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il blog di Luigi Castaldi


Diario


5 luglio 2008

Appunti tra una nuotata e una grigliata di pesce

19. Benedetto XVI dovrà pur rimettere piede il Spagna almeno un’altra volta prima di morire, no? Si vorrà mica mandarlo in giro col pastorale velato? No, niente volgarità, sennò rivelate il vostro essere laicisti.

18. Giacché il gene e il meme hanno meccanismi sostanzialmente simili – sarebbe improprio dire che abbiano un fine analogo, perché i meccanismi evoluzionistici non hanno altro fine che la sopravvivenza e la riproduzione – dire che “il paese ha cambiato il suo Dna” (Nanni Moretti) è improprio. Meglio dire: prevale un fenotipo che pare aver trovato (o creato) le condizioni per rendere un certo genere di memi prevalenti su altri. Le condizioni stanno tutte nella riproducibilità di quei memi, ovviamente, e sulla loro miglior adattabilità all’ambiente. Cambia le condizioni ambientali favorevoli ai tuoi memi, e li fai riprodurre meglio, li vedi prevalere su altri. Quali sono i memi altrui? Sono quelli che Ernesto Galli della Loggia chiama “miti eterni della sinistra” (Corriere della Sera, 7.7.2008): manicheismo, settarismo, moralismo. L’ambiente s’è fatto ostile a questi memi. Così, la frase di Moretti ci può anche stare, ma allora bisogna dire che quei “miti eterni” nascevano strutturalmente debolucci.

17. Non so che m’è preso, ho comprato La solitudine dei numeri primi. È un libro che fa davvero cagare, e infatti in giro se ne dice un gran bene. È colpa mia, lo so, sarò marcio dentro, ma un certo genere di scrittura mi deprime, mi distrae, anzi, mi scoccia, e per le stesse ragioni che fanno venire l’acquolina a certi palati.
La zoppina, il bimbo strambo, la gioventù che ribrucia sempre, la solitudine cui è condannato il deviato, la poesia della neutra struggenza, e non parliamo della punteggiatura. Diciamo solo che sono arrivato a pag. 144, e m’è bastato.
Peraltro, mi credevo meno resistente.

16. Il cardinal Angelo Sodano afferma: “La sicurezza va coniugata con l’accoglienza”. Cosa diversa sarebbe stata se avesse detto: “L’accoglienza va coniugata con la sicurezza”.

15. Non tutto è venuto per nuocere: se non veniva intercettato e sputtanato pubblicamente, adesso Agostino Saccà era ancora senza la fede. Invece, lo stop forzato alla sua attività indefessa, cui l’hanno costretto i giudici che indagavano su certe intercettazioni telefoniche poi male interpretate, gli ha permesso – in sequenza – di rileggere la Bibbia, di riacquistare la fede e di pensare alla realizzazione di due fiction televisive su temi sacri. Bene, benissimo, speriamo che una delle due sia l’ennesima Vita di Gesù. Nella parte della Maddalena andrebbe bene la Troise, mentre l’Evelina sarebbe una perfetta Veronica.

14. Trovato in mare, a più di 50 miglia da Rio de Janeiro, il corpo del sacerdote brasiliano scomparso nel cielo di Paranagua, il 20 aprile, appeso a mille palloncini. Si rivelano destituite d’ogni fondamento le congetture fatte intorno alla sua scomparsa: semplicemente, aveva sbagliato a calcolare i venti e dimenticato di caricare il telefono cellulare. Uno con la testa tra le nuvole, questo è tutto.

