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malvino
il blog di Luigi Castaldi


Diario


11 febbraio 2010

Buena lectura a todos

Stupisce che la Caritas in veritate sia “condivisibile quasi al 100% dal governo cubano”? È quanto afferma l’ambasciatore cubano presso la Santa Sede: stupisca o no, gli si deve credere. L’intervista in cui Eduardo Delgado Bermúdez dichiara che la dittatura de L’Avana apprezza molto il magistero sociale della Chiesa ratzingeriana (zenit.org, 10.2.2010) ce lo presenta come ufficiale delle Forze Armate Rivoluzionarie quando Fidel Castro è arrivato al potere nel 1959”, ci dice che fa l’ambasciatore da quasi mezzo secolo, che “dal 2002 al 2009 è stato direttore generale del Ministero degli Esteri”. È chiaro che Cuba ha piazzato in Vaticano un pezzo pregiato, un uomo di lunga fedeltà al regime. Che rammenta: Quest’anno ricorrono 75 anni di relazioni [tra Cuba e Santa Sede]. Non si sono mai interrotte, in nessun momento. Sono sempre state buone”. Il che dimostra che la Santa Sede sa mantenere buoni rapporti con le dittature, se le dittature durano e se non rifiutano favori.

Linkare lintervista sui forum on line dei profughi cubani in Usa (per fortuna zenit.org ha pure una edizione in lingua inglese) è un gesto da buon samaritano.




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11 febbraio 2010

Mucillagini

Christian Rocca segnala come assai sensato un post di Francesco Costa sulle ultime decisioni della commissione vigilanza Rai. Vado a leggerlo e devo ammettere che è assai sensato.
Francesco Costa spiega in modo chiaro, preciso e onesto tutta la faccenda che nel Pd ha fatto mugugnare al tradimento radicale, e dimostra che s’è mugugnato a torto, perché “la norma approvata dalla commissione di vigilanza sulla Rai (su iniziativa del deputato radicale Beltrandi) non «sospende» i talk show, non li «taglia», non li «oscura», tantomeno li «censura» [ma] prevede invece una più esigente e rigida applicazione di una legge votata dal centrosinistra diversi anni fa […]: la par condicio”.
Altro che serpe nel seno. In realtà, il radicale ha richiamato al rispetto di una legge voluta, approvata e mai ripudiata dallo schieramento col quale il suo partito corre nella prossima tornata elettorale: nessun tradimento radicale, nessun danno al Pd dall’iniziativa di Beltrandi, e dunque la vicenda non può assolutamente essere presa a dimostrazione che l’alleanza elettorale con i radicali sia stato un cattivo affare (non qui, non per ora, vedremo più in là).
E allora il titolo che Christian Rocca dà alla segnalazione “L’avete voluta la Bonino?” (e mi pare che ci manchi pure una virgola) – che cazzo mi significa? Solitamente, una domanda del genere è retorica, e sta per “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”: se Francesco Costa ha dimostrato che non è derivato alcun “mal dall’alleato radicale, di cosa dovrebbe piangere, il Pd, secondo Camillo?

È senza dubbio un infortunio lessicale, ultimamente ne capitano molti alle penne de
Il Foglio. Si prenda Paolo Rodari, per esempio, il vaticanista. Il 23 gennaio scorso spaccia notizie “che non hanno fondamento (così a detta del Papa, che manda a dire di sentirsene anche un po’ offeso). E sì che Rodari dava lezioni di galateo vaticanistico, dal suo blog, non più di qualche mese fa: “Il giornalista in Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell’ospitalità: può scrivere la verità con garbo, usando l’espediente di far intendere invece che dire”.
Che mi fa, il 23 gennaio, questo campione del tatto sopraffino? Spara una ricostruzione del caso Boffo che per il Vaticano configura “una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice. E meno male che Rodari è un maestro di garbo, sennò al Ratzinger venivano le stimmate e al Bertone le crisi epilettiche.




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9 febbraio 2010

[...]


“Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano Avvenire, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de L’Osservatore Romano, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento…”

Bollettino Ufficiale della Santa Sede, 9.2.2010




Al direttore – Mi faccia l’esegesi, gentilmente. Sua Santità manda a dire che scrivete cazzate o cosa?

