sarebbe stato più carino se si fosse inventata una lite con Pannella.

 




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26 giugno 2008

In ragione della sua fede religiosa”

Raffaele Genah, vicedirettore del Tg1, è stato nominato coordinatore delle dirette televisive dei viaggi di Benedetto XVI, e la cosa pone un problema: è sconveniente che un vaticanista non sia cattolico? “In ragione della sua fede religiosa”, dicono a Italia Oggi, potrebbe sorgere qualche “obiezione” da parte della Santa Sede. È vero, figurarsi se non è vero, ma deve poter essere così senza che lo si dica. Anzi, come sarà venuto in mente a Gianni Riotta di nominare uno “che non è certo un cattolico” a curatore dell’immagine di Benedetto XVI nel Tg più seguito dagli italiani? Sarà un problema “aberrante”, come dice Gianni Riotta, ma è così. Sicché viene un dubbio: l’articolista di Italia Oggi che ha posto il problema, e che ora il direttore Franco Bechis difende dalle accuse di razzismo (ma il problema è ovviamente un altro), ha dato voce a un fastidio vaticano o ha recitato una norma non scritta?
Si può analizzare il cattolicesimo senza doverci stare dentro? C’è spazio solo per l’apologetica? Dalle stelle alle stalle: un vaticanista televisivo può essere solo un cerimoniere laico gradito ai Sacri Palazzi? Domanda
 “aberrante”, forse, ma a questo stiamo: le norme non scritte del privilegio vaticano vogliono essere rispettate senza nemmeno essere nominate.


25 giugno 2008

“Bloccare i processi”

Il Guardasigilli anticipa: “Al prossimo Consiglio dei Ministri sarà varato il provvedimento per bloccare i processi penali per le più alte cariche dello Stato”. Solleverei alcune obiezioni.
Se necessita un sistema di immunità per queste cariche a garanzia dei soggetti che le rivestono, non dovrebbe bastare la sospensione degli effetti della previsione normativa per presunti reati da essi commessi? O non dovrebbe bastare la sospensione della stessa previsione normativa? Perché “bloccare i processi”? Anche laddove si voglia ammettere la necessità di un’immunità politica, una verità processuale non è sempre utile?
Faccio un esempio. Ammettiamo pure che Silvio Berlusconi, per il solo fatto di essere Presidente del Consiglio, non meriti di andare in galera per aver dato 600.000 $ a un tizio a che questi prestasse falsa testimonianza in suo favore – ammettiamolo per pura ipotesi – ma perché non è dato sapere se la cosa sia realmente accaduta o no? Tra formazione della prova di colpevolezza e dispositivo di comminazione della pena, e tra questo e la sua esecuzione, mi pare ci siano dei passaggi sui quali l’immunità può dare i suoi effetti: perché allora – addirittura – “bloccare i processi”?

Non solo al di sopra della pena, ma anche al di sopra dell’accertamento dei fatti che implicherebbero una pena per chi li abbia commessi. Non basta l’immunità dalla pena a garanzia dell’uomo che sta nella carica, qui la carica e l’uomo sono tutt’uno e devono essere inattaccabili anche all’accertamento dei fatti: si tratta di un’immunità particolare: a garanzia dell’uomo fatto carica.


25 giugno 2008

Da così a così a così (tra refusi e candori)

I. Oggi, al Senato, è stato convertito in legge, con alcune modifiche, il decreto-legge n. 92 del 23.5.2008 che, tra l’altro, modificava l’art. 235 del Codice Penale da così

Art. 235 (Espulsione dello straniero dallo Stato) – L’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato è ordinata dal giudice, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero sia condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a 10 anni. Allo straniero che trasgredisce all’ordine di espulsione, pronunciato dal giudice, si applicano le sanzioni stabilite dalle leggi di sicurezza pubblica per il caso di contravvenzione all’ordine di espulsione emanata dall’Autorità amministrativa.

a così (in grassetto gli elementi sostanziali di modifica)

Art. 235 (Espulsione od allontanamento dello straniero dallo Stato) - Il giudice ordina l’espulsione dello straniero ovvero l’allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai 2 anni. Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice é punito con la reclusione da 1 a 4 anni. [Gazzetta Ufficiale – n. 122 – 26.5.2008].

