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Diario
7 aprile 2008
Il bastone di Ernesto Galli Della Loggia

Dalla prima pagina del Corriere della Sera, domenica 7 aprile, Ernesto Galli Della Loggia corre in soccorso di Giuliano Ferrara: qualcuno – l’illustre editorialista non fa nomi – lo ha fatto oggetto “del disprezzo e della manipolazione che in Italia viene regolarmente riservato a chi non la pensa come noi”, dipingendolo come “un subdolo mistificatore o, nel caso migliore, uno squilibrato”, “gettando così le premesse per la costruzione della figura del nemico pubblico numero uno” (il capo d’imputazione è “invenzione di mostri”) da “consegnar[e] in pasto alla demonizzazione estremistico-femminista”.
C’è una regia occulta o tutto è mosso dai bestiali sfoghi dell’inconscio collettivo? Non è chiaro, ma è certo che si possa fare almeno una distinzione tra gli esecutori (le “frange folli” che tirano uova a Giuliano Ferrara, come Giuliano Ferrara minacciava di tirarle a Roberto Benigni) e i mandanti (“non tanto gazzettieri di terz’ordine o politici senza scrupoli, ma per lo più la crema intellettuale del Paese, uomini e donne assolutamente dabbene” – e “dabbene”, allora, dovrebb’essere assai ironico). Distinzione non da poco. Le “frange folli”, infatti, sono penalmente responsabili (anche se “folli”), ma moralmente sono irresponsabili, come è tipico degli animali, e infatti sono altrettanto bastonabili; la “crema intellettuale”, invece, non ha attenuanti sul piano morale: il mandante è sempre vile, soprattutto quando è difficile dimostrare la sua responsabilità penale. Questo editoriale di Ernesto Galli Della Loggia non consegna alla giustizia i nomi dei mandanti, ma almeno li bastona moralmente? O almeno servirà a sfollare le “frange folli”?
“Si tratta di non più di qualche centinaio di scalmanati, ignari della fondamentale distinzione tra la forza degli argomenti e l’uso della forza come argomento: cose che ci sono e ci saranno sempre e dovunque”; ma stavolta c’è “qualcosa di diverso e di più grave”, qualcosa che “non è certo patrimonio esclusivo di qualche gruppetto di esagitati”. Di che si tratta? Cosa accomunerebbe queste “frange folli” alla “crema intellettuale del Paese”? Quali sono gli elementi che proverebbero il nesso – sussistente ed insistente – tra mandante ed esecutore? Presto detto: il “vilipendio della stessa immagine fisica dell’avversario” e il “pregiudizio livoroso verso ciò di cui egli viene eletto a simbolo così come verso i supposti veri moventi delle sue opinioni”. Insomma, ci sono “uomini e donne assolutamente dabbene” (con l’ironia di cui sopra) che, quando vedono Giuliano Ferrara, pensano (o sussurrano): ecco il “ciccione”, ecco il “servo di Berlusconi”, ecco quello che vuole “ricacciare le donne nella clandestinità delle mammane”, esattamente come le “frange folli” urlano in piazza. Delle due, una: o c’è un complotto ben orchestrato o c’è un giudizio abbastanza condiviso. Ernesto Galli Della Loggia non prova il primo e non condivide il secondo. Ma tutto qui, nient’altro: Ernesto Galli Della Loggia si limita ad agitare il bastone, ma non bastona moralmente la “crema intellettuale del Paese” e probabilmente non sfollerà le “frange folli”. Diciamo che era un editoriale di cortesia.
| inviato da malvino il 7/4/2008 alle 4:36 | |
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