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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


30 settembre 2008

Questa è la terza volta che Georg Ratzinger imbarazza suo fratello

Questa è la terza volta che Georg Ratzinger imbarazza suo fratello, e forse è la peggiore.

La prima volta fu all’indomani del conclave che glielo restituì Sommo Pontefice, quando sbracò: “Ha una certa età, la sua salute non è robusta e il suo cuore è precario. Nel 1991 è stato ricoverato per un ictus, ma aveva già avuto altri problemi. Non avrei mai pensato che eleggessero Joseph papa”.
Non il massimo della fraterna delicatezza, diciamo. Tutta la cristianità a grattarsi le palle scaramanticamente (solitamente una superstizione chiama l’altra). Qualcuno avrà pensato pure: “S’è finto mezzo morto: li ha fottuti tutti, ‘sto figlio di puttana”. (Vi pare che in tutta la cristianità non ci sia manco un dietrologo?)

La seconda volta fu un po’ peggio. Joseph aveva appena fatto, a Roma e al mondo, il solito discorsetto da esordiente, per rompere il ghiaccio – “eccomi qua, e chi se lo immaginava che mi avrebbero fatto papa, e che responsabilità, e non so se adesso saprò essere degno, in fondo sono solo un umile servo eccetera, e però con l’aiuto del Signore, e se voi mi applaudite spesso…”, la solita roba, insomma – l’aveva appena fatto, e la cristianità se l’era bevuto, quand’ecco che Georg sbraca ancora: “Joseph l’aveva sempre sognato, fin da quand’era bambino”.
Poi dicono che essere figlio unico è brutto, perché si soffre la solitudine.

Stavolta, e stiamo a tre, la cosa è pesantuccia. Perché un fratello che ti sputtana fa tenerezza, ma un fratello che ti lucida il pomello è spettacolo avvilente. Spiego subito.
L’incorreggibile Georg chiacchiera con Andrea Tornielli, vaticanista de il Giornale, e dice: “Mio fratello non frequentava i raduni nazisti e non si presentava agli appelli. Questo comportò un danno economico per la mia famiglia in quanto non beneficiò più dello sconto sulle tasse scolastiche”.
Famiglia eroica: resistette al nazismo col sommo sacrificio dello sconto negato. Io li farei tutti santi.
In realtà, la memoria di Georg è sospettosamente astigmatica. Almeno a leggere ciò che Joseph scrisse ne Il sale della Terra (Ed. San Paolo, 1997): “Con l’introduzione dell’iscrizione obbligatoria alla Gioventù hitleriana, nel 1941, mio fratello [Georg] dovette iscriversi. Io ero ancora troppo giovane, ma in seguito, quando ero in seminario, non ci andai più. E non era per nulla facile, dal momento che le agevolazioni economiche, di cui avevo bisogno, dipendevano dalla frequenza, accertata, alle manifestazioni della Gioventù hitleriana”.

Fin qui, tutto liscio, i fratelli hanno due versioni che sono siamesi. Fatto sta che a questo punto, invece di descriverci la tragedia dello sconto negato, Joseph scrive: “Grazie a Dio a scuola c’era un insegnante di matematica molto comprensivo. Era personalmente nazista, ma una persona onesta [*]”. È possibilissimo, guardate che aiuto onesto gli dà. “Un giorno mi disse: «Vacci almeno una volta, così saremo a posto…». Quando però si accorse che io non volevo, mi disse: «Ti capisco, sistemerò io la faccenda»”.

La faccenda se ricordo bene era che, se non si andava, niente sconto. E sistemarla, che significa? Conservare lo sconto senza andarci, sennò che altro? E dunque può darsi che lo sconto sia stato negato a Georg, non a Joseph, e che Georg abbia appiccicato un po’ della sua biografia su quella del Sommo Pontefice.
Un po’ come sentirsi Sommo Pontefice. Decimo comandamento: non desiderare la roba d’altri.


[*] Era personalmente nazista, ma una persona onesta”. Transitivamente significa niente?




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30 settembre 2008

Mercato dell'usato

“Visto che loro volevano usare me, sarebbe stato del tutto sbagliato, da parte mia, usare loro?” *




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30 settembre 2008

Sono fatti così, non ci può far niente

“La vita non è a disposizione di nessuno, nemmeno di se stessi”, afferma monsignor Giuseppe Betori. È fatto chiaro, così, il senso di quella che qualche idiota, nei giorni scorsi, aveva definito “apertura” della Cei al testamento biologico.
Si comincia col mettere in discussione il principio stesso di autodeterminazione dell’individuo: “È una visione che va contro le radici cristiane della nostra cultura”. Va da sé che chi non può decidere per sé non ha diritto ad alcun testamento biologico: “Preferiamo non parlare di testamento biologico ma di una legge sul fine vita”.
L’individuo esprime le sue volontà, ma poi, al dunque, il medico può pulircisi le scarpe, anzi, deve farlo perché “il problema è proteggere la vita e rendere degno il momento della fine della nostra esistenza”.
Degno di cosa, se all’individuo è tolto il diritto di decidere per sé?

Poi si lamentano se, ogni tanto, qualche intemperante ammazza uno dei loro. La chiamano persecuzione anticristiana. Sono fatti così, non ci può far niente.




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30 settembre 2008

[...]

“Sono stati loro, i pagani, gli eretici di ogni risma, i luterani, i puritani, gli illuministi, i positivisti, i progressisti, sono stati loro, ingombrati da sessuofobie grosse come travi, a denunciare e amplificare a dismisura la sessuofobia-pagliuzza della Chiesa” (Il Foglio, 30.9.2008). Basta sapere che a scriverlo è Camillo Langone e uno non s’incazza, si diverte.
Si riempiono decine di scaffali con i testi prodotti da quell’intellettuale collettivo che è la Chiesa di Roma in oltre quindici secoli in odio ai sensi e alla carne, ma Camillo Langone piglia una frase qua, una frase là, un pisellino di Gesù bambino in quel quadro, una tetta della Madonna in quell’altro, per sostenere la bizzarra tesi che il cattolicesimo è erotofilo. Avrà presente che la castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale”
(Catechismo, 2337)?

