|
Diario
10 giugno 2008
Una bestia della politica italiana, che si sente strana
Pare che alla pacchiana corte del “nano che si crede d’essere Napoleone” (la definizione è sua) lo circondino pesanti perplessità e rare cortesie, tutte un po’ ipocrite. Pare che debba fare ancora molto purgatorio prima d’essere considerato uno di loro. D’intanto, è naturale che come ultimo degli ex radicali arrivati s’offra come pietra di paragone, sicché Elio Vito è diventato più simpatico, Marco Taradash più intelligente e Benedetto Della Vedova ha acquistato una statura da gigante. Pare che solo Bondi e Berlusconi lo abbiano in qualche affettuosa considerazione. Sia chiaro: niente di più che fargli fare il portavoce di Forza Italia, robe che prima sbrigava la Gardini, per intenderci. Considerazioni tutt’altro che affettuose, fuori dal centrodestra: quando si fa il suo nome, si arriccia il naso, si sputa a terra, ci si tocca le palle. Insomma, passare al centrodestra non pare aver fatto bene a Daniele Capezzone: di là gli rimproverano d’essere un radicale, di qua d’essersi scordato troppo in fretta d’esserlo stato. Serve un giornalista amico che lo intervisti, così può chiarire, almeno tentare.
Ed ecco Aldo Torchiaro, che è un bravo ragazzo e un favore non lo nega. E allora Daniele Capezzone chiarisce: “Sono una giovane ma strana bestia della politica italiana. Già additato come caso quando mi sono dimesso, con una lettera in mano, dal mio partito e dal seggio di presidente di commissione parlamentare. Dopodiché ho proseguito il mio percorso, con un po’ di amici”. Bestia, sì. Strana, non tanto. Additato come caso, senza dubbio: sarebbe stato dignitoso dimettersi almeno sei mesi prima di quando l’ha fatto. Giovane? Non dura. Sugli amici, verrebbe da chiedergli la definizione di amico. E quando mai Daniele Capezzone ha avuto un amico?
Dicevamo che Aldo Torchiaro è un bravo ragazzo, ma non è fesso. E domanda: “Lei dirige una agenzia di stampa, il Velino. Poi ne ha acquistata anche la proprietà. Rimane portavoce di Berlusconi e direttore di un’agenzia non schierata. E riceve dal suo datore di lavoro, Berlusconi, i contributi pubblici per finanziare il Velino. Non è un po’ strano?”. Daniele Capezzone risponde: “Ottima domanda e grazie per la bastonata. Cento giorni fa sono divenuto direttore dell’agenzia Il Velino, poi nel mese passato l’imprenditore Luca Simoni, mio caro amico, mi ha proposto di rilevare insieme l’azienda. Oggi siamo in gara per fare la quarta agenzia nazionale, una cinquantina di giornalisti, età media 34 anni, 900-1000 lanci al giorno”. È chiara la definizione di amico, adesso, ma dove sarebbe la bastonata se non nei fatti?
Sì, Il Velino: “Ci sono agenzie di livello nazionale, non più grandi di noi, che percepiscono otto o nove volte i finanziamenti di cui godiamo noi. A me piace dire che la nostra è una piccola barca di mercato, che ottiene circa l’80% del suo fatturato, parlo del bilancio precedente di cui ho solo preso atto, da pubblicità e abbonamenti. Una piccola zattera che naviga nel mare italiano, in cui di mercato non ce n’è troppo. Guai a noi se fossimo così sciocchi da fare la voce del padrone. Un’agenzia vive di autorevolezza e di credibilità…”. Basta, s’è chiarito a meraviglia.
| inviato da malvino il 10/6/2008 alle 20:36 | |
|