|
Diario
6 agosto 2008
Rap
In un’intervista recentemente concessa a Vanity Fair (31/2008, pagg. 92-96), Enrica Fico, vedova di Michelangelo Antonioni, aveva già fatto qualche accenno alle cause della morte del grande cineasta, avvenuta il 30 luglio dell’anno scorso: “Ha deciso di mangiare sempre meno”. Con quella oggi apparsa su La Stampa (6.8.2008, pag. 36) parrebbero non esserci più dubbi, dunque varrà la pena dilungarci col virgolettato: “A un tratto aveva smesso di vedere. Ha sopportato la malattia in modo glorioso, ma non vedere più era diventato per lui davvero inaccettabile. […] Ha desiderato molto morire per liberarsi non tanto del dolore in sé, ma di quel corpo che era all’origine della sua sofferenza. […] Con una volontà incredibile ha smesso di mangiare fin dall’anno prima, esattamente dal giorno del suo compleanno, nel settembre 2006”. Può darsi ch’io m’inganni, ma ne trarrei quanto segue.
Primo: in punta di logica cattolica – con quanto ne consegue sul piano morale – qui c’è stato un suicidio e chi aveva l’opportunità e il dovere di impedirlo – chiamate la cosa come vi pare – non l’ha impedito. Suicidio assistito? Forse questo è tirato troppo per i capelli, ma limitiamoci a dire – in punta della logica di cui sopra – che nessuno ha il diritto di disporre della propria vita e che, anche da cieco, la vita è vita: non è che adesso uno si ammazza a proprio piacimento perché perso la vista, l’udito o l’olfatto, non sta bene. Se avesse avuto accanto qualcuno che gli volesse davvero bene – il bene genuino, quello cristiano, non i succedanei – costui avrebbe dovuto ficcargli un sondino in gola e nutrirlo contro la sua volontà o, eventualmente, farlo fare a qualche samaritano specializzato. Se la signora Fico l’avesse fatto, forse ora Antonioni sarebbe ancora vivo, e chissà quanti altri film ci avrebbe dato. Da cieco? E che vuol dire? Beethoven non ha composto roba deliziosa da sordo? [Sembrano argomentazioni alla Socci, vero? Dunque vuol dire che stiamo andando da Dio nel nostro ragionamento. Proseguiamo.]
Secondo: c’è o non c’è in questo cazzo di paese l’obbligatorietà dell’azione penale? Qui stiamo nella forma subdola dell’eutanasia, si arresti subito la vedova del regista. Esagerato, vero? Infatti, me n’ero accorto e un sommovimento interno della suddetta carità cristiana mi fa scatarrare il cosiddetto lodo Ferrara: si chiuda un occhio sulla vedova, perché la cosa si è consumata “nel rapporto privato tra una persona e un medico, tra familiari e amici, nella relazione speciale con una suora o un prete, insomma in un rapporto di cura e carità”, e in detto contesto “tutto può succedere”, anche l’eutanasia. Ma dev’essere clandestina, nascosta, ipocrita, fuorilegge, sennò diventa un cancro del diritto, il terribile “diritto di morire”, che a certi gropponi fa venire i brividi solo al pensiero. Gesù, ma a ben vedere qui la signora ha fatto scandalo dando addirittura i dettagli in un’intervista… No, qui non rientriamo nella fattispecie del lodo Ferrara.
C’è un solo cattolico coerente, per piacere, che apra un fascicolo, se magistrato, o faccia una denuncia, se semplice cittadino? Vada in giudizio, la vedova, risponda del non aver salvato una vita, quella del marito, per giunta. Poi, magari, le diamo un indulto perché il marito aveva 95 anni. Ma se Beppino Englaro si azzarda a sfilare il sondino alla sua figliola un po’ più che cieca, nessuno sconto di pena: la figliola ha 36 anni, avrebbe avuto davanti a sé chissà quanti altri decenni di coma. Lasciarla morire di inedia, alla Antonioni, sarebbe stato un delitto.
| inviato da malvino il 6/8/2008 alle 18:14 | |
|