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Diario
25 dicembre 2007
Monsieur

Nel corso del suo recente soggiorno a Roma, monsieur, lei ha detto un gran mucchio di stronzate. In gran parte sono state atroci, ma alcune – bisogna ammettere – erano assai spassose. E proprio dal commentare queste ultime che vorrei iniziare questa mia letterina, monsieur, anzi, con la più spassosa di tutte: per la quale, se fosse in mio potere, la premierei con l’Ordine della Pece e delle Piume, prima di darle fuoco e mandarla a divertire la racaille.
Lei ha detto: “Assumo pienamente su di me il passato della Francia”; e, per certificare quel “legame così particolare che ha unito così a lungo la nostra nazione alla Chiesa”, ha citato Clodoveo, Carlo Magno ed Enrico IV come le stessero sulla mensola del caminetto come statuine votive. Ci sto ancora ridendo sopra, sa? Prima di darle alcuni brevi ragguagli sulla particolarità di quel legame – sulla quale lei ha pensato di poter sorvolare con un “les faits sont là” che avrà impressionato solo i polli, facendole raccogliere la simpatia di chi passa loro il mangime – mi permetta di riderle in faccia: lei, caro il mio ballon gonflé, ha parlato da re, ma a nome di un paese che ha decapitato l’ultimo dei suoi più di due secoli fa, e che le ha affidato – pro tempore, badi bene – una carica rappresentativa. Ripeto: rap-pre-sen-ta-ti-va. Questa non le consente in alcun modo di dichiararsi merovingio onorario, neanche per andare a raccattare a Roma il titolo di canonico onorario della Basilica di San Giovanni in Laterano: non da presidente di una repubblica laica, voglio dire, e non per andarsene in giro per il mondo, indossando quel gessatino di due misure più grosso delle sue spalle da avvocatuccio opportunista, a fare il gioco delle tre carte con storia, cultura e religione. Donc, lei non assume uno stracazzo di niente, tanto meno per il tramite di questo nuovo “cuius regio, eius religio” sul quale i papisti d’Europa battono e ribattono perché la regio rinneghi la democrazia – pardon, la dittatura della maggioranza – e si faccia docile al solito instrumentum regni – quello che sta sempre in pugno alla dittatura della solita minoranza.
Quel Clodoveo, monsieur, era uno zotico dai denti marci che si convertì al cristianesimo per onorare l’affare stretto tête à tête con un Cristo che aveva il suo stesso alito: vincere la battaglia di Tolbiac. La vinse, e si convertì. Diciamocelo: una patetica parodia di Costantino. Lo stesso genere di affare – però un po’ più raffinato – di quell’Enrico IV, passato alla storia per poco più del suo “Paris vaut bien une messe”. Nel mezzo, solare come un paradigma, quel Carlo Magno, che dopo aver ucciso il fratello e i nipoti rivali al trono imperiale, pattuì con Leone III a questo modo: “È mio vivo desiderio creare con Vostra Santità in quest’anno di grazia 796 un patto inviolabile di fede e di carità, in virtù del quale l’Apostolica Benedizione possa seguirmi ovunque e la Santa Sede Romana possa essere costantemente difesa dalla mia devozione. Spetta a me difendere con le armi in ogni luogo e con l’aiuto della Divina Provvidenza la Santa Chiesa di Cristo, combattendo contro le incursioni dei pagani e le devastazioni degli infedeli e proteggendo la diffusione della fede cattolica. A voi, Santissimo Padre, spetta invece il compito di aiutare con le Vostre preghiere il successo delle nostre armi”. Monsieur, les faits sont là. In questa linea di discendenza – che è la traccia del sangue di Cristo, rivomitato dalla bocca di un papa nella bocca di un delinquente incoronato – lei è fuori: manco è francese, oserei dire, mezzo ungherese e mezzo sefardita com’è. Francese sì, e al 100%, ma solo in virtù di quei principi che alcuni illustri francesi – di questi non ha fatto neanche un nome, champion de bêtise – che fecero Lume sulla reale natura dell’appartenenza a una comunità; francesi illustri, signor canonico onorario, al confronto dei quali lei è poco meno di una scoreggina.
“Les racines de la France sont essentiellement chrétiennes”. Ancor prima, monsieur, elles sont essentiellement barbares: da quale punto in qua, s’il vous plaît, i grugni dei merovingi diventano quelli dei suoi avi acquisiti? “Je sais que l’interprétation de la loi de 1905 comme un texte de liberté, de tolérance, de neutralité est en partie […] une reconstruction rétrospective du passé”. Bien, e la sua ricostruzione della cristianità in Francia, cos’è, storia in presa diretta? Monsieur, se lo faccia dire: lei è stato più lucido quella volta che si presentò alla stampa un po’ alticcio.
[…]
Contavo di richiamare la sua attenzione sulle molte altre perle da lei sparse a Roma, ma ne n’è venuta nausea, mi limito a quest’ultima. Nel testo del suo discorso c’è un punto in cui dice: “La morale laïque risque toujours de s’épuiser quand elle n’est pas adossée à une espérance qui comble l’aspiration à l’infini”. L’Avvenire e Il Foglio hanno riportato così: “La morale laica rischia sempre di esaurirsi o di trasformarsi in fanatismo quando non è appoggiata a una speranza che colma l’aspirazione all’infinito”. “O di trasformarsi in fanatismo” – avrà constatato – l’hanno aggiunto loro, lei non l’ha detto. La domanda che mi permetto di porgerle è questa: da presidente della Repubblica francese che si assume, col passato della Francia (tutto intero, voglio credere, almeno da Clodoveo in qua), anche gli sgozzamenti tra cristiani e cristiani, prima che la laicità sancisse il principio che non è lecito sgozzare il prossimo in nome del proprio Dio, lei se la sentirebbe di sottoscrivere l’aggiunta? Via, dica di sì, la prego: dica che la laicità corre il rischio di trasformarsi in fanatismo e il cristianesimo no, così io posso farle un’altra risata in faccia, e l’Avvenire e Il Foglio non ci fanno la solita figura dei taroccatori.
Postilla a mo’ di correzione (26.12.2007)
Mi fanno notare che nel testo originale del discorso di monsieur Sarkozy nella Basilica di San Giovanni in Laterano del 20.12.2007 il passaggio "ou de se changer en fanatisme" ci sarebbe. Mi scuso col lettore: mi basavo su questa versione. Avevo scartato la pagina con la quale mi segnalano l'errore senza leggerla per una ragione semplicissima: era solo un estratto e io cercavo il discorso integrale. Per questo poc'anzi ho detto "ci sarebbe", usando il condizionale: un estratto fa fede fino a un certo punto. Ma restano le mie scuse.
| inviato da malvino il 25/12/2007 alle 15:37 | |
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