Divertirsi a leggerlo invece che incazzarsi, però, fino a un certo punto: “I sodomiti nei secoli cosiddetti bui preferivano incappare nel confessore, che comminava qualche preghiera o al massimo l’esclusione dai sacramenti, nulla di tragico, piuttosto che nel magistrato civile pronto a mandarli al rogo, a castrarli o a farli appendere per il membro colpevole”.
Lango’, e il magistrato civile sulla base di quali leggi condannava i sodomiti? Chi le ispirava quelle leggi? Diciamo che i chierici appaltavano l’assassinio dei sodomiti ai laici di loro fiducia, ma evitiamo di sparare cazzate dopo il terzo bicchiere, sii sobrio.




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30 settembre 2008

Repetita iuvant

Me n’avvedo sempre dopo, ma ogni tanto scrivo cose che feriscono qualcuno. Per esempio, giorni fa ho scritto:

“Se non funziona anche in economia, la teoria liberale non funziona affatto, perché l’economia è solo una dimensione dell’humanum che la storia si è incaricata di dimostrarci come un continuum che attraversa tutta la vita degli individui. In economia lo Stato è insostituibile? Ci fa comodo che intervenga per strapparci alla miseria se diveniamo vittime dell’avidità di pochi? Non basta che assicuri il rispetto di poche regole, punendo chi le viola? E allora diventa altrettanto necessaria e insostituibile un’autorità che intervenga a mettere una pezza per sanare le conseguenze delle nostre scelte individuali che in ogni altro campo dell’agire umano possano poi rivelarsi infelici. Libertà e sicurezza dell’individuo sono indirettamente proporzionali, e le teorie politiche ed economiche servono solo a capire quale possa essere il miglior rapporto per la costante K. No, chi esulta per questo giorno nero del liberismo sbaglia ad esultare, perché non capisce che è un giorno nero per tutti, tranne che coloro cui torna comodo che lo Stato si prenda cura dell’individuo togliendogli dove sembra dargli. Ha ragione ad esultare solo chi abbia intenzione di controllare, attraverso lo Stato, la vita degli individui”.

Be’, non so se Formamentis abbia capito, ma certamente se n’è risentito. Perché, poi? Boh. Sono sicuro che, se rilegge con più attenzione, capisce.
In ogni caso, tanto per dire: avrei fatto fallire Alitalia, non avrei dato un dollaro a Wall Street, mi eccito a vedere i poveri diventare ricchi e i ricchi diventare poveri, vorrei eccitarmi nel vederglielo fare nel rispetto di regole uguali per tutti. Sono un nemico dellumanità?




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30 settembre 2008

Sto con Biani

Non mi dispiacciono affatto i provvedimenti che Renato Brunetta ha adottato per ridurre assenteismo e basso rendimento nel settore dell’amministrazione pubblica, forse è l’unica cosa decente fatta finora da questa merda di governo.
Ciò detto, la satira è satira e ha il diritto di farsi carico anche di ragioni che la stragrande maggioranza possa ritenere pessime. Pensare, poi, che una
vignetta possa istigare a delinquere è idiozia pura.




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30 settembre 2008

"WALL STREET A PICCO" (ANSA.IT, 29.9.2008)




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30 settembre 2008

“Condanna senza esitazione”?

“L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani” (Catechismo, 2267). Ma monsignor Agostino Marchitto, ieri, ha detto che il magistero cattolico “condanna apertamente, umilmente ma senza esitazione la pena capitale” (zenit.org, 29.9.2008). Diciamo che Sua Eccellenza si sbilancia un po’ troppo sulla balaustra del pulpito.

Ha ricordato l’enciclica Evangelium vitae (25.3.1995), dove in realtà ci si limita a constatare positivamente, col consolidarsi di una
“nuova sensibilità […] sempre più orientata alla ricerca di strumenti efficaci ma «non violenti»”, la “sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte […] in considerazione delle possibilità di cui dispone una moderna società di reprimere efficacemente il crimine in modi che, mentre rendono inoffensivo colui che l’ha commesso, non gli tolgono definitivamente la possibilità di redimersi” (27).
È cosa un po’ diversa da una condanna aperta” e “senza esitazione”. Infatti, in assenza di strumenti efficaci per rendere inoffensivo l’“aggressore ingiusto”, la pena di morte rimane “«legittima difesa» sociale”
e l’enciclica non la dichiara in alcun punto ingiusta.

Però, in attesa che al Catechismo vengano fatti i ritocchi del caso, non si può che essere contenti del fatto che un così illustre prelato riconosca al secolo il merito dell’aver tolto dall’imbarazzo il magistero, trovando
strumenti efficaci ma «non violenti»”
. In loro assenza – “quando questa fosse l’unica via praticabile”“l’insegnamento tradizionale della Chiesa” non avrebbe avuto modo di “esclude[re] il ricorso alla pena di morte”. È cosa diversa – ripeto – da una “condanna senza esitazione”.




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29 settembre 2008

Varie

1. Un Massimo D’Alema tosto, asciutto, lucido, convincente, con diverse buone ragioni e bene argomentate: a Ottoemezzo non ha sbagliato una virgola. Però è sempre Massimo D’Alema, parte con un grave handicap. In piccolo: non fosse per Massimo D’Alema, il dalemismo avrebbe più fortuna.
2. Mai fare zapping durante gli inserti pubblicitari de L’Infedele, si corre il serio rischio di non farvi ritorno. Con programma di Gad Lerner a me capita l’effetto Ippona: mentre lo guardo, mi pare un programma interessantissimo; come lo mollo un attimo, non me ne può sbattere di meno. Stasera, per esempio, rimango ipnotizzato ai primissimi piani di Valeria Marini su L’Isola dei Famosi. Dev’essere stata in acqua, immagino che le avranno fatto fare qualcosa come La Nascita di Venere del Botticelli , e ora la messa in piega è andata, il trucco è sfatto, una cinepresa sadica le massacra il volto. Sull’abitino stenderei un velo pietoso. S’io fossi in lei, chiederei i danni alla Rai.
3. Gioele Dix fa ancora il vecchio numero dell’automobilista. L’infortunistica stradale è stata parte consistente dell’overdose di cronaca che abbiamo subito in questi ultimi anni, e il numero di cabaret si è trasformato in altro, pur rimanendo sempre lo stesso: quella nevrosi, adesso, sembra un disturbo borderline.