13. L’agente Betulla ci rivela l’altra faccia del Fenomeno e lo fa meglio di quanto potrebbe fare una cimice: “Mercoledì sera hanno parlato due ore. Berlusconi si era recato da lei. Al diavolo il lodo Alfano o quello Calderoni, gli interessava di più il lodo Veronica. […] Che matrimonio è questo? Che insegnamento diamo ai figli e al nostro nipotino che ha nove mesi ma saprà di che pasta erano i nonni? Non è stata una conversazione di routine…” (Libero, 6.7.2008). Per chi s’era fatto l’idea che il Fenomeno stesse tutto quanto nella dura legge della politica italiana del XXI secolo – “tu fai un pompino a me, io do un ministero a te” – è una rivelazione niente male. Poi, sì, c’è il fatto che l’agente Betulla non abbia poi questa grande reputazione come informatore verace, ma fa nulla, per questa volta fa nulla: la ricostruzione della resa di conti è passabile.

12. A pag. 180 di Cristianesimo e religioni secondo Henri de Lubac (Nikola Eterovic, Citta Nuova Ed. 1981) trovo una frase che vorrei provare, per un solo istante, a estrarre dal contesto: “La drammatica situazione politica stimolava la riflessione teologica”. Per un solo istante, dico, perché subito la rimetto dov’era, nel IX paragrafo del VI capitolo, dove si accenna alla crisi della cristianità sul fronte orientale verso il finire del XIV secolo, così come in Pico della Mirandola (Henri de Lubac, Jaka Boook 1977). Eterovic scrive: “La cristianità dalla fine del XIV secolo tremava di fronte ai turchi, che volevano distruggere il nome di Cristo, devastare l’Italia e Roma. Di fronte al pericolo turco molti vedevano l’unica salvezza nell’unione della cristianità, lacerata da continui conflitti tra i principi cristiani. […] Molti collegavano il diffondersi dell’islam all’avvicinarsi dei tempi ultimi, apocalittici. Per questo vedevano in Maometto l’Anticristo”. In mezzo a questo, c’è la frase che prima ho estratto per un solo istante: “La drammatica situazione politica stimolava la riflessione teologica”.
Qualche giorno fa, commentando un testo di Benedetto XVI sulla figura dell’apostolo Paolo, ho alluso alla facilità con la quale la sensibilità cattolica cade nella “miseria dello storicismo”, cioè nel figurarsi la storia come sequenza di eventi sempre più o meno uguali, in una sostanza sempre più o meno simile a sé stessa, lungo un tempo umano che ha inizio e fine nel disegno di Dio. Benedetto XVI scriveva: “Il contesto socio-culturale di oggi non differisce poi molto da quello di allora”, cioè dei tempi di Paolo, duemila anni fa; di qui arrivava ad esortare a pigliare esempio dall’inarrivabile modello evangelizzatore di Paolo; da qui a indicare la sua meditazione teologica (soprattutto per ciò che sta nella Lettera ai Romani) come guida per la Chiesa unica e di sempre, il passo era breve. Teologia e politica stanno sempre a braccetto, avevo concluso.
Qui, ora, davanti alla teologia come prodotto di una situazione politica, davanti a una ragione teologica che fonda il suo argomento sulla difesa di un interesse che sta nell’amministrazione di un’ecclesia, cioè nella pastorale dei popoli – qui, ogni “drammatica situazione politica” può stimolare (e in effetti stimola) la “riflessione teologica”. Da cosa nasce una teologia che ormai è quasi del tutto teologia morale? Da un’ansia che nasce dalla “drammatica situazione politica”. Ansia pastorale, è chiaro.
In altri termini, direi: la “miseria dello storicismo” sta tutta nel rifugiarsi nel teleologico, eventualmente nel teologico. Lì trovano ragione di senso tutti i parallelismi, e i papi che chiedevano un occidente forte e unito sotto il segno di Cristo possono richiederlo, ad libitum, tanto sanno pure loro che i “tempi ultimi” sono mera invenzione letteraria.