Luigi Castaldi, Napoli




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9 febbraio 2010

“Le guarigioni fisiche straordinarie sono diventate rare”

Talvolta un tumore può regredire spontaneamente, senza un’apparente ragione, anche se il malato non ha chiesto una grazia, anche se disperava e bestemmiava, bestemmiava e disperava. Può capitare – ed è capitato – anche se il malato non è credente. Si calcola che l’evento accada in una percentuale di casi che oscilla, secondo il tipo di tumore, da 1/10.000 a 1/100.000. Evento molto raro, dunque, ma non impossibile. Il fatto è che, andando a Lourdes, si fa rarissimo. E questo vale anche per le altre patologie per le quali solitamente si chiede aiuto a Dio o agli intermediari titolati.
La fatata cittadina è meta di malati in cerca di un miracolo da 145 anni, ma gli unici miracolati certi sono gli operatori turistici della zona. Si calcola che in questo arco di tempo vi siano transitati non meno di 120 milioni di fedeli, oltre il 70% dei quali andava a chiedere una guarigione. Bene, secondo i dati ufficiali forniti dalla Chiesa, in circa un secolo e mezzo si sono avute solo 67 guarigioni, delle quali solo 4 da un tumore. Percentuale molto inferiore a quella di qualsiasi altra parte del mondo, quasi che ad andare a Lourdes diminuiscano le speranze di una remissione spontanea della neoplasia o della patologia dalla quale si chiede alla Madonna di essere liberati. Si è calcolato, infatti, che in 145 anni, su poco meno di 90 milioni di malati transitati per Lourdes, avremmo dovuto avere non già 4, ma da un minimo di 60 ad un massimo di 520 guarigioni da tumori, e non già 63, ma da un minimo di 900 ad un massimo di 2.200 guarigioni da patologie non oncologiche.
Dati ampiamente noti, ma chissà perché poco diffusi.

Interessante, dunque, leggere l’intervista che il dottor Patrick Theillier, ex presidente dell’Ufficio Medico del Santuario di Lourdes, ha rilasciato a zenit.org (8.2.2010): “Tutti possiamo ricevere una guarigione a Lourdes se la chiediamo e l’aspettiamo con fede e perseveranza […] [anche se] può non essere tanto spettacolare da essere considerata un miracolo […] [perché] Dio agisce in primo luogo attraverso mediazioni umane, con la medicina e i medici […] [anzi, pare che agisca così sempre più spesso, perché] le guarigioni fisiche straordinarie sono diventate rare”. A Lourdes, naturalmente.
Ma qui – miracolosamente – un colpo di genio: il dottor Theiller invita tutti i medici a recarsi a Lourdes per “incontrare colleghi di tutto il mondo, ascoltare una serie di interventi sul tema del Credo in relazione ai medici e alla medicina e compiere un pellegrinaggio avendo l’occasione unica di vivere la guarigione di cui tutti abbiamo bisogno”. Guarigione “dalle sofferenze morali e dalle ferite della vita, di ordine psicologico-spirituale”, naturalmente. E conclude: “Come hanno dimostrato quanti sono venuti ai Congressi precedenti, i medici presenti potranno sperimentare la misericordia di Dio in questo luogo di grazie”. Ogni stazione termale, d’altra parte, è un’ottima location per congressi medici.

Si legge l’intervista e non si può fare a meno di volgere un pensiero alla Vergine: “Madonna, che cinismo!”.




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9 febbraio 2010

Pasquinar

Sott’ar bel colonnato de Bernini,
prima er veleno e mo la rivortella:
fottuto Boffo per colpir Ruini,
stanno a fa’ er culo pure a Fisichella.


*




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9 febbraio 2010

“Confortare e arricchire la gente comune”

Solo la tv di Berlusconi poteva farci rimpiangere la tv di Bernabei, e Bernabei ne approfitta: La televisione deve servire ad aggiornare le proprie conoscenze, a rifornirsi di idee; ha il potere di confortare e arricchire la gente comune che non ha grande possibilità di informazione, di acculturazione, di scambio di idee. Ecco perché è una grande responsabilità. Non a caso tutti i Paesi dell’Europa occidentale, dovendo iniziare un servizio quotidiano di comunicazione televisiva, scelsero l’organizzazione pubblica più o meno direttamente partecipata dallo Stato. Poi la televisione, che da noi non era commerciale come negli Stati Uniti, ha cominciato a cambiare natura. […] Il telespettatore è considerato oggi soltanto sotto il profilo di consumatore. Tutto si deve adeguare a questa funzione principe. Ma l’umanità non è soltanto consumo” (L’Osservatore Romano, 3.2.2010). Belle parole, quasi ci si dimentica delle centinaia di miliardi di denaro pubblico che la sua Italstat stornava per i conti neri dell’Iri.