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29 settembre 2008

"Provvisoriamente" su Giornalettismo.com



Non è ingerenza, è politica sui generis




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29 settembre 2008

Trendy

Diamogli il nome che gli dà Antonio Polito, chiamiamolo “spirito del tempo” (il Riformista, 29.9.2008).
Lo “spirito del tempo”  “non solo in Italia” 
sta nella “subdola trasformazione dell’antica democrazia rappresentativa in autoritarismo politico“Antica”, manca poco e potremo dirla antiquata. Insomma, gira così, vanno di moda le autocrazie populiste. E noi? Vogliamo esser démodé, noi? Giammai, signora mia. Nel caso non mi stesse bene? Colpa mia, dipende dal fatto che so out e non riesco a penetrare lo “spirito del tempo” come riesce a farlo Polito, che invece è sempre molto in.
O tempora, o mores. Chi se lo sarebbe mai immaginato che a farmi da arbiter elegantiarum sarebbe stato uno di Castellammare? 
Nel caso vedessi analogie tra Putin e Berlusconi, dunque, non sarei nel torto: entrambi molto trendy, a sentir Polito. Da non sottovalutare le differenze, però, perché ci sono modi e modi di essere all’altezza dello “spirito del tempo”. In Russia vanno molto le tonalità scure, qui in Italia butta al pastello.
La democrazia rappresentativa? Fatevene una ragione: non si porta più.




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29 settembre 2008

Witz

“A Lipsia s’è formato un comitato che,
per simpatia verso la triste fine dei vecchi cavalli,
ha deciso di mangiarli”

Søren Kierkegaard, Diapsalmata


“Egli ripeté l’avviso”

Vito Mancuso torna alla carica con un altro paginone, su Il Foglio di domenica 28 settembre. Ne parlerò a parte, se trovo un po’ di tempo, anche se stavolta c’è poco di nuovo nella riflessione del giovane teologo dal cattolicesimo un pochino eterodosso. Qui volevo solo intrattenermi su una questione molto laterale e che mi si è sollevata nel momento in cui, terminata la lettura dell’articolo, ho sbottato tra me e me: “Che pagliaccio”. L’intenzione non era affatto offensiva, tutt’altro. E mi spiego subito.


Soffietto

L’apologo sta in Diapsalmata (Enten-Eller, I), lo trascrivo qui nella versione in italiano di Alessandro Cortese (Adelphi, 1976):

“Accadde in un teatro che le quinte prendessero fuoco. Il buffone venne a darne notizia al pubblico. Si credette che fosse una battuta di spirito e si applaudì; egli ripeté l’avviso, e il divertimento aumentò ancora. Ecco, penso che il mondo perirà tra il divertimento universale della gente di spirito, che crederà che sia un Witz”.

Questa è la versione originaria dell’apologo di Søren Kierkegaard che Joseph Ratzinger riprende in apertura al suo Introduzione al Cristianesimo (Queriniana, 1968), per legare in metafora la figura del teologo a quella di un clown. Vedete bene, dunque, che quando davo del pagliaccio a Mancuso stavo in metafora. Scrive Ratzinger:

Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana, di fronte a persone che per professione o per convenzione non hanno familiarità col pensiero e col linguaggio ecclesiale, avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa. Avrà probabilmente subito la sensazione che la sua posizione sia descritta per filo e per segno nel noto apologo del clown e del villaggio in fiamme narrato da Kierkegaard, recentemente ripreso in forma stringata da Harvey Cox nel suo libro La città secolare”.

Ripreso in forma stringata da Harvey Cox”
? Non ho letto La città secolare, ma faccio fatica a immaginare che Cox possa aver “stringato” l’apologo più di quanto già fosse in origine. È più probabile che Joseph Ratzinger non l’avesse mai letto prima in Kierkegaard, ma solo di seconda mano, in Cox.
The Secular City è del 1965
e in Italia arriva giusto due o tre anni dopo, grazie all’editore Vallecchi. Niente di più verosimile che, leggendo il libro di Cox, Ratzinger abbia pensato che l’apologo di Kierkegaard gli tornasse utile in capo al libro che aveva appena finito di scrivere, per significare al lettore l’ingrato compito che tocca al teologo. Una captatio benevolentiae in favore del buffone, che qui, infatti, diventa un “povero clown”.

La storiella narra di un circo viaggiante in Danimarca, colpito da un incendio. Il direttore mandò subito il clown, già abbigliato per la recita, a chiamare aiuto nel villaggio vicino, oltretutto perché c’era pericolo che il fuoco, propagandosi attraverso i campi da poco mietuti e quindi secchi, s’appiccasse anche al villaggio. Il clown corse affannato al villaggio, supplicando gli abitanti ad accorrere al circo in fiamme, per dare una mano a spegnere l’incendio. Ma essi presero le grida del pagliaccio unicamente per un astutissimo trucco del mestiere; tendente ad attirare il maggior numero possibile di persone alla rappresentazione; per cui lo applaudivano, ridendo sino alle lacrime. Il povero clown aveva più voglia di piangere che di ridere e tentava inutilmente di scongiurare gli uomini ad andare, spiegando loro che non si trattava affatto di una finzione, d’un trucco, bensì di una amara realtà, giacché il circo stava bruciando per davvero. Il suo pianto non faceva altro che intensificare le risate: si trovava che egli recitava la sua parte in maniera stupenda. La commedia continuò così finché il fuoco s’appiccò realmente al villaggio e ogni aiuto giunse troppo tardi: villaggio e circo finirono entrambi distrutti dalle fiamme”.