11. (Schema di una chiacchieratina serale) Ludwig Wittgenstein scrive che “la maggior parte delle proposizioni e delle questioni che sono state scritte in materia di filosofia non sono false ma insensate” (Tractatus logico-philosophicus, 4). Sia chiaro: la materia filosofica è tutta nelle sue proposizioni e nelle sue questioni, e la “maggior parte” d’esse attiene alla metafisica. Sicché mi chiedo se questa “maggior parte” non corrisponda a quella, e mi rispondo affermativamente. La materia metafisica, dunque, sarebbe insensata? Se sì, la cosa sarebbe paradossale, perché di cos’altro si interessa la metafisica se non del senso (anzi, del senso primo e assoluto)? E dunque: non avrebbe senso cercare un senso? È in questo che la metafisica sarebbe insensata? Sia, ma com’è che ha tanta fortuna e tante sovvenzioni pubbliche, anche dopo Kant, e anche dopo Wittgenstein? Insomma: perché non si riesce a fare a meno della metafisica, sebbene sia insensata? Mi pare chiaro: serve. Serve, perché, a cercare un senso dove non c’è, si trova sempre l’assoluto. Con ciò, l’assoluto è qualcosa? Sì, è quel qualcosa che risponde alla ricerca di senso laddove un senso (tanto meno primo e assoluto) non c’è. Questo dovrebbe bastarci per ammettere la sensatezza della materia metafisica. Che intendo per “materia metafisica”? Non fate i furbi: intendo tutto quanto sta correntemente nelle proposizioni e nelle questioni metafisiche, dall’iperuranio a Dio, dallo spirito all’essenza disincarnata, dalla morale che sta prima e sopra l’uomo al bello come precipitato di Bellezza, insomma, tutte queste insensatezze che sono propriamente falsi problemi. Infatti, poco oltre, Ludwig Wittgenstein scrive: “Non c’è da meravigliarsi che i più profondi problemi non siano propriamente problemi”. Va bene, non ce ne meravigliamo, ma perché? Qual è la spiegazione più ovvia – l’ovvio spegne ogni meraviglia – per questo cocciuto aver bisogno di porsi questioni insensate esaurendole in proposizioni insensate? La spiegazione più ovvia è: torna utile a qualcuno. E a chi? Questa domanda non è strumentale: do per esclusa la possibilità che la materia metafisica sia usata in mala fede per controllare le coscienze delle masse (per quanto sia ipotesi accattivante) – do per escluso questo e affermo che torna utile a chi pensa in buona fede che sia utile per sé e per gli altri. E chi lo pensa? Lo pensa chiunque trovi sollievo nel sapere che il contingente è retto da un senso primo e assoluto, che gli è trascendente e che gli viene prima e che gli sta sopra. A questo punto, cosa conviene credere, che l’uomo appartenga solo al contingente o non abbia qualche speciale rapporto col trascendente? Quale? Quello speciale rapporto che non aveva una scimmia nostra progenitrice, per esempio. Che vuol dire? Abbiamo dunque “contratto” questo speciale rapporto col trascendente? In un certo senso, sì: nel senso che veniamo da tempi in cui cercare un senso primo e assoluto era un passaggio obbligato dalla scimmia a quell’essere razionale capace di ridurre il reale a oggetto epistemologico, rinunciando ad allucinare un mistero di fronte ad ogni ignoto. È ignoto, non è un mistero che presuppone la sua pre-conoscenza in un principio trascendente: semplicemente, non è conosciuto (al momento). Girarci attorno ponendo sull’ignoto problemi che non sono problemi? Ti è indispensabile? Lo ritieni utile per te e per gli altri? È metafisica, stai archiviando l’ignoto in quel mistero che ha un senso primo e assoluto, e che va oltre ogni umana comprensione: dici che c’è perché ci deve essere, e lo sottrai al suo ineluttabile destino di oggetto epistemologico. Fai da freno all’ineluttabile, via, quest’è. E Ludwing Wittgenstein scrive che “non possiamo affatto rispondere” alle questioni insensate che poni, “solamente stabilire la loro insensatezza”. Ma sia chiaro che questo non ti autorizza, né prima né dopo, a dargli il senso che ti pare, peraltro dicendolo primo e assoluto, quindi valido anche per tutti.
In quanto amante di questioni, se non false, insensate – in quanto applicato ai “più profondi problemi che non sono propriamente problemi” – hai un senso probabilmente primo e assoluto dell’utilità: sta tutta nel sollievo di fronte all’ignoto. Quando ti si strappa un pezzetto di mistero e te lo si riduce a oggetto epistemologico, sei disposto a dargli lo statuto fisico solo se in ordinata e congrua dipendenza dall’assunto metafisico che gli dava senso; sennò ti crolla il sistema.

