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Diario
27 maggio 2008
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Il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, apre la 58ª assemblea della Cei avvisando: “Affronteremo una serie di questioni di vitale importanza”. Come dubitarne? La Cei è da sempre il governo-ombra del partito più forte tra quelli che non partecipano alle elezioni, non direttamente, via. È un comitatone d’affari che ha una rete estesa e capillare sul territorio italiano, dove fa presa assai più d’ogni altra lobby. Esprime interessi, muove forze umane e denaro, ha una sua ragione sociale, diciamo. Che non è antisociale, anzi: sta nel “portare serenamente il proprio contributo nella formazione degli orientamenti politico-legislativi, accettando sempre le decisioni prese dalla maggioranza”. Sempre? E se le sue decisioni toccano quello che la Cei pone come “non negoziabile”? Si ha la “dittatura della maggioranza”, mi pare. “Accettando sempre le decisioni prese dalla maggioranza”: tutto sta nel capirci sull’“accettare”. “Nella trattazione dei vari argomenti e nell’assunzione delle scelte che avvertiremo opportune e necessarie – dice Sua Eminenza – non ci abbandonerà mai la coscienza di essere un segno eloquente dell’amore di Dio per il nostro popolo”. Inviati da Dio ad amare gli italiani, ma mica laconicamente: no, in modo eloquente. Eloquente, come? Bagnasco rimanda alla Deus caritas est (28): “La giustizia è lo scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica. La politica è più che una semplice tecnica per la definizione dei pubblici ordinamenti: la sua origine e il suo scopo si trovano appunto nella giustizia, e questa è di natura etica. Così lo Stato si trova di fatto inevitabilmente di fronte all'interrogativo: come realizzare la giustizia qui ed ora? Ma questa domanda presuppone l'altra più radicale: che cosa è la giustizia? Questo è un problema che riguarda la ragione pratica; ma per poter operare rettamente, la ragione deve sempre di nuovo essere purificata, perché il suo accecamento etico, derivante dal prevalere dell'interesse e del potere che l'abbagliano, è un pericolo mai totalmente eliminabile. In questo punto politica e fede si toccano”. E conosciamo questi toccamenti. Ma torniamo a Bagnasco: “Di tutti i tempi, poi, quello che viviamo è il migliore perché è quello che il Padre, nella sua inesausta scienza d’amore, ha stabilito per noi, e per la misura dei doni che ci ha affidato, chiamandoci al rischio della vita. Questa, in altre parole, è per noi l’ora non del fato ma della Provvidenza, la quale ha un volto e un cuore, quello di Cristo. Un tempo dunque per il quale vogliamo esprimere non il lamento per le difficoltà, ma il ringraziamento perché meraviglioso”. È esagerato dire che l’Italia sta nella merda? Bene, ringraziamo Dio perché questo è meraviglioso: la Cei sta apposta lì per tirarcene fuori. Se non stavamo nella merda, la Cei che faceva? Sarebbe morta di noia, ecco.
| inviato da malvino il 27/5/2008 alle 0:9 | |
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