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il blog di Luigi Castaldi


Diario


13 giugno 2007

Minuta

                                          

Cara Galatea, vorrei parlare della tua pancia, se me lo permetti. Tu scrivi: “Da sempre voto a sinistra, più per una questione di pancia che di riflessione”. Poco male, non me ne farei un problema: spesso la pancia ha una perspicacia che alla testa manca, e non sbaglia. Il fatto è, però, che una pancia è anche tutto ciò che ci hai messo dentro e son sicuro che anche tu avrai notato che le decisioni prese con la pancia variano notevolmente se maturate dopo un sorbetto o dopo una peperonata. Qui, in Italia, i cibi pesanti non sono mai mancati in tavola. Come dire, abbiamo una gastronomia che mette a dura prova la pancia. Schiume di lardo a decorare la sempre troppo poca carne (quando troppo frollata, immancabilmente ben speziata); focaccioni fatti lievitare a dismisura giusto per riempir la pancia fino a quella sazietà che è sempre troppo prossima alla nausea; eppoi, torroni candidi; e coloratissimi canditi; e noci dal guscio tanto duro da spezzare i denti a chi ce li ha ancora di latte; e zucchero a velo; e cannella macinata…
No, aspetta, sto sbagliando tutto, ricomincio daccapo. Continuando in questo modo, mi chiuderei nelle allegorie fino a lasciartene fuori, se già non ci sono andato vicino. Per esempio: dando uno sguardo al carrello che ti ho mostrato, hai riconosciuto in quale piatto c’era la politica?
E dunque fammi ricominciare.

Cara Galatea, vorrei parlare della tua pancia, se me lo permetti. Come sta la tua pancia? Non bene, parrebbe. Leggo: “Dal punto di vista politico mi sento uno straccio, ho la verve di un mocio lasciato a bagno nell’acqua sporca”. Urca, mi spiace davvero. E visto che scrivi anche: “Da sempre voto a sinistra, più per una questione di pancia che di riflessione”, comincerò col consolarti facendoti presente – se già non l’avessi – che anche chi direbbe “da sempre voto a destra, più per una questione di pancia che di riflessione”, e anche chi direbbe “da sempre voto il centro, ecc.”, si sente uguale a te. Tra pancia e riflessione è la prima che si consola di più col cenno al “mal comune, mezzo gaudio”, e quindi penso che potrai almeno un po’ consolartene.
No, aspetta, sto sbagliando ancora: non ho messo da parte le allegorie e, per giunta, le sto inzuppando pure di sarcasmo.
Scusami, ricomincio daccapo.

Cara Galatea, ci hanno dato da mangiare sinistra, destra e centro – ne abbiamo la pancia piena – è perciò che senti più d’uno lamentarsi: “Dal punto di vista politico mi sento uno straccio”. Ma se gli chiedi: “Sei di destra, di sinistra o centro?”, vedrai che qualcosa ti risponderà, non lo troverai insicuro, ti dirà cosa ha nella pancia: cultura politica di destra, o di sinistra, o di centro – carne troppo frollata, e quasi putrefatta, perciò speziatissima. Basterebbe riflettere un po’ – ecco, riappare quella “riflessione” che tu contrapponi alla “pancia” – e rifiutare di cibarsi ancora di questa roba marcia che ci ha nutrito, se ci ha nutrito, quando ci ha nutrito – e ora ci avvelena o almeno fa dire così spesso: “Mi sento uno straccio”, a destra, a sinistra e al centro. Ti confesso: io non mangio ‘sta robaccia dai primi anni ’80, dopo averne fatto scorpacciate a destra e a sinistra. Da quando avevo 22 o 23 anni – e tra due settimane ne compio 50 – non tocco più schifezze del genere, tanto nauseato da far fatica a pensare ch’io possa mai esserne stato sazio. Come sto? Sto bene, grazie. Anzi…
Anzi, niente, pure questo incipit non mi convince.
ammi un’altra chance, ricomincio.