10.
Beppe Grillo è stato avvistato al Club Rotary Posillipo. Che delusione, l’avrei pensato amico dei Lions
.

9.
“Mi dispiace davvero che nel 2008 ci siano ancora discriminazioni nei confronti di separati e omosessuali”, dice la cantante Anna Tatangelo. È accaduto che monsignor Giuseppe Rocco Favale, vescovo di Vallo della Lucania (Salerno), abbia tentato di dissuadere gli organizzatori della locale festa patronale a far salire sul palco la star canora, invitata per l’occasione, perché la sua sola presenza sarebbe stata “uno schiaffo alla morale cattolica”.
Per aver interpretato all’ultimo Festival di Sanremo una canzone dal testo sdolcinatamente antiomofobo? Non è possibile: la Chiesa non è omofoba. E allora per il suo attuale stato di concubina pubblica, aggravato dallo scandalo che è implicito nell’essere persona nota al grande pubblico? Può darsi, questo può darsi. Però, dopo che Anna Tatangelo ha potuto lo stesso esibirsi su quel palco, la spiegazione sullo “schiaffo alla morale cattolica” s’è risolto in questo: la diocesi manda a dire che “il vescovo non ce l’aveva con la Tatangelo, voleva solo sottolineare che in un momento di crisi non bisogna sperperare denaro per una festa religiosa”. Qui sta la morale cattolica: lo “schiaffo”
era il cachet della cantante.

8.
Una donna occuperebbe la poltrona di ministro solo per aver concesso favori sessuali al premier, ma potrebbe esserci un colpo di scena: non si tratterebbe dell’onorevole Carfagna. I puritani in seno alla coalizione di governo – i leghisti – potrebbero aver dato indizio in tal senso, contestando all’onorevole Gelmini di reggere il dicastero dell’Istruzione senza aver mai insegnato. Per quale motivo starebbe lì, allora? Sono domande che di questi tempi non dovrebbero porsi, soprattutto tra alleati di governo. Vabbe’ che i leghisti non ragionano e dunque tolgono ogni valore di indizio alla loro critica. Pazzi. Come se l’onorevole Bondi c’entrasse qualcosa con la Cultura. Che significherebbe, che Bondi è stato messo lì per aver concesso favori sessuali all’onorevole Berlusconi?

7. Non va bene nemmeno difenderla, adesso. Michele Brambilla (il Giornale, 5.7.2008) sostiene che “giornalisti e politici fingono solidarietà”, ma sarebbe solo “un trucco per indicarla al pubblico disprezzo”
. E dunque cosa si dovrebbe fare per ridare l’onore a Mara Carfagna? Non si capisce, come non si capisce chi gliel’abbia tolto. Tutto nasce da una voce calunniosa: avrebbe avuto la guida di un dicastero per aver consesso favori sessuali al premier. Ma donde prende origine questa odiosa diffamazione? Dal rimbalzo di pettegolezzi sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, mai rese pubbliche. L’immagine di Mara Carfagna starebbe subendo un vergognoso attacco in ragione di quanto continua ad essere riferito, spesso con maliziosa arte, su queste bobine che non esisterebbero o non dimostrerebbero niente. Ma allora perché fare di tutto – perfino annunciare un decreto governativo e poi ritirarlo e poi non proprio – pur di non renderle pubbliche, facendole sgonfiare? Una buona volta, si svergognino i calunniatori: si rivelino le virtù che hanno portato al Ministero una che fino al 2006 nemmeno sapeva dove stava di casa la politica. Faranno impallidire ogni ipotesi men che onesta.

