|
Diario
11 dicembre 2007
Luttazzi, punto.

Il caso Luttazzi mi ha preso come non pensavo potesse. Immagino non mancherà chi, conoscendomi più di quanto mi conosca io, vorrà esser convinto che così dovesse essere, giacché nel caso era coinvolto Ferrara, e dunque… E dunque no, mi si creda o meno, per me fa lo stesso. Il caso Luttazzi mi ha preso per una questione che mi è sempre stata a cuore, e parlo di quella libertà di espressione che in molti – a leggere quanto è stato scritto in questi giorni – pensano non c’entri niente in questo caso: quello di Luttazzi sarebbe stato un insulto gratuito e maldestro, niente a che vedere con la satira. In realtà, a sostenere che di satira si trattasse sono stati davvero in pochi, ma tra quelli c’era Ferrara. Quando di mezzo c’è il gusto personale e quando questo è duramente sfidato, si è poco disposti a prendere le parti di chi lo ha ferito: si è disposti a tollerare la libertà di espressione altrui solo quando la volgarità che ne fa la cifra non ci urta troppo.
Non pretendo mi si creda ma, quando ho sentito per la prima volta la battuta che è costata al comico questo secondo (e pare definitivo) esilio dal piccolo schermo, ho storto il muso: m’è sembrata stupida più che cattiva; fiacca più che oscena; e ho avuto anche un istintivo moto di solidarietà nei confronti di chi ne era fatto oggetto; ma non mi è passato neanche un attimo per la testa di immaginare che la cosa più giusta fosse quella di censurare Luttazzi o di essere contento che La7 l’avesse fatto. A Luttazzi il diritto di dire quello che vuole, a Ferrara quello di denunciarlo, agli spettatori quello di trovare la cosa divertente o di cambiare canale. Quale diritto per i responsabili de La7? Ho già detto la mia a riguardo, anche se implicitamente, prendendo a prestito un acuto post di Galatea [1], cui qui metterei d’accanto un altrettanto acuto post di Aioros [2]; ma l’ho detta anche un po’ più che implicitamente, in risposta ad un commento di un lettore, qui [3].
Per quanto mi riguarda, devo confessare che, a rileggerla e rileggerla, la battuta non mi sembra poi affatto da buttare (mi si passi il bisticcio), anche se non tocca il punto che solitamente mi muove alla risata [4]. Ma al netto di quanto sia lecito che il gusto personale (o di una pur larga maggioranza di spettatori) possa pesare su un principio come quello della libertà di espressione, rimane la questione che – dicevo all’inizio – mi ha preso come non pensavo potesse. Da tempo ho perso ogni illusione circa la possibilità che questo paese possa recuperare il suo pauroso ritardo culturale rispetto ad altri paesi riguardo la libertà di espressione, e d’altra parte parlano chiaro le graduatorie internazionali [5]; ma il tenore generale dei commenti alla vicenda mi ha depresso non poco, anche perché ho constatato (nel migliore dei casi) una tiepidezza mista ad imbarazzo, quasi che prendere le difese del comico licenziato da La7 sporcasse della merda e del piscio in quella vasca da bagno. Poi, per carità di Dio, so bene che c’è un sacco di gente che potrà ritenere utile mettere nel proprio curriculum da presentare all’ufficio amministrativo de La7 (o altro, ormai fa lo stesso) il bollino di garanzia: la pensa come Ferrara, la pensa come Grasso, è pronto a dichiararsi “tecnicamente indipendente ma dipendente in senso stretto, contro pagamento di una mercede”, fa testo quello che scrisse sul caso Luttazzi, Anno Domini MMVII; è una persona di cui qualsiasi padrone può fidarsi, via, come minimo conosce la misura, il metro gli entra dal culo e gli esce dalla bocca. Ops, scusate la volgarità.
Lo so, il mio vi sembrerà il colpo di tosse di una pulce, ma il caso Luttazzi mi ha ancora più strenuamente convinto che in un paese come questo non esista altra dignità se non in quel ridicolo ruolo di “outsider emarginato [che] vive e muore in assoluta libertà”. E fino a quando il paese sarà questo, io non mi muoverò dalle anguste mura di questo blogguccio, né più per scrivere un solo rigo altrove che qui (Nardi, piglia note per favore), né più per una sola letterina ad un giornale. Mi pare il minimo, ho due figlie da guardare in faccia, io. Avrò fatto bene, avrò fatto male, boh, ma sono venute su in un tal modo, come dire, si dispiacerebbero di meno a sapermi emarginato (de che, poi?) che dritto di quel metro.
