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Diario
23 settembre 2007
22 settembre
I. In due occasioni, nel corso di questa lunga estate, Daniele Capezzone ha dichiarato: “Prendo esempio dalla figura umana di Cristo” (Oggi, 18.7.2007; Il Foglio, 17.8.2007). L’affermazione m’ha molto deluso, ma non per le ragioni che potrà immaginare chi volesse farmi il torto di pensare ch’io sia solo un nichilista anticristiano, un relativista molto marcio dentro, un nequizioso e un ginecofaustiano, un laicista col botto, blogger per giunta, eccetera. In questo post mi rivolgerò solo agli amici – sul mio onore: con i commenti di estranei, malevoli o impertinenti, mi ci sciacquerò le palle – per dire che la delusione mi veniva da un’illusione che m’ero fatto: che Daniele Capezzone sapesse guidare Decidere.net in modo davvero laico. Qui, già immagino i cretini: staranno subito a dire che Malvino sta allucinando un deficit di laicità nel solo fatto che un politico nomini Cristo. L’ho già detto: coi cretini, stavolta, non parlo. Gli amici, invece, m’avranno certamente capito, perché sanno che per me laico vuol dire pienamente democratico e pienamente liberale; sanno che a me non fa né caldo né freddo che un politico sia mosso alla politica da un suo perenne “perdona loro, perché non sanno quello che fanno” tra il supponente e l’altezzoso, basta che non pretenda di costruirci sopra un partito, un movimento, un network o una lobby – questo è il punto – a sua somiglianza e immagine. “La figura umana di Cristo” può commettere errori? In punta di teologia, no. Ma nemmeno in punta di buonsenso. E allora vengo a spiegare la mia delusione. “Prendo esempio dalla figura umana di Cristo” significa “io non commetto errori”, con significativa postilla: “ammesso che li commetta, non li posso ammettere”. Lo dico da nichilista anticristiano, relativista molto marcio dentro, eccetera: mi piacerebbe tanto che Daniele Capezzone rinnegasse il suo Cristo e ammettesse di avere fatto i molti errori che ha fatto fino ad oggi, che gli segnalavo via via che li andava commettendo, e che oggi – nella “figura umana di Cristo” da cui prende esempio – sono le piaghe gloriose di un fallimento. Bisogna essere onesti, però. Se Daniele Capezzone si fosse dimesso da segretario di Radicali italiani subito dopo le elezioni politiche; se si fosse presentato al congresso di Padova con una sua mozione; se dopo il congresso fosse rimasto minoranza all’interno di Radicali italiani, preparando il congresso successivo in netta opposizione all’appoggio giapponese del governo Prodi; se, con ciò, avesse rinunciato alla presidenza della Commissione attività produttive… Oppure, volendo ammettere che questi non siano stati errori: se avesse rassegnato le sue dimissioni da quella presidenza al primo dissenso con le politiche del governo; se avesse aspettato l’autunno per dar vita al suo network, portandolo al congresso come piattaforma di dibattito esterno al partito; se avesse evitato di far nascere Decidere.net come candidato sparigliatore dei giochi in quel molto suggestivo 4 luglio, cui dovevano seguire un agosto al buio (si sapeva) e un settembre epilettico di populismo e demagogia (non si poteva sapere?)… Oppure, volendo ammettere che neppure questi siano stati errori: se avesse voluto mettere tra quei 13 punti anche solo la schifezza della schifezza della schifezza di un solo e pur vaghissimo punticino su una laicità che suonasse implicita come metodo buono in economia ma – questo, l’indispensabile – anche in tutto il resto; se avesse saputo portare dei cambiamenti in corso d’opera a questa prima uscita pubblica di Decidere.net, sui contenuti ma anche sul metodo… Se, se, se… Bisogna essere onesti: questo è il cumulo di obiezioni che ho posto in quest’ultimo anno a Daniele Capezzone, ma tutte insieme valgono meno di un fico secco, perché in politica contano i fatti.