Non è per dire, ma all’apologo di Kierkegaard s’è aggiunto un bel po’ di roba. Tutta utile, per carità di Dio, ci mancherebbe altro: non un avverbio e non un aggettivo risultano superflui, qui, nel rappresentarci la serietà del clown. Diciamo che, all’apologo di Kierkegaard, o Cox o Ratzinger hanno aggiunto l’indispensabile.


Accadde in un teatro

Che pagliaccio, Mancuso. Adesso arriva a dire che, se non si apre all’evoluzionismo, il cristianesimo è spacciato, perché minato nel suo interno da un che di manicheo e di gnostico. Ben più che un “al fuoco, al fuoco”. Chissà se la Congregazione per la Dottrina della Fede prenderà la cosa come un Witz.
D’intanto, ci pensa Il Foglio. Mancuso lancia l’allarme a cavalcioni di Teilhard de Chardin? E in coda all’articolo, addirittura in grassetto, la cura redazionale appone il testo del Monitum che spezzò le gambine a Teilhard de Chardin. Come a dire: se ci diranno che dobbiamo ridere, qui rideremo.


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28 settembre 2008

Tutte le società ne traggono beneficio

Tutte le società traggono beneficio quando alla Chiesa viene riconosciuto il diritto di esercitare il ruolo di amministratrice di beni materiali e spirituali insito nel suo ministero”

Benedetto XVI, 27.9.2008



Insita nel ministero della Chiesa è l’amministrazione di beni materiali. E spirituali.




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28 settembre 2008

Varie

1. Per il Velino è un articolo-saggio di carattere storico-teologico che risulta firmato con il nome “Jansenius”, ma che potrebbe essere attribuito a Francesco Cossiga, cultore raffinato di studi teologici”. Traduzione: Cossiga ha scritto un suntino di Storia della Chiesa, non possiamo non pubblicarglielo. Glielo pubblicano addirittura duplicato, con un bel frammischio di capoversi, così da sembrare proprio un articolo-saggio.
Che dice il nostro vecchio Cossiga? Fa la cronologia – pure lì frammischiando, ma di suo – di tutte le disobbedienze subite dalla Chiesa negli ultimi secoli, ci mette il climax che fa capire quanta cazzo di pazienza ha sempre avuto con tutti ‘sti liberi pensatori, ‘sti eretici, ‘sti froci; poi sbotta e chiude: “La Sede Apostolica ha risposto con atteggiamento pastorale e tollerante, con grande pazienza. Ma fino a quando questo potrà durare, con il rischio di una Chiesa in sé, anche se non formalmente, divisa?”.
Invoca la repressione, il Cossiga. È rimasto il superquesturino che l’era. Andato in pensione, il servitore dello Stato si ricicla come consulente alla sicurezza di una setta religiosa.

2. Da un post di Massimo Mantellini: “La grande contraddizione non detta di Facebook e di gran parte degli altri social software è quella di proporsi come un servizio di allargamento della propria cerchia sociale e contemporaneamente di esaltare «sottovoce» i vantaggi sociali di una comunicazione fra simili”. Parrebbe, insomma, che Facebook non sia meno virtuale di tutto ciò che sta nello schermo di un pc. E meno male, perché a me era sembrata cosa fin troppo reale, promiscua e (auto-)compiacente, oziosa e fatua, sauna e pub, piazzetta e bordello, involontarie intercettazioni di telefonate semi-insignificanti e, in bacheca, “cerco amici, precedenza ai perditempo”. Insomma, una quasi-vita. Manco niente male, a non averne altre. Che allarghi o chiuda la cerchia degli «amici», fa capire Massimo Mantellini, l’allargamento è virtuale, la chiusura pure, e il sistema produce bolle amicali. [Un discorso a parte andrebbe fatto su cosa sia l’«amicizia»: più Carl Schmitt o più Jacques Derrida?]
Sia benedetto Massimo Mantellini, mi tranquillizza. Quell’ipocrisia è ipocrisia solo virtuale, meno male. Capannelli davanti a un album, o davanti a una causa, sono solo convenevoli virtuali, buone maniere virtuali. L’agorafobia è fuori luogo, la claustrofobia non è permessa: l’aperto e il chiuso non esistono davvero, e comunque – virtualmente – si mantengono. Meno male, via.
Non sono a conoscenza di casi nei quali un nickname ci abbia guadagnato troppo nel mettersi addosso carne ed ossa, e mai tante facce accoppiate ai rispettivi nickname, be’, insomma, sono rimasto tramortito. Accoppiare una faccia a un nome non è roba simil-materiale? Meno male, a me era sembrato. “La ragione qualitativa che rende oggi la gestione di un semplice blog assai più proficua in termini di filtro sociale rispetto ai social network omnicomprensivi come Facebook (un discorso a parte credo andrebbe fatto per le interfacce verticali come Flickr) riguarda proprio il concetto di amicizia. Finché le nostre centinaia di contatti sui software di rete sociale saranno in buona parte perfetti sconosciuti convenzionalmente chiamati «amici» il social graph che ha fatto la fortuna di Mark Zuckerberg resterà di fatto un diagramma ingannevole e fuori fuoco”.
Raramente ho letto un post di servizio sociale più utile di questo.
Le vostre facce, «amici», tutte fuori fuoco.




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28 settembre 2008

Segnalazioni

1. Rolli dà una lectio magistralis al Riformista.
2. Simplicissimus sul Piano Paulson.
3. Oggettivista (Cristiani contro il capitalismo).




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27 settembre 2008

Similpelle di coccodrillo

“Ma perché, è morto?” *




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27 settembre 2008

Baricentro

Il Popolo della Libertà cerca un baricentro tra le sue due componenti: solo così, dalla somma aritmetica di due diverse clientele elettorali, potrà diventare un vero partito.
Non è facile, perché ci sono zone dove le difficoltà non sono di poco conto. Si prenda il Casertano, per esempio, tra Mondragone e Casal di Principe: il collaboratore di giustizia che ha fatto il nome di Mario Landolfi (An) è morto ammazzato a giugno, ma quello che ha fatto il nome di Nicola Cosentino (Forza Italia) è ancora vivo.
Finirà che lì bisognerà commissionare il partito primancora di vederlo nascere.




