|
Diario
9 maggio 2008
Due carciofi "alla giudea"
Nel 2004, l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Joseph Ratzinger, scrisse una nota all’episcopato americano sui “principi generali” dell’“essere degni di ricevere la santa comunione”. Avevo già letto questo testo ma nel rileggerlo oggi – Sandro Magister lo ripropone sulla vicenda dei politici “pro choice” che hanno ricevuto l’eucaristia durante le messe papali in Usa – mi accorgo di un dettaglio che m’era sfuggito a suo tempo: “Presentarsi a ricevere la santa comunione dovrebbe essere una decisione consapevole, fondata su un giudizio ragionato riguardante il proprio essere degni a farla, secondo i criteri oggettivi della Chiesa, ponendo domande del tipo: «Sono in piena comunione con la Chiesa cattolica? Sono colpevole di peccato grave? Sono incorso in pene (ad esempio scomunica, interdetto) che mi proibiscono di ricevere la santa comunione? Mi sono preparato digiunando almeno da un ora?»”.
Ecco il dettaglio: il digiuno nell’ora che precede l’assunzione dell’ostia (mi pare che in passato si raccomandasse anche più di un’ora). Mangiare, chessò, due bei carciofi “alla giudea” nell’ora che precede l’assunzione del vero corpo e del vero sangue di Cristo, nei “criteri oggettivi della Chiesa”, sta al pari dell’essere “colpevole di peccato grave” nell’esser degni o no di ricevere l’eucaristia. In misura diversa, certo, e con motivazioni senza dubbio diverse – ci risparmieremo qui l’apparato tecnico-documentario – mischiare pezzi di Gesù a poltiglia di carciofo mi osta quanto un “peccato grave”.
Lascio stare lo sberleffo, ché più sono cattolici e più sono permalosi; evito il richiamo alla ragionevolezza, che ormai la ragionevolezza non si sa più cosa sia, se non pescare un luogo comune a caso; e, soprattutto, mi tengo lontano da ogni tentazione retorica che esalti la spiritualità religiosa a fronte delle forme basse di rituale maniaco-ossessivo; solo, mi limito a dire: sono poche le cose che si digeriscono completamente in un’ora. E chiedo: non vi potreste far spiegare, o chierici, da quei tronfi professoroni che, in cambio di una carriera, vi dànno la pezza d’appoggio scientifica per dichiarare che il Dna è persona, che Galileo Galilei bluffava, ecc. – quegli scienziati da Pontificia Accademia, insomma – che il digiuno prima dell’eucarestia o dev’essere più lungo o non ha ragione? Quello che chiedeva Joseph Ratzinger era o no un “giudizio ragionato”?
| inviato da malvino il 9/5/2008 alle 6:58 | |
|