II. Veniamo ai fatti? La marcia dei 40.000 non è stata una marcia e a stento eravamo in 400. Sembra sarcasmo, vero? Non lo è. Chi è stato il primo a dire che la manifestazione del 22 settembre voleva essere una “marcia dei 40.000”? Daniele Capezzone. Se lo voleva essere nei numeri, be’, soprassediamo; se lo voleva essere nell’esser marcia, be’, diciamo che s’è ridotta alla delegazione d’un qualcosa che raccoglieva le firme di gruppi, associazioni e formazioni para-partitiche in polemica con la Cgil, e le portava alla Cgil per significarle la polemica; se voleva esserlo nel significare una rottura del tipo che significò la marcia dei 40.000 del 14 ottobre del 1980 (e quindi qualcosa in più di una polemica), be’, diciamo che questa rottura non c’è stata. Anzi, le numerosissime bandiere di Forza Italia presenti al raduno sotto il Pantheon fanno prova di una inquietante continuità di quel sistema che riesce ad assorbire e a neutralizzare ogni rottura in senso liberale. Chi volesse venirmi a dire che, al governo, Forza Italia sia stata capace di qualcosa di liberale, è pregato di sciacquarmi quanto sopra. Forza Italia non è mai stata liberale, l’ha solo millantato a chiacchiere: ha solo avuto tra i suoi ranghi qualche liberale, che non ha mai contato un cazzo quando si decidevano politiche paternalistiche e assistenziali, per non parlare dei numerosi cedimenti alla difesa dei privilegi di questa e di quella corporazione. Qualcuno tra i manifestanti mugugnava: “Guarda quante bandiere, so’ più numerose di quelle di Decidere.net: Forza Italia sta a fa’ un’Opa su Daniele”. Io penso che questo sia esagerato, però prendo atto che alla rottura sono un po’ troppo interessati quelli che ne uscirebbero rotti. I quali si sono presentati al Pantheon come a versare una caparra, ma già entusiasti nel venire a dirsi parte di questo rivoluzionario progetto liberale (al momento soprattutto liberistico) e a portare il loro contributo. Di questa torbidiccia nebulosa che fa da santa aureola alla Cdl s’è visto il meglio nella piazza in cui i manifestanti non sono mai stati in numero superiore ai turisti e ai semplici curiosi, anche perché s’è saputo tenerne pudicamente celato il peggio e s’è vietato a qualche liberale di Forza Italia di esporre in vendita delle t-shirt sulle quali spiccava un cazzuto “sono eterosessuale, sono occidentale, sono cristiano”. “Cristiano” sarebbe andato bene, perché il leader del network prende esempio dalla figura umana dell’ispiratore; e pure “occidentale”, niente da dire; ma “eterosessuale”, con quell’indimenticabile intervista in cui si mandava un po’ più che l’allusione ad una molto libertina bisessualità, be’, non andava assolutamente bene.
III. Ora, io penso, si dovrebbero tirare delle somme. Che è sempre cosa maledettamente difficile, perché di fronte alla figura umana di Cristo la matematica è mera opinione. E allora vengo a comunicarvi la mia opinione, amici, fa niente che siano presenti anche i cretini. La mia opinione è che Decidere.net debba cambiare o tattica o strategia, perché una delle due non è congrua all’altra. Non in questo contesto politico, almeno. Chi si ostinasse a credere che l’una sia congrua all’altra mi pare dimostrerebbe di continuare a fare una pessima analisi del terreno sul quale ci si deve muovere e degli obiettivi da raggiungere. Non vorrei sembrare apodittico, ma manco somministrarvi una descrizione del contesto politico generale nel quale ci troviamo, sarebbe il solito compitino in classe. Chissà se mi basterà dire quanto segue, per farmi intendere. L’idea della marcia dei 40.000 – qualunque cosa si volesse intendere per marcia o per 40.000 mila – è nata come nocciolo caldo della strategia che Decidere.net si dava, e della tattica che intendeva adottare: su questa marcia ci si giocava tutto o almeno la speranza di tutto. E a me, amici, pare sia stata un fallimento. Se non partiamo dal fatto che eravamo in meno di 400, che non erano presenti neanche i primi firmatari del 4 luglio e che spiccavano le assenze di molti degli aderenti venuti a dare via via il loro sostegno – se non partiamo da questo, dove vogliamo andare? A fare i liberali in Forza Italia? Come Martino? Come Biondi? Come Taradash, come Calderisi, come Della Vedova? E allora in cosa sbagliava il Della Vedova che avanzava una mozione opposta a quella di Capezzone, a un congresso di Radicali italiani d’appena l’altrieri?
IV. Un’ultima cosa, detta direttamente a Capezzone. Alla fine della manifestazione, ti sei avvicinato a Federico Punzi e a me – chiacchieravamo insieme del risultato della marcia, per me oggettivamente deludente, per Punzi “vabbe’, insomma” – e hai sparacchiato una battuta certamente molto preparata: “Federico, ti ringrazio tanto...”, e poi rivolto a me, nell’evidente intenzione di gettarmi nella più nera disperazione: “A te, invece, non ti ringrazio”. Che istrione, te pòssino. Ecco, volevo dire questo, e la dico a te che hai voluto fare tutto di testa sua, contro ogni opposto consiglio: caro Daniele, dovresti ringraziare proprio chi era presente a quella marcia pur non essendo assolutamente d’accordo su come l’avevi voluta – ero lì perché nel mio piccolo, per quanto era nelle mie possibilità, non volevo che tu ci facessi la figura del povero cristo (qui con la minuscola). Ma Cristo non sbaglia mai – m’insegni – e, anche quando pare spacciato, promette sempre una resurrezione: vai, Danie’, faccela vede’, faccela tocca’.
| inviato da malvino il 23/9/2007 alle 17:24 | |
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