Vien voglia di spegnere il televisore e andare su Youtube a rinfrescare l’anima cogli spezzoni di quei varietà e quegli sceneggiati in bianco e nero coi quali la tv di Bernabei confortava e arricchiva la gente comune. Qui abbiamo due alternative: annegare nella nostalgia o tenerci a galla aggrappati alla definizione di conforto e arricchimento della gente comune che Bernabei dava due o tre anni fa: “Allora, c’erano le gemelle Kessler. […] Erano eleganti, raffinate, femminili. Facevano sognare senza svelare. La calzamaglia era strategica. Grazia a essa, l’italiano medio dimenticava la cellulite, ma gli restava il dubbio su come fossero davvero le gambe della Kessler. Quindi, poi, tornava sereno dalla moglie cellulitica. La famiglia era salva” (Vanity Fair, 27.7.2007).

Meglio la nostalgia, e dunque mettiamo da parte Vanity Fair e riprendiamo L’Osservatore Romano: “Poi, come sempre capita in tutte le vicende umane, alla fase ascendente di una parabola segue quella discendente […] [e assistemmo a] un fenomeno non esclusivamente italiano ma mondiale, la nuova televisione, quella che Popper definì «cattiva maestra», cioè permissiva, relativista, consumista, che pur di attrarre il pubblico non si perita di ricorrere a espedienti di violenza e di pornografia”. Con ciò rendendolo sensibile alla cellulite, e mettendo a rischio l’integrità della famiglia.




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9 febbraio 2010

"Sottrarsi alle interpretazioni fuorvianti e interessate escogitate per nobilitare la lotta per bande in atto ai piani alti della Chiesa"

Paolo D’Andrea scrive che “ai piani alti della Chiesa” si sta consumando una “lotta per bande”, e che sul caso Boffo – momento cruciale, se non resa dei conti – i contendenti fanno girare “interpretazioni fuorvianti e interessate”, “escogitate per nobilitare” in cimento dialettico di due diverse profezie di Chiesa quello che è in realtà un brutale scontro tra opposte cordate. Cordate miste, perché sotto il gonfalone di Bertone, e sotto quello di Ruini, ci stanno le mozzette ma pure le livree dei loro servi. Sul campo si vedono soprattutto quelle. Quella di Dino Boffo, insanguinata. Quelle dei ruiniani di complemento – zuavi del calibro di Giuliano Ferrara e Sandro Magister – un po’ logore e con qualche strappo. I bertoniani stanno in livrea mimetica. Si riconosce il Vian. In quella potrebbe esserci la Scaraffia. Poi c’è l’anonimo manipolo che assedia il Toniolo. Un brutto spettacolo, senza dubbio, e questo – per Paolo D’Andrea – accade per l’“indecisionismo di papa Ratzinger”.
È un’analisi che trovo assai convincente. Suggerisco attenzione al suo articolo (
Il Secolo d’Italia, 4.2.2010).




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8 febbraio 2010

Sul cosiddetto «voto cattolico»



“Dacci pane pei nostri denti,
fantasie e scazzottature,
ogni sorta d’ardimenti,
di mattane e d’avventure”

Curzio Malaparte, 1928


Ogni analisi del cosiddetto «voto cattolico» prende in considerazione campioni di elettori selezionati in base all’indicatore della pratica, e infatti tutto ciò di cui sappiamo sul «voto cattolico» in Italia è il frutto di domande poste a quanti escono da una chiesa dopo aver seguito una funzione liturgica, suddivisi per assiduità di pratica (una messa a settimana, una messa al mese, almeno tre messe all’anno, ecc.). Il Regno, la rivista dei padri dehoniani, non ha mancato neanche un’occasione elettorale dal 1996 al 2008, e ha pubblicato dati (Abacus) che mostrano un progressivo spostamento del cosiddetto «voto cattolico» dal centrosinistra al centrodestra, quantitativamente lieve forse, ma comunque sensibile. Semplificando: nel 1996, su 100 intervistati, 42 esprimevano la loro preferenza per l’area di centrodestra (Forza Italia, An, Ccd-Cdu, Lega), nel 2001 erano 44, nel 2008 erano 46.
Dinanzi a questi numeri non si capisce come si possa continuare a dire che il «voto cattolico» sia una chimera, e tuttavia Giordano Bruno Guerri scrive: “In gran parte dei credenti, anche praticanti, ha prevalso quella che viene definita un po’ spregiativamente «religione fai da te». Si crede in Dio, si cerca di mantenere l’essenza del messaggio cristiano, ma non si crede più tanto che l’uno e l’altro siano rappresentati appieno dalle disposizioni che vengono dal Vaticano o dal prete parrocchiale. […] C’è da chiedersi, allora, perché tutti i partiti – di destra come di sinistra – corrano a genuflettersi al papa, se non a baciarne la pantofola, appena possibile. È evidente che si tratta più della ricerca di un’alleanza (non voglio dire protezione) politica, che di ossequio alla fede. La faccenda riguarda più gli eletti che gli elettori, le trame e gli accordi parlamentari più che la vita quotidiana – e il voto – dell’elettorato. Con poche eccezioni, quello cattolico sceglierà come gli pare, al pari dei non credenti. Gaudeamus, igitur” (il Giornale, 3.2.2010).