Le odierne modifiche (in grassetto nel testo) danno questa versione definitiva al testo dell’articolo:

Art. 235 (Espulsione od allontanamento dello straniero dallo Stato). - Il giudice ordina l'espulsione dello straniero ovvero l'allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell'Unione europea, oltre che nei casi espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente a uno Stato membro dell’Unione europea sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai 2 anni. Ferme restando le disposizioni in materia di esecuzione delle misure di sicurezza personali, l’espulsione e l’allontanamento dal territorio dello Stato sono eseguiti dal questore secondo le modalità di cui, rispettivamente, all’articolo 13, comma 4, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e all’articolo 20, comma 11, del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30. Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice é punito con la reclusione da 1 a 4 anni; in tal caso è obbligatorio l’arresto dell’autore del fatto, anche al di fuori dei casi di flagranza, e si procede con rito direttissimo.

La materia, a detta di chi ha promosso e sostenuto il provvedimento legislativo, dovrebbe essere semplificata: da ciò stesso verrebbe la sua efficacia. Ma alcuni punti destano qualche perplessità.


II.
A “espulsione” si aggiunge “allontanamento”: se non è un inutile pleonasmo, cosa introduce di nuovo? “Allontanamento dallo Stato” non è “espulsione dallo Stato”? In quale altro modo si può “allontanare dallo Stato” senza “espellere dallo Stato”? Si tratterà di finezze del legislatore che sfuggono al comune cittadino.
Sembrano già più chiare: (a) la novità del questore al posto del giudice come esecutore del dispositivo; (b) l’equiparazione del “cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea” a “straniero”; (c) la riduzione da 10 anni a 2 di reclusione per la condanna sufficiente a motivare l’espulsione (o l’allontanamento); (d) la sanzione penale, invece che amministrativa, in caso di trasgressione al dispositivo di espulsione (o allontanamento). Ma anche qui rimangono dei dubbi.
Per esempio, l’articolo 13, comma 4, del citato decreto legislativo n. 286 del 25.7.1998, recita:

L’espulsione é sempre eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ad eccezione dei casi di cui al comma 5 (che recita: “Nei confronti dello straniero che si é trattenuto nel territorio dello Stato quando il permesso di soggiorno é scaduto di validità da più di sessanta giorni e non ne é stato chiesto il rinnovo, l’espulsione contiene l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il termine di 15 giorni. Il questore dispone l’accompagnamento immediato alla frontiera dello straniero, qualora il prefetto rilevi il concreto pericolo che quest’ultimo si sottragga all’esecuzione del provvedimento”).

Sulla base di quali elementi il prefetto valuterà “concreto” il “pericolo” che lo “straniero” si sottragga?
Di poi, l’articolo 20 del decreto legislativo n. 30 del 6.2.2007 arriva solo al comma 9: qual è questo comma 11 citato nel testo delle modifiche oggi approvate dal Senato? Sarà un refuso, probabilmente, anche se è grave che stia sulla versione pubblicata da senato.it (14° rigo della pag. 2 del .pdf).
Sarà il comma 1?

Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.

Sì, dev’essere così: il “comma 11” deve intendersi come “comma 1”. Certo è che, se il refuso passasse sulla Gazzetta Ufficiale, sarebbe fonte di contestazione, vedete voi in quale sede.
In ogni caso, resta interessante cercare di capire le implicazioni dell’ultimo passaggio del testo così modificato dell’articolo 235:

Il trasgressore dell’ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal giudice é punito con la reclusione da 1 a 4 anni; in tal caso è obbligatorio l’arresto dell’autore del fatto, anche al di fuori dei casi di flagranza, e si procede con rito direttissimo.

Si immagini un prefetto che non abbia rilevato come “concreto” il “pericolo” che lo “straniero”, cui sia scaduto il permesso di soggiorno (è l’80% dei casi in cui la “clandestinità” matura), si sottragga al procedimento di espulsione (che, ricordiamolo, “contiene l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il termine di 15 giorni”); il questore, in questo caso, non sarà tenuto al“l’accompagnamento immediato alla frontiera dello straniero”; chi potrà valutare, e come, se in questi 15 giorni lo “straniero” sia davvero uscito dai confini dello Stato?


24 giugno 2008

[...]

