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Diario
10 marzo 2008
I torbidi di piazza Farnese
“La tensione delle forze dell’ordine aveva un che di ridicolo”, raccontano le cronache. Raggiunto al telefono, me lo conferma A.D.A., il free-lance cui hanno cercato di sequestrare la fotocamera con la quale riprendeva l’evento. E che evento. Mi conferma che, sotto il palchetto dal quale Giuliano Ferrara schizzava saliva e nobili intenti, “saranno stati in centocinquanta”, non di più.
“Ma la tensione?”, chiedo. “Le cose sono andate così – mi racconta – Una tizia si è presentata nella piazza armata di fischietto e ha cominciato a urlare: «Sei un pallone gonfiato e qualcuno ti sgonfierà». Subito le si sono avvicinati alcuni poliziotti in borghese e hanno fatto per allontanarla. Si è formato un capannello di persone, quasi tutti fotografi e giornalisti, che erano più dei manifestanti. Questo ha innervosito ancor di più le forze dell’ordine. Un poliziotto ha messo le mani addosso alla tizia e le ha strappato il fischietto, mentre una giornalista che era a due passi si prendeva qualche parolaccia e due strattonate” “Vabbe’, sciocchezze, no?” “Ho ripreso tutto. Il tempo di mettere il video in rete e ciascuno potrà farsene l’idea che vorrà” “La cosa è finita lì?” “Sembrava. Appena i giornalisti hanno cominciato a far scattare i flash, c’è stata un po’ di calma. Poi, i «fronti» si sono moltiplicati. Da una parte, c’erano giornalisti e poliziotti in divisa, e lì si parlava tranquillamente; dall’altra, c’erano agenti in borghese ma con auricolare d’ordinanza all’orecchio che invece erano piuttosto tesi. Senza alcun motivo, peraltro, visto che in piazza ci sarà stato al massimo un centinaio di persone, la maggior parte piuttosto annoiata. E tirava anche a piovere” “Saranno stati allertati da qualche informativa riservata, chissà, sarà corsa voce di un possibile attentato laicista…” “Chissà. Di certo c’è che, mentre mi muovevo verso l’ingresso della piazza e chiedevo cosa stesse succedendo alla signora, sono stato strattonato, hanno cercato di strapparmi la macchina fotografica, ma sono riusciti solo a farmi cadere a terra il copri-obiettivo...” “Chi?” “Qualcuno che poi, con aria di sfottò, mi ha detto: «Ti è caduto qualcosa?»” “Gentile, no?” “Come no. Infatti mi insultava a bassa voce. Quando l’ho fatto presente a un rappresentante delle forze dell’ordine, questi mi ha chiesto un documento d’identità. Io l’ho subito tirato fuori per mostrarglielo e lui ha replicato: «Dobbiamo arrivare a questo? No, vero? Se ne vada...». Quando ho chiesto io di sapere con chi stavo parlando, non mi ha dato retta, è girato sui tacchi” “E poi?” “Nel frattempo alcuni agenti in divisa hanno fatto cordone davanti a due signore che volevano passare attraverso la piazza, chiedendo loro di cambiare strada perché avevano una copia de il manifesto sotto il braccio…” “Be’, la minaccia era patente…” “Scusa, Malvino, ma che cazzo di intervistatore sei?”
| inviato da malvino il 10/3/2008 alle 20:28 | |
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