Davvero non capisco di cosa si debba gioire. Il «voto cattolico» si è forse «secolarizzato» – come si è soliti dire con sempre più frequenza, senza tener conto che la secolarizzazione non esclude la fidelizzazione della clientela – ma non è affatto vero che, al momento di esprimere la propria preferenza, il cattolico praticante sia del tutto insensibile a ciò che centrodestra e centrosinistra dichiarano di recepire dal magistero morale e sociale della Chiesa. Si tratta di una Chiesa alla quale calzano assai male le peraltro logore categorie di destra e sinistra, questo lo sappiamo. Ma si tratta pure di una Chiesa che sotto gli ultimi due pontificati ha investito tutte le sue forze nel correggere le interpretazioni in chiave progressista del Concilio Vaticano II, trovandosi così ad essere alleata naturale, e protettrice più o meno dichiarata, di politiche conservatrici, quando non restauratrici.
Ogni interpretazione in chiave progressista del Concilio Vaticano II, infatti, viene “da sinistra”, ma anche da quei cattolici che si ostinano a credere possibile una riforma liberaldemocratica del cattolicesimo. E la Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI non ha potuto far altro che sembrare “a destra”, se non “di destra”: contro la teologia della liberazione, come contro il comunismo, e contro il catechismo olandese, come contro la pretesa di sostituire il diritto delle maggioranze democratiche al diritto trascendente, ad essa rivelato, da essa tramandato, sostanzialmente antidemocratico e illiberale.

C’è poco da gioire, igitur. L’unica libertà di voto che la Chiesa cattolica può concedere ai suoi fedeli è quello che si inscrive nella cifra dell’ipocrisia come tributo che la disobbedienza concede all’appartenenza. E infatti Giordano Bruno Guerri sbaglia l’analisi quando postula che “le trame e gli accordi parlamentari” siano slegati da ciò che è – nella vita culturale, sociale e politica di una nazione – “la vita quotidiana”. Il cattolicesimo, anche quando politicamente sembra inerte, ruba agli italiani pezzi di vita, spazi di libertà, diritto. Questo centrodestra è solo uno dei suoi strumenti.




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8 febbraio 2010

Sublimazione



Don Fortunato Di Noto ha scritto una e-mail aperta ai bambini che navigano in internet, per metterli in guardia dai pedofili: “Cari bambini, […] vi ricordate il detto «chi trova un amico, trova un tesoro»? Ma attenzione, capita spesso che su internet si facciano incontri di falsi amici”. Molto bello, no?
Poi però: “Su internet si può incontrare anche Gesù, che parla attraverso la Parola di Dio (chi di voi sa che esistono tanti siti adatti a questo?) oppure attraverso le pagine web della tua parrocchia, del tuo gruppo. Pensate a una chat solo per voi, fatta per incontrarvi e discutere delle «cose del Padre mio» (come ci dice Gesù stesso), o sui social network dove possiamo creare dei «gruppi per stare insieme», e anche su Youtube per caricare dei filmati su delle attività di solidarietà e diffondere un messaggio di pace”.
Non so a voi, a me pare pedofilia sublimata. Sempre meglio di quando la pedofilia dei preti non sublima, senza dubbio. E dunque viva la sublimazione.