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26 settembre 2008

€ 500.000,00

Tra le imputazioni a carico dell’avvocato che è ora in carcere, accusato di aver dilapidato il patrimonio di monsignor Corrado Balducci – teologo, esorcista, volto noto dei talk show televisivi, morto di recente – del quale era curatore legale, c’è quella di circonvenzione di incapace. A sentirlo parlare in tv di Satana, l’avrei detto incapace anch’io.
Mezzo milione di euro: p
oca roba, perché i chierici, con quello di castità e obbedienza, fanno voto di povertà. Non c’è da stupirsene, se pensate che non sia poco: ogni tanto anche addosso ai clochard morti per assideramento trovano un decente gruzzoletto.
Ma l’imputazione più grave è quella di truffa: secondo l’accusa il truffatore sarebbe l’avvocato.




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26 settembre 2008

Varie

1. “No, non può morire se Dio non ha ancora deciso” *. Mettere la carne di un figlio in croce e tenercela. Per sentirsi Dio, perché così Dio ha fatto.
2. Tre post da stato di grazia (Phastidio, Formamentis, Spinoza).
3. Giuliano Ferrara è già più morbido di ieri, morbidissimo rispetto
all’altrieri: “L’aspetto pastorale della posizione di Bagnasco è importante. La nostra non è una rissa, ovviamente. È una discussione. Fatto sta che già sappiamo chi si troverà ad aver cambiato idea, dopo aver discusso.
4. Se trovo ragionevoli le cose scritte in un editoriale di Famiglia Cristiana, Famiglia Cristiana dovrebbe ricredersi su ciò che ha scritto in quell’editoriale, giacché io sono “un impenitente anticlericale ai limiti dell’anticristianesimo” *. È la logica che guida Calimero, che ha fatto proprio bene a scegliere quel nome: un pulcino ragiona così, un pollo già meglio.




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26 settembre 2008

Anticip.

Scuola, sanità, sicurezza, immigrazione:
la Cei e il governo Berlusconi.

Lunedì, su Giornalettismo.




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26 settembre 2008

[...]

Lilli Gruber sarà meno bestia televisiva di Giuliano Ferrara, però ieri sera, quando a un certo punto ha chiesto a Ignazio La Russa: “E lei, quali paure ha?”, m’ha dato un’emozione bestiale. La puntata di Ottoemezzo era – appunto – su Le paure degli italiani, e dunque la domanda ci stava, ma evidentemente il signor ministro non l’aveva prevista, s’era preparato solo a ripondere sulle paure altrui.
È stata cosa veloce, ma intensa. Parlo dei due secondi che Ignazio La Russa ha impiegato per realizzare che togliere il guinzaglio all’istinto e la museruola alla retorica, per ringhiare: “Io non ho paura di niente: sono un uomo vero, io”, non fosse cosa tanto saggia. Non dopo aver polemizzato, come aveva appena fatto, con chi tra gli ospiti sosteneva che le paure degli italiani sono percezioni manovrate. Bisognava trovare una paura seria e virile, una paura condivisibile.
C’è stata suspence, ma poi l’ha trovata: la paura per il futuro dei propri figli.

Lì, una bestia televisiva avrebbe dovuto approfittare domandando: “Quanti ne ha? Come si chiamano?”. “Due. Geronimo e Chochis”Ignazio La Russa non avrebbe potuto rispondere altro. Un “Manitù li protegga!”, allora, avrebbe chiuso una pagina da antologia. Ma neanche bisogna pretendere troppo.




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25 settembre 2008

Romanzo d'appendicite

Sul Corriere del Mezzogiorno (24.9.2008 – pag. 11) leggo la recensione di un romanzo di Alessandra Del Prete (Ridatemi il tempo delle mele, Newton Compton 2008) a firma di Emilia Saggiomo: “È la storia di un trentenne con la sindrome di Peter Pan, ancora alle prese con la ricerca di un lavoro e ancora bamboccione, assillato da una figura materna piuttosto invadente. Poi qualcosa cambia: un piccolo quotidiano cittadino lo assume come redattore nelle pagine degli spettacoli, in cambio di un esiguo stipendio…”.
Ho smesso di leggere, m’è parso un romanzo interessante, e conto di comprarlo, e leggerlo. Certo, però, non sarebbe una cattiva idea se il Corriere del Mezzogiorno lo regalasse ai suoi lettori, a puntate.




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25 settembre 2008

Pece, se non pace

Giuliano Ferrara mostra ancora qualche ritrosia, ma poi vedrete che si convincerà e cambierà opinione, gli basterà un insignificante pretesto e qualche sillogismo zoppo dei suoi. Anche col referendum sulla legge 40 aveva sollevato la questione di principio in favore del “no”, e pareva irremovibile, ma Camillo Ruini riuscì a convincerlo per l’astensione e la posizione de Il Foglio cambiò nel volgere di un giorno, senza troppa sofferenza, come se la linea del giornale fosse sempre stata quella.
Sarà anche per questo che, a spiegargli quello che ancora pare far fatica a capire, mandano ancora Camillo Ruini, che tra le tante sue virtù deve avere quella di sapere come si liscia il pelo a certe bestie:
Nella sostanza nulla è mutato, né potrebbe mutare, nell’atteggiamento della Cei riguardo alla tutela della vita umana dall’inizio al suo termine naturale. È del tutto fuorviante, dunque, interpretare le parole della prolusione del cardinale Bagnasco come se potessero rappresentare un cambiamento su questo punto. È vero esattamente il contrario: l’apertura a una legge ha il solo scopo di evitare un tale cambiamento. […] Condivido profondamente le istanze e le preoccupazioni oggettive espresse da Giuliano Ferrara, e vorrei rassicurarlo che il cardinale Bagnasco e la Chiesa italiana non deluderanno le attese di chi è a favore della vita e della dignità umana” (Avvenire, 25.9.2008).