Cara Galatea, in un post intimistico dal taglio assai ben calibrato – davvero brava, fammi dire – tu scrivi: “Mi sono domandata se per caso non fossi diventata liberale. Alle volte, nella vita… Come letture, per carità, c’eravamo: sempre bazzicato più Voltaire e Diderot che Marx, di carattere sarei più adatta ad una bella cioccolata in tazza con Condorcet che ad una assemblea in fabbrica. Il guardaroba, per giunta, si può aggiustare. Ma liberale non sono. Ma liberale non sono. Me ne sono convinta sentendo proprio Capezzone, l’altro giorno, su La7…”.
A chi mancasse ragguaglio sul contesto: “proprio Capezzone” perché è sulla sua “parabola” (come la chiama Valter Vecellio) che siamo venuti a chiacchierare io, Jimmomo, Formamentis, Bolinarossa, altri (seppur di striscio) e ora tu.
Capezzone, dico. Cioè, l’unico uomo politico italiano che, a chiedergli: “Sei di destra, di sinistra o centro?”, metteresti davvero imbarazzo.


Fattelo confessare, cara Galatea: di questo loro tenersi alla larga dal piatto di carne putrida i liberali vanno orgogliosi. E l’imbarazzo, allora? L’imbarazzo nasce esclusivamente dal sentirsi fare questa domanda, perché a dover rispondere con sincerità – e i liberali hanno una sincerità antipaticissima – dovrebbero dire che loro, i liberali, “non sono
di sinistra, non sono di destra e non sono di centro, ma possono stare – volta per volta – a sinistra, a destra e al centro”.
Nei liberali c’è un riflesso condizionato: temono che una risposta del genere sia fraintesa come prova certa del loro opportunismo, e cinismo e mettici tutto il peggio del peggio, innanzitutto quella mancanza di compassione che parrebbe – a destra, a sinistra e al centro – monopolio esclusivo, di volta in volta conteso (e a suon di roncolate in faccia) da uno stato etico che ti guarda come un figlio un po’ coglione per tutta la vita, da un welfare affettuoso fino alla catastrofe dell’esproprio fiscale, da una Chiesa maestra ma coi titoli scaduti da almeno due o tre secoli. Meglio il “welfare affettuoso fino alla catastrofe dell’esproprio fiscale” piuttosto che “proprio Capezzone”? Sì, a quanto pare, perché sentendo Capezzone hai capito che lui è uno che vuole “affamare il pensionato perché la velina possa sfoggiare una collana in più”. Giacché “da sempre voto a sinistra, più per una questione di pancia che di riflessione”, ‘sta cosa ti sarà sembrata di destra”. Poco male: fa il paio con le volte che “proprio Capezzone” sarà sembrato di sinistra a quelli con la pancia di destra su questioni come i diritti civili e la libertà di ricerca scientifica, o laicista a qualche sano laico di centro moderato. Il problema è…
Bum, “il problema è…”. Macché. Piuttosto…

Cara Galatea, tu scrivi: Dal punto di vista politico mi sento uno straccio, ho la verve di un mocio lasciato a bagno nell’acqua sporca. Da sempre voto a sinistra, più per una questione di pancia che di riflessione [...] Mi sono domandata se per caso non fossi diventata liberale […] Ma liberale non sono. […] Se il mercato ha leggi che costringono più di metà della popolazione mondiale ad una vita schifosa, che si fa, ci si rassegna e basta, giusto un sospiro e una alzatina di spalle e poi tutti a leggersi Stuart Mill sotto l’ombrellone, in lingua originale, mi raccomando, che fa più chic? […] A guardare il mio conto in banca, non è che io faccia parte di chissà che categoria privilegiata […] Non sono liberale, dunque: non me lo posso permettere”.
Devo pensare che, se tu fossi ricca, ci faresti un pensierino. Non saprei proprio come aiutarti, se non con l’invito a chiederti: sarei più ricca o meno ricca, secondo merito? Se “merito” ti dà il capogiro, lascia perdere: strizza il mocio e tira a campa’. Tuo

                                                                                      Malvino

                   




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(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

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La figlia del console
(19.1.2006)

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Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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(giusto
per saperne
qualcosa
)


 

 

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