Un sadico può sublimare in un chirurgo, un esibizionista in un attore, un suicida in un eroe. Laudetur Jesus Christus, un prete con pulsioni pedofile può sublimare in uno spietato acchiappapedofili. Con la sublimazione il Bene vince il Male per due a zero, a tavolino, e dunque viva la sublimazione bis, laudetur Jesus Christus bis.
Che splendido chirurgo, e speriamo di non sorprenderlo in un ghigno. Che attore formidabile, ma speriamo di non coglierlo nell’autocompiacimento. Fiato alle trombe per l’eroe, tutti in piedi, mano sul cuore, e speriamo di non trovargli in tasca il Prozac. E un “bravo!” a don Fortunato, dunque, ma speriamo di non scorgere in lui la viscida lusinga che mira a irretire il minore…

Macché, “s
arà una bella e nuova avventura essere «bambini che diffondono Gesù» nelle chat, attraverso un sito (magari quello della parrocchia), ed anche attraverso un sms mattutino ai tuoi amici, non solo per dire «ciao», ma per scrivere una frase del Vangelo di Gesù. I bambini digitali saranno i portatori di Gesù nel web. Perché è proprio vero: i bambini salveranno la bellezza del web e la vera comunicazione del Vangelo”.
Ok, le pulsioni pedofile sono ben sublimate, ma serpeggia un bavoso tentativo di circonvenzione d’incapace, non trovate?




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8 febbraio 2010

Provocative

Non è affatto frequente che un articolo pubblicato su The New England Journal of Medicine sia accompagnato da un editoriale, ma così è stato, mercoledì 3 febbraio, per Willful Modulation of Brain Activity in Disorders of Consciousness (Martin M. Monti et al.), e nell’editoriale si mettevano le mani avanti: The article by Monti et al. is provocative”, scriveva Allan H. Ropper, perché “the mind is an emergent property of the brain and cannot be «seen» in images”.
L’articolo si spingeva ad insinuare che si possa definire coscienza ciò che la risonanza magnetica nucleare (MRI) rileva a carico dell’attività neuronale di un soggetto in stato vegetativo, in supposta risposta a un dato stimolo?
Macché, si limitava a dire che a small proportion of patients in a vegetative or minimally conscious state have brain activation reflecting some awareness and cognition”. Reflecting, com’è nel fenomeno dell’eco che si ha in risposta interrogando una sala vuota: una sorta di arco riflesso, insomma.

Per taluni fu assai duro farsi una ragione che la tosse di Eluana Englaro fosse mero epifenomeno di un arco riflesso in un soggetto privo della benché minima possibilità di some awareness and cognition (come accertato dall’esame autoptico), e in quella tosse si ostinarono a voler vedere un segno di coscienza. Figuriamoci stavolta.
Stavolta l’arco riflesso ha dato in supposta risposta images prodotte dal cervello: dalla frettolosa lettura dell’articolo, senza dare neanche un’occhiatina all’editoriale, hanno desunto di aver «visto» la coscienza in tutti i soggetti in stato vegetativo. Fra questi v’è Assuntina Morresi, che dalle pagine di Avvenire annuncia – tout court – la “possibilità di comunicare con persone in stato vegetativo”.

S’era detto che l’articolo era provocative, e comunque in esso si diceva chiaro e tondo che “it remained impossible to establish any form of communication at the bedside” del solo paziente (1 su 54) capace di dar l’impressione “to use our technique to answer yes or no to questions”, ma la esuberante Assuntina pensa di potersene servire per confezionare una simpatica suggestione: “Chissà cosa sarebbe successo se fra le persone esaminate dai ricercatori ci fosse stata anche lei [Eluana Englaro].
Non le salta neanche in testa che qualcuno le avrebbe potuto chiedere: preferisci morire piuttosto che rimanere in stato vegetativo? E che quella avrebbe potuto rispondere: sì.




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8 febbraio 2010

Promemoria per l'avvocato

Circa un milione di euro viene trovato su un conto corrente intestato a Patrizia D’Addario, che in Gradisca, Presidente (Aliberti, 2009) raccontava: “Si trattava di pagare il resto dei debiti, di impedire che il rustico tornasse all’asta, di riconsegnare il progetto al Comune a mio nome. Non male per una ragazza che, fino ad allora, aveva solo sfilato, ballato, cantato o fatto i giochi di prestigio. Salgo molte scale, visito molti uffici, vedo molte persone, piango molte lacrime. E ce la faccio sia a pagare i debiti, sia a riconsegnare il progetto. […] Complessivamente, tra il 1998 e il 2007, ho pagato al Comune di Bari più o meno settantamila euro per i vari oneri previsti. Una bella spesa per ottenere, finora, niente di niente. Il resto del mio gruzzoletto, quello che mettevo da parte da quando ero piccola, sono una formica non una cicala, e lavoro da quando avevo quindici anni, finisce tutto nelle tasche dei creditori”.
Non stupisca che in poco più di due anni si possa arrivare al milione da zero. Cinquemila euro a botta, per una botta ogni due o tre giorni, per due anni e mezzo, fa giusto un milione. E non mi si venga a dire che cinquemila euro a botta sia prezzo esagerato: c’è chi li paga.