Non bastasse, c’è l’immancabile Francesco D’Agostino: “Ferrara si è mosso come si muovono gli intellettuali, quando percepiscono una possibile frattura tra la realtà e i principi che essi han­no a cuore e vogliono difende­re […] Tanto peggio per la realtà, essi allora conclu­dono. Bisogna salvare i princi­pi, il resto non interessa.
Non è così che ragionano i cri­stiani. Non c’è dubbio che essi siano uomini attaccatissimi ai loro principi; ma non stanno al mondo solo per argomentarli e difenderli […], bensì per fa­re in mondo che i principi, non restando nel mondo delle idee, operino concretamente nella realtà”
(Avvenire, 25.9.2008).
Non è proprio un dargli dello stronzone, questo no, ma in un certo senso è peggio: è un rinfacciargli di non essere un credente, d’essere solo un ausiliario della fede.

Il contendere – sia pure solo temporaneo, non temete: Giuliano Ferrara si convincerà – sta nel fatto che una legge, per quanto restrittiva, dovrà pur sempre avere nel cappello introduttivo un richiamo al diritto di autodeterminazione che poi gli articoli asfissieranno con i limiti che la Cei “auspica”. È questo inevitabile richiamo che a Giuliano Ferrara non scende giù, perché sarà pur sempre – nero su bianco – un riconoscere all’individuo una qualche forma – pur svuotata di sostanza – di ciò che su vita e morte egli considera un controllo inammissibile da parte di chi vive e di chi muore.
Ma “non è così che ragionano i cri­stiani”: pur di toglierti il diritto di decidere per te stesso, i cristiani sono disposti anche a concederti una parvenza di quel diritto. È quello che chiamano “amore”, il cosiddetto “amore”. E infatti Francesco D’Agostino spiega a Giuliano Ferrara: “Il cristiano, prima anco­ra di giudicare (e condannare) il mondo, lo ama”.

Un po’ lo conosciamo: a leggerlo devono essergli torte le budella.
L’amore? L’amore è un inganno per consolare i deboli, una parola ambigua e pericolosa che solo se chiamata “carità” si purifica del suo elemento potenzialmente pernicioso che è il rispetto per la diversità da sé. E col rispetto per la diversità da sé s’apre un esiziale spiraglio al soggettivismo, al relativismo, al disordine. Non è così che il cristianesimo si è fatto devstare dal secolarismo?
Ecco, il contendere è su due diversi tipi di ordine e sulla verità che ciascuno sostiene. La verità dei cattolici scende dall’alto, s’incarna nell’autorità che così è legittimata a rappresentarla e si coniuga ad opportunità e convenienza, si fa storia fuori dalla storia, crea un canale trascendente-immanente attraverso il quale il flusso è continuo; quella di un ateo devoto sta dentro una attualità necessitata, e urge di un’autorità che la incarni, contro ogni calcolo di opportunità che la coniuga, e ad esclusiva convenienza di un ordine che si autoproduce, fonte di diritto come esercizio della forza ricondotta  a ragione.
A ben vedere, è il punto in cui l’ateismo e la devozione non possono che scollarsi: ma non c’è altro instrumentum regni che la religio, al momento, e – si accettano scommesse – Giuliano Ferrara saprà trovare pece, se non pace.




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25 settembre 2008

[...]

Scrive: “Dormire separati è la miglior garanzia di un matrimonio felice e duraturo” *. Come darle torto?




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25 settembre 2008

Il Quirinale dovrebbe esprimersi

L’altrieri, ho scritto che “è da stupidi” leggere la prolusione del cardinal Bagnasco come un’«apertura» in favore del testamento biologico: La Cei ha semplicemente preso atto che la Costituzione lascia ai magistrati ampia facoltà di essere interpretata a garanzia del diritto di autodeterminazione dell’individuo e corre ai ripari” *.
Mi ha fatto molto piacere – e per più d’un verso – constatare che la mia lettura coincideva con quella di Federico Punzi: “Altro che «apertura», come scrivono i giornali […] È esattamente il contrario, è un tentativo di inculata con destrezza […] La Cei e i politici cattolici hanno ostacolato per anni l’approvazione di una legge sul testamento biologico. Che ad un tratto siano proprio loro a chiederla a gran voce dovrebbe sollevare qualche sospetto” *.
Entrambi, ieri, avevamo la conferma dell’aver visto giusto nella risposta – anche un po’ seccata, bisogna dire – che Francesco Ognibene, a nome della Cei, dava a Giuliano Ferrara per l’aver scritto: “Il capo dei vescovi molla una posizione strategica sul tema della vita” (Il Foglio, 23-9.2008).

Francesco Ognibene (Avvenire, 24.9.2008) scriveva:
“Guardiamo senza paraocchi la realtà: è vero, in questa vicenda c’è chi ha cambiato le carte in tavola. Si tratta della Corte di Cassazione che il 16 ottobre di un anno fa, rovesciando clamorosamente un consolidato orientamento giurisprudenziale, ha di fatto autorizzato la Corte d’Appello di Milano a dare il via libera per il distacco del sondino che tiene in vita Eluana […] Con la sua sbalorditiva sortita la Suprema Corte ha di fatto, e a suo modo, legiferato in una materia nella quale devono valere garanzie e tutele indisponibili. […] Prendere atto che questi sono i fatti nuovi con i quali occorre fare i conti è un segno di saggezza, non certo di disinvoltura. Di lungimiranza, non di ripiegamento. Di coerenza, non di rovesciamento delle posizioni. […] Dopo la famosa sentenza della Cassazione, sono proprio alcuni dei propugnatori storici del testamento biologico a dire «meglio nessuna legge» […] Dal loro punto di vista, hanno già ottenuto tutto dalla Cassazione, a che serve ora una legge, forse a restringere le possibilità? Sì, esattamente a questo deve servire […] Amico Ferrara, che ti succede? Dove è andata a finire la tua rinomata lucidità?”.
Abbastanza per concludere, come faceva Alessandro Capriccioli: “In realtà vogliono solo impedirci di scegliere” *
.