6. Il signor Ringhio è in vacanza con la famiglia. Famiglia come si deve: maschio, femmina e cuccioli. Cuccioli “a cui vorrei consegnare una buona bussola per il futuro”, scrive in una lettera a il Giornale
(5.7.2008). Qui ribadisce quanto ha pubblicamente affermato, una o due settimane fa: il signor Ringhio non vede bene i matrimoni gay; nel senso che due tizi dello stesso sesso che vogliano rendere ufficiale la loro unione, con parità di diritti riconosciuti a due coniugi di sesso diverso, al signor Ringhio sembrano desiderare cosa contro il senso comune e, soprattutto, contro la tradizione; e lui, alla tradizione, ci tiene tanto, per principio. Opinione che ha raccolto – superfluo dirlo – critiche e elogi.
Fra questi ultimi v’era il dotto articolo di un giurista cattolico, pubblicato proprio da il Giornale, il giorno prima, nel quale l’opinione del signor Ringhio era accostata al diritto naturale, alla norma del creato e alle più fragranti dottrine medioevali, quindi quelle migliori. A lui e ai lettori de il Giornale, per amor della precisione, il signor Ringhio scrive che s’era limitato a dire che “il matrimonio in chiesa, con la possibilità di avere figli, debba essere riservato alla coppia tradizionale, un uomo e una donna”. E qui sorge un problema: “in chiesa”
, il signor Ringhio, la volta scorsa non ce l’aveva messo.
Il problema è che la polemica sul caso era insussistente, perché, tra quelli che non sarebbero contrari al matrimonio tra gay, devono essercene assai pochi a pretendere che debba essere celebrato “in chiesa”. In linea di massima, dunque, se col divieto di poter allevare figli, due gay potrebbero sposarsi in municipio, a voler prendere alla lettera il signor Ringhio: sennò perché metterci quell’“in chiesa”
?
Ecco, tutto deve essere nato da un frainteso: tutte le volte che sentiva parlare di matrimonio gay, il signor Ringhio deve aver pensato che si volesse costringere un povero prete a celebrare una cosa sconcia del genere. Quando in quella famosa conferenza stampa gli hanno chiesto un’opinione sul matrimonio gay, egli ha detto che era contrario, ma perché dava per scontato che si intendesse un matrimonio religioso. Lo si scusasse, quale altro tipo di matrimonio può intendere uno che tiene alla tradizione?
Si vuole una conferma a questa mia ricostruzione dell’accaduto? Il signor Ringhio è in vacanza con la sua famiglia in Spagna, dove puoi trovare coniugi gay in farmacia, al cinema e al supermarket; mano nella mano, puoi incontrarli in un parco o, col pupo, al Prado; perfino a scambiarsi un casto bacino . Secondo voi, il signor Ringhio ce li portava i figli, in Spagna, col rischio di far impazzire l’ago della bussola?

5.
Il ministro Roberto Calderoni ha una soluzione sulla faccenda delle intercettazioni. Non spiega quale sia, ma dice di avercela, e che al momento giusto la tirerà fuori, e piacerà pure alle opposizioni, almeno a quelle serie, e vedremo. D’intanto, si lamenta che la questione sta facendo correre un brutto rischio al governo: non comunicare quanto già è stato fin qui fatto. Non poco, come risulta dall’elenco: abolizione dell’Ici per la prima casa (rimane il problemino del come dovranno sopperire i comuni: nuove imposte o taglio dei servizi); introduzione del reato di clandestinità (giuridicamente controverso in Italia e in Europa); piano abitazioni per le giovani coppie (ma solo se sposate, ovviamente); 3.000 soldati per le strade (dovrebbero drasticamente ridurre la percezione di incremento della criminalità, a fronte della sua oggettiva riduzione, che è un dato costante da tempo); più un’altra decina di decreti (su cui sarebbe prematuro emettere giudizi, perché il loro effetto è sui tempi lunghi). Se questo è l’elenco, si capisce perché la gente sia distratta da un fantaromanzetto di pompini e poltrone. Ma adesso, dategli tempo, arriva il lodo Calderoni.

