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Diario
8 febbraio 2008
Veltroni non vuole i radicali del Pd
Veltroni non vuole i radicali nel Pd. Sembrerebbe un problema dei radicali e, giacché i radicali non sono molto simpatici (né alla platea elettorale, né agli altri attori sulla scena), non dovrebbe essere un problema d’interesse generale: non dovrebbe appassionare troppo i commentatori politici, eventualmente appassionerà gli storici, perché gli storici analizzano le simpatie decostruendole e dietro ci trovano sempre tante e gravi colpe rimosse, mentre gli antipatici ne hanno sempre una sola: hanno una mania (o una originalissima coerenza?) che li tortura, contro tutti e tutto, a cominciare da sé stessi.
Allargo troppo il diaframma, corro il rischio di finirci dentro. Sarà meglio lo restringa su quegli antipatici dei radicali. Che a me stanno simpatici, devo dire. Ma non sempre e ma non tutti: perché ho una originalissima coerenza (o una mania?) che mi tortura, contro tutto ciò che mi pare illiberale, a cominciare dal mio privato.
Restringo il diaframma, dunque, e mi fermo a considerare gli estremi del problemino così come posti da Massimo Bordin in una rassegna stampa magistrale (Radio Radicale, 8.2.2008). Con quattro brevi e stringenti commenti dei suoi, Massimo Bordin mette a nudo i nodi veri del no di Veltroni: a chi guarda la scena dalla platea o dall’interno, sul palcoscenico, l’antipatia dei radicali fa fare spallucce; allo storico rivela le tante e gravi colpe del progetto culturale del Pd, che è antitetico a quello che era della Rosa nel Pugno, perché non è socialista, non è liberale, non è laico e figuriamoci se è radicale. Il progetto culturale del Pd è un revival: la sinistra Dc. Due perdenti che la storia europea e mondiale ha stracciato come falliti – Berlinguer e Moro – tornano e fanno finalmente il compromesso storico, come ridando vita a un Golem putrefatto sulla prima linea della Guerra Fredda. Grazie a Veltroni per aver fatto chiarezza con questo no: da quanto piglierà alle elezioni sapremo quanta simpatia corre tra la platea elettorale di questo formidabile paese e questo solitario attore che recita il remake del consociativismo Dc-Pci. Lo ringrazio almeno personalmente: mi è sempre stato sul cazzo e non lo avrei mai votato, peraltro ho già dichiarato che ad aprile annullerò la scheda elettorale; però avrei potuto cambiare idea in extremis, chissà, per votare un candidato radicale nelle liste del Pd (ma solo se non mi stava sul cazzo pure lui, ovviamente); così Veltroni mi rinsalda nella decisione e mi fa fare bella figura davanti ai miei lettori, perché ho sempre sostenuto che è il peggio del peggio. Tocca ai radicali: si lasceranno torturare ancora dalla loro originalissima coerenza o se ne libereranno come se fosse una mania, come nel corso della deriva antropologica radicale hanno già fatto Rutelli, Taradash, Vito, Galderisi, Della Vedova, Capezzone, ecc.? Un altro antipatico – Emanuele Macaluso – scriveva stamane: “Ma Marco [Pannella] perché insiste per l’accordo?”. Forse per salvare i radicali dal completo assorbimento nel centrodestra, che oggi è più che mai peronista. Quando sulla scena gli attori sono questi e quando la platea è una platea di merda…
| inviato da malvino il 8/2/2008 alle 14:21 | |
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