Una volta tanto, bisogna dire, la Santa Sede ha ragioni da vendere, e d’altra parte le illazioni su monsignor Paul Marcinkus circolate in questi giorni erano inverosimili, sicché sono destituite d’ogni fondamento alla prima verifica.
Un unico appunto, quello relativo alle accuse infamanti rivolte al prelato “morto da tempo e impossibilitato a difendersi”: (1) non è morto poi da tanto tempo, appena del 2006; (2) è morto con la qualifica di quarto – quarto – parroco di una diocesina sperduta negli Usa, dopo aver maneggiato tanto denaro da poterci comprare le indulgenze per tutte le anime del purgatorio – perché?




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24 giugno 2008

Il formidabile Pullia

Su Notizie Radicali (24.6.2008) leggo un indignatissimo articoletto di Francesco Pullia, pensatore buddista e dirigente radicale, su Gli animali hanno diritti? di Roger Scruton.
Di Roger Scruton ho scritto molto anch’io in passato, ma non da pensatore, cioè non opponendogli pensiero a pensiero, formula a formula, schema a schema, piuttosto da lettore; e da lettore ho detto che era un “dandy un po’ bislacco o poco più”; ho detto che si prestava al luogo comune come una servetta col padrone, e perciò poteva essere chiamato “intellettualmente fratello” da un suo estimatore italiano come Giuliano Ferrara; e ho appuntato al margine dei suoi scritti che si trattava di sussiegose fanfaronate, tautologie nel miglior caso.
Francesco Pullia gli muove accuse molto più articolate perché ha uno strumento che da semplice lettore io non ho: “la profondità della riflessione buddhista e del pensiero indiano”, che Francesco Pullia usa sul filosofo inglese come un nunchaku.

Roger Scruton ha scritto: “Avendo prediletto un approccio occidentale, mi trovo spinto dal mio amore per gli animali a caldeggiare la consuetudine di nutrircene. La maggior parte degli animali pascola nei nostri prati proprio perché li mangiamo”; e Francesco Pullia lo massacra, dandogli del “corifeo del modello antropocentrico”. Se lo viene a sapere, Roger Scruton arrossisce di sicuro.
Roger Scruton ha scritto: “Le forme tradizionali di caccia generano – e spesso dipendono da – una lotta etica, che scaturisce spontaneamente con la preda”; e Francesco Pullia lo stende con un: “La definisce «etica», vi rendete conto?”. Quando si dice vincere il concione col buon senso…
Roger Scruton ha scritto: “Non è affatto sorprendente che Hitler avesse atteggiamenti sentimentalistici nei confronti degli animali in generale e possedesse animali da compagnia. Proprio l’uomo che ha ordinato lo sterminio di sei milioni di innocenti, la tortura e la distruzione di altri milioni ancora, è stato il primo capo di stato europeo a dichiarare illegale la caccia, con la motivazione che gli animali sono creature innocenti e cacciarli è una forma di crudeltà”. E, qui, Francesco Pullia è superlativo perché lo stende così: “Per dirla alla Alberto Sordi: «A Scruton, te ci hanno mai mandato a quel paese?»”.

Il presente post era un omaggio al“la profondità della riflessione buddhista e del pensiero indiano”.




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24 giugno 2008

Vogliate partecipare

“A 60 anni la battagliera ex commissario Ue Emma Bonino si dichiara innamorata. L’annuncio in un’intervista rilasciata al settimanale «Diva e Donna», dove la politica ha raccontato della sua vita […] Top secret il nome del fortunato di cui la senatrice dice solo che non è italiano e che non è un politico”  (LaPresse, 24.6.2008)

Dev’essere senz’altro un mio limite, ma dichiararsi innamorati in pubblico, di fronte a perfetti sconosciuti, mi sembra di cattivo gusto. Presumi che gli altri, per lo più dei perfetti sconosciuti, siano in qualche modo guardoni e ti concedi loro, certo di essere per lo meno interessante, pensando di stare a fare un favore. Poi ci sono pure i casi (manca il link) che si presumono eccitanti. Dev’essere senz’altro un mio limite, ma mi sembra ridicolo.




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(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

154.
Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

153.
Caro Punzi
(28.11.2006)

152.
Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

151.
Alasciarli dire, a lasciarli fare
(24.11.2006)

150.
Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

149.
Salvo forellini
(22.11.2006

148.
L’olio e le erbe medicamentose di San Francesco
(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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