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4 febbraio 2010

Sous aucun prétexte je ne veux / avoir de réflexes malheureux




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3 febbraio 2010

Leviamoci ‘sto dente

L’ometto ha detto cose sennate in Israele. (Chissà chi gliele avrà scritte.)




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3 febbraio 2010

A tema

Usare il termine “blogreferenziale” al posto di “autoreferenziale” pare una cazzata, ma non lo è. Infatti c’è un modo tutto particolare di essere autoreferenziali quando si blogga, anche se va detto che è diretto discendente dell’autoreferenzialità su cartaceo, che a sua volta discende da quel pubblico imbrodarsi di lode, però con umiltà, dal tempo che da nomadi divenimmo stanziali. E dunque non entrerò nel merito di questo post “blogreferenziale” di Piovono rane, perché hanno già un po’ troppo scassato la minchia al povero Gilioli per l’aver detto che “c’è il sole”, ma mi limiterò a lodare l’umiltà che trasuda da questo espediente retorico, che è un modello di pregio.

Gilioli avverte in apertura: “Post molto blogreferenziale, chi non è maniaco del genere salti tranquillamente”. È come dire al maniaco: “Leggimi, leggimi, perché solo tu puoi capirmi”. Ecco perché “blogreferenziale” sostituisce bene “autoreferenziale”: c’è una chiamata al modello. Il resto vien da sé, facile facile, ché più di più facile c’era solo “se sei bello, ti tirano le pietre, / se sei brutto, ti tirano le pietre” (Antoine, 1967). Bel post, lo segnalo.

Giocoforza siamo dei maniaci, infatti possiamo parlare del post solo se l’abbiamo letto, e mi auguro che chi non sia un maniaco del genere non sia arrivato fin qui. E però, se ci sei arrivato, da maniaco a maniaco, fatti dire: come siamo ridicoli quando facciamo gli eroi. Tutti noi maniaci dovremmo essere assai grati al Gilioli, perché ci consola, ci fa sentire veri eroi (importando il modello, naturalmente). A me personalmente viene la gran voglia di un Blog Pride, ho già una mezza idea di cosa mettermi, un mix di Filottete e di San Sebastiano.




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2 febbraio 2010

Ma solo Morgan ammette di farsi di crack (*)

“Se non riconoscessimo i limiti della nostra ragione, saremmo tutti padroni della nostra vita e della nostra morte, quindi degli inutili nichilisti”

Pierluigi Diaco, Il Clandestino, 2.2.2010



(*) Morgan ritratta, però è una cover.




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2 febbraio 2010

Onde radio ad alta velocità

Richard Dawkins è tra gli intervistati da edge.org su quanto “la rete [abbia] cambiato la nostra vita e il nostro modo di pensare” (Internazionale, XVII/831 – pagg. 36-37) [*], e chiude il suo intervento con una interessante considerazione: è la velocità delle connessioni che cancella le distinzioni tra unità che comunicano tra di loro, ed è l’istantaneità della comunicazione che da entità individuali le trasforma in parti di un sistema. Vale per il sistema nervoso – dice Dawkins – ed è questa istantanea comunicazione tra le diverse aree cerebrali – mi permetto di aggiungere io – che consente a un certo numero di neuroni di rappresentarsi in unità (“io”). Ma Dawkins ci offre lo spunto a considerare che questo vale (pretenderebbe di valere) anche per lo stato organico, per la società che si dà come organismo (e qui ci sta di tutto, l’ideale di società cristiana e il comunismo, l’apologo di Menenio Agrippa e la Gesinnungsgemeinschaft nazista). L’idea che una società sia (o debba essere) un organismo riposa su una premessa impossibile e su una necessità non dimostrata, e “una società umana potrebbe davvero diventare un unico individuo – dice Dawkins – se ognuno di noi fosse capace di leggere il pensiero degli altri grazie al passaggio diretto di onde radio ad alta velocità da un cervello all’altro. E quello che si cerca di surrogare con le liturgie di massa.