[1] “Finalmente sta emergendo la verità sul caso Luttazzi. I dirigenti di La7 che si sono offesi per la battuta del comico non avevano mai assistito ad uno spettacolo di Luttazzi. Non avevano nemmeno mai visto uno spettacolo di Luttazzi. Non avevano neppure visionato le puntate precedenti dello show di Luttazzi. Non avevano nemmeno mai conosciuto di persona Luttazzi” *
[2] “Non so, fate un po’ voi. Scenario 1. Sabato, Daniele Luttazzi propone a Decameron l’ormai famosa battuta. Passano i giorni, nessuno si lamenta. Giovedì, va in onda la replica. Dall’Orto si accorge finalmente della battuta, decide che Ferrara è stato insultato e, poiché La7 è una grande famiglia, nel nome dell’amore si prende la responsabilità di: (1) bloccare il programma e licenziare Luttazzi; (2) cercare di impedire fisicamente il completamento della puntata successiva, facendo così perdere a La7 in un solo colpo l’immagine di rete libera e gli ascolti futuri di Decameron, quando avrebbe potuto benissimo limitarsi ad un semplice richiamo. Scenario 2. Sabato, Daniele Luttazzi propone a Decameron l’ormai famosa battuta. Passano i giorni, nessuno si lamenta. Inizia il lavoro sulla puntata successiva. Dall’Orto viene a conoscenza del contenuto della puntata e, dopo aver trovato un buon appiglio nella battuta su Ferrara, si prende la responsabilità di: (1) bloccare il programma e licenziare Luttazzi; (2) cercare di impedire fisicamente il completamento della puntata successiva. E all’improvviso – ehi! – la cosa ha un senso” *
[3] cp: “[4] Per chi è sempre stato a favore della guerra in Iraq, i morti iracheni, quelli americani e quelli italiani sono da considerare un duro ma necessario prezzo che andava pagato; per chi è sempre stato contrario, invece, quei morti sono da considerare una insensata e atroce carneficina. Ora, Luttazzi appartiene al numero di quanti è sempre stato contrario a quella guerra e voleva appuntare la sua satira su chi, “dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo”, “ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq”, cioè Berlusconi, che, chiamato alla sua parte di “colpa” in quella carneficina, implicitamente la rigettava su quanti, come Ferrara, continuano ad essere convinti della necessità dell’intervento alleato in Iraq. Dopo quella che solitamente viene detta “preparazione” (“Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema…”), arriva la battuta: “Penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno, ecc.”. L’osceno contro l’osceno, come contrappasso: da una parte, il sangue e l’ipocrisia; dall’altra, la merda, il piscio e le frustate. Potrà piacere o non piacere, e infatti la battuta è piaciuta a pochi. Chissà se avrebbe incontrato maggior gradimento costruendola in un altro modo, rinunciando al tenore scatologico che è una delle più distintive corde di Luttazzi.
[5] Il rapporto 2005 di Reporters sans frontiers vede l’Italia al 42° posto, dietro il Costa Rica, ultima tra le nazioni dell’Europa Occidentale e considerata, a livello di libertà d’informazione, solo “parzialmente libera”. Oplà, ecco la “libertà relativa” di cui Jimmomo canta le lodi. “Parzialmente libera”, l’Italia, anche per Freedom House, l’associazione fondata da Eleanor Roosevelt in difesa della libertà di stampa: nel suo rapporto annuale del 2005 il nostro amato Belpaese risulta al 77° posto. Roba da mettere la faccia nella merda, anche se non ce la impresta Luttazzi. L’International Press Institute, che ha un ruolo consultivo presso l’Onu, l’Unesco e il Consiglio Europeo, nel rapporto per l’anno 2004 descrive per l’Italia “un quadro preoccupante per una democrazia occidentale” in quanto a libertà di espressione. Non è un covo di comunisti, pullula di liberali, ma non di quelli che si ricordano d’esserlo solo quando hanno da esibire il loro liberismo come una salvietta umida per pulire il culo al loro editore.
| inviato da malvino il 11/12/2007 alle 6:53 | |
|