|
Diario
19 agosto 2008
Scommettiamo?

“Date le notizie che giungono, specialmente in questo periodo, di numerosi e gravi incidenti stradali – aveva detto il Papa, l’altrieri, all’Angelus di domenica 17 agosto – come Chiesa […] ci sentiamo direttamente interpellati sul piano etico”. Non passava un giorno e ieri, lunedì 18 agosto, padre Antonio Rungi aveva pronto il suo decalogo del catto-automobilista modello (ne avevo già fatto cenno qui): se non gliel’aveva dettato un Angelo del Signore, doveva averci lavorato sopra tutta la notte. Non ne è passato un altro e oggi, martedì 19 agosto, l’instancabile teologo annuncia l’intenzione di “avviare corsi di formazione per la guida degli autoveicoli nel contesto di una nuova disciplina teologica”, come se già avesse in tasca l’indispensabile autorizzazione dei Superiori. Episodio ipomaniacale? Se sì, chissà che altro verrà in testa a padre Rungi entro domani – tutti i più seri testi di psichiatria dànno l’episodio maniacale su una lunghezza media di 4 giorni – però, così, a naso, scommetterei su un appello ai politici cattolici perché si facciano promotori di un’iniziativa legislativa: obbligatorietà dello studio della “nuova disciplina teologica” di padre Rungi nel corso di scuola-guida, sennò niente patente. Esagerato? Andiamo per gradi.
- Qualcuno ha mandato a cagare il Papa, dopo l’Angelus? Intendo dire: se quelle banalità inzuppate nel buon senso e guarnite di luoghi comuni fossero uscite di bocca, chessò, a Gigi Marzullo – e manco mi pare ipotesi balzana – che effetto avrebbero fatto? Quanti avrebbero detto che quella roba era solo un superfluo pippone, buono solo a scippare un po’ di simpatia alle nonnine insonni affezionate a Mezzanotte e dintorni? Ma un pippone superfluo, fatto dal Papa, è tutta un’altra cosa: parola santa. E se è parola santa per tutti, perché non dovrebbe essere santissima per un chierico? - Matto, il chierico? Andiamoci piano col dare del matto ad un soggetto che ha un episodio ipomaniacale: si tratta solo di un disturbo dell’umore. Padre Rungi è un pochetto esuberante, questo è tutto. E poi, a norma del Codice di Diritto Canonico, i chierici “sono dispensatori dei misteri di Dio al servizio del Suo popolo” (Can. 276, §1): vogliamo lamentarci del servizio? Siamo al ristorante o in una valle di lacrime? - Ora, noi sappiamo che “non c’è altro mistero di Dio se non in Cristo” (Agostino d’Ippona, De Trinitate, 14) e che il mistero di Cristo ha in sé “imperscrutabili ricchezze” (Ef 3, 8) che trascendono le potenzialità espressive di tutte le epoche, di tutte le culture e di ogni pleomorfismo antropologico. La dottrina della fede, dunque, reclama esplorazioni sempre nuove, perché il vero cristiano non può sbattere la portiera in faccia al kerygma, wrooom, e filar via. Come dice padre Rungi, ogni volta che si sale in auto è come “per un pellegrinaggio”. Anche solo per andare a comprare le sigarette? Anche. - Conclusione: la cura del bene pubblico esige un nuovo tipo di “formazione per guida degli autoveicoli” e questa non può prescindere da un contributo della dottrina in una “nuova disciplina teologica”, perché quella del perfetto cristiano al volante non c’è; ecco uno di quei casi in cui lo Stato e la Chiesa sono chiamati a collaborare, eccetera. Come si vede, gli estremi per scommettere su un’iniziativa legislativa ad hoc ci sono.
A proposito, quasi mi sfuggiva. Il IV comandamento del decalogo di padre Rungio recita: “Osserva il codice della strada nei minimi particolari”. Glielo diciamo, al Papa, che deve mettere la cintura di sicurezza quando va in papamobile?
| inviato da malvino il 19/8/2008 alle 4:11 | |
|