4. “Solo mosche. Fastidiosi ma innocui, i seguaci del blogger Mario Adinolfi”, così Paola Setti su il Giornale
(5.7.2008), in un articolo che illustra le correnti – diciassette – che sarebbero presenti nel Pd. Rivendico di essere stato il primo a usare quella metafora per Generazione U.

3. Se c’è qualche laicista in mala fede, che abbia avuto imbarazzo a dirsi d’accordo con quanto Famiglia Cristiana
affermava riguardo alla questione delle impronte digitali prese ai rom, e che perciò abbia evitato di dirlo, mettendosi così in ben più serio imbarazzo, be’, se ne senta sollevato, perché il mondo cattolico italiano, in largissima parte, concorda con Maroni e col governo Berlusconi: anche se non toccati da notizia di reato, minori inclusi, in ragione del mero attributo etnico, i rom si possono schedare, è per il loro bene.
Be’, sì, poi anche per il nostro: sapendo che le impronte della novenne Sarah stanno nel cervellone della Questura, uno può uscire di casa con più tranquillità. E dunque: ecco vescovi, giuristi cattolici, volontari della carità cristiana che hanno beneficato i rom in passato e oggi – su Avvenire, su il Giornale, su Il Foglio, su Libero, su Rai, su Mediaset
, ecc. – prodursi in pezze d’appoggio (morale e non solo, anzi, soprattutto tecnico) al provvedimento governativo.
Insomma, c’è conferma di quanto il premier diceva a Sua Santità, quando gli ha fatto visita: il governo vuol compiacere ed essere compiaciuto dalla Santa Sede, ci si venisse incontro, si fa un bel blocco sociale egemone fondato sul compiacimento reciproco.
Ma volevo parlare di tutt’altro. Volevo parlare, e solo di sfuggita, di quelle sottilissime insinuazioni di natura razzista che sono necessarie a certa stampa per argomentare in favore del provvedimento governativo che scheda degli incensurati sulla base di un principio etnico, sul fatto che cioè in certe etnie esistano radicate tradizioni che si esplicitano in comportamenti penalmente rilevanti per il nostro codice, e riprovevoli per la nostra morale. E sto parlando di stampa cattolica, di Avvenire
per esempio.
Venerdì 4 luglio, pag. 12: “Dodicenne «venduta» diventa mamma”. In breve: una dodicenne serba è stata ingravidata da un ventunenne kosovaro, che ha risarcito la famiglia della ragazzina con 17.000 euro, al termine di una trattativa sulla base di un codice e di una morale che non possono non puzzare ad ogni naso civile. Si può dire? Avvenire ha ragione, stop. E però insiste un po’ troppo sulla tenera età della gravida, dimenticando che è la stessa della bambina ecuadoriana che, due o tre anni fa, fu stuprata e ingravidata, e che per il cardinal Alfonso Lopez Trujillo – abbondantemente proposto da Avvenire
– non avrebbe mai dovuto abortire: a dodici anni si poteva diventar madre, non era scandaloso come parrebbe adesso.

2.
Mi sono capitate sotto mano, giorni fa, due o tre dozzine di vecchie foto che mi ritraevano bambino. M’è sembrato di non averle mai viste prima; poi, quando ho visto grembiulini, fiocchi e distintivi di quella IV A – foto cercata per decenni e mai trovata, unica della serie a far buco sull’album – ho avuto la certezza d’aver colto un granuloma della memoria. Quando si fa un’agobiopsia, la mano dell’operatore esperto “sente” sotto la punta dell’ago la caratteristica resistenza del granuloma: incluso, sequestrato da chissà quanto tempo, lì dentro c’è tessuto solo apparentemente morto. Ecco perché ho usato questa immagine dinanzi a questa scatola di latta, dimenticata in un armadio messo via da almeno quarant’anni in una vecchia casa di campagna.
Ero io? Senza dubbio: uguale a quello nelle foto dello stesso periodo, già viste e riviste negli album di famiglia. Però, mai vista prima in altre foto dell’infanzia, mi sono imbattuto in una smorfia di fastidio sulla mia faccia che pensavo acquisita successivamente. In qualche modo, posso considerarla una scoperta.