Ora, io vorrei tornare a quanto avevo scritto riguardo a quell’ampia facoltà di essere interpretata a garanzia del diritto di autodeterminazione dell’individuo” che la Costituzione lascia alla Corte di Cassazione, ribadendo che per una legge restrittiva nei sensi espressi dalla Cei bisognerebbe parlare di un attentato alla Costituzione”.
Ecco, siamo ad un salto di qualità nell’ingerenza vaticana: l’attacco alla Costituzione. E il Quirinale dovrebbe esprimersi nel merito, sennò chi?




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24 settembre 2008

Atto dovuto

Ho accettato l’offerta con molte riserve, tutte racchiuse in quel “Provvisoriamente” che ho voluto come titolo per la mia rubrica settimanale. Non bastasse, ho messo le mani avanti e nel logo ho messo un monociclo, come a dire: meglio sbattere il muso da solo che pedalare sul triciclo. Mi ha dato qualche perplessità anche diventarne socio fondatore, poi, quando l’impresa è diventata una cosa seria o mostrava di volerlo diventare, come adesso confermano i numeri. Ma devo dire che anche qui – stranamente – le riserve si sono sciolte quasi subito, e non saprei nemmeno dire per quale ragione. O forse sì, una ce l’ho: la maniacale pignoleria di Alessandro D’Amato nel trattare le questioni legali e amministrative. Chissà quanti difetti ha – se li scopro, verrò a raccontarveli tutti, giuro – ma una cosa bisogna dirla, perché è doverosa: Giornalettismo deve quasi tutto a lui. Insomma, ho fatto un ottimo affare e mi fa piacere poterlo dire.




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24 settembre 2008

“Tre fatti”

Un editoriale anonimo dal titolo Tra Lourdes e Padre Pio (il Riformista, 23.9.2008) chiude con questa lezioncina: “Da laici riteniamo che non sia laico l’atteggiamento di chi cerca di ricondurre a proprie categorie quello che succede per il semplice fatto che non l’aveva previsto. Meglio dire non capisco”. Nel caso di specie, “quello che succede” sta in “tre fatti” rubricati alla voce “religiosità popolare”.
“Primo fatto”: il capo della Chiesa anglicana andrà in questi giorni a Lourdes per venerare la Madonna, alla faccia degli assunti teologici dell’anglicanesimo.
“Secondo fatto”: il presidente della Cei ha polemizzato con il direttore de la Repubblica (senza nominarlo, come è d’uso per i chierici da un certo livello gerarchico in su) sulla natura e la consistenza della fede nel suo gregge, schiaffandogli sotto il muso le cifre della periodica transumanza a Lourdes.
“Terzo fatto”: un socialista dei bei tempi che furono era devoto a Padre Pio e il figlio (del socialista, non di Padre Pio) rilascia un’intervista a L’Osservatore Romano nella quale ammette che, be’, sì, le stimmate sono davvero un bel mistero.
Questi sono i “tre fatti” dinanzi ai quali un laico dovrebbe sospendere ogni giudizio.

Personalmente, l’unica cosa che “non capisco” è perché un laico dovrebbe dire di non aver capito quello che è fin troppo evidentemente in questi “tre fatti”: siamo di fronte a tre diverse manifestazioni della potenza che la superstizione ancora esercita sugli individui e sulle masse.
Un’altra cosa mi pare altrettanto evidente: un “fatto” non può essere ritenuto impermeabile all’analisi critica per il solo fatto che si manifesti con i caratteri della potenza.

La potenza con la quale si manifesta un “fatto” può lasciare incantati, certo, ma questo accade solitamente solo in chi abbia una sua particolare propensione a farsi incantare dalle manifestazioni di una qualsivoglia potenza. È propensione a concedere uno statuto di razionalità all’irrazionale in virtù del “fatto” che esso operi manifestando potenza. Non è da laici, è da pusillanimi che inclinano al conformismo. E non ha nemmeno la grandezza tragica di chi davanti alla potenza dell’irrazionale cade bocconi, venerandone il “mistero” incarnato nel “fattuale”.
Insomma, Il Foglio può muovere all’orrore, il Riformista sicuramente alla pena.




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23 settembre 2008

[...]

Ha ragione Famiglia Cristiana: un’altra delle cose che non potremo mai perdonare a questo centrodestra è l’averci costretto a dirlo due o tre volte.




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23 settembre 2008

Varie

1. Se a commento della prolusione di Angelo Bagnasco si parla di una “apertura della Cei in favore del testamento biologico” si è davvero stupidi e la gran parte dei giornalisti italiani, a leggere le prime pagine dei quotidiani di oggi, lo è. La Cei ha semplicemente preso atto che la Costituzione lascia ai magistrati ampia (troppo ampia) facoltà di essere interpretata a garanzia del diritto di autodeterminazione dell’individuo; non potendo tenere aperti mille fronti quanti possano essere i singoli casi, corre ai ripari; e sa di poter pretendere restrizioni significative, avendo a disposizione un Parlamento come questo. Più che di “apertura” bisognerebbe parlare di un attentato alla Costituzione con la complicità delle forze politiche filoclericali che si appiattiranno sui limiti allautodeterminazione in sede di testamento biologico. Rimane la Corte Suprema a dover decidere sulla costituzionalità delle restrizioni, adesso, non pare esserci nient’altro. Il 70% degli italiani considerano pienamente legittime le disposizioni che Eluana Englaro ha affidato al padre, ma è opinione pubblica non rappresentata su questo piano, e malamente rappresentabile. Dentro, per esempio, c’è una consistente quota di individui che riesce a sentire assurda la legge 40 solo quando ne è costretta a far le spese personalmente. Per tacere degli inqualificabili parassiti disposti a fare una battaglia solo se c’è una sicura possibilità di vincerla.

