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Diario
30 giugno 2008
Suonare il sax favorisce gli emboli

Prendere le impronte digitali a uno, senza che quello abbia fatto niente, è diverso che prendergliele dopo averlo colto in flagranza di reato; o dopo che nei suoi confronti sia stata emessa una condanna, fosse pure al solo primo grado di giudizio; o contestualmente a provvedimento cautelare coercitivo non detentivo. Indagato o condannato, lo stato ha diritto a identificarti in quel modo, è la mia umile opinione. Ma umilmente chiedo: che senso ha identificare in quel modo, selettivamente e in base alla loro etnia, individui innocenti di tutto fino a prova contraria? E che senso ha identificare anche i minori che appartengano a quella etnia, in quello stesso modo, come soggetti degni di attenzione cautelativa?
Che atroce stronzata, quella di imbrattare le mani di un bambino. Dargli la suggestione di una presunta colpevolezza (se non attuale, a venire), ignorando che i bambini sono molto suggestionabili. Prendere le impronte a un bambino, e in ragione del fatto che appartiene ad una etnia selettivamente attenzionata. Be’, complimenti, è il miglior modo per farlo diventare un adulto dalle forti pulsioni antisociali, allevare un capro espiatorio che possa tornar utile quando sarà maggiorenne e avesse commesso efferato reato. Si potrà dire, allora, che fosse giusto prendergli le impronte. Si potrà dire: era un potenziale delinquente, avete visto?
Che atroce stronzata, quella di imbrattare le mani di un bambino, ci arriva addirittura Famiglia Cristiana. Dico: cristiana, cioè col mito del peccato originale, quello che ci imbratta l’anima senz’altra colpa che quella appartenere ad una razza, quella umana. Dico: perfino Famiglia Cristiana capisce che prendere le impronte digitali ai ragazzini rom è un arbitrio assurdo, non lo capisce Roberto Maroni. Suonare il sax favorisce gli emboli.
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