1. “Il contesto socio-culturale di oggi non differisce poi molto da quello di allora”, afferma Benedetto XVI, e sta parlando del contesto socio-culturale di circa duemila anni fa. Sia chiaro: non ha detto che è uguale, ha detto che “non differisce poi molto”
. Chiude così il capoverso introduttivo della sua catechesi di mercoledì 3 luglio, quella sull’apostolo Paolo.
Apostolo per antonomasia, sicché, invece che «cattolico», potremmo dire «paolino»: e sarebbe uguale. “Figura eccelsa e pressoché inimitabile, ma comunque stimolante”, dice Benedetto XVI, e si può capire: se il contesto socio-culturale in cui Paolo si mosse “non differisce poi molto”
da quello di oggi, Paolo non può che stimolare i «paolini», sennò che antonomasia sarebbe? Argomento circolare, quello di Sua Santità, quindi esteticamente piacevole. Di più: apparentemente solido. Infatti, l’analogia tra due contesti socio-culturali così distanti nel tempo starebbe in solido sul fatto che, oggi come allora, i cristiani veri (cioè i cattolici) sono pochini.
Allora come oggi, dice Benedetto XVI, erano – insieme – derisi e ammirati, e stavano immersi in qualcosa di “onnipervadente”
che, allora, era l’impero romano e, oggi, è il secolarismo. Contesti socio-culturali ostili ai «paolini», ma poi non tanto, perché Paolo piglia pure da quello che trova: ha matrice giudaica, lingua greca e cittadinanza romana – fa notare Benedetto XVI – e dalle tre culture piglia e include nel suo cristianesimo, che poi risulterà vincente su tutti gli altri cristianesimi nascenti, eliminandoli di concilio in concilio.
Insomma, qui sta a catechesi: saper nuotare bene nel brodo, nutrirsi del possibile, cercare di diventare sempre più forti, coltivare la differenza nell’aspirazione all’omogeneizzazione dell’umanità, cavarne fuori dei carismi, spenderli fino al martirio del sangue per il fine ultimo. Chi la dura, la vince.
Condivisione e originalità nei confronti dell’ambiente”, cioè del brodo, così sintetizza Benedetto XVI: e Paolo, “pressoché inimitabile, ma comunque stimolante”, rimane un bell’esempio a tutti i «paolini». Infiltrarsi, rafforzarsi, conquistare, espandersi… Catechesi di genere militare, direi.




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(20.11.2006)

147.
Chissà se il mercato globalizzato accetterà l’authority della Chiesa
(15.11.2006)

146.
La Curia di Bologna
(10.11.2006)

145.
Simpatica carognetta
(8.11.2006)

144.
Una sana competizione inter-religiosa
(23.10.2006)

143.
Lo spazio dove stanno i radicali
(17.10.2006)

142.
Si accettano scommesse
(12.10.2006)

141.
Capolavoro di ipocrisia!
(10.10.2006)

140.
La radice dell’antisemitismo è più cristiana o più musulmana?
(9.10.2006)

139.
Nessuna paura d’aver paura
(5.10.2006)

138.
Nessuna costrizione nelle cose di fede?
(2.10.2006)

137.
“Lucidamente Piergiorgio Welby chiede…” 
(29.9.2006)

136. 
Ipotesi su Milingo
(27.9.2006)

135.
Ohilà, nequiziosi!
(26.9.2006)

134.
Come il tassidermista riempie di paglia la carogna
(25.9.2006)

133.
Ignoranza o mistificazione?
(21.9.2006)

132.
O secolarizzazione o violenza
(19.9.2006)

131.
Un tranquillo weekend di paura
(18.9.2006)

130.
La teologia nell'universitas scientiarum
(14.9.2006)

129.
“In fondo la Cisa vende serrature”
(13.9.2006)