[*]
Condivido tutto ciò che dice, e volendolo ridurre all’osso: “Il web è […] uno dei traguardi più alti raggiunti dalla specie umana. La sua qualità migliore è quella di non essere stato creato da un singolo genio […], né da una grande azienda […], ma da una comunità anarchica composta da singoli e gruppi per lo più anonimi sparsi in tutto il mondo […] Naturalmente ci sono anche gli aspetti negativi, ma non sono gravi, […] maleducazione […], aggressività […], e poi c’è l’eterno problema di distinguere le informazioni vere da quelle false […], ma la vita di un errore prima che il naturale meccanismo di correzione lo elimini è molto breve. […] C’è molta spazzatura, più di quanta ce ne sia nei libri […] ma la velocità e l’onnipresenza di internet ci spingono a essere più critici. […] Forse l’aspetto più negativo di internet è che navigare può diventare una dipendenza e una gran perdita di tempo...”. Ma qui potete trovare il testo integrale.




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2 febbraio 2010

[...]




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2 febbraio 2010

[...]

C’è gente che dopo aver visto Avatar non sopporta più il mondo reale, si deprime, addirittura è tentata al suicidio, e la medicina non sa ancora dare un nome alla cosa (La Stampa, 12.1.2010). Formamentis ipotizza che si tratti di una variante della sindrome di Stendhal, e chissà, può darsi. Tuttavia, a sentire i poveretti, a me pare che il disturbo non sia neurologico né psichiatrico, ma metafisico, del tipo comune agli gnostici adusi all’esperienza mistica e più in generale a quanti, dopo aver fatto esperienza allucinatoria di una dimensione soprannaturale, percepiscono il mondo reale come cosa grigia e opaca, degradata e corrotta.
Guardando il favoloso mondo di Pandora, ho realizzato che vorrei vivere in un posto così. Ho pensato di uccidermi, magari rinascerò in un luogo simile a quello”
: basta cambiare “Pandora” con “Regno dei Cieli” e siamo all’anelito d’uscita dal mondo di tanti cristiani dei primi secoli (e non dimentichiamo che fino al IV secolo il suicidio non era affatto deprecato se motivato dal desiderio di liberarsi dalla schiavitù della carne).
“Quando mi sono svegliato la mattina dopo essere stato al cinema, il mondo mi è apparso grigio. Il mio lavoro, la mia vita, tutto ha perso ogni valore. È tutto così insignificante, è un mondo di morte”: è il down dopo il trip mistico, con il ben noto ribaltamento della vita in morte, e viceversa. La fede consente la visione del Regno dei Cieli, gli appositi occhiali quella di Pandora. 
 [Lì] ogni cosa è perfetta. [Qui] mi sento triste perché il mio mondo fa schifo, sono disgustato da come la razza umana ha distrutto la Terra”: basta un accenno al peccato originale e alla natura infetta della vita terrena, alle fulgenti schiere angeliche e alla geometrica purezza delle sfera superiori, e siamo al disturbo metafisico noto come gnosi. Al mondo si preferisce una dimensione che lo trascende.
 




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1 febbraio 2010

Radici

A un vertice della Nato, tre o quattro anni fa, narrava della fondazione di Roma ad opera di “Romolo e Remolo”, diceva che eravamo incontro tra Grecia e Bassa Tuscia, figli di Enea e di Lavinia. Oggi ha una nuova tesi, le nostre radici sono altre: “Abbiamo l’orgoglio – dice in Israele – di essere noi, con la cultura giudaico-cristiana, alla base della civiltà europea”. Da greco-romani, oplà, diventiamo giudaico-cristiani.




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1 febbraio 2010

Però l’ha detto il Papa


Ieri, all’Angelus, Benedetto XVI ha dedicato 47" (515 battute, spazi inclusi) alla crisi economica e alla disoccupazione. In meno di un minuto non si poteva dir molto, e infatti non ha potuto far altro che richiamare “imprenditori, lavoratori e governanti” alla responsabilità, associandosi all’auspicio della Cei a che sia fatto “tutto il possibile”. Poca roba e molto vaga, se non fosse che è roba uscita di bocca al Papa, al quale naturalmente non spetta altro che far richiami ed esprimere auspici, in attesa che qualcuno lo inviti al tavolo delle trattative tra sindacati e proprietà, dove a rappresentarlo manderebbe probabilmente il titolare addetto agli affari italiani, il presidente della Cei.
Mentre le prime pagine dei giornali danno il dovuto rilievo alle parole del Papa, e gli operai di Fiat e Alcoa esprimono gratitudine, e il governo si associa, e i sindacati si dicono d’accordo, e i responsabili delle aziende tacciono pensose, non ci resta che riandare alla prolusione fatta dal cardinal Bagnasco, cui Benedetto XVI ha fatto cenno.