2. “Nel 1964 acquistai d’occasione una partita di dischi a 78 giri nella parte nord di Londra, dove ora c’è un rondò e una cartello con la scritta «The North». Quell’eterogenea collezione è stata la fonte di molte idee musicali – non ultime le composizioni con testi riferiti ad animali ne «Lo zoo di Venere». Di questa collezione faceva parte anche una vecchia incisione della Sinfonia Concertante di Mozart per viola, violino e orchestra. Otto battute dell’Adagio fornirono la base per la struttura musicale del mio film del 1978-80, «The Falls». Michael Nyman prese quella breve sequenza evocativa e la frammentò ottenendo la colonna sonora delle novantadue biografie che compongono il film. Solo alla fine della novantaduesima biografia la sequenza mozartiana riaffiorava nella sua interezza” (Peter Greenaway, Paura dei numeri, Il Castoro 1996).

3. Particolare attenzione all’umido. *

4. Su Lourdes e su Padre Pio, il Riformista ha una opinione che... No, sarà il caso di scriverne a parte.




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23 settembre 2008

Buffa sorte di un refuso

1. Prendetela come la buffa sorte di un refuso o, se vi convinceranno le mie considerazioni in chiusa, come un apologo su quel genere di ottusità che è struttura portante della devozione cattolica. A offrirmene lo spunto è un passaggio nella prolusione che, lunedì 22 settembre, il cardinal Angelo Bagnasco ha tenuto all’apertura del Consiglio permanente della Cei:

“Non ha ragione Alexis de Tocqueville ad asserire «che il dispotismo non ha bisogno della religione, la libertà e la democrazia sì» (in La democrazia in America, I, 9)?”.

Cominciamo col dire che il riferimento è errato: ne La democrazia in America non c’è alcun punto che corrisponda a quell’“I, 9”, per il semplice fatto che il I Libro ha solo 8 capitoli (il II Libro ne ha 10; il III Libro ne ha 75 [divisi in 4 Parti: 21 + 20 + 26 + 8]). E allora donde esce «che il dispotismo non ha bisogno della religione, la libertà e la democrazia sì»?

È molto triste – o divertente, a piacere – ma esce da altrettanto erronea citazione ripresa, senza verifica, dal discorso che monsignor Dominique Mamberti,
segretario della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati, ha tenuto il 29 agosto al Meeting di Cl a Rimini. Lì, Sua Eccellenza ha pronunciato la frase che è in tutto e per tutto uguale a quella pronunciata da Sua Eminenza:

“Non ha ragione Alexis de Tocqueville ad asserire «che il dispotismo non ha bisogno della religione, la libertà e la democrazia sì» (in La democrazia in America, I, 9)?”.

Il refuso, dunque, è da addebitare a monsignor Mamberti? No, perché questi, a sua volta, l’ha presa così come l’ha detta da un discorso del cardinal Tarciso Bertone ad un Convegno su La libertà religiosa, pietra miliare della nuova Europa (Gazzada – Varese, 19.10.2007). La frase del cardinal Bertone era identica, ivi compreso il refuso “I, 9”:

“Non ha ragione Alexis de Tocqueville ad asserire «che il dispotismo non ha bisogno della religione, la libertà e la democrazia sì» (in La democrazia in America, I, 9)?”.

Tenuto conto che la frase era stata pronunziata a Gazzada, il refuso ci sta tutto e uno si fermerebbe qui. Ma è adesso che viene il bello.



2. Come può essere corretto quel refuso? In quale punto de La democrazia in America, che non sia l’inesistente “I, 9”, si può trovare, se non la testuale frase del virgolettato, almeno qualcosa che ne abbia il senso? Esattamente in II, 9.
Qui Alexis de Tocqueville scrive:

“Credo che sia un errore considerare la religione cattolica come un nemico naturale della democrazia. Mi sembra invece che, fra le varie confessioni cristiane, il cattolicesimo sia una delle più favorevoli all’eguaglianza delle condizioni”.

È solo la somiglianza tra “I, 9” e “II, 9” che ce lo suggerisce? Non solo.
In un articolo di Carlo Cardia (Avvenire, 8.1.2006), a commento di un discorso di Benedetto XVI alla Curia romana (22.12.2005), si legge:

“La democrazia americana nasce senza logiche di esclusione, con l’amicizia e la partecipazione di tutte le Chiese, compresa quella cattolica. Resta emblematica la lettura di Tocqueville, il quale riteneva che la democrazia (più che l’assolutismo) avesse bisogno della religione, e che «fra le varie confessioni cristiane, il cattolicesimo (fosse) una delle più favorevoli all’eguaglianza delle condizioni»”.

L’ultima parte del periodo, come abbiamo già visto, è di Alexis de Tocqueville, e si trova in II, 9 de La democrazia in America.



3.
Possiamo ricostruire in senso inverso:

22.12.2005 Benedetto XVI fa il suo discorso alla Curia romana nella quale fa un accenno – solo un accenno, senza citare Tocqueville – alla democrazia americana.
8.1.2006 Carlo Cardia commenta il discorso di Sua Santità e cita Tocqueville (La democrazia in America, II, 9) premettendo al virgolettato che “la democrazia (più che l’assolutismo) [ha] bisogno della religione”.
19.10.2007 il cardinal Bertone (o chi per lui) attribuisce testualmente a Tocqueville quello che Carlo Cardia ha riassunto dal passo in II, 9 e commette il refuso (-> I, 9).
29.8.2008 monsignor Mamberti, pensando di citare Tocqueville, cita Bertone (refuso compreso).
22.9.2008 il cardinal Bagnasco cita Mamberti, pensando di citare La democrazia in America.

Non vi dico quanti giornali, siti d’informazione cattolici e blog devoti stanno citando Tocqueville in queste ore: La democrazia in America, I, 9. Non un solo coglione che vada ad aprire il libro per andare a controllare. E perché dovrebbero? Come mettere in discussione tante autorità?


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Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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per saperne
qualcosa
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