128.
Limature
(12.9.2006)

127.
Auflegen, befehlen o gebieten?
(11.9.2006)

126.
Robert Spaemann, incommensurabile sagomaccia
(6.9.2006)

125.
James Hillmann: diagnosi spietata, terapia di sempre
(5.9.2006)

124.
Il caso Robert Lanza, ennesima svista del Foglio
(1.9.2006)

123.
Caro Pullia
(31.8.2006)

122.
Pannella si è fermato a Bose
(29.8.2006)

121.
Dobbiamo avere una grande pazienza
(28.8.2006)

120.
Trittico libanese
(24.7.2006)

119.
Schola Scholae
(19.7.2006)

118.
“Drogarsi non è un diritto”
(14.7.2006)

117. 
Rosa nel Pugno. Appunti di viaggio
[con Federico Punzi]
(6.7.2006)

116.
Comunitari o liberal?
(29.6.2006)

115.
Di cani e di figli
(27.6.2006)

114. Una fiction, neh
(23.6.2006)

113. Signore, signori, malgiogli assortiti...
(21.6.2006)

112.
Lobby? Andiamo piano con le parole
(16.6.2006)

111.
“Talora la stampa si presta…”
(13.6.2006)

110.
Negli assolutismi accade
(8.6.2006)

109.
La “libertà di vietare”
(7.6.2006)

108. Ratzinger e Maggiolini, problemi di stile
(30.5.2006)

107.
Rispiegare la modernità?
(26.5.2006)

106.
Zuavi in Parlamento
(22.5.2006)

105.
A chi spetta?
(19.5.2006)

104. Ancora su Marcello Pera
(18.5.2006)

103.
Dopo la famiglia, lo Stato
(16.5.2006)


102. Occhio, fratres!
(8.5.2006)

101. Diciotto volte Emma Bonino, fino alla fine
(5.5.2006)

100. 
Il cardinal Martini e la "resa alla modernità"
(2.5.2006)

99.
Un'altra trappola: il Manifesto di Euston
(27.4.2006)

98.
Faranno al cardinal Martini un trattamento alla Milingo?
(24.4.2006)

97.
Dopo Rocca, Ferrara manda Bellasio
(21.4.2006)

96.
"C'è un'Italia reale e un'Italia virtuale"?
(19.4.2006)

95.
I piccoli exit poll di Christian Rocca
(13.4.2006)

94.
Il giorno dopo
(11.4.2006)

93.
Viva Romano Prodi!
(10.4.2006)

92.
Lectio magistralis
(5.4.2006)

91.
Not negotiable
(4.4.2006)

90.
L'Appello a Prodi: il bluff della guerra civile
(31.3.2006)

89.
Il gentilissimo Christian Rocca
(28.3.2006)

88.
Bastardo sarà lei!
(27.3.2006)

87.
Ruini non fa ingerenza, rimanda a quella di sempre
(21.3.2006)

86.
Divertente come la catastrofe
(20.3.2006)

85.
Mutua comprensione tra integralismi?
(13.3.2006)

84.
Benedetto figliolo!
(7.3.2006)

83.
Quel che trattiene Magdi Allam
(1.3.2006)

82.
Vieni, Gunther, qui c'è un albero, è un pero
(27.2.2006)

81.
Un editoriale che vorrei lasciare incompiuto e senza titolo
(21.2.2006)

80.
Cavar soldi dal “matto”: in Vaticano ci si fa un pensierino
(17.2.2006)

79.
Escludendo che monsignor Maggiolini si sia presa una cotta per la Bonino
(9.2.2006)

78.
La questione è la libertà di espressione
(7.2.2006)

77.
Si tratta pur sempre di un sant’uomo
(1.2.2006)

76.
“La verità, vi prego, sulla carità”
(31.1.2006)

75. Ci dica l’ottimo Panebianco…
(23.1.2006)

74.
La figlia del console
(19.1.2006)

73.
Ratzinger e il decalogo
(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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