La situazione economica che non poco ci ha preoccupato nella stagione precedente, appare oggi - se guardiamo allo scenario macroeconomico - incamminata verso una fase di prudente ma indubitabile recupero. L’Italia, che già mentre la crisi imperversava ci è parsa almeno in parte al riparo dagli scossoni più violenti, oggi sembra aver colto con una certa prontezza la via della ripresa. E questo grazie ad una serie di salvaguardie del nostro sistema economico e finanziario complessivo, che sono state rafforzate, ma anche grazie all’intraprendenza delle nostre imprese che hanno saputo fronteggiare l’inasprimento delle condizioni del mercato attraverso il riposizionamento strategico del proprio impianto produttivo”.
Bene, ma è proprio un riposizionamento strategico del proprio impianto produttivo a motivare il taglio dei posti di lavoro deciso da Fiat e Alcoa, e d’altronde riposizionare non può significare altro che spostare l’occupazione da un posto all’altro. Via da Termini Imerese, via da Portovesme, per spostare la produzione altrove, semmai in Cina, o in Lituania: è proprio questa l’intraprendenza lodata da Bagnasco.
E dunque di che parliamo? In cosa dovrebbe sostanziarsi la responsabilità delle aziende? Come potrebbero fronteggiare l’inasprimento delle condizioni del mercato? In Italia, per Bagnasco, la pur “dolorosa contrazione dei posti di lavoro” è “limitata rispetto ad altri contesti”. Non c’è da rallegrarsene, certo, ma almeno ci si può consolare. Non a Termini Imerese, naturalmente, non a Portovesme. Qui, se non vogliamo nazionalizzare gli stabilimenti di Fiat e Alcoa, che fare?

“Dobbiamo trarre la persuasione che la strada da noi intrapresa di una più consapevole e dinamica solidarietà a livello di parrocchie e di diocesi, per andare incontro alle situazioni di disagio in maniera più circostanziata, è quella su cui merita ancora insistere per cercare di attenuare i contraccolpi di una economia che non riesce purtroppo a garantire tutti”. Purtroppo. Sicché “non ci resta che sollecitare la classe politica a intensificare tutti i meccanismi che possono attenuare l’angoscia di chi, in seguito a licenziamento, ha perso la propria fonte di sostentamento o è in cassa integrazione”.
Eccoci, dunque, nel cuore stesso dell’appello che Benedetto XVI ha fatto a tutti: “imprenditori, lavoratori e governanti”. Gli intraprendenti imprenditori riposizionino pure, ai lavoratori vada un “purtroppo” e i governanti prendano esempio dalle parrocchie. Detto da Flavia Vento ospite da Massimo Giletti a Domenica In, sarebbe stata considerata una patetica ruffianata. Però l’ha detto il Papa.




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Gli editoriali per Notizie Radicali


172. Urbi et orbi, la Marcia di Pasqua è inesistente
(11.4.2007)

171.
Addio, radicali. Arrivederci, liberali
(4.4.2007)

170.
La materia oscura
(30.3.2007)

169.
L’eroica lotta del prode Bandinelli
(20.2.2007)

168.
E a questo stiamo
(19.2.2007)

167.
Tra il sacro e la secolarizzazione
(16.2.2007)

166.
La smetta, Binetti, si curi!
(31.1.2007)

165.
Ignobile scoop
(29.1.2007)

164.
In memoria di Alfredo Ormando, ex seminarista, gay, arso vivo
(12.1.2007)

163.
Per ogni Popieluszko c’è sempre almeno un Wielgus
(10.1.2007)

162.
La pieta e la chiarezza di Francesco D’Agostino
(9.1.2007)

161.
Bernard-Henry Levy e i blog
(8.1.2007)

160.
Le esequie ecclesiastiche a Gabriele Cagliari
(2.1.2007)

159.
Assuntina Morresi davanti a Piergiorgio Welby
(20.12.2006)

158.
Ratzinger e i «terminali»
(18.12.2006)

157.
Il concubinaggio
(14.12.2006)

156. La «sana laicità»
(11.12.2006)

155.
Cantalamessa
(6.12.2006)

154.
Lo Sdi e la massa critica
(4.12.2006)

153.
Caro Punzi
(28.11.2006)

152.
Il diabete dell’ateo devoto
(27.11.2006)

151.
Alasciarli dire, a lasciarli fare
(24.11.2006)

150.
Il metodo di Antonio Socci
(23.11.2006)

149.
Salvo forellini
(22.11.2006

148.
L’olio e le erbe medicamentose di San Francesco
(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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